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lavoro pubblicato domenica 13 novembre 2011
ultima lettura venerdì 24 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INUMANO(Capitolo 2)

di Marylu90. Letto 594 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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La ford era parcheggiata davanti al bar Mitcher che apparteneva al proprietario Carl Mitcher uomo sempre energico e pieno di senso dell’umorismo.

Quella notte il bar era chiuso, Carl dormiva nell’appartamento sul retro del locale e Taylor lo sapeva bene, prese May per mano e bussò forte alla porta già danneggiata.

Nessuna risposta. Sembrava non ci fosse nessuno.

Taylor insistette e bussò ancora più forte facendo tremare la porta.

Una voce calda e infuriata rispose dall’interno

:<<Chi diavolo rompe a quest’ora?>>

Taylor tirò un sospiro di sollievo.

Taylor rispose a voce bassa:<< Carl sono io Taylor, ho bisogno d’aiuto. Ti prego apri>>

Carl spalancò la porta, indossava un grosso pigiama a strisce e teneva in mano una mazza da baseball:<< Diavolo ragazzo!! Che ci fai qui a quest’ora?il bar è chiuso da un pezzo>>

Taylor entrò trascinando dentro May ancora intontita dal sonno e chiuse la porta del bar.

<<Ma si può sapere che hai?>> domandò il barista incredulo.

<<Carl perdonami se sono venuto a quest’ora, non era mia intenzione. Ho bisogno di aiuto>> disse rivolgendo uno sguardo di compassione a May che ora cercava di tenersi sveglia.

Carl le si avvicinò:<< E questa chi è?>> domandò a Taylor .

<<Si chiama May, la stanno inseguendo…forse è meglio che ne parliamo da un’altra parte, puoi darle un posto per dormire?Ha sonno>>

Carl indicò il divano:<< Puoi riposare lì ragazzina, non ti preoccupare>>.

<< Grazie >> rispose sprofondando nel divano alquanto scomodo, ma era pur sempre un posto dove dormire.

<< Andiamo dentro ragazzo>> Ordinò Carl dirigendosi nel bar:<< Allora mi spieghi perché sei piombato qui improvvisamente alle quattro del mattino?>>

Tailor prese a camminare su e giù per il bar << Mi è successo quando sono uscito da qua, pioveva e mentre correvo questa ragazzina mi ha urtato e non era sola, due persone la stavano inseguendo poco prima. Urtando mi ha quasi

rotto il naso. Il bello è che quando le ho chiesto dove abitasse o chi fossero i suoi genitori, mi ha risposto che non lo sapeva. Gli ho chiesto chi la stesse inseguendo e lei è scoppiata a piangere, ripeteva che non ricordava niente, non sapeva niente. Piangeva disperatamente, e così mosso a pietà l’ho portata a casa e l’ho fatta addormentare nella camera di Nathaly. Nel bel mezzo della notte, ho sentito un urlo agghiacciante dalla sua camera e due persone sconosciute cercavano di legarla. Non so da dove ho preso il coraggio, ma sono riuscito a batterli e a portarla fuori da casa mia. I ladri credo siano scappati, ma non so cosa faranno adesso, la cercano disperatamente e io non posso permettere che la prendano. Tu che pensi Carl?>> Domandò fermandosi davanti al bancone .

Carl era incredulo, si sporse per guardare la ragazza che dormiva beatamente:<< Ma parli di quella ragazzina?>>

Taylor annuì. Carl si sedette dietro al bancone: << è una situazione davvero strana, ma come mai non ricorda nulla?>>

<<Vorrei tanto saperlo anche io>>rispose Taylor abbassando la testa.

Intanto May era immersa in un sonno profondo, vedeva tutto nero, non sognava nulla. Il suo respiro era calmo e il suo pensiero libero. Camminava lungo un tunnel nero, non c’era nessuno, era questo che spaventava di più, avvolta dalle tenebre senza la compagnia di qualcuno.

