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lavoro pubblicato sabato 5 novembre 2011
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo sesto-

di dany94. Letto 644 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Le ceneri ancora calde di Vama attizzano l'odio e l'ostilità. Il presidente ha così mano libera per scaraventare i suoi cittadini nella guerra...

Capitolo sesto:

WAR

Soundtrack: For all of us, full song (Halo: Believe Making of the documentary)


Pianeta Areth

Confederazione di Solaria, settore Solaria

C.Y. (Confederate Year) 16.708


Quando sentì i frettolosi passi in fondo al corridoio, il presidente della Confederazione dovette sforzarsi di non sorridere.

Sapeva già cosa stava per succedere, cosa stavano per dirgli e come volgere l'intera questione a suo immenso favore politico. Da troppo tempo la Confederazione giaceva in pace, con le mega-corporazioni, vere e proprie lobby, ridotte ad avere proventi sulla vendita dei materiali bellici ridotta all'osso.

Adesso avrebbero avuto tutto quello che volevano.


La donna più potente della Confederazione di Solaria prese un blocco di fogli interattivi, tutte vecchie scartoffie burocratiche, e si mise al lavoro, iniziando a leggere, quasi per caso, un documento giunto dal governo di Vama che chiedeva l'invio di qualche funzionario per esaminare la questione delle scuole nelle città meno abbienti.

Direi che questo problema non è più da porre alla mia attenzione...

Veleria si accinse ad apporre la sua firma sul foglio interattivo, privo come ogni sano foglio degli angoli, quando la porta venne aperta con foga da un segretario che stringeva in mano un foglio, anche questo interattivo, che doveva essere, andando per intuito, un comunicato d'emergenza.

La sua entrata brusca fece sobbalzare Veleria, che come ogni politico era una consumata attrice. La stylo-penna le scivolò dalle dita e sul suo volto si dipinse un espressione di stupore misto ad una preoccupazione crescente verso qualcosa.

Non poteva certo mostrare di sapere già cosa stesse succedendo, ma al contempo, visto l'ingresso così brusco, poteva concedersi il lusso di essere sorpresa.

«Signor presidente!».

Il segretario entrò con irruenza, sbattendo la porta contro il muro. Veleria, cercando di non sorridere davanti al coronamento dei suoi piani, si finse sorpresa:

«Segretario Shoan, cosa succede?».

«Signor presidente! Guardi questo!», ripeté lui affannato, sbattendo sulla scrivania i palmi delle mani e i fogli interattivi...


Veleria si era alzata in piedi quando, con tanta irruenza, il segretario Shoan era entrato per avvertirla di quell'immensa tragedia. Le sue mani tremanti stringevano un foglio interattivo che mostrava a ripetizione il risultato ultimo delle sue macchinazioni.

Meglio di qualunque previsione!

Un drone-camera aveva ripreso, con tanto di telecamera in FULL HD, l'intera scena dell'attacco al pianeta e allo Shipyards; le spettacolari immagini delle detonazioni termonucleari che balenavano oltre l'atmosfera, la devastante esplosione della Winged Honor...

«Oh miei dèi...» mormorò la donna, lasciandosi cadere sulla poltrona, con le pesanti braccia abbandonate lungo i fianchi. Il foglio interattivo scivolò dalla presa delle sue dita e si adagiò lentamente sul pavimento marmoreo intarsiato con estrema abilità.

«Quante...quante vite...», cercò di chiedere lei con parole sconnesse; Shoan si sentì rabbrividire nel vedere la donna più potente della Confederazione di Solaria venire distrutta dalla notizia dell'attacco a Vama.

Era sempre stata una donna d'acciaio, capace di affrontare le ardue sfide che il suo ruolo le imponeva, ma ora la notizia l'aveva messa in ginocchio.

Con la gola secca, il segretario Shoan riferì la terribile cifra:

«Cinque...miliardi di vittime accertate, probabilmente saliranno ad otto...non hanno potuto difendersi, è stato un massacro.»


CSS Valkyrie-class “Furia”

Posizione non determinata, a circa 40 anni-luce da Vama

62 minuti standard dopo l'arrivo ad Areth della notizia dell'attacco.


