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lavoro pubblicato lunedì 21 novembre 2011
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Alvaro e la morte di Sandro

di vennyrouge. Letto 567 volte. Dallo scaffale Pulp

     La luce rossa del semaforo, sbarrava alle autovetture il passaggio. Una frotta di mamme e bambini stavano attraversando alacremente la strada, diretti alle scuole, nella giornata fredda e piovosa di Gennaio. Sandro, alla guida del...


La luce rossa del semaforo, sbarrava alle autovetture il passaggio. Una frotta di mamme e bambini stavano attraversando alacremente la strada, diretti alle scuole, nella giornata fredda e piovosa di Gennaio. Sandro, alla guida della sua BMW bianca, smaniava dalla fretta. Non si fidava a lasciare gli incassi in mano ai dipendenti: c’era sempre il rischio che i soldi, sparissero alla chiusura delle sue sale da gioco. Aveva appena ultimato il giro e ritirati gli introiti. Era in ritardo e avrebbe voluto essere già nei pressi della banca. Fra pochi minuti, la filiale avrebbe aperto ai clienti e lui depositato i soldi. Sarebbe quindi andato a casa per un riposino: era in giro dalla quattro di notte, si sentiva stanco ed assonnato. Stava per ingranare la marcia e superarare contromano, quando lo sportello accanto al posto del passeggero si aprì di colpo. Un uomo si stava per sedere accanto:

Aò, e scenni! Ma che voi? - Fu la prima reazione verbale che ebbe, mentre nel contempo allungava la mano sul sedile, per rendere indisponibile il posto.

L’uomo, non badando all’imprecazioni gli scansò con un movimento deciso il braccio, e disse con voce calma e chiara:

A Sa’, e che se fa’ così co’ l’amici? Te ricordavo più ospitale...

Ma chi era quella persona con il cappuccio in testa, i guanti di pelle; gli occhiali da sole; il cappottino nero e uno zaino da trekking nella mano destra? Non riusciva proprio a riconoscerlo. Di quell’uomo, scorgeva solo il profilo. Sandro, stava per rispondere qualcosa di scurrile, poi gli parve di riconoscere quell’individuo. Il naso pareva essere importante; la lieve peluria sul mento non perfettamente rasato e quella voce che gli ricordava qualcuno di conosciuto. Ma sì, certo, quella voce, non poteva che essere la sua :

Arva’, ma sei te?

- T’ho spaventato, eh? ‘n ce se crede! Ah,ah,ah! Io che spavento a te: Ah,ah,ah!

La sonora risata a conferma del fatto che fosse proprio lui, Alvaro, lo rincuorò. Quell’uomo non era uno sconosciuto.

> Ma che fai, te sei messo a rapina’ ‘e machine ferme ar semafero?

- Ah, ah, ah! Bona questa. - No, Sa’, ancora ‘n me so’ ridotto a tanto. Ah, ah ,ah!

> Be’, armeno, te sei allegro. Gente allegra Dio l’aiuta. Ma ‘n vedi come è lugubre ’sta giornata? Co’ tutto ‘sto casino de’ traffico e co’ ‘sta pioggia...

- E certo, s’esci a st’ora, è normale che trovi er traffico. Stanno tutti ‘anna ‘n ufficio co’ i regazzini da portà a scola - Però so’ carucci, sti marmocchitti imbacuccati, no:’ntrovi?

> E te, che fai, Arva?

- Ma io me stavo a fa’ du’ passi che devo da anna’ da ‘na parte, e poi ho visto a te, e me so’ detto: si Sandro va in qu’a direzzione, perché ‘n fasse da’ ‘n passaggio? - Visto che stai a piedi!

> E hai fatto bene, Arva. Si no’ ‘amici, a che te serveno?

Il semaforo passò al verde e l’auto fece solo pochi metri oltre l’incrocio , per bloccarsi nuovamente in fila, subito dopo l’incrocio.

> ‘o vedi Arva’, che robba? ‘n se movemo più ’n ‘sta città. Semo diventati troppi! Facevi mejio a piedi me sa.

- Ma mica vado de corsa!

> E ‘n dov’è che te devo portà?

- Troppo onore ! Dov’ai te, Sa’ : me volevo fa ‘na chiacchierata...

