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lavoro pubblicato sabato 12 novembre 2011
ultima lettura domenica 22 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo decimo-

di dany94. Letto 660 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Dalla stanza dei bottoni alle caotiche industrie dei mondi fabbrica, la Confederazione di Solaria si mobilita.....

Capitolo decimo

Aegis e Oxyron

Soundtrack: Ground Control Soundtrack - Game track 2

Fortezza Aegis

Confederazione di Solaria, settore Solaria XII

(Approssimativamente sulla linea di confine “Borderland”.)


«Quindi la situazione tattica sul pianeta in parole povere qual'è?», domandò la voce del presidente Veleria, presente sotto forma di ologramma nella Sala di Controllo Strategico della Fortezza Aegis.

Il generale Bloes posò le braccia sul tavolo e intrecciò le dita come usava fare prima di un discorso che richiedesse molta pazienza. Gli occhi verdi dell'uomo guardarono l'ologramma come se stessero scrutando il nemico.

«Signor presidente, la situazione attuale è più che positiva: le forze d'invasione aliene sono confinate nell'area del fiume Gelea, e la guerra d'attrito sta facendo perdere loro preziose unità. Stimiamo che in tre settimane le loro linee, se mantenute senza rifornimenti, collassino.».

«Faccia lanciare un attacco in massa per accelerare tale processo, generale.», disse il presidente con un tono di voce che non ammetteva repliche. Bloes aggrottò la fronte davanti a quell'imposizione, ma non disse nulla perché il presidente si voltò verso l'ammiraglio Shia Qan-Wou, comandante in capo della flotta schierata a difesa di Eon e presente, come lei, solo in forma olografica.

L'ammiraglio alzò il mento, mettendosi sull'attenti nella sua marzialità passata alla storia. Nata su Itsuran ed arruolatasi giovanissima nella flotta della Confederazione, la donna che vestiva i gradi di ammiraglio era stata una formidabile pilota di caccia. Si diceva inoltre che avesse una fortissima paura della morte e che per questo facesse regolare uso di droghe di ringiovanimento.

«Ammiraglio, la flotta è in grado di tenere lontani gli alieni dal nostro mondo?».

«Con le forze attualmente a nostra disposizione, signor presidente, ritengo di poter fermare prima della bassa orbita qualunque offensiva.».

«Allora, signor generale, lei è libero di sferrare un massiccio attacco alle forze aliene. Le eradichi dal pianeta.».

Il ricordo della passate guerre contro popolazioni ostili e/o aliene era forte nel generale Bloes, un fedelissimo della vecchia guardia in senso strategico.

Un offensiva non era qualcosa da organizzare a tavolino, ma gli ordini del presidente erano gli ordini.

«Per suo comando, signor presidente. Sferreremo questo attacco quanto prima.».

«Le do un massimo di tre giorni, poi troverò qualcuno con più iniziativa. Io voglio risultati...la gente vuole risultati e noi dobbiamo dargliene. Lei deve darmi dei risultati. Riconquisti il fiume.».

L'ammiraglio Shian guardò il presidente con aria interrogativa, come a chiedersi chi volesse davvero dei risultati in quel frangente, ma decise di tenere per se ogni e qualsiasi rimostranza. Veleria era nota per essere una donna dalle decisioni più che fulminee.

Ed era assolutamente fedele all'istituzione che rappresentava.

«Signor presidente», disse il generale Bloes, «per sferrare un offensiva ho bisogno di più supporto. Al momento ho decine di migliaia di unità di fanteria, ma poca copertura aerospaziale effettiva e ancor meno corazzati.».

«Il fronte non permette l'uso di corazzati...si tratta di mezzo chilometro di fiume e guado...schierarli sarebbe inutile. Proceda in un attacco e vinca.».

«Ai suoi ordini...ma pretendo un bombardamento orbitale prima dell'attacco.».

L'ammiraglio Shian era favorevole all'idea, ma Veleria impose il veto: «Farebbe capire a quegli alieni che stiamo arrivando. Deve essere una sorpresa sulla note della marcia della libertà. Li sommergerà con ondate di valore e baionette, non con i cannoni poliphemus. Ha carta bianca su come sferrare l'offensiva.».

Un attacco frontale su di un fronte ristretto, con il favore delle tenebre può andare...ma senza supporto è un massacro preannunciato.


Veleria notò il disappunto sul volto del suo generale ed incrociò le braccia:

«In guerra dei sacrifici sono necessari.».

«Ma signor presidente...abbiamo già sferrato due offensive nelle scorse settimane...ci sono migliaia di soldati riversi a terra in quel fazzoletto di terra...un reparto di OPSA potrebbe...»