«La flotta aliena che ha sferrato l'attacco alla Colonia di Vama è ora sparpagliata nel settore, in attesa di nuovi ordini. Il bollettino più aggiornato riporta che il numero delle vittime dell'attacco è di sette miliardi, ottantasei milioni e cinquecento dodicimila accertati.»

Il comandante Wisam guardò lo schermo olografico, balenato dal suo tavolo tattico, ascoltando al contempo le parole dello speaker, un ufficiale di terza categoria.

Sulla parete di immagini video proiettata da una minuta sonda luminosa comparvero nuovamente le veloci immagini della distruzione della CSS Valkyrie-class “Winged Honor”, seguiti dal conto delle vittime, in numeri cubitali, che campeggiava sullo sfondo del pianeta nuclearizzato.

Wisam si rese conto di essere vivo solo perché era in pattuglia con la sua nave ed altri due vascelli. Loro si erano salvati dalla morte, al contrario di sette miliardi di esseri umani che avevano pagato con la vita la slealtà degli alieni.

«Questo è un comunicato ufficiale dalla Piramide Dorata: tutte le navi da combattimento presenti nel Settore Solaria XII, XI e X devono passare immediatamente in fase di massima allerta. Allarme blu, stabilire condizione etha in tutte le navi. Riperto: stabilire condizione etha in tutte le navi.».

Wisam chinò il capo, disperato.

Non voleva crederlo.

Mentre il comunicato ufficiale si faceva sentire, le immagini avevano mostrato una panoramica di Tevios devastata dalle esplosioni nucleari.

La sua famiglia, tutta la sua famiglia, era di Tevios.


Pianeta Kryòs (prima K-7beta)

Confederazione di Solaria, settore Solaria VIII

C.Y. (Confederate Year) 16.708


La folla che si era ammassata al centro della strada centrale di Reblis, dopo alcune ore dall'arrivo delle prime immagini dell'attacco, non si era ancora dispersa, ed anzi, era andata aumentando sempre di più.

Insieme al suo numero cresceva la rabbia, la tristezza e l'odio.

Lo schermo centrale smise di fare vedere le immagini dell'attacco a Vama, cambiando bruscamente inquadratura e luogo: ora mostrava l'ufficio del Presidente della Confederazione, con la scrivania in legno di noce dietro alla quale stava seduto niente meno che lo stesso presidente.

La notizia l'aveva scioccata, ma la sua indole battagliera l'aveva fatta rimettere in piedi per fare quell'annuncio.

Sola, davanti alle telecamere del C-Network, il presidente Veleria irradiava un composto dolore che non poteva non fare credere a chiunque che la notizia avesse colpito il suo cuore al pari di quello di qualunque altra persone nella Confederazione di Solaria.

Prima ancora che lei aprisse bocca, ogni altro suono, in tutti i mondi abitati e governati dall'umanità in quel braccio di galassia cessarono come d'incanto. Prendendo un profondo respiro, bilioni di individui, che fossero lavoratori nulla-pagati di Forge World oppure stra-pagatissimi manager, volsero i propri sguardi verso gli schermi ed attesero.


Ancora una volta, la sua presenza, minuta ma carica di un carisma coinvolgente e autoritario, catturò Antares. Si presentò al suo popolo con una dolente solennità, come se per davvero avesse il cuore gravato dal senso di perdita e da quelle morti.

«Cittadini...amici! Patrioti! Umani che vivete dentro e fuori dalla Confederazione...vi prego di unirvi a me per un minuto di silenzio in onore di coloro che hanno perso la vita a Vama e nei luoghi colpiti dall'attacco.».


Lo sguardo del presidente era una maschera di gelida sofferenza che si piantò, come una vera e propria lama, nel cuore di ogni cittadino confederato.

Da una parte all'altra dell'enorme Stato, per sessanta secondi esatti cessò ogni attività: dai mercati finanziari alle fabbriche, nessuno osò emettere alcun suono.

Nei campi di Ares i soldati lasciarono a metà i loro addestramenti e concentrarono la loro attenzione sugli schermi del C-Network.

Ogni bandiera era stata posta a mezz'asta, su ogni pianeta.


