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lavoro pubblicato lunedì 28 novembre 2011
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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"Viddi Camilla, e la Pentesilea..."

di teseo2347. Letto 780 volte. Dallo scaffale Storia

L’articolo sugli amori di Achille (che è opportuno rileggere questo sito oppure su www.culturaescuola.it per evitare inutili ripetizioni) dava ampio spazio al personaggio di Pentesilea e al rapporto alquanto scabroso che secondo numerose testimonianze l’e

Cominciamo dal filogreco Ditti, che complessivamente si attiene più di Darete
alla traccia "omerica" e virgiliana.

Dictys, Ephemerides belli Troiani,
passim
III 15. "E non passarono molti giorni che d'improvviso si annuncia
che Ettore era partito con pochi altri per andare incontro a Pentesilea, la
regina delle Amazzoni che stava venendo in aiuto a Priamo non si sa se per
venalità o per brana di guerra"... Achille, diversamente qui dal racconto di
Omero,tende all'eroe troiano un vile agguato e lo uccide. E i Troiani temono che
Pentesilea passi al nemico. IV 2... "Pentesilea...quando seppe che Ettore era stato
ucciso, colpita per la sua morte, desiderava tornarsene in patria; ma alla fine
aveva deciso di restare, convinta con molto oro e argento da Paride". I due
eserciti si affrontano e Pentesilea fa strage dei nemici...IV 3 " Achille
raggiunge Pentesilea tra le torme di cavalieri e l'assale con l'asta ; e senza
particolare difficoltà, come con una donna qualsiasi, la disarciona afferrandola
per i capelli e trascinandola a terra gravemente ferita"...Le Amazzoni sbandano, e
i Greci vincitori si affollano attorno alla valorosa regina morente. "Si decise
che, poiché aveva osato superare la naturale condizione del suo sesso, fosse
gettata ancor viva nel fiume o in pasto ai cani. Achille voleva ucciderla e
seppellirla, ma ne fu subito impedito da Diomede che chiese ai circostanti cosa
se ne dovesse fare; e con il consenso di tutti, trascinandola per i piedi la
precipita nello Scamandro, in pena della sua estrema e disperata follia. Così la
regina delle Amazzoni, distrutte ormai le truppe con le quali era venuta in
soccorso di Priamo, alla fine diede ella stessa uno spettacolo degno dei suoi
costumi".

Il bizantino Malala, che di solito segue fedelmente Ditti,
attenua l'odiosa responsabilità di Diomede facendone solo l'esecutore di una
decisione unanime: gli eroi Greci non ci fanno certo una bella figura, ma se
pensiamo a Medea capiamo che il loro inconscio era dominato dal timore
dell'altro sesso.

Questa è dunque la Pentesilea di Ditti, ben diversa
evidentemente da quella che abbiamo conosciuta negli amori d'Achille. Invece,
Darete sottolinea la sua nobiltà e il suo coraggio e non parla della sua
decisione di restare a Troia grazie all'oro di Paride. Ma soprattutto racconta
che ad ucciderla fu non Achille, ma suo figlio Neottolemo; e i suoi imitatori
filotroiani Benoît de S.M. e Guido delle Colonne aggiungono che quando Antenore
ed Enea, nell'ordire con i Greci il tradimento, posero tra le loro richieste la
restituzione della salma di Pentesilea, la ottennero con grande difficoltà. E il
loro ampliamento patetico ci riesce del tutto verisimile. Da rilevare anche lo
stile curiale del notaio di Messina.

Dares, de excidio Troiae, 36
"...
Neottolemo avanza, schiera i Mirmidoni. Agamennone schiera l'esercito. Da
entrambe le parti si corre allo scontro. Neottolemo fa strage. Pentesilea lo
affronta valorosamente in uno scontro ravvicinato; si combattè aspramente per
alcuni giorni, e entrambi uccisero molti nemici. Pentesilea ferisce Neottolemo,
che però la uccide e la fa a pezzi".

