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lavoro pubblicato lunedì 31 ottobre 2011
ultima lettura sabato 2 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

TRE MONETE

di mifi77. Letto 443 volte. Dallo scaffale Sogni

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TRE MONETE

Al crepuscolo, in un angolo morto, l’ennesimo barbone:

- Aiuto… - con voce flebile.

Mi accosto: - Sta male?

- Aiuto…

La morte in diretta. Non voglio assistere. Chiamo il 118 e attendo.

Tre baldi giovani e una ragazza imbardati nelle loro linde divise arrivano, lo mettono su una barella e lo sistemano dentro.

- Lei è un parente?

Scuoto il capo.

- Un amico?

Altro diniego con sorriso ironico.

- Venga anche lei, la prego…

Come si fa a dir di no a una bella ragazza? Salgo.

Ossigeno, misurazione del polso, termometro…

Un braccio gli cade inerte e istintivamente gli prendo la mano, dura, callosa e presumibilmente sporca. Me la stringe. Ricambio. La ragazza mi sorride.

Visita al pronto soccorso: infarto. Di nuovo:

- E’ un parente? Un amico?

Diniego, perplessità. Mi giustifico mentendo:

- Una volta eravamo vicini di casa…

Tutto chiaro, lo conosco, se no… che senso avrebbe aiutare un barbone?

Penso a ciò che dovrei fare prima di sera, guardo l’ora: è tardi. Aspetterò che sia fuori pericolo. Ogni mezz’ora lo controllano, aggiungono fiale alla flebo. Chiedo.

- Se all’alba sarà ancora in vita, vorrà dire che è fuori pericolo.

Decido di attendere l’alba, tanto quella stanza è vuota… E poi parlano di sovraffollamento degli ospedali!

Lui si addormenta. Guardo la cartella ai piedi del letto: Salvatore Diologuardi. Mi chiedo se è un salvatore o se ha bisogno di essere guardato…

Dorme saporitamente e respira regolarmente, forse l’ho salvato… Io? Ho salvato una vita umana? Possibile? L’idea mi fa star bene, per la prima volta dopo tanti anni.

Mi alzo e passeggio, ripenso alla mia vita, i piccoli errori, le grandi delusioni… Lo guardo e provo a immaginare le “sue” delusioni. Devono essere state terribili.

Avanti e indietro, avanti e indietro, ogni dieci minuti uno sguardo all’ora… Mi stanco, mi seggo. Ho sonno.

Poggio un braccio e la testa sul lettino accanto. E’ fresco, è morbido, sa di pulito, mi addormento.

Un raggio di sole sugli occhi… Che fastidio! La solita fortuna. Apro gli occhi e sento il bisogno di sciacquarli, ma prima mi assicuro che il tizio respiri ancora: sembra star meglio di me. Vado in bagno e mi sciacquo il viso, poi l’asciugo alla buona con la carta del grosso rotolo.

Torno da lui, è sveglio:

- Grazie…

- Come sta?

- Mi dà del lei? Meglio…

- Era infarto, ma ce la farà.

- Prenda la giacca, per favore…

Dalla tasca tira fuori delle monete:

- Sono tre monete, da un fiorino, da dieci e da cento… Come elemosina danno di tutto. Questi valgono poco, ma in mano a lei varranno una vita.

Non capisco, lo guardo interrogativamente.

- Per ognuna lei potrà esprimere un desiderio… e si avvererà. Ne ha?

Rifletto, ricordo… Certo che ne ho!

Mi fa: - Dica, signore…

- Vorrei tornare indietro nel tempo…

- Di quanto?

Rifletto: - Trent’anni…

Scuote la testa: - Al più venti!

Rifletto e accetto, poi incerto prendo la moneta da dieci fiorini.

Lui scuote la testa: ci vuole quella da cento. E’ giusto.

- La tenga forte col pugno chiuso ed esprima mentalmente il desiderio…

Lo faccio… Sento una folata di vento. Apro gli occhi e noto la finestra aperta e un mucchio di malati, ma lui non c’è. Entra un’infermiera e mi caccia via:

- Non si può stare qui a quest’ora!

Fuori noto subito le vecchie automobili. Riflesso sulle vetrine il mio viso giovane. Capisco: ho ventotto anni! Tutto è di nuovo possibile! Sono di nuovo scapolo! A casa… i miei genitori!

