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lavoro pubblicato giovedì 24 novembre 2011
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo quindicesimo-

di dany94. Letto 601 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Capitolo quindicesimo The humans go marching to war Soundtrack: The antz go marching to war (Zeta la formica/Antz OST) When Jhonny comes marching...

Capitolo quindicesimo

The humans go marching to war

Soundtrack:

The antz go marching to war (Zeta la formica/Antz OST)

When Jhonny comes marching home (a song of the American Civil War)


«Formare le fila, soldati! Formare le fila!», ordinò il maggiore, alias colui che comandava tutti i reparti di Fanteria di Prima Linea riuniti in quella specifica sezione dell'immensa galleria.

«Ufficiali, organizzate i vostri soldati! Una sola colonna!», sbraitò lui, solo un secondo dopo, «Formare le fila! Una colonna! Muoversi!».

Dall'ultima sosta erano trascorse alcune ore di marcia, tenuta seguendo un passo celere e molto ampio. I fantaccini non sapevano ancora di essere giunti alla fine del loro viaggio, e molti di loro si guardavano i piedi doloranti.

Gli anfibi in dotazione erano rigidi e duri, così come le piastre della corazza a difesa del torso. Pezzi più flessibili erano gli spallacci e gli schineri.

L'utilità effettiva di quella corazza, se posta contro un fucile laser umano o alieno, era quella di un foglio di stagnola teso e spiegazzato contro un coltello appuntito in acciaio inox.

Sostanzialmente erano inutili. In pratica erano un peso morto. Frequentemente venivano abbandonate o utilizzate come riparo d'emergenza.

Ma come paraschegge non erano niente male.


Lo stesso spettacolo si stava ripetendo in tutte le altre sezioni della galleria: stessi ordini, stessi movimenti veloci e schematici, stessi stendardi che venivano alzati per segnare la posizione del reparto.

E uguali erano i volti spaventati e confusi dei soldati, che, essendo per la maggior parte nuove leve, non erano abituati alla tensione che precede la battaglia.

Nello specifico, poi, la prima battaglia di tutta una vita.

Mikeal si ritrovò quasi senza accorgersene affiancato da migliaia di soldati in ogni direzione, tutti fanti di prima linea come lo era lui, e tutti spaventati e ansiosi.

Si guardavano attorno in cerca di qualche spiegazione che non fosse: “L'attacco sta per cominciare.”.

A loro era stato detto che sarebbero andati a rinforzare le linee in trincea, non ad attaccare le linee nemiche.


«BAIONETTE!».


La voce apparteneva al maggiore che comandava cinquanta plotoni, e fra questi anche quello in cui militava lui. Con gesti resi impacciati dalla tensione, Mikeal sfoderò la baionetta e la innestò sotto la canna del fucile ad impulsi.

Antonio era al suo fianco, e tratteneva la paura a fatica: «Non ci hanno detto che saremmo andati in battaglia!», esclamò con la voce rotta dal panico.

«Magari è solo una formalità...forse è solo per fare scena...», mormorò un soldato dietro di loro, allacciandosi l'elmetto e la corazza di una tacca più stretti.


«SOLDATI: PREPARARSI ALLA BATTAGLIA! OGGI UCCIDIAMO GLI ALIENI! TUTTI!».


«Oh.Porca.Puttana.» disse il soldato di prima.

Mikeal si voltò verso di lui e commentò: «...siamo morti, vero?».

«Vendichiamo Vama! Vendetta!», esclamò un invasato tre linee più avanti alla loro, subito supportato da un crocchio di fanti esaltati che esclamarono in coro cose come: “Morte agli alieni!”, “Confederazione vittoriosa!”, “Siamo quelli scelti!”.


«IN MARCIA!».


Venti gruppi composti da cinquanta battaglioni di fanteria, per un totale di cinquantamila soldati, si mossero all'unisono, facendo risuonare il passo di centomila anfibi chiodati.

Cinquantamila anime, la maggior parte a malapena addestrate ai rudimenti della guerra, erano dirette al fronte. La loro strada non le avrebbe portate infatti in una sola direzione, ma si sarebbe frammentata.

I venti gruppi si sarebbero divisi cinque a cinque le quattro uscite, che gli avrebbero trascinati fuori da quella galleria, dritti verso la terra di nessuno.


«CONTA!»


Dalla cima della fila, appena dopo il passaggio dell'eco dell'esclamazione del maggiore, giunsero le parole di un soldato semplice. Questi gridò tre sole lettere con tutto il fiato che aveva nei suoi giovani polmoni.

