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lavoro pubblicato venerdì 18 novembre 2011
ultima lettura venerdì 27 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Leone, la Volpe e il Cervo

di FerencNis. Letto 6076 volte. Dallo scaffale Fiabe

Nella foresta c'è un gran fermento. Il Leone, indiscusso re è ammalato e rischia di morire. C'è una disputa accanita per trovare un degno successore. Allora interviene la Volpe che con la sua astuzia propone una soluzione...

Il Leone, la Volpe e il Cervo.

Nella foresta c’era fermento. Si era diffusa la voce che il Leone, il re degli animali, era gravemente ammalato e presto avrebbe ceduto la corona ad un successore. C’erano state molte riunioni tra gli animali per scegliere colui che avrebbe dovuto prendere il posto del re ma non avevano dato nessun risultato.

L’Orso era convinto di essere lui il successore di diritto “Sono il più forte” aveva detto “ e tocca a me regnare su tutti voi”.

Ma gli altri non erano d’accordo. L’Elefante si era opposto. Grazie alla sua intelligenza e alla sua enorme memoria riteneva che non ci fosse animale più idoneo di se stesso ad assumere il comando nella foresta. Anche lo scimpanzé aveva detto la sua: “Sono quello che assomiglia di più all’uomo” aveva affermato con orgoglio “e tocca a me comandare su tutti voi”

Ed era quello il punto. Un animale che sosteneva di essere simile all’uomo andava assolutamente tenuto lontano da ogni possibilità di dominio. Già gli uomini avevano fatto abbastanza danni nell’ambito della loro razza, ci mancavo solo che si inserissero anche nel mondo animale a creare disordini. Il Leone era stato un buon re. Aveva governato con la giusta dose di fermezza ma anche con un adeguato guanto di velluto lasciando ad ogni specie il suo spazio e il suo posto. Occorreva un degno sostituto e questo sembrava non fosse facile da scovare.

Allora la Volpe si propose di fare da portavoce: “Consulterò sua Maestà il Leone che saprà indicarmi egli stesso il suo degno successore.”

Tutti gli animali furono d’accordo e la Volpe si recò nella caverna del Leone.

Il Leone si era beccato l’influenza, era debole ma non era affatto moribondo però non aveva la forza sufficiente per uscire e andare a cacciare le sue prede e per questo non mangiava da parecchi giorni. Si sentiva debole e affamato. Quando la Volpe lo raggiunse egli l’accolse con un ruggito di dolore che risuonò terribile alle fragili orecchie della Volpe. “Sono affamato” disse “Portami una degna preda e te ne sarò riconoscente per sempre.”

La Volpe sapeva che rifiutarsi a un ordine del suo re sarebbe equivalso a condannarsi a morte per cui assicurò il Leone che avrebbe fatto del suo meglio per assolvere all’incarico e con un riverente inchino si accomiatò.

Il giorno dopo era al cospetto del Cervo e con parole mielate lo adulò.

“Salve o nobile Principe. Ti porto notizie di un Leone vecchio e morente che vede in te l’unico possibile successore. Vieni, dunque dal re, per ricevere la corona che ti eleggerà nostro Sire e che degnamente e superbamente solo tu potrai portare.

Il Cervo guardò con sospetto la Volpe. Non si fidava di quel piccolo essere malizioso. Conosceva di fama la sua furbizia e la sua falsità e il Leone ere pur sempre un animale pericoloso, anche in punto di morte.

Ma la volpe, vedendolo esitante lo incalzò: “Vorresti lasciare All’Orso la possibilità di regnare su di noi? Vorresti che fosse un animale goffo e sciocco a prendere quello che è il tuo posto di diritto? Vieni, seguimi, o nobile creatura, incedi col tuo portamento fiero e vieni ad ascoltare direttamente dal re morente i consigli necessari per governare su tutti noi.

A quelle parole così lusinghiere e mielate il Cervo non seppe resistere. Il suo ego e la sua superbia ebbero il sopravvento su ogni prudenza e si decise a seguire la Volpe.

Appena entrarono nell’antro del Leone quest’ultimo con un balzo gli fu addosso e cercò di afferrarlo. La fame di cui soffriva da giorni non gli consentirono una giusta e prudente attesa, necessaria per cogliere l’attimo giusto. Ma il Cervo era agile e forte e riuscì a sfuggire agli artigli aguzzi del Leone che gli lasciarono profondi graffi sulle orecchie. Mentre fuggiva via addolorato, forse più dall’inganno che dalle ferite stesse, il sangue colava copioso lasciando la sua traccia sulla terra umida e sulle foglie che numerose erano cadute dagli alberi.