Pian piano il suo respiro si faceva sempre più profondo, le sue gambe cominciavano ad accelerare e l’inquietudine cresceva. Sentiva dei passi, pesanti passi che la seguivano. Ancora tutto nero. Si voltò coraggiosamente, non c’era nessuno.

La sua mente tornava tranquilla sapendo che nessuno era dietro di lei, si voltò per guardare avanti e…<<Ahhhhhhhhhhhhhh!>>.

Le luci del bar lampeggiarono minacciosamente, due lampade del locale si fulminarono provocando scintille.

Taylor corse da May che si agitava sempre di più, picchiando le mani contro il soffice divano e calciando con i piedi qualcosa d’invisibile.

<< Svegliati May!>> urlò Taylor scuotendola, Carl li raggiunse tenendo una torcia accesa davanti a se.

May aprì gli occhi e vide gli occhi verdi del suo amico che la guardavano spaventati. Si guardò intorno, scorse la torcia di Carl:<< Cosa succede?>>

<<è stato solo un black out non preoccuparti. Ma cosa hai sognato?>>domandò Taylor cercando di rassicurarla.

Gli occhi acquosi della ragazza erano fissi sul pavimento:<< Mi dispiace>>

Taylor la fissava con espressione completamente interrogativa:<< Di cosa?>>

<< Di aver spento tutto, non mi controllo>>.

Carl si avvicinò a Taylor:<< è ancora spaventata, non sa quello che dice >>

:<<No!>> esclamò la ragazza alzando gli occhi verso Taylor, che si allontanò incredulo:<< I tuoi o-occhi…>>.

Le pupille erano sparite e gli iridi del tutto dilatati.

La ragazza li chiuse e lì riaprì poco dopo. Erano tornati normali. Carl e Taylor erano a poca distanza da lei e la fissavano sbalorditi.

<< Non volevo spaventarvi, mi dispiace. Ho provocato io il Black out.>>

<<Ma come!>> disse Carl con un filo di voce

<<Non lo so, ho fulminato io le luci ho sprigionato io energia e me ne dispiace. Mi sono concentrata troppo>>

Taylor non credeva alle sue orecchie, quella ragazzina aveva qualcosa di strano, di anormale, di fantastico…come poteva non ricordarsi, come poteva non sapere il nome dei suoi inseguitori, come poteva non essere consapevole di quello che aveva. Il suo viso era pallidissimo e in penombra sembrava ancora più magra del solito. Carl si diresse verso il condotto elettrico e cercò di azionare le luci di emergenza. Il locale e l’appartamento s’illuminarono di una luce violacea e finalmente si potevano intravedere i danni del black out. Le lampade del bar erano saltate, le lampadine erano inesistenti.

May si mise a sedere, aveva dormito già abbastanza. Non voleva più riaddormentarsi, al solo pensiero di dover rivivere quel sogno le venivano i brividi. Taylor prese posto accanto lei e l’abbracciò affettuosamente:<< Non ti preoccupare, ci sono qua io, non lascerò che ti portino via te lo giuro>>.

Carl si diresse al bar e dopo pochi minuti riaffiorò nell’appartamento con due tazze di cafè fumante:<< Forza bevete che vi serve>>.

Bevvero a lunghi sorsi. Erano tutti in silenzio, Carl era poggiato al muro e li fissava:<< Cosa pensi di fare Taylor?>>

Il ragazzo scosse la testa sconsolato. Non ne aveva proprio idea, forse avrebbe dovuto portarla in ospedale per vedere cosa c’era di anormale in lei, ma c’era anche il problema dei malfattori che probabilmente l’aspettavano fuori come lupi affamati.

Cosa avrebbe dovuto fare?

La sua mente era piena di domande e di dubbi,May sorseggiava tranquilla il cafè, sembrava che non pensasse a nulla.

Per Taylor andava bene così, aveva già patito troppo quella notte.