«UNO!».

Il soldato che era al suo fianco lo guardò e subito esclamò il proprio numero.

«DUE!».

E così fece il fante subito dopo di lui.

«TRE!».


Come automi, tutti i soldati urlarono il proprio numero in quell'immenso schieramento che marciava compatto lungo la galleria. I passi erano cadenzati dal rullare costante dei tamburi e dagli strumenti della banda di ciascun reparto.

Quello spettacolo era guardato da centinaia, se non migliaia, di civili che, cercando di guadagnarsi i marciapiedi osservavano, con le lacrime agli occhi, tanti giovani marciare incontro alla morte.

La Fanteria di Prima Linea marciava verso il fronte: nata in fretta, addestrata, se possibile, ancora più rapidamente e subito gettata nella fornace della guerra.


The humans go marching one by one,

Hurrah! Hurrah!


We slaughter enemies for duty and honor,

Hurrah! Hurrah!


Migliaia di soldati intonarono quel canto nel momento in cui le bande suonarono il pezzo d'inizio.

Antonio, che marciava vicino a Mikeal, era sommerso dal terrore, ma nonostante questo si unì al canto dei suoi commilitoni.

Mikeal invece non cantò sin da subito: era rimasto stordito dalla potenza evocata da quel canto sincronizzato, e la sua mente era corsa con il pensiero ad un piccolo insetto che aveva più volte calpestato da bambino...

Le formiche.


The humans go marching?

Two by Two,

Hurrah! Hurrah!


Come un pugno, le uscite delle gallerie apparvero oltre la volta del soffitto e l'immensa strada leggermente in salita. Il paragone con le formiche divenne tutto ad un tratto ben più potente: quegli archi che conducevano fuori dalla galleria erano immensi.

Superavano in altezza quasi ogni altra cosa avesse visto nella sua vita, e le luci non bastavano ad illuminarli completamente, dando l'idea di un passaggio verso l'oltretomba dei miti e delle leggende.


We'll all be dead before we're through,

Hurrah! Hurrah!


Gli anfibi battevano tutti insieme il duro asfalto della salita, facendo risuonare un cupo brontolio dalle profondità della terra. Gli umani stavano per fare una sorpresa agli alieni.

Una sorpresa da cinquantamila soldati.

Le luci fissate al soffitto e ai muri allungavano le ombre di quei ragazzi creando forme confuse e bizzarre, in continuo movimento come le fonti da cui nascevano. Le punte aguzze e le lame dentellate delle baionette non scintillavano come le picche degli antichi soldati, perché oscurate al momento della forgia. Si sarebbero immerse nel sangue degli xeno e ne avrebbero dilaniato la carne. Le canne dei fucili COTV-M4, con quel loro design semplice e modulare, attendevano di eruttare raffiche di proiettili a velocità iper-sonica.

Le ventole che fornivano aria fresca, unitamente alle fredde correnti che entravano dalle immense uscite, facevano garrire gli stendardi e i vessilli dei plotoni e delle compagnie.

I simboli che vi erano dipinti sopra rappresentavano l'identità di ciascuno di quei gruppi.


The humans go marching three by three,

Hurrah! Hurrah!


Mikeal strinse con tutta la forza che aveva il suo fucile. Il COTV-M5, prodotto in serie sulle lune-forgia di Olympus, rispose vibrando per i suoi tremori. Le mani del giovane erano strette con così tanto impeto sull'impugnatura dell'arma e sul caricatore da avere le nocche bianche.

Cosa ci faccio io qui? Si chiese il giovane guardando la massa di soldati urlanti che lo circondavano. Ovunque volgesse il suo sguardo, infatti, vedeva giovanissimi fanti di prima linea.


HURRAH!

HURRAH!


I soldati alzarono al cielo i loro fucili, reggendoli con una sola mano. Lo fecero due volte, urlando quell'esclamazione, quello “Hurrah”, con tutto il fiato che avevano nei polmoni. Le baionette formarono per due secondi un tetto di spine acuminate, in ricordo dei tempi in cui le battaglie venivano decise con lance e spade.

In quel momento, i fantaccini uscirono dalla galleria.

Il chiaro riflesso della luna illuminava discretamente la piana sottostante. Era piena, notò Mikeal, e attorniata da nembi scuri, che parevano riunirsi attorno a lei senza coprirne il riflesso. Guardandola ammaliato, il giovanissimo soldato proseguì la sua marcia, unitamente ai compagni che continuavano a cantare quell'inno.