Sandro s’ammutolì un istante. Cosa poteva volere Alvaro, da lui? Era vero che lo conosceva da anni, ma la loro familiarità si era limitata allo scambio di qualche battuta nei pressi di questa o quella bisca del quartiere. Avevano degli amici in comune come Erminio e certamente ogni uno dei due conosceva per sentito dire sommariamente la vita dell’altro. Alvaro era più grande di Sandro, di qualche anno e all’epoca in cui Sandro n’aveva cominciato a sentirne parlare, questo già frequentava giri più loschi dei suoi. Alvaro quindi non avrebbe sprecato il proprio tempo a considerarlo.

Ad essere realista, una vera amicizia tra loro, non c’era mai stata. Ad ogni modo, non aveva neanche idea su chi l’aveva veramente avuta, un’amicizia con Alvaro, se si escludeva, Marco ed Erminio, ovviamente. Alvaro era un vero mistero per molti. Sempre silenzioso, nei rari incontri, rispondeva alle poche domande, volte anche al semplice colloquio, solo se era il caso. Dopo la carcerazione, a seguito di quella rapina finita male in cui furono arrestati (sia lui sia Marco) dalla polizia, si arruolò come legionario. Così si narrò in giro fino al suo ritorno. Quindi l’opinione corrente fu che Alvaro e Marco si fossero riorganizzati e legati ad altre bande di quartiere, entrando a far parte di un giro grosso ed importante. - Il legionario? Mah! Pensò Sandro. Ma era veramente possibile? A Sandro sarebbe piaciuto far parte della legione straniera ma non sapeva bene cosa fosse né dove si trovasse. Il termine lo aveva appreso, la prima volta, dai fumetti che leggeva. Si riferiva, forse, alle milizie francesi all’estero, oppure erano solo uno sparuto gruppo d’uomini assoldati qua e là per il mondo? Si propose di approfondire la cosa con Alvaro, anche se questo, non è che fosse uno col quale fosse facile, facile, colloquiare. Non sapevi proprio dove avrebbe potuto parare. Certamente ciò era riconducibile all’aspetto. Al suo sguardo freddo anche per via degli occhi azzurri, o forse alla voce così roca, così profonda? E lui, Sandro, in questo momento se la stava cavando bene con il dialogo e a tenergli testa. Non avvertiva alcuna paura. Segno ch’era proprio diventato astuto e sicuro di sé. Ritenne quindi non fosse utile infastidirlo con domande riservate. Cercò invece di ponderare gli altri possibili motivi alla base di quell’intrusione nella macchina, e poi era sicuro: Alvaro non poteva conoscere i dettagli della sua amicizia con Erminio e neppure che stesse trasportando gli incassi. Non gli era noto, nemmeno che rapinasse i conoscenti e nel traffico di quella giornata non sarebbe successo nulla. Ci voleva troppo fegato a provarci con tutta quella gente - N’era, più che convinto. Così gli venne in mente che probabilmente Alvaro stesse cercando chi aveva ammazzato Ermino.

> Che per caso, stai a cerca’ a chi h’ ammazzato Ermino?

- No. Sinceramente, ‘n me frega gniente de Ermino.

> Ma ‘n eravate amici?

- Da pischelli. Poi è passata d’acqua sotto i ponti. - E te Sa’, n’ c’eri amico?

Le auto rimanevano pressoché ferme nel traffico. Data l’ora di punta, la pioggia e le buche transennate, c’era poco da fare.

> Mha! Che di’. Der resto se ‘ncontravamo pe’ strada pure co’ te. Se semo visti ‘n giro più de quarche vorta, no?

- Se, se, è vero. Ma io e te se conoscemo anche pe’ artri amici che c’avemo in commune. Pe’ sentito di’, si voi. - Ma io intennevo chiede’, si co’ Erminio eravate ‘n po’ più amici. Si sete mai usciti insieme, dimo ...