«Lei concluda la campagna e riconquisti il fiume e lasci le questioni spinose a me. Vedrò se Orion può concederci una legione di Orbital Paratroopers/Shock Assault.».

«Moriranno molti bravi soldati con questa offensiva», fece notare l'ammiraglio Shian, «Se avessimo dei giorni in più potremmo organizzarla meglio, signor presidente.».

Veleria guardò l'ologramma dell'ammiraglio, poi fissò il generale in carne ed ossa, quindi chiuse la discussione, iniziata molti minuti prima, con una sua personale osservazione.

«Il dovere chiama gli eroi alla guerra. Chi cadrà sul sacro suolo patrio sarà sempre ricordato. Non passa l'alieno, questa è la parola d'ordine. Gelea è ora fiume sacro alla patria, a voi il compito di difenderlo. Non deludete i cittadini...non deludete me.»


Pianeta New Mercury

Confederazione di Solaria, settore Solaria XII

Città formicaio di Oxyron


Protetti dall'atmosfera tossica del pianeta dall'enorme cupola, i cittadini di Oxyron vagavano in massa tra le vie della city, in cerca come nei giorni passati di razioni e di provviste. Essendo un mondo dedito esclusivamente all'industria , in special modo quella bellica, Oxyron doveva importare enormi quantità di cibo, acqua ed ossigeno per la sua popolazione. In cambio, era molto più difeso di Vama, con una serie di piazzeforti orbitali in grado di reggere attacchi di enorme portata.

A dispetto di questa disperata condizione ambientale, ostile in ogni modo alla più basilare forma di vita che non rientrasse fra i microbi procariotici, molte città formicaio, contraddistinte dalle gigantesche cupole metalliche, puntellavano la superficie del pianeta.

New Mercury era una palla di ghiaccio e di metallo, lontanissima dalla stella attorno alla quale orbitava, impiegando quasi duecento anni standard per compiere una singola ellissi. Colonizzarla era stata un investimento per gli altissimi costi che ora apparivano insignificanti spiccioli rispetto ai guadagni che quel mondo, popolato da quattro miliardi di lavoratori, stava fornendo.

L'intera skyline della città di Oxyron era puntellata da grattacieli che sfidavano le leggi di gravità e se stessi per alzarsi dal suolo, in un mare di grigio e di metallo. Sfidando i chilometri con le loro dimensioni e le loro stature immense, questi giganti torreggiavano sulle miriadi di casupole, prefabbricati e moduli abitativi che costellavano il suolo, inondato da strade e aero-strade che si snodavano in ogni direzione. Il “cielo” era sorvolato da migliaia di velivoli e coperto da una cappa grigia.

Le piogge, contaminate dagli scarichi industriali, erano sempre acide. Piogge gestite dal governo locale per pulire le strade...e sedare le rivolte quando queste avvenivano.


La Venirian Armor Forge Company aveva la sua sede su New Mercury, e riceveva ordinazioni per materiale bellico per un totale di 40 miliardi di dracme a semestre.

Produceva corazzati, componenti ad alta tecnologia per navi spaziali e cannoni elettromagnetici a lunga gittata. Tutto questo, con lo scoppio della guerra, era diventato ancora più necessario, e le ordinazioni fioccavano.

In quel momento, nella zona di carico e scarico della Venirian Armor Forge, stava attraccando un trasporto nero.


Lo Shadow non aveva contrassegni sulle sue ali chiuse verso l'interno, come a farlo sembrare una Y con le due barre ruotate verso il basso, capovolta. Non possedeva segni di riconoscimento nemmeno sulle fiancate o sotto il muso appuntito a foggia di punta di lancia.

Il fatto che non avesse segni identificabili e che non appartenesse

Volava sopra ai grattacieli della city senza farsi notare, scendendo lentamente verso i quartieri industriali, chiusi da una cupola interna per non fare uscire i miasmi e le incandescenti volute di fumo.

Il pilota ticchettò con le dita sulla tastiera a vetro touch screen, spostandola poi una volta finite le correzioni di manovra, con la mano libera mosse la cloche direzionale.

Non provò neanche a voltarsi per vedere se i suoi silenziosissimi passeggeri erano ancora a bordo o se ne erano andati tele-portandosi già al luogo dell'incontro. Aveva capito che lavorare con la Watchtower Guard esigeva una cosa: stare al proprio posto.

Quei mastini erano terribili.