Un dolce ricordo gli sovvenne. Era in auto, non era solo, era in compagnia di una splendida ragazza bruna dagli occhi penetranti. Era Nathaly che guardava imbarazzata le sue mani intrecciate: <<Devo parlarti Taylor. E lo sai bene>>

Taylor stringeva il volante della macchina ferma. Già sapeva cosa voleva dirgli:<< No, Nathaly non è possibile che tra me e te sia finita!>> La ragazza lo guardò dritto negli occhi:<< Taylor io non posso continuare così io ho bisogno di una persona presente accanto a me e tu non puoi esserlo>>

Taylor si sentì travolto da un’onda assassina pronta a spazzare tutto via:<<Non puoi abbandonarmi così! Io ti amo ancora!>>

<<Mi dispiace Taylor, ma io devo andare non ti dimenticherò mai>> gli accarezzò i capelli e lo baciò teneramente sulle labbra, bagnate dalle lacrime. Dopodichè uscì dall’auto correndo.

“Chissà cosa starà facendo”si chiese Taylor sorseggiando il cafè quasi freddo. Carl guardava la ragazzina che ora fissava l’interno della tazza come ipnotizzata:<<Nathaly>> disse a bassa voce.

Taylor si voltò verso di lei:<< Cosa hai detto?>>

May sbatté le palpebre e si guardò intorno:<< Niente>> disse rivolgendosi a Taylor con un sorriso.

Aveva sentito fin troppo bene. Aveva detto Nathaly.

Si alzò di scatto, quasi preso da un’ illuminazione:<< Ma certo, Nathaly !! Lei è un dottore, potrà assolutamente aiutarmi, ma non ricordo dove lavora. Devo assolutamente telefonarle. Le devo parlare>>.

Carl guardò l’orologio che segnava le 6 e trenta del mattino.

***************

Nathaly dormiva. Aveva avuto una giornata dura,impegnativa. Un suo allievo stava morendo,si trovava nella sua camera, tutto era cominciato con un attacco epilettico.

Fu subito portato nell’ospedale privato della scuola, dove il professor Dredd l’aveva curato miracolosamente. Si ripromise di rincontrare quel ragazzo, così stupefacente e dolce.

Piangeva mentre attendeva fuori nella sala d’aspetto,era riuscita a restituirgli una vita e ora lo stava riperdendo. Che sollievo quando gli fu detto che era fuori pericolo

<<Santo cielo grazie!>>esclamò abbracciando l’infermiera Granold che era appena uscita dalla stanza.

Ora sognava, eppure sentiva che qualcosa non andava. Doveva scoprire cosa.

Era da molto che si sentiva turbata, ma quando sarebbe finita quella sensazione?

Non si sentiva bene, nel bel mezzo della notte era stata svegliata da un incubo.

Ora cosa sarebbe successo?

Si sentiva male, tremava.

Aprì gli occhi che si posarono sulla sveglia del comodino che segnava le sei e ventinove.

Si mise a sedere sul letto e si passò le dita tra i capelli.

Il telefono squillò interrompendo il silenzio tombale della camera ancora scura, facendola urlare e spaventare.

Il battito cardiaco accelerò.

Poggiò la mano tremante sul ricevitore, e alzò la cornetta:<<P-pronto?>>disse abbassando la voce ancora velata dal sonno. Una voce familiare rispose dall’altro capo del telefono:<<Nathaly? Sei tu?>>

<<Si,chi parla?>> chiese, mentre si passava una mano sulla fronte piena di sudore.

<<Nathaly sono Taylor>>.

Silenzio totale. Nathaly guardava nel vuoto. Non era possibile:<<Taylor?Ah c-come mai mi chiami?e per giunta alle sei e mezza?>>.

La sua voce era ancora calda e insicura come allora, lo ricordava benissimo.