Che Alvaro sapesse che con Erminio erano stati compagni di banco alle medie? Difficile. Alvaro aveva almeno cinque anni più di lui e tre più d’Erminio, il quale per bene due volte aveva ripetuto l’anno. L’amicizia d’Erminio con Alvaro e Marco era nata, anni dopo. No, no! Quando Alvaro venne abitare nel quartiere, aveva già diciassette anni. Piuttosto poteva sapere Alvaro che qualche volta i due avevano preso ad andare in giro proprio nel periodo successivo al loro arresto? Oppure dei loro affari? No! Erminio era una serpe, ma avrebbe avuto da rimetterci se avesse raccontato le loro questioni sia a Marco come ad Alvaro. E poi che dire: strana questione gli poneva con quel fare amicale. In altri tempi, non l’avrebbe espressa in modo così cordiale. Forse, stava perdendo colpi? Uhm, probabile che il ricordo che Sandro aveva di lui, fosse viziato dal fatto, che all’epoca era solo un bulletto alle prime armi. Ma Alvaro in finale chi era? Un semplice coatto di quartiere. Uno finito nel carcere di Rebibbia alla prima rapina, sul quale la successiva fantasia collettiva di ragazzi di borgata aveva costruito un castello d’ipotesi. Sì, poteva reggere come analisi, e quindi Sandro avrebbe potuto facilmente inserire il concetto che l’amicizia con Erminio fosse durata per poco tempo, e poi: si, certamente; che si era fidanzato con Maria ed aveva tagliato l’amicizia con lui. No, Alvaro, non poteva sapere nulla, ma non gli conveniva nascondere del tutto come stavano le cose. Sé mai, avrebbe fatto meglio a confondere.

> Pe’ ‘n certo periodo, quarche vorta semo usciti. Ma io già conoscevo a Maria ed è co’ lei che se semo aperti ‘n ‘negozio, ‘n’alimentari. Dopo de quello, ne avemo aperto ‘n artro. A Maria conosci pure te Alva’, no? - Quanno l’ho presentati , co’ Ermnio dico, da subbito me so’ accorto che ‘n annaveno d’accordo. Così ho dovuto chiude co’ Ermnio. E co’ Maria se semo dati da fa’. Sa’ Arva’: pe’ i fiji che volevamo. Mica pe’ noi.

- Avete comprato n’ appartamento, poi ‘n’ artro negozio e avete continuato fino a mette su ‘na specie de innustria. Er garage dietro ‘a chiesa e in urtimo co’ e sale giochi, avete chiuso er cerchio, none? Me so’ sbajiato?!

> Eh, più o meno e ita così. Ma so’ stati pure anni difficili, sa’.

- O so. Ce credo. ‘n me di’ gnente: io stavo ar gabbio!

> E’ me sa, de si. So’ proprio quell’anni.

- E quanti fiji c’hai mo?

> Tre! Du femmine, e pe’ urtimo, c’ho avuto ‘n maschio

-Sarai, contento...

> Ne so’ orgojioso!

-Però volevi svicola’ ar semaforo ...

> Va be’, che centra. Sto ‘na de corsa, ‘n avrei mica investiti...

- E dimme a Sa’, c’hai sempre er fero, dentro ar cassettino?

Sandro, ebbe un brivido alla schiena, cosa stava dicendo Alvaro? E come poteva saperlo? Fece un rapido movimento istintivo per prendere dal vano la pistola, prima che lo facesse Alvaro, ma il pugno sul volto gli arrivò improvviso e gli fece sbattere il capo tra il finestrino e il poggiatesta, lasciandolo per un momento stordito. Quando si girò nuovamente, a guardare Alvaro, sanguinava copiosamente dalla bocca e il labbro si stava gonfiando. Alvaro, inoltre, aveva già aperto il vano e presa la pistola. Sandro non si capacitava: cosa stava accadendo? Il rumore della pallottola che saliva in canna, lo risvegliò del tutto dal torpore.

> Che voi da me, Arva’? Domandò a bassa voce

- Invece se dice ‘n giro che eravate proprio amici, te, e Ermino. Come pe’ di’: culo e camicia.

> No, Arva, ‘n so che stai a cerca de fa’, o che t’hanno riferito. E’ stato pe ‘n perido che se semo visti. Così, pe’ quarche mese e quarche uscita: gniente de più. -Te giuro, ‘n so stato io.