Benoît de S.M., Roman de Troie en
prose, 54
"...Moult se pena Anthenor d'avoir le cors a la reyne Pantislee; si
li ostroierent a trop grant poine... Et ceus qui furent alez les cors cerchier
et ardoir, si estoient ja revenuz et avoient aporté Glanchum le fil Anthenor, et
Pantislee qui avoit esté treste dou flun. Lors fu Glancus molt honorablement
enterrez et la reyne Pantislee fu enbasmee tres bien, car li roys Phile¬menis
l'en fera porter en son pais, se pés se fet".
"Molto s'impegnò Antenore per
avere il corpo della regina Pentesilea: glielo concessero a malincuore. E quelli
che erano andati a cercare i corpi per cremarli tornarono presto e portarono
Glauco il figlio di Antenore e Pentesilea che era stata tratta dal fiume. Allora
Glauco fu sepolto con tutto gli onori e la regina Pentesilea fu
imbalsamataperfettamente, perché il re Pilemene l'avrebbe fatta portare nel suo
paese, se si faceva la pace."

Guido delle Colonne, Historia destructionis
Troiae, XXIX
"... Et nichilominus Anthenor postulauit a Grecis Penthesilee
corpus sibi concedi. Quod Greci sibi cum dif¬ficultate maxima et multarum precum
laboribus concesserunt...Interim autem Glaucus, regis Priami filius, honorifice
sepellitur, et de corpore Penthesilee fuit tunc per regem Philimenem, Troianis
acceptantibus, ordinatum quod inhumatum interim remaneret donec, tractata pace,
rex Philimenis deferet in regnum Amazonum corpus ipsum, ubi deberet in regno
suo, tamquam corpus regine, more regio sepeliri..."
"E nondimeno Antenore
chiese ai Greci che gli concedessero il corpo di Pentesilea. E i Greci glielo
concessero con grandissima difficoltà e dietro insistenti e ripetute preghiere...e
intanto Glauco figlio del re Priamo (!) viene onorevolmente sepolto e quanto al
corpo di Pentesilea fu allora ordinato dal re Pilemene e accettato dai Troiani
che rimanesse intanto inumato finché, trattata la pace, il re Pilemene avrebbe
portato il corpo stesso nel regno delle Amazzoni dove avrebbe dovuto essere
sepolto con rito regale, come corpo di una regina"

Dante e
Boccaccio
Un tale personaggio non poteva restare ignorato dal poeta della
Commedia, che conosceva naturalmente i versi di Virgilio già commentati negli
amori d'Achille e lo scolio di Servio ad Aen: XI 842, nel quale il nome di
Camilla era associato a quello di Pentesilea:
" Dicono che perciò Camilla
dovette morire, perché portò le armi contro i Troiani, ai quali si sa che i suoi
avi, cioè Pentesilea, avevano portato aiuto".

Servio dunque aveva
stabilito un vincolo di parentela tra le due eroine, per noi certo molto
improbabile. Ma Dante (Inferno IV, 124) sembra accettarlo, visto che le
inserisce, benché pagane, nel Limbo, l'una accanto all'altra, con Ettore, Enea,
Elettra: la sua ammirazione per esse doveva essere veramente grande, e
d'altronde le parole di Servio erano semmai critiche nei confronti di Camilla,
non di Pentesilea.

"Viddi Camilla e la Pentesilea".

Dopo qualche
anno, il Boccaccio faceva della regina delle Amazzoni un ritratto forse poco
verisimile sul piano storico ma certamente valido sul piano poetico e
sentimentale. Diamo il passo nell' originale latino e nel volgarizzamento di
Donato Albanzani.