Corro, non ho bisogno dell’autobus, sono giovane! Vedo esposto un PC e mi fermo: modello antichissimo e… prezzi da orbi! Magari non c’è nemmeno internet…

A casa abbraccio mia madre, che mi ordina di andare a comprare il pane. Al rientro… mio padre! Quanto ho desiderato rivederlo! Lo abbraccio forte in silenzio. Si stacca e mi osserva sbalordito:

- Che cos’hai oggi?

- Niente, papà, ti voglio bene, e anche alla mamma. Non trascurare la tua ulcera, papà…

Guardo la mia cameretta, rivedo le mie cose, non oso spostarle. Dopo il pranzo mi scende il sonno, e mi addormento profondamente.

Mi sveglio, mi lavo ed esco. Devo riabituarmi a tutto. Ceno in silenzio. Mamma dice:

- Marco, sei strano oggi…

- Non è niente, mamma, sono felice di essere tra voi.

Trattengo a stento le lacrime.

Il mattino dopo… all’università! Facoltà di Scienze, sì, Scienze, primo anno. Ricordo la foto dei suoi ventiquattro anni, non sarà molto diversa!

Per quattro giorni cerco come un disperato, non posso attendere, a vent’anni si fidanzò sul serio, non mi darebbe retta…

Un’altra moneta, ce ne vuole un’altra, basterà quella da dieci fiorini? Proviamo…

Moneta in pugno, occhi chiusi, una preghiera.

Riapro gli occhi, ricomincio a camminare e cerco. Disperatamente la cerco senza tregua, poi comincio a informarmi. “Come si chiama?” mi chiedono. Ha un nome particolare, con quelle due a che stridono. Poi mi suggeriscono di chiedere in Segreteria.

“Me lo diranno?” chiedo. “Certo!” “E la privacy?” “La … che cosa?”

“Vieni, sei un timido…” mi dice una collega, “Chiederò io per te”. Alla fine mistero risolto: si è trasferita a Perugia. Perché? Qualche voce, qualche pettegolezzo: faceva troppa politica. E’ vero, adesso ricordo che me l’aveva detto.

A casa dico a mio padre che voglio frequentare l’ultimo anno a Perugia. Mi risponde:

- Posso pagarti solo la camera, per il resto dovrà bastarti la solita paghetta.

Accetto, mangerò alla mensa, niente bacco, né tabacco, né Venere, soltanto lei, se la trovo.

Per tutto il mese di Settembre giro e cerco, guardo e giro. Oggi sono proprio stanco, ma continuo e… la vedo! Mi commuovo, ma mi freno perché lei stessa mi si rivolge:

- Mi sembra di averti visto a Scienze… Puoi darmi un’informazione sul testo di Analisi? Tu quale usi?

Sì, posso dargliela, ma su quello d’ Ingegneria; comunque posso bleffare, prendere tempo, offrirle un caffè… Quanti amori sono iniziati davanti a una tazza di caffè?

* * *

Ha accettato il caffè, ma ha fretta, è distratta. Non mi sorride, mi ascolta appena. Sbocconcella un dolcino, poi mi saluta e va via. Mezzo caffè è ancora lì.

Sarà dura, forse impossibile. Pago ed esco malinconico. Ho ancora un fiorino, lo guardo: è un fiorino ungherese, vale poco.

Cammino e incontro un uomo, malandato. Somiglia a qualcuno, mi saluta. Lo riconosco e mi fermo. Gli dico:

- Vorrei un parere… - e tiro fuori il fiorino. - Basterà per farla innamorare?

Sorride e scuote la testa.

Capisco: - E’ poco, eh? Forse, se avessi ancora la moneta da cento…

Quasi mi ride in faccia:

- Non capisci? Neanche se fosse una moneta da mille, potresti usarla… Con la potenza delle mie monete hai vinto il tempo… poi hai vinto lo spazio. Adesso però non puoi vincere i sentimenti, non fanno parte del mondo fisico…

Mi sgomento: - E allora?

- La moneta puoi buttarla via. Lei ti amerà se la conquisterai, ma quel fiorino non serve più a nulla.

Biascico un ringraziamento e mi allontano. Una giovane mendicante, forse albanese, stende la mano e io le do il fiorino. Ringrazia sorridendo.

Cirri rosa a strisce decorano l’orizzonte.

f i n e



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