Il trasporto slittò verso il basso con i motori ad un quarto dell'energia massima, come se stesse planando. Nel momento in cui sembrò dover fare il suo ingresso nell'infernale settore, il velivolo virò bruscamente rotta e puntò verso l'edificio centrale della Venirian Armor Forge, scendendo così verso la zona di carico e scarico.


La rampa del trasporto si abbassò con un clangore di metallo contro metallo, e parve il rintocco di una campana battuta male, appositamente stridula e rumorosa. Le luci interne erano ancora accese quando cinque figure scesero a grandi passi, facendo risuonare nell'immediato il rumore degli stivali chiodati contro la ringhiera metallica della rampa.

In testa al gruppo stava un uomo coperto da un mantello verde scuro e ombreggiato di nero, con un largo cappuccio calato sulla testa. Procedeva in avanti con un passo deciso, guardando l'area attorno a sé con occhi infervorati da una rabbia che aveva origine chissà in quale oscuro recesso della sua anima. Alzò un braccio per fare cenno ai suoi di seguirlo: l'arto era coperto da una corazza grigio scura che pareva essere stata lavorata dalle mani del nume Efesto; non una singola imperfezione era presente, e anzi, incisioni complicatissime, in un linguaggio conosciuto a pochi, erano presenti in vari punti.

Sul palmo, anche questo protetto da un guanto collegato a tale armatura, campeggiava un ottagono azzurro dentro al quale stava inscritto un pentagramma geometrico che brillava di luce propria.

Lo stesso simbolo, ornato in ogni sua area da simboli incomprensibili alla massa, era presente sul para-braccio e sull'altro palmo della mano, nonché sulla testa del suo cappuccio e sull'asta metallica che portava con sé. Tale asta aveva due lame affilate come rasoi e una punta in fondo, per poterla usare anche come una lancia. Tra le due lame aveva posto un cilindro in simil-vetro, dentro al quale danzava un energia blu come la luce di certe stelle.


Al suo fianco vi erano tre soldati chiusi in avanzate armature da combattimento completamente nere, che ne mascheravano i lineamenti e ne facevano sembrare alieni i lineamenti. Avanzavano con le armi in pugno, guardando a destra o a sinistra, come se si aspettassero una imboscata.

L'ultima figura era a prima vista simile alla prima: coperta da un mantello nero e con una andatura lenta, pari a quella di un predatore notturno. Sotto la cappa scura si potevano notare due pozzi di luce rossa in corrispondenza degli occhi ed un terzo, più tenue, in prossimità della bocca, dalla quale usciva un tubo respiratore, a malapena visibile visto il colore, che andava rientrando dentro una falda del mantello.

In mano stringeva un grande libro.


Una guardia di sicurezza si vide arrivare davanti queste figure e con il cuore che gli esplodeva in petto si mise sull'attenti, salutando i cinque inviati della Watchtower Guard. L'uomo con il mantello verde scuro domandò, con una voce che a dispetto della apparenza suonava calda e paterna:

«Siamo attesi dal presidente. Ci scorti fino al suo ufficio.».

In genere gli ordini erano di non fare passare nessuno senza previa autorizzazione, ma la guardia aprì la porta a vetri passando la chiave magnetica sul rilevatore e poi fece cenno ai visitatori di entrare.

«Come comanda.».

L'uomo dal mantello verde si rivolse a quello coperto dal mantello nero e disse: «Trovare questo oppositore sarà facile. Si nasconde fra umani normali, ed è anche in brutte condizioni di salute.».

«Dovremo entrare nel settore industriale?».

«Non metterei piede dentro a quella fogna neanche se fossi un Immortale.», rispose l'uomo con il mantello verde.

Il sempre presente Podcast del Dottor D:

La corona di capitolo più lungo passa a questo che avete appena finito di leggere! Chissà se ci saranno altri...giochi di troni in futuro! xD (Games of Thrones è già la seconda volta che lo cito xD)

Questo capitolo prende vi ha fatto prendere una pausa dal fronte per immergervi prima nei discorsi da stanza dei bottoni, dove un offensiva viene pianficata in 5 minuti con molta approssimazione, poi vi scarica su Oxyron, dove la vita vale niente e le macchine tutto.

Circa i misteriosi individui con i mantelli ne saprete di più, per ora non è necessario che conosciate tutto di loro. Per un amico ho incluso la descrizione migliorata dello Shadow, così può disegnarlo (tu sai chi sei!) xD

Beh, al prossimo capitolo di IX Legio! Commentate qualcosina, ditemi come vi è sembrato e cosa ne pensate :)

...e ora tornate a scavare quella trincea!!



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