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lavoro pubblicato martedì 22 novembre 2011
ultima lettura sabato 22 giugno 2019

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SOFFIO DI FIORE.

di frantizan. Letto 890 volte. Dallo scaffale Generico

Soffio di fiore( fiore: bocciolo, corolla, parte scelta, perfezione). Il tempo è fastidiosamente splendido. L'azzurro perfetto ritagliato fra i palazzi è un richiamo al mare e alla spiaggia, lo è per Elisa, che trampola giù...

Soffio di fiore
( fiore: bocciolo, corolla, parte scelta, perfezione).

Il tempo è fastidiosamente splendido. L'azzurro perfetto ritagliato fra i palazzi è un richiamo al mare e alla spiaggia, lo è per Elisa, che trampola giù in basso, nell'ombra umida, fra l'asfalto e il cemento. Dentro di sé quando contempla la gloria del cielo prova una nostalgia vaga, qualcosa che non riesce ad afferrare, né tanto meno a definire, che fa male ma che è buono e bello, maledettamente tanto buono e bello. Se duole è perché è assenza, eppure è pura armonia. Elisa è convinta che la migliore rappresentazione dell'Eden, e di ogni giardino meraviglioso, la si possa ricavare osservando la superficie di certe grandi nuvole, ammassi gonfi di bambagia che disegnano paesaggi nel sole. Ecco quei territori densi di palazzi turriti e foreste incantate per lei sono il Paradiso, i Campi Elisi.
Bei pensieri ma Elisa se ne lascia subito distrarre dalla consapevolezza di osservare lo splendore dal fondo di un pozzo, meglio di una fogna, e di non possedere alcun fagiolo magico. Le auto clacsonando si insinuano nella via stretta, serpeggiano fra quelle posteggiate male o in seconda fila. Il puzzo tossico del petrolio usato nausea, e questo caldo soffocante, prematuro, così scomodo quando si lavora. Interroga l'orologio con impazienza, tormenta i lunghi capelli lisci, biondi, lucenti, bellissimi, si succhia l'interno del labbro, lo mordicchia anche.
"Buongiorno!" spara qualcuno alle sue spalle. E' un uomo dalla grande pancia, gonfia sotto la canottiera di cotone leggera da poco prezzo. Le braccia e le spalle lentigginose rivestite da una fitta lanugine biondo cenere. Sopra una grossa faccia calva con gli occhiali.
Dietro quello una bambina pingue, i capelli chiari raccolti in due code ai lati del capo, un caco molle e rosa dietro una montatura arancione perfezionata da un paio di lenti spesse.
A ridosso della bimba una donna piccola, magra, i capelli scuri, sottili e flosci, la pelle lattescente. Curva, meglio compressa; una t-shirt senza colore, una vecchia borsetta sotto il braccio, delle povere scarpe con la punta smangiata e della tinta sbagliata.
"Buongiorno a voi" esordisce Elisa con riflessi vivaci. Sfodera un sorriso largo e bello , offre una mano asciutta e curata ricevendo in cambio quella calda e sudata dell'uomo, quella appiccicosa della bambina, quella fredda e inerte della donna.
Elisa concentra la propria attenzione sull'uomo. "I coniugi Peroni?"
"Certo. Io sono Piero Peroni. Questo è il resto della famiglia".
"Già" fa Elisa che va inquadrando la situazione.
Genera sorrisi candidi e ammiccamenti gentili, tutto in lei comunica estrema dolcezza ed onestà. Si muove piena di grazia, sorella dell'aria. Una farfalla, ve lo giuro. Ma il gruppo famigliare nella sua fissità pare scultoreo, non sembrano avvezzi ad una tale gaia gentilezza. Solo l'uomo reagisce con un grugnito d'apprezzamento e un'espressione suina. Elisa prova lieve sconcerto ed un inizio d'irritazione per il signor Peroni.