Lo urlavano con vigore e forza, sapendo a malapena, visto che era in lingua anglian, che cosa dicesse.


We're off to face our destiny,

Hurrah! Hurrah!


Il tenente Axera si voltò verso i suoi soldati ed esclamò: «Noi abbiamo il ruolo migliore di tutti! Siamo i primi ad attaccare!». Brandì la sua carabina come una spada, gli occhi erano spalancati, resi folli da chissà quale istinto omicida.

«HURRAH!», esclamarono in coro quarantanove soldati del plotone. Mikeal abbassò gli occhi realizzando solo in quel momento che questo faceva di loro dei morti che ancora camminavano. Un soldato alle sue spalle, vedendolo rallentare, lo spinse in avanti.

«Non fermarti, pivello!».


The humans go marching four by four,

Hurrah! Hurrah!

You'll find there is a million more,

Hurrah! Hurrah!


«CARICAAAAAA!».

Axera si voltò verso i suoi soldati ed esclamò: «Ci siamo, uomini! Questo è il momento! Scacciamo la feccia! All'attacco!».

Fu come se lo stesso Ares avesse scagliato quell'altissimo grido di guerra. Cinque volte diecimila soldati urlarono a squarciagola il loro odio verso gli alieni, iniziando quella che sarebbe stata, per molti di loro, l'ultima corsa.


La terra di nessuno iniziò a tremare.

Cinquecento metri di fanghiglia, sangue, corpi massacrati e piccoli rigagnoli arrossati.

Il bombardamento dei cannoni a rotaia magnetica, riparati e al sicuro nelle retrovie confederate, aveva scavato centinaia di buche profonde decine di metri.


Clu'ra appoggiò il muso al parapetto e drizzò l'orecchio destro per ascoltare. I suoi occhi acquosi si riempirono di vero terrore, e ringhiando per la paura chiamò i suoi compagni. Dopo il bombardamento da parte degli umani, erano tutti scossi. Rivoli di sangue rossastro scendevano dalle orecchie di ognuno di loro.

I boati e le esplosioni avevano torturato a ripetizione il loro fine udito.

Gli umani stavano attaccando.

Un fiotto di granate fumogene aveva reso impossibile vedere con chiarezza oltre i cinquanta vil dal parapetto, ma potevano sentire il rumore che i loro stivali chiodati facevano battendo il terreno, migliaia alla volta, come un rullo dei loro tamburi.

Un popolo che sapeva fare la musica, e che allo stesso tempo era anche capace di fare la guerra...forse era più capace in quello. Impaurito dall'inesorabilità della situazione, Clu'ra ringhiò un avvertimento ai suoi compagni, scoprendo le zanne e raccattando da terra il fucile laser.

Imbacuccati in quelle divise scomode e fatte, secondo i loro capi, per proteggerli e mimetizzarli, ad immagine di quelle umane, i kraal si portarono in massa contro il parapetto della trincea, disperati quanto pronti all'arrivo dei nemici.

Migliaia di umani infuriati ai quali loro avevano mosso guerra per autodifesa.


«CINQUECENTO METRI ALLA GLORIA!».

Quella frase, esclamata da un anonimo fante, di cui non si è mai saputo nome e sorte, passò alla storia.

Urlando, gridando e spingendo gli uni contro gli altri, cinquantamila soldati si riversarono nella terra di nessuno, con alle spalle i bagliori dei flare di segnalazione. Razzi che portavano nell'aria i colori della Confederazione sibilarono alti sopra alle loro teste, illuminando la via verso...la morte.

Con le baionette innestate, le sciabole degli ufficiali a illuminare l'aria con i loro bagliori argentei e le luci dei flare, la Fanteria di Prima Linea caricò la trincea degli alieni. L'adrenalina e la massa impedivano al singolo di sentire la fatica, il dolore o la paura.

Mikeal si sentì inondare una strana frenesia che rendeva i suoi movimenti più leggeri e spediti. Era come se gli spiriti dell'Ade li stessero dando velocità, e come si accorse lui stesso, era inutile resistere all'impulso di correre urlando verso le trincee aliene.


HURRAH!

HURRAH!


Aggiunse la sua voce a quella della massa urlante nella quale si trovava. L'inno cantato poco prima ora sembrava echeggiare nella pianura con maggiore forza, carico di una potenza che solo la folla poteva dare. Mikeal guardò Antonio, che correva al suo fianco, poi volse il proprio sguardo verso le linee nemiche.


HURRAH!

HURRAH!