- Uhm, dichi? E parlamo de ‘sti quatro mesi che ve sete frequentati . T’ha dato lui i sordi pe’ aprì ‘a prima attività? Bada che conosco a risposta! Risponni giusto che questa me pare proprio ‘na nove millimetri...

> E’ ‘na nove, infatti...

- Che me dichi: ha mai sparato?

> Solo pe’ gioco. Quarche botto a capadanno.

- Magara oggi è diverso: si nun risponni a tono e a’’e domande, o s’ impazzisci e te metti a sona’ ner traffico pe’ richiama’ ‘attenzione. - Aò, e pure se scappi ‘ eguale.

> Arva’, n’c’ho gniente da nisconne! E’ vero, Erminio m’ha prestati ‘n po’sordi. Trecentomijioni. Ma jio ridati tutti! Fino all’urtimo quattrino.

- Se,va be’! Ermino ha detto, ch’ eravate soci...

> No. N’è possibile. Si l’ha fatto, ereno bugie.

-E daje, Sa’. Stamo tra amici. Io ‘n te vojio mica ammazza’: però c’ho voija de capì. – Io so’ curioso! Partimo dar presupposto che Erminio n’ha mai lavorato. Sì! giocava. Ma tanto pe’ fa’ vede che li ce passava er tempo. Eppure c’ha sempre avute e machine e ‘e donne: com’è?

Sandro intanto innestava la marcia per fare avanzare la vettura di qualche metro. Doveva inventare qualcosa e guadagnare tempo. Purtroppo in quel tratto di strada non aveva alcuna via di fuga. Non poteva neanche aprire lo sportello. Le auto ferme anche nell’altro senso di marcia non gli consentivano movimento. Era da escludere anche la possibilità di mettersi a strillare, Alvaro non glielo avrebbe permesso. Di certo non poteva dirgli che i primi appartamenti li avevano acquistati proprio con il bottino della rapina che Erminio avrebbe dovuto diligentemente custodire. Non poteva neanche rivelagli che era stato lui a fare la telefonata anonima alla polizia dando i nomi di Marco e Alvaro, su consiglio proprio d’Ermino con il quale avevano già deciso di spartire il malloppo. Quando l’indomani la polizia li arrestò, gli trovò in casa una piccola parte di soldi e i passamontagna utilizzati. Sandro improvvisò la risposta mischiando ancora la fantasia e la realtà.

> Pò esse che spacciava?

- Um, Erminio che spacciava? Uhm! E chi ji’ avrebbe data a robba, Sa’?

> Ah, io no’ so.

Alvaro appoggiò la canna della pistola sul dorso della mano destra di Sandro, il quale in quel momento premeva dolcemente sul pomello del cambio per sfilarne la marcia. Tirò subito il grilletto. L’urlo di dolore squarciò l’aria all’interno dell’abitacolo. Dall’auto prossima al lato d’Alvaro, un anziano signore si voltò a guardarli. Alvaro abbassò il finestrino e disse al tipo che li osservava nella vecchia berlina con il vetro appannato e parzialmente lasciato aperto per il ricambio dell’aria:

Signo’ ‘n se preoccupi, era ‘na moto!

Il tale capita l’antifona cercò di aumentare la distanza tra le rispettive auto e poi diresse prudentemente lo sguardo altrove. Considerando anch’egli di non avere alcuna via di fuga, e di trovarsi a transitare nei pressi di una zona malfamata, dove la prima traversa utile, per girare ed andarsene era a circa dieci metri di distanza, decise di farsi gli affari propri.

- A Sa’, scusame, me‘nnava de provalla. Vedo che funziona e me basta! - Ma che dicevi de ‘ a robba? Chi jia dava? Mica l’ho capito, sa’...

