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lavoro pubblicato venerdì 11 novembre 2011
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ricordo d'infanzia

di Marylu90. Letto 3725 volte. Dallo scaffale Sogni

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Ero seduta davanti al camino quando il telefono squillò.

Mia madre rispose e riagganciò in meno di dieci secondi.

Mi voltai di scatto e vidi le prime lacrime affacciarsi dai suoi profondi occhi azzurri.

Rimasi lì ferma, non riuscivo a staccare le mani dai braccioli della sedia e né tantomeno riuscivo a dirle qualcosa.

Fu lei a rivolgermi un finto sorriso per cercare in vano di nascondere la propria disperazione, dopodiché lasciò il salone per rinchiudersi in camera da letto.

Allora avevo dieci anni.

A volte gli adulti commettono il barbaro errore di credere che i bambini certe questioni non le capiscano.

Ma io in quel momento avevo capito che qualcosa non andava, perché fino a quel momento non avevo mai visto mia madre piangere.

Sentii i suoi pianti disperati trafiggermi il cuore a tal punto che quasi non riuscivo a non trattenere le lacrime.

Ma sapevo di non doverlo fare… Io non dovevo piangere.

Mi alzai dalla sedia e andai ad appollaiarmi davanti alla porta della stanza da letto.

Stavo aspettando che mia madre uscisse.

Passò talmente tanto tempo che quando mia madre aprì la porta mi trovò addormentata sul pavimento.

Quando mi risvegliai, mi accorsi di stare in camera mia.

Fuori era buio e la casa sembrava silenziosa.

Mi diressi verso il salone e questa volta davanti al camino era seduto mio padre.

<> esclamai prima di abbracciarlo.

Ero contentissima di vederlo.

Solitamente vedevo sempre mio padre di sera e ogni volta che ritornava da lavoro provavo sempre una gioia immensa, come se tutte le sere avessi ricevuto un grandissimo regalo.

Lui non esitò ad assecondare la mia gioia,ma quando lo guardai negli occhi capii che aveva appena smesso di piangere.

<> mi chiese a un certo punto.

<< Papà purtroppo non ha molto sonno e a quanto pare neanche tu devi averne molto>>.

Gli sorrisi e annuii con la testa.

Fu lì in cucina seduti davanti a quell’invitante cioccolata calda che mio padre mi annunciò la brutta notizia.

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In quel momento il sapore della mia cioccolata calda diventò più amaro di uno sciroppo.

Tra me e mio padre calò un silenzio angosciante.

<> quella fu l’unica domanda che posi a mio padre e lui ebbe solo la forza di annuire, dopodiché lasciando la mia cioccolata oramai non più fumante mi rinchiusi in camera.

Non piansi.

Non mi dimenai.

A quell’epoca avevo la convinzione di essere una bambina coraggiosa, forte e sapevo solo di non dover piangere per dimostrare agli altri, ma soprattutto a me stessa di essere grande.

Quella notte però feci un sogno strano.

Mi trovavo in una camera vuota senza pavimenti e le pareti erano talmente logorate che bastava un soffio per poterle abbattere.

Improvvisamente davanti ai miei occhi apparve mia nonna, la mia splendida e adorata nonna che appena sorrise la stanza cominciò a dipingersi di mille colori e da triste e logora diventò luminosa e accogliente tanto da arrecarmi al cuore una gioia infinita.

La nonna si avvicinò a me e con una tale emozione mi abbracciò e disse :<< Addio mia cara Susy. La nonna va in cielo, ma voglio che tu abbia un mio ricordo. Apri la mano >>.

Feci come mi aveva detto e improvvisamente, dal nulla, apparve un ciondolo dorato con un’enorme pietra rossa al centro e più la tenevo stretta, più mi dava forza.

Guardai negli occhi mia nonna che dopo avermi regalato un ultimo sorriso sparì come fumo e insieme a lei tutta la felicità e i colori presenti in quella camera.

Fu a quel punto che mi svegliai di scatto.

Quella mattina a scuola non feci altro che pensare a quel sogno.

Mia nonna era così affezionata a me che non riusciva ad andarsene senza prima avermi dato l’ultimo saluto.

Questo fu il mio unico pensiero, ma non riuscivo a spiegarmi da dove fosse uscito quel medaglione.

Da quel che ricordavo mia nonna non aveva mai amato i gioielli e né tantomeno quelli d’oro.

Quando mio padre mi riportò a casa trovai stranamente mia madre seduta in camera mia.

<> disse la mamma.

Notai che tra le mani aveva una busta di carta.

<> domandò serenamente .

Io annuii.

<> Disse mamma porgendomela.

Quando la tenni fra le mani capii che all’interno c’era qualcosa di pesante, ma non ebbi il coraggio di aprirla, la poggiai solo sulla scrivania.

Mia madre mi guardò stupita, ma io senza farci caso presi le mie bambole e andai a giocare davanti al camino.

Dopo cena dovetti fare i conti con la busta, non avevo il coraggio di aprirla nonostante mi ripetessi che ero una bambina forte e coraggiosa.

Poi finalmente mi sedetti e l’aprii.

Dentro c’era una lettera e un cofanetto di legno.

Spiegai la lettera di fretta e furia e riconobbi subito l’elegante calligrafia della nonna.

Esistono gioielli di tanti tipi.

Ci sono quelli falsi, quelli d’argento e quelli d’oro.

Quelli falsi sono di poco conto e se si perdono non creano dispiacere.

Quelli d’argento rappresentano la purezza e la semplicità di una persona, ma quelli d’oro più di tutti rappresentano la RARITà.

L’oro è raro come il rubino, proprio come lo sei tu piccola Susy. Tu sei stata il più bel gioiello d’oro rubino che la vita mi abbia mai potuto regalare”.

Cercai di trattenere le lacrime, ma non appena aprii il cofanetto di legno cominciai a piangere.

Dentro c’era il medaglione d’oro con la pietra di rubino che il sogno mi mostrò e che in quel momento brillava alla luce della luna.

In quel momento dimenticai di essere forte e coraggiosa.

Diventai solo una bambina triste a cui mancava tanto la sua nonna , ma stranamente più stringevo quell’oggetto, più le lacrime diventarono di meno e più il mio cuore si riempiva di gioia .

Una gioia che provo ancora oggi tenendo tra le mani il ricordo prezioso della mia cara nonna Mary.

FINE



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