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lavoro pubblicato giovedì 3 novembre 2011
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 18)

di Ciaby92. Letto 892 volte. Dallo scaffale Pulp

Vorrei far esplodere la televisione, cantare una canzone senza fine, disegnare ritratti con un dito sul vetro appannato di una Golf scassata, fare esplodere armadi con i sogni chiusi ermeticamente nei cassetti.

Capitolo 18

Tutte le mie buone intenzioni ruotano alle esigenze del mio cazzo. Per questo, e per la mia mancanza di clienti per quest’oggi, io e Thomas abbiamo spinto Massimo ad unirsi al nostro capriccio di corpi. E lo voleva anche lui.
Erika, al contrario, era costretta ad una serata poco romantica con un cliente a cui piace farsi pisciare in bocca da donne disinibite e capaci di tenere gli uomini a bada, con violenza e sensualità.

Questo le aveva scritto un tale su una mail, offrendole una cifra astronomica alla quale non poteva rinunciare.

Thomas era d’accordo con questo ménage à trois per la sua solita diffidenza e il suo sadismo: pensava fosse un modo per ferire ulteriormente quell’uomo dagli occhi grandi.

Mentre gli praticavo una fellatio e Thomas mi spediva nel cosmo con un rimming appassionato, Massimo fumava una sigaretta con lo sguardo malinconico.

Sembrava non provasse alcun piacere, quindi gli ho chiesto: “Che hai?”

E lui, improvvisamente incattivito: “Continua a succhiare, troietta!”

Sono solo una puttana, una calda e vogliosa puttana, un oggetto sessuale, un giocattolo per bambini viziati. Anche quando faccio sesso intenzionalmente con qualcuno, provo questa ripugnante e malsana sensazione. Per questo vorrei picchiarlo a sangue, ma mi freno un attimo. Cerco sempre di picchiare chi cerco di amare e di aiutare.

Voglio distruggere la bellezza.

Voglio distruggere la purezza.

Voglio distruggere il magnetico volto di massimo, fino a farlo diventare irriconoscibile per le botte ricevute.

Concretizzatemi in un baratro.

No, non sono una puttana. Sono un mostro senza fauci, né scaglie. Senza artigli o boati spaventosi. Sono uno spettro vendicativo che ha posseduto il fragile corpo di un ventenne, un malevolo diavolo che crede di essere l’anima di questo povero cristo chiamato Davide.

Sono violenza animale, istinto, follia… la volgare polivalenza di tutti gli uomini.

Con questa triste fellatio, sto cantando la lirica e disperata morte della morale, l’etica per gli animali da compagnia, la filosofia da posacenere. Sono il mostro di tutti questi contrasti: la vergine e infetta maledizione di essere vivi e terribili, di fare del male per sopravvivere, di non essere più soli, di piangere come invasati in pubblico o con un cliente, mentre il suo schizzo di latte seminale ti disegna costellazioni luminose sul volto.

A volte mi rendo conto che il frutto del piacere maschile sono piccoli bambini che potrebbero nascere, crescere e diventare persone capaci di cambiare questa discarica di ideali vuoti e utopie surreali. E invece, questi bambini mi si spiaccicano sembre in faccia, destinati a morirmi addosso, perché questo mondo non cambierà, non cambierà mai.

Vorrei far saltare il parlamento, dar fuoco ai deputati, distruggere banche, strappare soldi, allagare le ville dei borghesi, rigare con le chiavi di casa auto lussuose che non potrei permettermi neanche con entrambi i reni, bruciare bauletti Louis Vuitton, sperperare insulti, illuminare coscienze, dare un lavoro serio ai laureati e mandare nei campi gli ignoranti raccomandati troppo bravi a spompinare, distruggere i set dei reality show, strappare i libri di Moccia, le pellicole di Muccino, di Boldi e De Sica.

Vorrei tagliare le mani a chi taglia i fondi dell’istruzione, dell’arte e della cultura, falciare i leghisti, scardinare questo schifo di rigore borghesotto brianzolo del nord italia, dove l’uomo è uno tirato e scansafatiche e la donna sguattera.

Vorrei abbracciare le prostitute costrette a vendersi ad ignoranti che non sanno della loro condizione. Vorrei ucciderli, tutti quegli ignoranti con il volto beota.

Vorrei sopprimere certi insegnamenti del cattolicesimo, ipocrita religione sull’amore, ma che accetta solo quello eterosessuale, perché finalizzato alla riproduzione, e quindi alla catena di montaggio. Macchina per imballaggi. Alienazione telematica. Bambini considerati come prodotti di mercato. Madri che sclerano. Padri ridotti al silenzio.

Vorrei picchiare quelle troiette che si vendono solo perché non hanno veri e propri talenti, ma vogliono puntare in alto. E loro, guarda caso, ci arrivano sempre, mentre chi merita mai.

Voglio condannare il fatto che nel lavoro ci sia la tendenza ad assumere solo persone di bella presenza, mentre gli scherzi della natura sono destinati a scherzarsi da soli, chiusi negli oblii filonazisti che ci portiamo segretamente sulle spalle. Leggi di Darwin di merda.

Vorrei dire agli studenti universitari che il loro pezzo di carta dovrà pur valere qualcosa, ai preti di parlare di meno e agire di più e a Brunetta che è lui l’Italia peggiore.

Nello stereo, “Venus In Furs” dei Velvet Underground. Mentre penso a tutto questo, sto per venire.

Vorrei far esplodere la televisione, cantare una canzone senza fine, disegnare ritratti con un dito sul vetro appannato di una Golf scassata, fare esplodere armadi con i sogni chiusi ermeticamente nei cassetti.

Voglio tutto questo.

Ma tutto, sempre, si esaurisce, con quell’implacabile schizzo.

Sempre. Poi c’è solo il buio.

E la tristezza dell’illusione.



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