Nella tana del Leone, la Volpe era in un angolo impaurita e tremante e osservava il suo signore affamato e impaziente. Temeva la collera del suo padrone. Lei aveva fatto un buon lavoro e non era certo per causa sua che la trappola non era scattata. Ma per esperienza sapeva che un re non è disposto a sentire ragioni. Non ammette le sue colpe neanche quando queste sono evidenti e temeva che il Leone avrebbe sfogato su di lei la sua rabbia.

Il Leone si sollevò dalla sua posizione accucciata e osservò la Volpe dall’alto della sua imponente statura. I suoi occhi fiammeggiavano d’ira e la sua voce era tonante e rabbiosa. “Trovalo!” ruggì. “E riportalo qui!”.

La volpe sapeva che era quasi impossibile riportare il Cervo nella tana del Leone ma tra questo e la certezza di essere ammazzata se solo avesse tentato di farlo presente al re degli animali scelse il male minore. Fece un inchino e si allontanò in tutta fretta nel mezzo della foresta.

Si guardò intorno e cercò le orme che l’avrebbero condotta al Cervo. Notò le tracce di sangue sul terreno che si inoltravano nel folto della foresta tra cespugli e alberi giganteschi, le seguì e arrivò nel covo dove il Cervo ferito aveva trovato rifugio. Si avvicinò cautamente e si presentò al suo cospetto.

Il Cervo la vide arrivare e folle di rabbia si preparò ad affrontarla. “Fermati, vile.” Urlò con tutta la rabbia che aveva in corpo. “Vattene, se ti avvicini ti uccido!”

La Volpe capì che avrebbe dovuto cambiare tattica. Non sarebbero servite altre parole di adulazione per convincere il Cervo, stavolta non ci sarebbe cascato. Allora lo aggredì con parole veementi e impetuose per ottenere l’effetto desiderato.

“Stolto!” urlò. “Cosa hai creduto di fare? Sei scappato come un codardo mentre il re si avvicinava al tuo volto per suggerirti i buoni consigli che ti sarebbero serviti per governare. Cercava di parlarti all’orecchio affinché tu solo potessi sentire e trarne profitto. Il re è debole e maldestro non vorrai forse farti spaventare da qualche graffio? Adesso il Leone vuole convocare l’Orso e nominare lui come suo successore. Ma forse sei ancora in tempo, se vorrai seguirmi”.

Il Cervo era frastornato. La prudenza avrebbe suggerito di non fidarsi della Volpe ma la superbia e la sete di potere, che normalmente sono le debolezze dell’uomo, albergavano anche nel cuore di quell’animale che si fece convincere dalle parole della furba Volpe. Fiero come un condottiero che guida il suo esercito avanzò nella foresta, seguito dalla Volpe, fino alla tana del Leone.

Stavolta il Leone non fallì. E il povero Cervo cadde sotto i colpi del re della foresta. Mentre il Leone divorava la sua preda, la Volpe era in un angolo che guardava. Era stanca e affamata, aveva fatto uno sforzo enorme e avrebbe desiderato almeno di essere compensata con un po’ di cibo. Sapeva però che il Leone non le avrebbe dato nulla, non mangiava da giorni ed era troppo affamato.

Dalla testa fracassata del Cervo, il cervello colò via e la Volpe con una rapida e furtiva zampata lo tirò via occultandolo. Poi di nascosto se lo mangiò.

Alla fine del pasto, dopo che il Leone aveva divorato tutto, si aggirava nervoso alla ricerca del bocconcino più prelibato, ma non riusciva a trovarlo. Allora la volpe lo anticipò e disse: “E’ inutile che lo cerchi, non lo troverai mai.”

Il leone la guardò severamente, e i suoi occhi non lasciavano intendere nulla di buono. Allora la Volpe disse con tono sicuro: “ Mio re, credi che potesse avere un cervello colui che per ben due volte è andato a infilarsi nella tana del Leone?”

E prima che il Leone potesse riflettere su quelle parole fece un inchino e sgattaiolò oltre la tana.

Mentre si allontanava nel folto della foresta un sorriso ironico era stampato sul suo muso appuntito: Aveva ancora una volta dimostrato che l’astuzia della Volpe a volte può essere più efficace della forza del Leone.



Commenti

pubblicato il 12/12/2011 17.14.15
protagonistaesoci, ha scritto: Ben fatto Ferenc, tanto per variare gli argomenti. Direi che è un'utile metafora della vita quotidiana. Nella realtà, difatti, troppo spesso accade che la "furbizia" (anche quella gratuita e mediocre) si elevi a danno del buon senso e di chi sceglie l'onestà. Che comunque non paga! Direi che questo finale sia in pieno stile John Grisham, il quale è risaputo: non ci regala mai finali trionfali. Ma sempre, dannatamente concreti e credibili

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