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lavoro pubblicato venerdì 4 novembre 2011
ultima lettura sabato 28 novembre 2020

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VisioniAlternative: In un mondo migliore (2010)

di Garp89. Letto 846 volte. Dallo scaffale Cinema

Secondo appuntamento con la rubrica di world cinema - recensioni di opere cinematografiche provenienti da tutto il mondo...

Questa recensione, secondo appuntamento di VisioniAlternative,è la prima dedicata a un Paese che negli ultimi tempi ho imparato ad amare e che vi invito a scoprire, cinematograficamente parlando si intende (non ho ancora avuto la fortuna di visitarlo personalmente): sto parlando della Danimarca. Paese che ha saputo esprimere negli ultimi anni una serie di autori e film degni di nota. Se gran parte del merito della rinascita e dell’affermazione del cinema danese a livello internazionale è sicuramente attribuibile a Lars Von Trier, che rimane ancora oggi il cineasta più conosciuto e acclamato del suo paese ( è lui il fondatore del celebre Dogma95, movimento che ha influenzato molti “autori” non solo in Danimarca nella seconda metà degli anni 90, e della casa di produzione Zentropa che è oggi la più importante della regione scandinava), è vero anche che sulla scia del suo genio sono emersi tanti altri “nomi” a cui il talento non manca di certo.

Premettendo che ritornerò a parlare del Dogma95 e altre realtà del cinema nordico recente, mi è sembrato giusto iniziare l’esplorazione di questo “mondo” parlando del film che ha vinto l’Oscar per il miglior film in lingua straniera quest’anno, chiudendo idealmente il circolo di notorietà e riconoscimento che la Danimarca ha meritatamente acquisito. meritatamente.

IN UN MONDO MIGLIORE (titolo originale: Hævnen “Vendetta”) di Susanne Bier. La firma su questa pellicola è di sicuro prestigiosa: La Bier ha diretto film che hanno avuto numerosi riconoscimenti ( “Non desiderare la donna d’altri” del 2004, del quale è stato fatto il remake Usa “Brothers” e “Dopo il matrimonio” già nominato agli Oscar nel 2006). Inoltre la sceneggiatura è ancora una volta scritta a quattro mani con il fido Anders Thomas Jensen (il vero “genio” del moderno cinema danese, Von Trier a parte: quasi tutti i film più importanti e acclamati degli ultimi dieci anni portano, direttamente o indirettamente, la sua firma).

In questo film l’azione si svolge parallelamente in due ambienti molto diversi tra loro: una tranquilla cittadina danese e le sterminate praterie africane. Anton è un medico che presta servizio volontario in un campo profughi in Africa. È un uomo forte, dotato di un grande spirito di solidarietà e un solido senso etico. Si divide periodicamente tra il lavoro in Africa e la sua famiglia in Danimarca. Una famiglia che però sta andando a rotoli. Anton e la moglie Marianne si stanno per separare e a soffrirne è soprattutto il figlio Elias, un ragazzino timido e insicuro, facile preda dei bulli a scuola. Un aiuto provvidenziale al povero Elias viene da Christian, un ragazzo giunto da poco nella sua classe, che ha recentemente perso la madre e si è appena trasferito con il padre da Londra. I due ragazzi stringono subito una forte amicizia, uniti anche dalle difficili situazioni familiari, ma c’è una grossa differenza nel loro carattere: tanto è debole e impaurito Elias, quanto sicuro di sé, imperturbabile e vendicativo Christian. Sarà lui a trascinare Elias in una spirale crescente di vendetta e violenza che finirà per coinvolgere e mettere in pericolo anche le rispettive famiglie …

L’idea di “In un mondo migliore” nasce, a detta della stessa regista, dalla volontà di dimostrare come l’immagine idilliaca e perfetta dei paesi e delle società nordiche che risiede nell’immaginario comune sia inesatta e fuorviante. Anche la Danimarca soffre di quella crisi profonda che investe la moderna società occidentale. E guardando questo film non può non tornare in mente la celebre frase del principe Amleto “C’è del marcio in Danimarca”. C’è davvero del marcio in Danimarca, quel marcio che si annida un po’ dentro ognuno di noi uomini occidentali e che non risparmia nessuno, neanche i più piccoli. Allora forse l’unico posto dove è possibile trovare un po’ di purezza e “redenzione” è quell’Africa dove lavora il dott. Anton, negli occhi incontaminati di quei bambini che affollano numerosi il suo ospedale da campo? O forse anche questo mondo “primitivo” ha le sue brutture, la sua parte di “marcio” ben più evidente e superficiale di quello che cova sotto l’apparenza della “civile” Europa . Ma allora, da che parte dobbiamo guardare per trovare quel mondo migliore del titolo?

Sono questi gli interrogativi, anche scomodi, che ci pone la visione di un film che è però soprattutto, e prima di tutto, una coinvolgente e intensa storia di formazione, la storia di due ragazzi e della loro amicizia, un rapporto forte dai risvolti “distruttivi”, del loro percorso di iniziazione verso il Male che è però anche un percorso di iniziazione alla Vita e delle rispettive famiglie che sole possono interrompere l’oscuro processo intrapreso dai loro figli.

I punti a favore del film sono sicuramente uno stile asciutto e diretto, in pieno stile nordico, che non lascia spazio a facili sentimentalismi, e il parallelo tra i due “mondi”, continuamente richiamato, che è la vera originalità della pellicola. A sfavore c’è forse un finale che può sembrare troppo buonista, per come si era svolta la storia, ma che in fondo non stona con quello che è il messaggio che la regista vuole lanciare, che è un messaggio di moderato pessimismo che lascia però aperto uno spiraglio di speranza. E forse è proprio questo, che a prima vista può sembrare un punto dolente, il pregio del film: La Bier usa sapientemente le armi del cinismo e dell’angoscia che coglie lo spettatore senza però arrivare a dare il colpo di grazia, offrendo un’immagine non forzatamente consolatoria e neanche irrimediabilmente disperata, ma sempre in divenire, della realtà.

In conclusione, “In un mondo migliore” non sarà forse il miglior film danese degli ultimi anni (a detta di molti non sarebbe neanche il miglior film della regista) ma resta un ottimo film, consigliato a chi vuole immergersi per la prima volta nel ricco e complesso mondo del cinema nordico ( senza scomodare i “mostri sacri”, beninteso).

La frase da tenere a mente:

(il padre di Christian): Non lo capisci? Se tu lo picchi, lui ti picchia, poi tu lo picchi … e va avanti all’infinito, come una guerra.

(Christian): Non se colpisci duro la prima volta …

/Fabio/



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