«Raramente noi abbiamo abbassato la guardia. Non siamo un popolo guerrafondaio, che cerca nella violenza gratuita la propria identità, bensì un popolo di illuminati scienziati, di scrittori, di musicisti, di poeti. Vama era un polo culturale, un gioiello della corona della Confederazione! Ma ogni volta, ogni singola volta...», disse le ultime tre parole con un rincaro, forzandole di più e con rabbia, «Ogni volta che abbiamo abbassato la guardia, credendo di poterci fidare di questi alieni, loro ci hanno pugnalato alle spalle.».


Forse fu la sua voce così convincente, oppure il fatto che in un certo senso aveva ragione, ma comunque sia le sue parole sortirono l'effetto voluto: milioni di persone, in un singolo istante, si riscoprirono ad odiare quegli alieni come la peggiore delle calamità.

Perché erano così ostili alla razza umana? Invidia, doveva essere sicuramente l'invidia che provavano verso una civiltà superiore come quella dell'uomo.

Mikeal sentì in cuor suo montare un odio senza forma e consistenza verso gli alieni. Prima di allora, come ogni cittadino confederato, non aveva mai considerato quegli esseri alla pari, e si era limitato ad ignorarli com'era giusto che fosse. Ma adesso sentiva che avevano passato il limite.

Vama era stata colpita a tradimento, solo per infliggere una ferita all'orgoglio della razza umana.


«Mai, prima d'ora, ero stata spinta a provare un tale dolore. Mai, prima d'ora, ero stata costretta a sopportare qualcosa così vicino all'essere insopportabile. Il mio cuore piange per la morte di miliardi di innocenti, piange per la distruzione di tanta bellezza, piange per il sacrificio! Di quale sacrificio parlo? Di quello delle navi di stanza allo Shipyards, che per difendere Vama hanno dato la vita in una impari lotta contro un nemico disonesto e sleale.».

L'addolorata voce del presidente attraversava le stelle ad una velocità maggiore di quella della luce, toccando ogni singolo apparecchio in grado di riceverla. A bordo delle navi civili e militari in orbita attorno a Vama, giunte lì per portare i primi soccorsi, la sua voce giunse come una manna dal cielo a rincuorare gli animi di chi si stava impegnando per salvare delle vite, a sprezzo della propria e del pericolo.


Mikeal guardava rapito il grande schermo. Non poteva staccare i suoi occhi da lì, ne fare altro se non guardare e sentirsi esattamente come il presidente. Provava lo stesso dolore, e voleva infliggerne altrettanto al nemico, per sentirsi ripagato.

Il nemico.

Quella parola ora suonava così giusta per descrivere gli alieni. Più di “stranieri”, “diversi”, “alieni”, la parola che sentiva migliore per descriverli era “nemici”.

Un paio di concittadini di Mikeal, entrambi di Reblis ed entrambi membri della Colonial Homeland Guard, posero a mezz'asta la bandiera della Confederazione che fino a poche ore prima svettava orgogliosa vicina allo schermo.


«Ma adesso, miei compatrioti, è arrivato il momento di rialzarci, di estrarci il pugnale dalla schiena e puntarlo nel cuore di chi lo ha conficcato. Il senato, riunito in via del tutto straordinaria, ha dato il via libera a qualunque azione di rappresaglia contro il nemico. Dico nemico perché di questo si tratta, da ora in avanti, fino alla loro completa distruzione.».

Il presidente fece una pausa e abbassò gli occhi. Con un movimento lento e controllato si alzò dalla sua poltrona e si posò la mano destra sul petto, laddove stava il cuore. Alzò gli occhi alle telecamere con un piglio deciso, combattivo, ed esclamò:

«Finché il fuoco di una pira non mi consumerà, io impegno me stessa e il ruolo che rappresento in questo giuramento: per ogni vittima che la razza umana ha oggi dovuto subire, l'Alleanza ne pagherà dieci. Dieci di loro per uno di noi, questa è la proporzione! Solo esseri inferiori come loro avrebbero potuto fare una cosa del genere, e noi siamo stati degli sciocchi a non cancellare questi parassiti dalla faccia della nostra galassia quando ne abbiamo avuto l'occasione.».


