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lavoro pubblicato sabato 19 novembre 2011
ultima lettura giovedì 14 febbraio 2019

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JURIJ ALEKSEEVIC GAGARIN

di Nigel Mansell. Letto 1021 volte. Dallo scaffale Storia

JURIJ ALEKSEEVIC GAGARIN Quest'anno son giusti cinquant'anni da quei primi centotto minuti nello spazio. Era un mercoledì, il 12 aprile 1961. Che sole meraviglioso, esclamò il piccolo cosmonauta russo. Poi entrò nella capsula d.....

JURIJ ALEKSEEVIC GAGARIN


Quest'anno son giusti cinquant'anni da quei primi centotto minuti nello spazio. Era un mercoledì, il 12 aprile 1961.

Che sole meraviglioso, esclamò il piccolo cosmonauta russo. Poi entrò nella capsula del Vostok, una futuribile ed alquanto grossolana creazione della potenza tecnologica sovietica: si rivelò estremamente efficace. Il Vostok si staccò da terra alle nove e sette minuti, il cosmodromo di Baikunur divenne via via sempre più piccolo agli occhi del giovane ufficiale. Alle dieci e cinquantacinque Gagarin ritoccherà di nuovo terra nei pressi di Engels, diventando così il primo uomo nello spazio a compiere un'intera orbita ellittica attorno alla Terra.

A distanza di anni è così malinconico e struggente ricordare quel mondo diviso tra cosmonauti, i sovietici, e astronauti, gli statunitensi; fieri contendenti nella sfida della conquista dello spazio. La guerra, che in quegli anni era diventata “fredda”, veniva combattuta dalle due incontrastate superpotenze, non più sui campi di battaglia, ma nei cieli, oltre l'atmosfera. Chi l'avrebbe vinta avrebbe potuto affermare la propria potenza tecnologica e la superiorità del proprio sistema politico, agli occhi di tutto il mondo. Quel giorno l'Unione Sovietica grazie a Gagarin si aggiudicò un'importante round della sfida, fatto che pareva prospettare chissà quali trionfi per la potenza orientale... poi le cose andarono diversamente.

Gagarin era un bel giovane schietto, era la faccia pulita del sistema sovietico. Un piccolo uomo russo, alto solo un metro e cinquantotto, cosa che non faceva sfigurare nelle occasioni ufficiali l'altrettanto piccolo presidente sovietico, Nikita Krusev (tra l'altro celebre per avere inaugurato un nuovo modo di inalberarsi, picchiando la scarpa sul tavolo del palazzo di vetro). Jurij aveva i classici tratti somatici del russo che tutti ci aspettiamo: un bel sorriso, di contrasto con tratti duri e zigomi alti, un fisico robusto da figlio di contadini. Un passato giovanile sotto la dominazione tedesca, segnato da infantili ed eroici tentativi di sabotaggio ai danni dell'invasore, completavano l'epopea del mito. Era l'uomo giusto al momento giusto: il personaggio ideale da far diventare un eroe nazionale, il simbolo di un comunismo vincente. Non è poi neanche sicuro che fu veramente il primo uomo a compiere l'impresa, si parla di parecchi sovietici morti nel tentativo o abbandonati al loro destino nello spazio, ci sono anche delle registrazioni di radioamatori in merito... ma questa è un'altra storia.

Io, a distanza di anni, sto dalla parte dei cosmonauti, perché alla fine la persero quella guerra, nonostante l'importante vittoria di Gagarin, e forse proprio per questo mi stanno più simpatici. E poi, sinceramente, preferisco il termine cosmonauta che quello di astronauta. E' così desueto ma affascinante, perché parla di un mondo che non c'è più e che a distanza di anni come tutto ciò che è passato e perso, appare più dolce grazie al trascorrere del tempo. Le enormi scritte CCCP, in rosso anche sul casco bianco di Gagarin, riportano ad un impero immenso che si dissolse improvvisamente, un sistema sicuramente crudele ed ingiusto, ma che comunque, se non altro dava la speranza che un altro mondo fosse possibile. In quegli anni appariva tutto molto più semplice, la gente secondo le sue personali convinzioni poteva dividere il mondo tra cattivi e buoni, non c'era molto da sbagliare: o i russi o gli americani. Si faceva poi un bel minestrone di popoli, conoscendo pochissimo di quei paesi che stavano oltre la temibile cortina di ferro.

Io nel 1961 non ero ancora nato. Ho la memoria dei racconti di mio padre. Lui ha la “fissa” di quell'anno, però oltre ai colossal di cinecittà, ricorda solo di Italia 61. I festeggiamenti di Torino capitale per il centenario dell'Unità di Italia, a lui che veniva da un piccolo paese della Sardegna, probabilmente apparirono come una cosa grandiosa ed insuperabile: la sua attenzione ne fu completamente assorbita. Ma in quell'anno accaddero altri fatti epocali, la crisi di Cuba; la morte suicida di Hemingway o l'errore del Gronchi Rosa; il primo concerto dei Beatles e quello dei Beach Boys e pure il debutto di Dylan; la condanna di Eichmann e il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam... ma soprattutto venne erto il Muro di Berlino, che sancì ufficialmente la sconfitta della via sovietica per la realizzazione di un'economia socialista: se devi rinchiudere la gente per non farla fuggire, tanto perfetto il sistema non deve essere...

E non ero nato neanche quando Gagarin morì. Accadde il 27 marzo del 1968. Ironia della sorte, un cosmonauta che aveva sfidato lo spazio, morì in un volo sperimentale su di un semplice Mig.

Su questo fatto si è scritto e detto di tutto, dal complotto per eliminare una figura diventata ingombrante per il regime, all'eliminazione per non farlo fuggire nelle mani dell'odiata Cia, che si dice l'avesse allettato assoldando un'avvenente spia. Si è parlato poi di un uccello trovato morto nei pressi dell'aereo, che pare avesse potuto ostruire i reattori, ma si appurò che fu ucciso da un falco. Si era anche avanzata l'ipotesi della mancanza dei paracadute, si scoprì poi che la povera gente del luogo li aveva trafugati per via della ricchezza del tessuto. Si dice ancora che si fosse imbattuto in una sonda aerostatica, oppure che il volo del Mig fosse stato disturbato da altri due aerei supersonici che lo incrociarono. La gente ricordò appunto di avere sentito il tipico scoppio di quando si supera il muro del suono. Ora, è notizia recente, si sostiene che fu un errore umano di Gagarin. Questa teoria argomenta che fu preso dal panico per via di una perdita di pressurizzazione della cabina. Il suo successivo tentativo, repentino e maldestro, di scendere di quota per salvarsi la vita causò il disastro. Io dubito di questa ricostruzione, ma forse è meglio non sapere esattamente come andarono i fatti.

Fatto sta che Jurij, a soli trentaquattro anni, lasciò una moglie e due bambine, e quel primo mitico volo dell'aprile del 1961, rimase per lui l'unico.

Nigel Mansell




Commenti

pubblicato il 20/11/2011 19.33.28
dany94, ha scritto: La corsa allo spazio fra le due superpotenze, il primo traguardo sovietico segnato da una foto come hai detto tu con quel CCCP gigante...ricordano un epoca passata che sembra lontanissima, ma che è stata solo mezzo secolo fa.

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