Sandro cominciava a cedere. Il volto tumefatto era inguardabile nello specchietto retrovisore e la mano dolorante lo innervosiva. Non riusciva a pensare. Alvaro si presentava nuovamente come lo descrivevano da ragazzo. Cocciuto, perseverante, spietato. Non aveva avuto un minimo di compassione per il cazzotto che gli aveva dato, né per il colpo di pistola, ed ora aveva sicuramente il quarto e il quinto metacarpo della mano destra maciullati. Sandro si rese conto in quell’istante di non essere un vero duro come riteneva. Ora se ne rendeva conto e tutto quello che aveva combinato in giro fino a poco fa? Era nulla rispetto a quanto intuiva fosse capace di fare Alvaro. Ma alla fine che importanza aveva? Poteva benissimo ritirarsi e avere una vita più tranquilla. Pensò a Maria, ai figli e ad Alvaro che non lo avrebbe più mollato. Doveva calmarlo e sicuramente avrebbe potuto riuscirci meglio, facendogli capire quanto Erminio gli fosse necessario. Quindi disse:

Io. Io! Jia davo, io. Prima sì: c’era ‘na società. Poi l’avemo sciorta. ‘nun era cosa. Nun era serio. Ma io i sordi jio ridati.

- No, Sa’. Ti sei tenuti ‘na parte come acconto. Come garanzia pe’ ‘a merce. Jie davi ‘n carico, e lui s’o vendeva. Te riportava ‘i sordi e te jie davi ‘n’artro carico. Così funzionava.

> Va be’, te che avresti fatto, era l’unico modo pe’ ...

- Era l’unico modo pe’ fregallo, pe’ tenello stretto e guadagnacce. Magara pure in riga: ma ‘n discuto. Erminio nun valeva gniente!

> Però, ‘o giuro: ‘n so’ stato io ammazzallo. -Se dice, che è gente venuta da fori.

- E se vede ch’è cosi ch’è ita. ‘n me ‘nteressa. Sto qui, solo a cerca’ quei sordi. Quelli che jie dovevi da’. In fin dei conti , so’ li mia e de Marco, No?

> Ma perchè? Ereno quelli d’’a rapina?

- Lassa perde da ‘ndo’ venivano. I sordi ‘n so’ mai puliti. Ma che te credevi, dimme: ch’Erminio ce l’aveva de suo?

> No, ma ‘n sapevo che ereno quelli!

- E dajie! Te devo sparà pure a quell’altra de mano? Ma co’ che guidi poi? Che ce farai co’ sta machina che te devi fa’ pure l’autista?!

> Senti c’ho l’incasso de’e sale, che ‘o stavo a porta’ ‘n banca. Te do’ quello pe’ r momento. Va be?

- E quant’è? - Sicuro che me fai ride?

> Sò centocinquantamila, giusti, giusti!

- Se? Mi dai pure scambiati ‘n euri?

Sì, Arva’- Rispose Sandro che non sapeva pìù che pesci prendere. Alvaro aveva pure voglia di giocare e nella distanza un chilometro e mezzo la sua vita si stava consumando e andando in pezzi.

- E famme vede, magara me vanno a fagjolo!

> Eccoli: so’, qui. ‘na sacca. Guarda!

Effettivamente la sacca conteneva diverse mazzette, di vario taglio e la quantità poteva essere quella.

- Sicuro che so’ centocinquantamila, Sa’? Perchè si no, ‘n me basteno, me spiace ma devo insiste...

> E guarda, c’ho pure a distinta pronta de ‘a banca...

- Vabbè! Rispose Alvaro: perché n’ c’ ho tempo de controlla’. -Mo io scenno e te fai er bravo, vero?

> Si, Arva’, Si...

Non ebbe il tempo di dire altro. Alvaro gli poggiò la pistola al petto e sparò un colpo preciso al cuore. La macchia sanguinolenta si versò al di sotto del un giubbotto blu scuro che questi indossava. Qualche schizzo finì, sinistro sul vetro, ma era stato, insomma, un lavoretto semplice. Senza infamia e senza gloria. Alvaro aprì velocemente lo zainetto, n’estrasse una bottiglia di benzina che versò sul pavimento dei due lati, avendo cura di alzare i piedi prima di svuotarla nel suo. Sandro, trattenuto dalla cintura di sicurezza, era finito di lato poggiato con la nuca al finestrino. Dall’esterno sarebbe stato difficile accorgersi di qualcosa. La pallottola aveva forato il sedile e probabilmente si era conficcata nello sportello posteriore. Sandro sembrava guardarlo attonito. Alvaro si domandò se fosse stato giusto ammazzarlo - Nessuno merita di morire pensò, poi evitò di concentrarsi sulla profondità del proprio pensiero. Doveva fare le cose per bene ed allontanarsi per tempo: come la colonna avesse ripreso a muoversi, qualcuno avrebbe subito imprecato e suonato il clacson per l’intralcio, richiamando l’attenzione. Richiuse uscendo lo sportello, che la fiammata balenò fuori dall’auto. Era stato inevitabile dargli fuoco. Alvaro indossava i guanti ma c’era pur sempre la possibilità di un capello o chissà cos’altro che fosse caduto a suolo o volato da qualche parte. Non era mai stato un piromane, purtroppo però non aveva escogitato di meglio. Con l’arma ancora in pugno si rivolse al vecchietto alla guida accanto a lui, per dirgli :

