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lavoro pubblicato lunedì 28 novembre 2011
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

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COME VISITARE IL CENACOLO DI LEONARDO IN QUINDICI MINUTI

di ilMoscone. Letto 904 volte. Dallo scaffale Viaggi

Come sanno gli appassionati della storia dell’arte, la visita all’ "Ultima Cena" di Leonardo da Vinci è possibile in soli quindici minuti.Dopo aver visitato in passato il refettorio di Santa Maria delle Grazie un paio di v.........

Come sanno gli appassionati della storia dell’arte, la visita all’”Ultima Cena” di Leonardo da Vinci è possibile in soli quindici minuti.
Dopo aver visitato in passato il refettorio di Santa Maria delle Grazie un paio di volte, cercai di capire il motivo di una certa mia delusione.
Contagiato dai tanti ciceroni improvvisati e dai gruppi di persone ignare di qualsiasi cultura artistica che entrano con te, per quel rapido quarto d’ora, tutte le volte mi ero soffermato solo sui particolari: i volti di Gesù e degli Apostoli, i piedi, le mani, la tovaglia, il soffitto e via discorrendo.
Il tempo, nei pressi di quella magia pittorica del nostro Rinascimento vola ancor più del solito, e in men che si dica ti trovi allontanato dal Cenacolo un po’ mortificato e frustrato.
Senti che qualcosa d’importante ti è sfuggito.
Allora ho cambiato strategia.
Per cinque anni, tra un impegno e l’altro, tra altre tipologie di studi e nuove ricerche, mi sono letto il meglio della critica d’arte sul Cenacolo.
Sono riuscito a capire che il capolavoro non va visto nei dettagli ma nella coralità d’insieme, con due movimenti dell’osservatore che inquadrano la sua complessità!
Pertanto, il fatto di essere costretti alla visita di un quarto d’ora è un vantaggio, come vi dimostrerò spiegandovi le due dinamiche.

DAL FONDO DEL REFETTORIO AVANZARE VERSO L’OCCHIO DESTRO DI GESU’. L’EFFETTO LEVITAZIONE.

<img style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px" src="http://img163.imageshack.us/img163/6638/focuse.jpg" alt="" align="middle" />

Vicino all’occhio destro del Redentore è stato trovato il buco di un chiodo.
Lì si trova il punto focale dell’opera e della sua intera prospettiva, vale a dire che ogni linea focale si rastrema da quel punto, e ancora di lì transita il piano centrale di rastremazione della prospettiva stessa.
Questo punto focale, compresa la linea di base, è collocato a circa quattro metri d’altezza.
Grazie a quest’artificio e al sollevamento arbitrario delle rastremazioni di fuga, quando dal fondo del refettorio vi dirigete verso l’occhio destro di Gesù, provate la sensazione di levitare.
Vi sembra di trovarvi sollevati al livello del punto focale e di essere proiettati fisicamente all’interno del dipinto!
Il tavolo è stato scientemente portato molto in avanti e procedendo pian piano verso il punto focale dell’opera, vi sentirete al livello del tavolo stesso, seduti insieme agli apostoli!
E’ una magica illusione ottica e virtuale, provate due o tre volte, prima di passare alla seconda dinamica.

<img style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px" src="http://img26.imageshack.us/img26/7839/focus2g.jpg" alt="" align="middle" />


A TRE METRI DAL DIPINTO, DA SINISTRA VERSO DESTRA.
L’EFFETTO CINEMATOGRAFICO.

Nei quattro anni di lavoro al cenacolo, oltra all’effetto levitazione, Leonardo realizzò anche uno straordinario effetto cinematografico.
A tre metri dal dipinto, spostatevi alla sua destra e partendo dalla vostra sinistra potete assistere a questo film, di cui vi ho scritto la sceneggiatura.

<img style="border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px" src="http://img818.imageshack.us/img818/8545/copiaultimacenaleonardo.jpg" alt="" align="middle" />

- copia del cenacolo del Giampietrino del 1520 -

La trama parte dall’annuncio di Gesù:
- Qualcuno di voi mi tradirà.
La sua figura, inscritta in un perfetto triangolo equilatero, è ferma e calma.
La sua espressione trasmette il sentimento di una nobile accettazione del suo destino Sacro.
Come un sasso gettato nello stagno, la sua lapidaria affermazione provoca uno sconvolgimento di onde centrifughe.
Eccovi la trascrizione letteraria dei moti dell’anima dei personaggi convenuti nel cenacolo (dalla vostra sinistra a destra, raffigurati in quattro gruppi di tre):

BARTOLOMEO -Non ci posso credere!
GIACOMO JUNIOR – Pietro, ma è vero quello che ha detto?
ANDREA – Io non sono di sicuro!

PIETRO – Signore, se gli metto le mani addosso, lo sgozzo come un capretto!
GIUDA – Che ci sto a fare con quest’accozzaglia di fanatici? Vado a spendermi i miei denari in vino e puttane che è meglio…
MADDALENA/GIOVANNI – Mi si spezza il cuore, ma sia fatta la volontà del Signore e non la mia…

TOMMASO – Maestro, ne sei sicuro?
GIACOMO SENIOR – Io non ho niente da nascondere!
FILIPPO – Io sono innocente Gesù, te lo giuro.

MATTEO – Simone, Taddeo, avete sentito che cosa ha detto il Maestro?
SIMONE – Taddeo, che cosa ne pensi?
TADDEO – Ne so quanto voi! Cado giù dalle nuvole!