"Bene cominciamo" enuncia avviandosi all'entrata in vetro e ferro del palazzone. La gonna di seta colorata fruscia, le gambe senza calze tinte con l'autoabbronzante danzano leggere, il profilo del seno pieno si staglia azzurro contro il grigio cemento.
"La casa è davvero molto bella, in ordine e ben arredata. Apprezzerete la cucina luminosa fornita di tutto l'occorrente. Intendo lavastoviglie, frigo e lavatrice".
Elisa spalanca il portone, cortesemente lo tiene discosto fino a quando non sfila dentro il gruppetto, che poi aggira e supera, sempre parlando "Il terrazzo prende il sole tutto il pomeriggio ", preme il bottone dell'ascensore e armeggia con un grande mazzo di chiavi "I pavimenti sono in marmo e le finiture di lusso. Il soggiorno poi è la parte migliore della casa".
Quando l'ascensore arriva al piano Elisa ne apre le porte e di nuovo lascia che i tre si accomodino, quindi si infila e preme il tasto per il quarto. Sempre sorridendo si volta verso gli altri e con lieve imbarazzo attende che la corsa abbia termine.
L'uomo ha dei pretenziosi baffi biondi a manubrio, armato di una espressione ironica e aggressiva fissa con disprezzo e superiorità Elisa. E' un insieme che lei comprende essere fondamentalmente fallico. Il porco in canottiera, che non se lo filerebbe neanche un cammello, si permette di fare pure il superiore. Elisa abbassa lo sguardo e si concentra sulla bambina "Come va piccola, come ti chiami?". Quella si limita a ridere mostrando i denti bruniti "Si chiama Rita" risponde la donna "E ha sei anni".
Elisa abbozza un sorriso, stava per dire che bella bimba, o qualcosa del genere, si è trattenuta, gli pareva una bugia troppo grossa anche in fase di convenevoli lusinghe, fa invece dei cenni del capo alla donna come a dire bene, bene. Riabbassa lo sguardo sulla bambina e si rende conto che deve essere ritardata, o come si dice. Non finisce di pensarlo che la donna avvolge il braccio intorno alla piccola Rita e la avvicina a sé. Elisa sa di essere un nemico potenziale per la donna, come tutti, ma lei non conta, è il tricheco biondo che comanda, quello che bisogna convincere.
Le mani delicate di Elisa armeggiano con il pesante mazzo di metallo che include anche lunghe chiavi di sicurezza dall'aspetto armato. Clang clang, i ferri girano uno dopo l'altro con fracasso irreale, crepitano e riecheggiano nella tromba delle scale.
Appena la porta si schiude una lama di luce si insinua nel pianerottolo. L'appartamento è luminoso e profuma di buono, non di cibo, ma di vita dolce e serena.
Al tricheco la casa piace da subito e questo non sfugge all'occhio professionale e vigile di Elisa. Dapprima Peroni si incanta sulla sua stessa immagine riflessa, si osserva nel grande specchio afferrato alla parete di fronte la soglia. Rimirandosi si attarda, a Elisa pare una stupida debolezza, ma all'ironia segue la tenerezza e la pietà per la miserabilità dell'esistenza.
Rotto l'incanto l'uomo si avvia per il corridoio a grandi passi da unno, entra precipitando nella stanza, dopo averne rudemente spalancato la porta la liquida con un sguardo di insieme per passare alla successiva.
Peroni non degna di nessuna attenzione Elisa, non ascolta ciò che dice per descrivere l'appartamento. Lei non desiste, alza il volume e lo segue dappresso, finisce per intralciarlo. Quando arriva in bagno l'uomo chiude senza una parola dietro di sé la porta, per un soffio Elisa evita che gli sbatta sul naso. Rimane fuori, confusa, sta per porre la mano sulla maniglia quando sente il sonoro di una grossa pisciata. Allora l'uomo dice "Entra pura cara, avevi ragione, è spazioso".