<<Perdonami Nathaly. Ho bisogno del tuo aiuto. Devo assolutamente vederti!>>

<<Vedermi?Come mai così all’improvviso?>>

Taylor esitò:<< è per una mia amica. Ti prego non posso spiegarti adesso è una storia troppo lunga e incredibile. May la mia amica ha bisogno d’aiuto, puoi darmelo ti prego!>>

Nathaly si alzò e aprì la finestra, stava pensando:<< Si, se ti serve davvero aiuto puoi venire, lo dico io al professore che aspetto una visita>>

<<Grazie davvero, mi dici dove si trova la scuola?>>

<<Si trova a New York via Sedgevic numero77, ti aspetto stesso oggi?>>

Taylor non se lo fece ripetere due volte:<<Si, si ci vediamo stesso oggi è troppo urgente>>

Nathaly annuì guardando pensierosa la strada ancora deserta e spenta:<<Va bene. A dopo>> riagganciò il ricevitore.

Cosa stava succedendo, ora si era messo in mezzo anche Taylor?La sua vita non era già abbastanza scombinata?

Eppure non le era dispiaciuto udire un’altra volta la sua voce, le faceva ricordare momenti felici e spensierati, momenti ancora sereni.

La sua vita era cambiata così in fretta, piena d’impegni e pericoli incessanti.

Che fine avevano fatto gli altri?

I suoi parenti, i suoi amici…era tutto sparito, le restava solo la scuola.

Fu una scelta difficile, ma l’unica plausibile per una ragazza speciale come lei.

*************

Taylor riagganciò e si rivolse a Carl:<<Può vedere May>>.

Attraversò il bar e raggiunse la sua amica:<<Hey piccola, andiamo da una persona speciale, può vedere cos’hai>>

May gli sorrise:<<Grazie Taylor, ti devo la vita>>

Taylor le pose una mano sulla spalla:<<Non ti preoccupare>>.

Carl tornò nel bar, ormai le prime luci del giorno cominciavano a far capolino nel bar e si udivano le prime macchine che viaggiavano lungo la strada ancora illuminata dalle luci notturne. Taylor aprì piano la porta dell’appartamento sul retro e guardò fuori.

Non c’era nessuno, solo una ford parcheggiata all’angolo della strada.

Trascinò fuori May che gli teneva la mano. Carl gli consegnò del cibo messo in un sacchetto e li salutò guardandoli andare via in auto “Speriamo vada bene”pensò mentre riapriva il bar e ospitava i primi clienti.

L’auto era già sulla strada, non c’era quasi nessuno, solo qualche camion che trasportava merci.

May guardava fuori, le scivolava tutto quello che era successo quella notte davanti agli occhi, l’unica notte che ricordava, sembrava fosse nata in quello stesso giorno.

<<Cos’hai May?>> domandò Tailor tenendo d’occhio la strada.

<< Niente, sono turbata e basta, mi sento la testa così vuota. Ricordo solo quello che mi è successo questa notte.>>

Taylor non l’avrebbe mai scordata:<<E prima che io t’incrociassi, non ricordi da dove sei scappata?>>

May scosse la testa:<<No,ricordo solo che stavo correndo in una strada buia con due individui alle calcagna>>

<< Ti succede spesso di combinare guai come nel bar?>>

May si raddrizzò sul sedile:<<Ricordo una cosa, che quella sensazione provata mentre dormivo l’ho provata anche altre volte, ma non ricordo quando >>si toccò la fronte e guardò nel vuoto.

<<Non ti preoccupare, Nathaly ti aiuterà>>.

May pronunciò già una volta quel nome e si chiedeva ancora come avesse fatto “forse legge nel pensiero”si sforzò di pensare divertitoTaylor.

Una macchina scura seguiva minacciosamente la piccola ford che sembrava non essersi accorta di niente, nell’abitacolo erano seduti Al e Joe che osservavano la ragazzina seduta accanto al suo amico:<<Ce la pagherà Al, ce la pagherà>> esclamò Joe caricando la pistola.



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