Questa sceneggiatura è una mia personale interpretazione del movimento delle mani, onde psicofisiche scaturite dalla pietra emotiva scagliata nel lago del dramma da Gesù.
E’ meraviglioso: chi era mai riuscito a far parlare così un dipinto, a trasformare una pittura in un dramma teatrale e cinematico?
Da notare che le figure che sanno quanto sta per accadere, Gesù, Giovanni/Maddalena e Giuda sono ferme e con le mani sul tavolo.
Gli altri, inconsapevoli della tragedia che sta per accadere, mostrano con la loro agitazione, tutta la vasta gamma della precarietà e dell’insicurezza umana, con straordinari e indimenticabili effetti dipinti nei movimenti delle mani e anche dei piedi sotto il tavolo.
A proposito, veniamo alle dolenti note.
Sotto la figura di Gesù, è stato operato nel 1652 lo sfondamento del cenacolo da parte dei padri domenicani.
Motivo dello scempio?
Avere una porta per permettere un più rapido transito all’esterno.
Per risparmiare un centinaio di passi è stata abbattuta la porzione inferiore del Redentore, triplo sacrilegio!
Offese multiple all’intelligenza, all’arte e al Cristo stesso.
Questo scempio assurdo è il simbolo stesso della Controriforma cattolica, dei tribunali dell’Inquisizioni, dei pazzeschi falò della vanità dei vari Savonarola che ancora oggi fanno di tutto per censurare e ostacolare i liberi pensatori e gli artisti di genio.
Molti vorrebbero toglierla: è giusto, a mio avviso, mantenere quest’orrendo simbolo dell’oscurantismo che ancora oggi prospera in Italia.
Sia da monito a chi pensa che l’autonomia e la libertà di giudizio e di creazione sia un diritto acquisito in automatico.
C’è sempre da lottare per il suo esercizio, non dimentichiamolo mai.

Qualcuno di voi si chiederà: perché hai chiamato l’apostolo alla destra di Gesù Giovanni/Maddalena?
Uso questa forma ambigua per rispettare due interpretazioni che mi sembrano aderenti al dipinto.
La prima, quella del filone Dan Brown, per intenderci, la conoscete tutti ed è quella che senz’altro m’affascina di più, devo essere sincero come sempre.
Anche a me sembra una donna, senz’ombra di dubbio.
Concentriamoci però sul gesto delle sue mani e lasciamo stare tutta la “maddalenologia” alla codice da Vinci, che potete approfondire da altre parti.
L’apostolo intreccia le mani e le tiene ferme sul tavolo, in contrasto, come è evidente con l’andamento delle altre reazioni gestuali.
Quel gesto rappresenta l’accettazione della volontà divina, coraggiosa e senza tentennamenti, che vediamo riflessa nel volto di Gesù, oltre che in quella del Giovanni/Maddalena stesso.
E’ noto che Giovanni era l’intellettuale del gruppo di Gesù e che era il suo discepolo prediletto.
Anche lui poteva essere l’unico a sapere dell’imminente autosacrificio di Gesù, previsto inoltre dal Vecchio Testamento che conosceva a memoria.
Così come potrebbe benissimo essere sua moglie Maddalena, alla quale Gesù aveva rivelato da tempo il suo destino divino di morte e resurrezione.

Leonardo da vero artista, ci lascia liberi d’interpretare quelle figure e quei gesti rivelatori delle loro mani come vogliamo, questo è sicuro.
Non dimenticatevi che il genio di Vinci non ha mai lasciato indicazioni sui nomi dei personaggi della sua Ultima Cena.
Quello che è evidente è, ripeto, la fermezza delle figure di Gesù, Giovanni/Maddalena e Giuda e la dinamica agitazione delle altre.
Il resto è interpretazione.

Giuda, la terza delle figure statiche, è girato di profilo: si vergogna a farsi vedere in faccia come gli altri.
E’ isolato da tutti e si osserva nettamente che non vede l’ora di filarsela.
Anche lui conosce la verità di Gesù e di Giovanni/Maddalena ma non la sopporta.
Lui non riuscirà ad accettare il suo orribile destino di traditore.
Guardatelo: rimira la tenerezza dello sguardo di Giovanni/Maddalena e non ce la fa più a contenere il rimorso e il disprezzo di sé.

I quindici minuti sono volati, inesorabili; ma questa volta esco dal refettorio di Santa Maria delle Grazie pieno di gioia creativa.
L’esaltante mondo della pittura e dell’arte del Rinascimento, della quale ho appena penetrato il suo massimo capolavoro (insieme alle stanze di Raffaello e alla Cappella Sistina di Michelangelo), mi ha insegnato ancora che bisogna comprendere la coralità, l’insieme, la totalità provocata dagli effetti di poetica e di tecnica, studiati per una vita intera da questi stupendi artisti, e non perdersi in dettagli o in piccinerie, che si può approfondire poi a casa, aprendo un buon volume d’arte.
Così come è vano perdersi in esoterismi e in occultismi alla moda, se non ci rende nemmeno conto dei poderosi effetti di prospettica e di dinamica realizzati dal genio di Vinci.
Pensare in proprio! Pensare in grande!

Ancora una volta è questo l’insegnamento di quel quarto d’ora in compagnia di uno dei nostri grandi uomini italiani.

© Mauro Moscone



Commenti

pubblicato il 28/11/2011 9.40.38
cri52, ha scritto: Ma GRAZIE! Sempre interessantissimo leggerti.

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