Elisa pensa solo porco, la simpatia di prima è svanita, si che si è stronzi per ignoranza ma non è strettamente necessario essere anche dei bastardi. La cattiveria per lei è solo questo, ignoranza, il non conoscere ciò che è meglio e conveniente. Il Peroni però è davvero troppo laido.
La porta del bagno si spalanca, Elisa fa un passo indietro, la prima a oltrepassare la soglia è la pancia tesa, poi segue l'uomo gonfio di sé. Ora fra i baffi a manubrio, fra i denti gialli, succhia uno stecchino recuperato chissà dove.
Peroni scopre le gengive, il risultato non è un sorriso, piuttosto una smorfia beffarda e irridente. "Ora parliamo di soldi" dice in un modo che trasforma la cosa in sozzura.
"Come le dicevo, la casa, oltre ad essere molto bella e spaziosa, è davvero bene arredata ed è fornita di elettrodomestici nuovi e di ottima qualità".
"In soldoni?" insiste quello senza distaccarsi un attimo dall'espressione canzonatoria e compiaciuta, di chi la sa lunga, di chi ha capito qual è la sostanza che forma il mondo, la merda naturalmente, e la cosa sembra essergli congeniale.
"Sono persuasa che sua moglie apprezzerà in particolare modo questo esclusivo modello di lavastoviglie. Ce l'ho uguale. E' il migliore". Assicura Elisa entusiasta, e aggiunge complice alla donna "Ora le mostro il funzionamento". S'avvia in direzione dell'elettrodomstico, la signora fa un passo "Suo marito sarà contento perché consuma pochissimo e lascia leggera la bolletta".
"Trattiamo il prezzo per favore". Il signor Peroni trattiene a stento gli effetti dell'evidente irritazione. La moglie si congela, implode, diviene invisibile.
"L'inquilino precedente ne pagava seicentocinquanta ma il proprietario ora lo si può accontentare anche con cento in meno".
"Bum. A chi la vuoi raccontare ragazzina?! Questo è un appartamento da quattrocento al mese. Questa è la cifra che intendo pagare".
"Signor Peroni, è... impossibile".
"Quattrocento è la cifra giusta. Tre mesi anticipati vanno bene. E anche se avrei qualcosa da dire considera salva anche la tua percentuale". Si accarezza la pancia lusingandola e rigira lo stecchino fra i denti. Qualunque cosa gli altri ne possano pensare lui si piace, di sé è soddisfatto appieno.
Elisa è interdetta, la rozzezza dell'uomo è seconda solo all'ignoranza che dimostra riguardo alle contrattazioni d'affari.
"Ma si rende conto che è impossibile?! Il proprietario ne realizzava seicentocinquanta, come può pensare che acconsenta a quattrocento. Guardi non è cosa".
"Sì invece" insiste il tricheco con sguardo di sfida "Tu telefoni al proprietario, dici che la casa mi serve per sei mesi e che gliene pago tre anticipati. In contanti. Gli dici che mi serve subito. Gagli sapere che gli concedo tre giorni per pensarci".
"Guardi è impossibile " ripete fiacca Elisa.
"Tu prova, il mio numero ce l'hai" risponde mentre con distacco la studia, la soppesa, o come pensa Elisa, la immagina nuda e in chi sa quale porco contorcimento. Elisa prova una fitta d'odio e paura che subito occulta dietro un pensiero pietoso all'indirizzo della razza umana. Peroni si volta e se ne va, senza un saluto, la donna e la bambina lo seguono come unite lui da un filo.
Rimasta sola Elisa chiude la porta, da uno sportello della cucina preleva l'occorrente per fare il caffè. Dispone la moka e accende il gas, intanto riflette sulla stupidità dell'esistenza, sulla grossolanità, sull'arroganza, sulla brutalità. E se poi questa conduce l'uomo che se ne serve nella polvere intanto bisogna sopportarla tutti.