Boccaccio, De claris mulieribus, 32.
De Penthesilea
regina Amazonum.
Penthesilea virgo Amazonum regina fuit, et successit Orythie
et Antiopi reginis; quibus tamen procreata parentibus, non legi. Hanc aiunt,
oris incliti spreto decore, et superata mollicie feminei corporis, arma induere
maiorum suorum aggressam; et auream caesariem tegere galea ac latus munire
faretra; et militari, non muliebri, ritu currus et equos ascendere, seque pre
preteritis reginis mirabilem exhibere, viribus et disciplina, ausa est. Cui nec
ingenium validum defuisse constat, cum legatur securis usum, in seculum usque
suum incognitum, eius fuisse compertum. Haec, ut placet aliquibus, audita
Troiani Hectoris virtute, invisum ardenter amavit, et cupidine, in successionem
regni, inclite prolis ex eo suscipiendi, in tam grandem oportunitatem cum maxima
suarum copia eius in auxilium adversus Graios facile provocata descendit. Nec
eam clara Grecorum principum perterruit fama, quin Hectori armis et virtute
cupiens quam formositate placere, sepissime certamina frequentium armatorum
intraret ; et non numquam hasta prosternere, quandoque obsistentes gladio
aperire et persepe arcu versas in fugam turmas pellere et tot tamque grandia
viriliter agere, ut ipsum spectantem aliquando Herculem (sic codices; fortasse
Hectorem legendum) in admirationem sui deduceret. Tandem dum in confertissimos
hostes virago hoc die preliaretur una seque ultra solitum tanto amasio dignam
ostenderet, multis ex suis iam cesis, letali suscepto vulnere, miseranda medios
inter Grecos a se stratos occubuit. Alii vero volunt eam, Hectore iam mortuo,
applicuisse Troiam et ibidem, ut scribitur, acri in pugna cesam. Essent qui
possent mirari mulieres, quantumque armatas, in viros umquam incorrere ausas, ni
admirationem subtraheret +quondam+ usus in naturam vertitur alteram, quo hec et
huiusmodi longe magis in armis homines facte sunt, quam sint quos sexu masculos
natura fecit, et ociositas et voluptas vertit in feminas seu lepores
galeatos.


PANTASILEA fu reina delle Amazzoni, e cedette nel regno ad Antiope e Oriti; ma
nondimeno chi fusse suo padre o sua madre, non l'ho letto. Dicesi che questa,
spregiata sua bellezza e morbidezza del corpo, cominciò a vestirsi l'arme delle
sue passate, e ardiva coprire con l'elmo i biondi capegli, cingersi lo turcasso,
e a modo di cavaliere e non di femmina montar suso il carro e il cavallo, e
oltre all'altre reine mostrarsi maravigliosa di potenzia e di magisterio. Alla
quale non essere mancato ingegno, è manifesto; perchè si legge, che insino al
suo tempo non era in oso portare la mannaia per arme. Questa, secondo che piace
ad alcuni, udito la prudenza di Ettore Trojano, non avendolo veduto, lo amò
ardentemente e desiderando lasciare dopo sè nel suo regno di gloriosa schiatta
successori, mossa volentieri, venne in aiutorio di quello contro a' Greci a sì
grande impresa con grandissima moltitudine delle sue. E non s'intimorì per la
chiara nominanza de' principi Greci, che ella desiderando più piacere a Ettore
con l'armi e con la prodezza, che con la bellezza, ella ispessissime volte non
entrasse nella battaglia degli stretti combattitori, e alcuna volta abbatteva i
nemici con la lancia, e colla ispada si faceva la via tra quegli che facevano
resistenza, e spesse volte incalzando le schiere con l'arco, essendo una donna,
faceva maravigliare Ettore che stava a vedere. E finalmente combattendo un dì
questa valente donna fra gli stretti nemici, e oltre a usanza mostrandosi degna
di sì grande amante, essendo già morte molte delle sue, ricevuto il colpo della
morte, miserabilmente cadde in mezzo de' Greci, che ella avea gittati per terra.
Alcuni dicono, che ella arrivò a Troja dopo la morte di Ettore, e in quel luogo,
secondo che scrivono, quella essere stata morta combattendo aspramente. Alcuni
si potrebbono maravigliare, che femmine ardissero di correre a' nemici e uomini,
come che elleno fussero armate, se non che cessa l'ammirazione, perché l'usanza
si converte in altra natura, per la quale queste cose e simili, e molto maggiori
siano fatte da quella in fatto d'arme, che da quegli, i quali la natura ha fatti
maschi: l'ozio, le delicatezze gli hanno convertiti in femmine, ed in lepri che
portano elmo.

Francesco Chiappinelli

N.B. L'articolo è stato
pubblicato la prima volta il 25-09-2009 sul sito www.culturaescuola.it

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