Antonio, preso dall'impeto e dalla frenesia indotta dai maghi militari al sicuro nelle linee confederate, mise un piede in fallo e scivolò al suolo, finendo con il volto nel fango annacquato dal sangue dei commilitoni caduti. Fece leva sulle braccia per rialzarsi, ma una tempesta di anfibi lo calpestarono.

Urlò il proprio dolore, ma gli stivali chiodati schiacciarono la sua testa nel fango, spezzarono la sua schiena, calpestarono il suo corpo e proseguirono incuranti verso il fronte.

Mikeal si fermò di scatto, girandosi per correre in soccorso dell'amico, ma una scarica di fucileria lo fermò. La polizia militare della Watchtower Guard, con le sue uniformi nere, spingeva i fanti in avanti. Erano addestrati a sparare a morte, pronti a punire ogni atto di vigliaccheria.

Fu l'ultima volta in cui vide Antonio.


HURRAH!

HURRAH!


Clu'ra vide gli umani saltare oltre le cortine di fumo prodotte dalle granate e caricare urlando la trincea. Nei loro occhi, l'alieno di razza kraal lesse una sete di sangue ed un odio xenofobico che non avevano fine: era come guardare in due pozzi di oscurità tinta di carminio e vermiglio.

Non appena giunsero a tiro, si scatenò l'Ade.

Aghi di energia lunghi una spanna e larghi meno di un unghia perforarono con disarmante facilità le corazze dei fanti di prima linea, le mitragliatrici laser eruttarono fiumi di proiettili corazzati ed energetici; la prima linea umana venne falciata in un secondo.

Centinaia di nuovi corpi già martoriati adornarono ciò che restava del fiume. Quanti si muovevano, per uno spasmo o per un soffio di vita ancorato al corpo, venivano subito e senza pietà freddati da colpi più precisi.

La seconda linea schiacciò, letteralmente, i corpi dei compagni sul fango e sparando si gettò alla carica, salendo sotto un fuoco serrato e pesantissimo i quindici metri di terra rialzata.


«MORTE!», urlò un ufficiale puntando con la sciabola il parapetto della prima trincea aliena.

«MORTEEEEEE!», rincararono la dose i soldati, correndo verso il nemico a testa bassa. Il fuoco martellante delle mitragliatrici laser non sembrava poter arrestare quella massa urlante.

Mikeal vide i tre soldati davanti a sé venire falciati in un istante da una raffica orizzontale di colpi laser; i loro corpi straziati passarono oltre il suo campo visivo mentre iniziava l scalata verso il parapetto alieno.

I suoi occhi incontrarono quelli di un alieno, e il disgusto verso quella razza di cani che era scesa fin lì per sterminarli li montò nel petto

. Senza nemmeno pensarci, il giovane si scagliò contro il kraal, rovinando con lui nella fanghiglia della trincea.


Clu'ra si vide piombare addosso un giovane umano, e spaventato non ebbe il tempo di sparargli alle gambe come i suoi superiori avevano detto di fare sé si voleva fermare quegli ostinati nemici.

L'umano era giovane, troppo, ma il suo impeto era feroce e lo schiacciò a terra.

Clu'ra ringhiò e si dimenò, colpendo il giovane con furiosi pugni e calci.

Lo morse laddove quella debole corazza non lo proteggeva, e lui urlò. Ferito e arrabbiato, Mikeal afferrò una pietra sporca di fango e la picchiò con forza contro il cranio dell'alieno, colpendo ancora e ancora, fino a liberarsi.

Il kraal rotolò e si appoggiò alle sue ginocchia, guardando verso il suo nemico, che aveva raccolto il fucile. Un ombra, quella della paura di morire, attraversò il volto di entrambi i soldati.

Mikeal trafisse Clu'ra con la baionetta del suo fucile.

Lo infilzò ripetutamente al collo, schizzando il suo sangue vermiglio sul fango e sulla sua inutile armatura. Continuò a colpirlo due o tre volte, poi afferrò il fucile come se fosse un bastone e glielo calò sul capo; il rumore di ossa che schioccavano risuonò nelle orecchie di Mikeal per interi minuti.


La fanteria calò in massa nella prima trincea, sparando e urlando a più non posso. Il suo impeto non pareva volersi fermare a dispetto delle montagne di cadaveri dilaniati dalle mitragliatrici e dalle esplosioni. Le mine anti-umano funzionavano egregiamente, ma quella massa di pelle-liscia sembrava non avere mai fine.

Come una sola persona scavalcarono la prima linea di difese e si sparpagliarono in tutte le sezioni della trincea, dando il via ad un sanguinoso corpo a corpo con i Kraal.