Ma anche gli aguzzini sono vittime inconsapevoli. Tocca perdonare.
Questo Elisa non fa che ripeterselo, è una principessa che ha bandito per sempre dai confini del regno la rabbia, la violenza, l'odio, la volgarità, il risentimento, l'ipocrisia. O così crede. Non concede spazio a quelle che lei chiama le negatività, le soffoca sul nascere, è brava a farlo, eppure queste come serpenti strisciano sotto il tappeto dei pensieri pii che tesse di continuo, l'occhio non riesce a coglierle, eppure sa che ci sono, nell'ombra le sente agitarsi.
Non è per nulla soddisfatta di sé, si percepisce colma di risentimento e ipocrisia. Sente che l'animosità che non esprime le gonfia il corpo. Tutti prendono da lei, tutti vogliono un pezzetto della luminosa e magnifica Elisa, tutti agguantano ma nessuno da. Nessuno ha la curiosità di approfondire i suoi sorrisi, per vedere cosa c'è dietro, si accorgerebbe che anche lei soffre. E invece tutti elemosinano tempo, coccole, denari, energia. Non ne può più. Sua madre ieri le ha rinfacciato di non chiamarla abbastanza e di non andare mai al paese a trovarla, di non degnarla della sua attenzione e del suo amore, quando Elisa invece si preoccupa tantissimo provocandosi persino dei mal di capo. Una delle solite crisi isteriche di sua madre. In alcun modo quelle accuse potrebbero essere +' false. Se mai è lei a non chiamare mai, ad essere fredda come un frigorifero. La chiama ad orari improbabili solo per maltrattarla, dopo giorni che si nega al telefono magari, la ricopre di strati di accuse e improperi. Elisa teme che beva un po'.
Non si è mai sentita accettata per come è, solo perché è, neppure da sua madre, ha sempre ottenuto affetto e attenzioni solo in cambio del suo amore e della sua condotta irreprensibile.
Il risentimento è una massa d'acqua che si accresce goccia dopo goccia fino a sommergerla e travolgerla. Elisa è una principessa e come tale da protocollo è prevista la felicità e la serenità. E' condannata ad essere felice, ogni altro stato d'animo è bandito pena l'essere assalita da furibondi sensi di colpa. Crocifissa sul sole, questa è la sua immagine preferita, come una nuvola che svanendo si sbrindella, come una medusa sullo scoglio.
Il suo secondo cruccio, dopo il risentimento intendo, è l'ipocrisia. Con l'ipocrisia però può convivere, non le scatena particolari sensi di colpa, certo danneggia la sua auto immagine di brava ragazza, ma insomma, sino ad ora non le ha mai fatto troppo male. L'ipocrisia serve a nascondere ma anche a sedare le mille incongruenze della sua vita. A smussarle. Senza contare che maschera e giustifica sé medesima.
Ma ora sente che una nuova Elisa sta per uscire dal guscio, migliore, più vera, dopo mesi di nausea per sé stessa e di inspiegabili comportamenti autolesionisti. Sa di avere quasi tutto, e del meglio, è solo troppo esigente con sé, così facendo spreca i doni che ha ricevuto. Ma pure quest'ultima considerazione è un modo per farsi male, per graffiarsi l'anima. Non le riesce proprio di fare diverso.
Elisa fa un respiro profondo, si scuote e prende a cantare una canzone romantica contando sul sicuro effetto rasserenante, in fondo la nausea passerà, e non dubita che dentro di lei qualcosa di buono si sta muovendo, sta per compiersi. Senza contare che la prossima settimana si trasferirà lontano da questa città di anziani, vecchi decrepiti annichiliti dalla consapevolezza di dovere morire presto. Carezze nella testa, Elisa assapora il caffè con la giusta premeditata lentezza, comoda sulla sedia, lo sguardo a discernere lande meravigliose fra le rotondità lanose delle nuvole.

!OCCHI FUORI DALLE ORBITE ORA!
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