Lontano, su ogni pianeta della Confederazione, quelle parole echeggiarono come il tonfo di una cascata. Colpirono i cuori di ogni singolo essere umano, conficcandosi in esso con la forza di quel già citato pugnale.

Vama bruciava.

Attraverso le immagini e i video, ogni cittadino della Confederazione aveva visto la caduta di Vama e dello Shipyards. Chi aveva attaccato, l'Alleanza A'rel, non sapeva di avere appena incominciato una guerra che sarebbe stata ricordata da lì a mille anni. Anche quando tutti i soldati sarebbero stati polvere, il ricordo del giorno dell'infamia (di chi, poi?) sarebbe rimasto.


«In virtù dell'autorità conferitami dal mio ufficio, dal senato e dal mio incarico, io, Veleria Esythia, tremila duecentosedicesima presidente della Confederazione di Solaria, vi informo che siamo in guerra con l'Alleanza A'rel.

A partire da questo momento, e fino alla completa loro distruzione, noi siamo in guerra. Non ci sarà pace, fra noi e gli A'rel, fin quando non avremo ridotto i loro mondi a distese di cenere come loro hanno fatto con Vama.».


Sparsi attraverso la volta dello spazio, bilioni di esseri umani, riuniti sotto una sola bandiera ed ora sotto un solo comune destino, urlarono la loro approvazione a quelle parole. Come una febbre virale, le grida si alzarono da ogni pianeta.

Coloro che in quel momento esultavano per la velocissima decisione del governo, ben giustificata dall'aggressione subita, ancora non sapevano quanto quella guerra sarebbe stata dura, quanti miliardi sarebbero stati i morti, e quante le lacrime versate per seguire una decisione dettata da motivi tutt'altro che patriottici.

Guardando il proprio riflesso nella telecamera, e ammirando così il proprio capolavoro, Veleria si sentì padrona dell'intera Confederazione: avrebbe avuto l'autorità massima visto lo stato d'emergenza, e questo voleva dire arruolamento, quindi immense spese belliche.

Avrebbero dovuto armate decine di milioni, se non miliardi, di soldati dal valore più o meno prossimo allo zero con i quali vincere quella guerra.

L'avrebbero vinta, lei ne era sicura.

Le perdite che ci sarebbero state erano dettagli secondari.

Podcast del dottor D:

Questo capitolo è stato, tralasciando il due-parti "The day comes", quello più lungo del libro, ed anche uno dei più statici. In effetti, per 5 pagine non succede niente, ma è qui che c'è l'errore.

Le parole del presidente agiscono molto più di una intera armata: il suo piano ha funzionato, sull'altare della guerra ha sacrificato Vama e ora ha una intera nazione infuriata e sgomenta; il potere di cui dispone è senza limiti, e il profitto che ricaverà enorme.

Quello che per pochi è una questione di denaro, è invece un vero colpo al cuore per la gente semplice. le bandiere a mezz'asta, lo stupore, il terrore verso questo evento catastrofico fanno da catalizzatore, da colla per una società, quella Confederata che stava andando sfaldandosi e dividendosi.

più che fare notare le citazioni, volevo fare notare questo punto. Ora che il preambolo alla vera storia è quasi finito, potete vedere le "nuvole oscure" citate dal titolo?



Commenti

pubblicato il 06/11/2011 18.58.33
mistero, ha scritto: ma allora lo hai finito questo libro...
pubblicato il 06/11/2011 21.09.53
dany94, ha scritto: diciamo che me lo divido in parti per evitare di avere sezioni troppo dense. Dark Clouds tratta dell'attacco a Vama e della dichiarazione di guerra, come il proemio dell'Iliade, mentre First Wawe è incentrato sui primi atti di guerra, però il libro è sempre IX Legio
pubblicato il 07/11/2011 10.55.38
mistero, ha scritto: cioè intendevo che lo hai già scritto tutto e lo pubblichi a pezzetti...
pubblicato il 07/11/2011 14.44.55
dany94, ha scritto: No, scrivo circa 3 o 4 pagine al giorno verso sera tardi, quando ho tempo :)

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