Il suolo venne bagnato dal sangue di entrambe le razze, le cui truppe, povere e spinte alla battaglia senza nemmeno sapere perché, si massacrarono a vicenda con una furia ed un odio che faceva bollire loro il sangue.

Meno preparati e ancora scioccati dal bombardamento dell'artiglieria, gli alieni batterono presto in ritirata verso la seconda linea, incalzati alle spalle dagli umani.


HURRAH!

HURRAH!


«NEL NOME DELLA CONFEDERAZIONE! UCCIDETELI TUTTI!»


I Triangolatori Diradis scagliati dai Teschi nella loro incursione furono l'arma vincente; nel momento in cui la Fanteria di Prima Linea cominciava ad accusare la stanchezza e le perdite, questi si attivarono e decine di bagliori esplosivi squassarono la trincea, tele-portando in un solo istante molte squadre di granatieri armati di tutto punto ed inferociti da droghe e magie.

Con una rabbia ed una carica inumana, i Teschi si avventarono contro gli alieni, portandosi in testa alla fanteria e scagliando granate termiche in ogni buca fosse occupata dai nemici. Le gunship invasero il cielo, bombardando senza volontaria precisione le linee aliene.

Seminando morte e distruzione sul suolo già rovinato dalle battaglie dei giorni precedenti, l'avanzata umana travolse come uno tsunami le difese aliene.

I kraal ripiegarono sempre di più verso l'interno, trovandosi preso con le spalle al muro. Molti combatterono fino alla morte, mossi dalla pazzia e dalla disperazione, altri pensarono di potersi arrendere e furono linciati dai soldati che a decine si accanivano su di loro con le baionette.


Mikeal superò con un balzo il cadavere di un kraal in tempo per vederne tre uscire di corsa da una trincea; fermandosi di colpo, il giovane imbracciò il fucile e sparò tutto il caricatore, falciandoli senza dare il tempo di rispondere al fuoco. I proiettili in brutale metallo, sparati ad una velocità enorme grazie al sistema a rotaia magnetica, squarciarono le carni dei kraal come se fosse la lama di un coltello contro un formaggio.

Smise di sparare quando si accorse dalla canna non usciva più alcun proiettile e che non c'era più nessun rinculo a martoriarli la spalla.

Abbassando il fucile senza ricordarsi di ricaricare, il soldato avanzò lentamente verso i tre corpi martoriati.

Non aveva mai ucciso un essere vivente pari ad un uomo nella sua vita. Qualche animale, sì, ma mai un essere che ragionasse. E invece in quella sola giornata aveva ucciso quattro volte.

Stava guardando, con occhi sbarrati e mani ferme sull'impugnatura del suo fucile sporco di sangue alieno, i cadaveri delle sue vittime, quando qualcosa balenò nel cielo.

Un secondo dopo, Mikeal si sentì strappare dal suolo.


Un colpo di artiglieria pesante spaziale cadde a soli cento metri da lui, sprofondando nel fango di una casamatta. La granata da venti tonnellate esplose mentre il fantaccino guardava i tre kraal morti.

Il suolo ribollì per decine di metri attorno a dove la granata era crollata, prima di venire scaraventato in aria come un incandescente geyser. L'onda d'urta afferrò il giovane e lo sollevò come una bambola di pezza, rigirandoselo tra le mani, privo di peso, schiacciandolo poi al suolo.

Quando la violenta onda lo raggiunse, entrambi i suoi timpani si spezzarono e la sua capacità di orientamento si dissolse.


Mikeal finì prono, disteso in mezzo ai morti, immerso nel fango e lordo di sangue.

Così...silenzioso.

Alzò una mano per afferrare i caccia che striavano il cielo con le scie dei loro motori, e improvvisamente si rese conto di non sentire nulla. Cercò di alzarsi in piedi, ma non vi riuscì. Un dolore sordo come lui martoriava le sue gambe e il suo bacino.

Non avvertiva le dita dei piedi, ma sentiva il dolore.

L'ultima cosa che vide prima di perdere i sensi fu un centinaio di scie rosse nel cielo.


Intorno a lui, la battaglia, iniziata nel sangue e nel fango, finiva nel sangue e nel fango. I soldati umani issarono la bandiera della confederazione sull'altura più alta del campo di battaglia, ed urlarono la loro vittoria ai quattro venti.

Migliaia di uomini, donne, umani, kraal, giovani e meno giovani erano riversi nel loro sangue, morti per un fazzoletto di terra e per un ideale che per la maggior parte nemmeno conoscevano.




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