- E che ce volete fa’, stavorta è stato ‘n cammion: Jie scoppia ‘a gomma!

L’anziano, alla polizia, non chiarì nulla. Ciò che vide, in effetti, fu solo un uomo di media età e di media statura, con un cappuccio di una felpa nera, calato sulla testa e un cappottino scuro indosso. Gli occhiali a specchio che questi portava, gli avevano impedito di riconoscerlo in volto. Ricordava in sostanza solo il proprio viso riflesso nelle lenti di costui. Non era sicuro che di una cosa: di quella voce roca, che ancora lo terrorizzava e distraeva, con quelle parole apparentemente ironiche: stavorta è stato ‘n cammion!

Quanto ad Alvaro, fatti pochi metri e svoltato l’angolo, trovò subito parcheggiata la sua Mercedes grigia. Fedele amica di sempre. L’abitacolo si scaldò e spannò in un attimo. Alvaro calò il cappuccio dalla testa e mise via gli occhiali e i guanti. Ingranò la marcia e si avviò tranquillamente verso casa. Procedendo nel senso inverso, sulla parallela a senso unico, quasi scevra dal traffico. Percorsi pochi metri, avvertì le sicure della vettura calare automaticamente e chiudere le portiere. Nessuno sarebbe potuto entrare all’improvviso nella sua auto. Ripassò quindi mentalmente il piano : una volta che fosse giunto in casa avrebbe dovuto bruciare nel camino, la sacca e il vestiario. Comprese le scarpe e il cappottino nero che gli piaceva tanto. Non voleva rischiare che qualche goccia del sangue di Sandro gli fosse finita addosso. Per fortuna, quando trova un indumento che gli piaceva, ne comprava sempre almeno, una doppia quantità. - Sa, diceva alla commessa, non vorrei che mi si guastasse!

La pistola fu gettata, da un ponte sul Tevere ben ripulita dalle impronte e con la corrente aumentata dalla copiosa pioggia, nessuno l’avrebbe mai più ritrovata. Alvaro, non si fidava per nulla di Sandro, magari l’arma era già stata usata e poi perché lasciare l’arma del delitto? Aveva pagato abbastanza, a suo tempo, per avere voluto tenere un ricordo della sua impresa. Per il resto aveva sempre saputo dove erano finiti i soldi di quel colpo e li aveva, per così dire, lasciati in banca. Nelle mani di due cassieri distratti. Ma quello che lo infastidiva, risiedeva anche nel fatto che nessuno dei due si fosse offerto di ridarglieli di propria sponta.

– Peccato: non avevano capito con chi avevano a che fare.

Avrebbe quindi, continuato a piovere per tutta la giornata, e Alvaro decise, che sarebbe stato meglio rimanere tranquilli in casa. Tirò il plaid sulle gambe, mentre la legna del camino ancora scoppiettava e chiuse gli occhi. Quando si risvegliò erano all’incirca le quattro del pomeriggio. Fra poco sarebbe rientrata sua moglie Patrizia. Guardò impensierito la brace ancora calda. Che cosa aveva sognato? Si, ora ricordava: Erminio che dentro una cabina telefonica chiamava assieme a Sandro la Polizia. Bene, era un passo avanti. Fino a poco tempo fa, in quella cabina scorgeva solo Erminio. Uno dei suoi sogni ricorrenti, nelle notti in carcere si stava svelando. Prese altri due ciocchi e li poggiò sulla brace. Più tardi sarebbe passato da Marco a consegnargli metà della torta.

By Veniero Rossi



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