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lavoro pubblicato lunedì 31 ottobre 2011
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HOCUS PELOCCHIUS - A HALLOWEEN TALE

di Ladeeflake. Letto 3414 volte. Dallo scaffale Fantasia

La vecchia arrancò fino alla porta della capanna e, una volta entrata, trascinò il cadavere davanti al caminetto. Era stanca, aveva scavato tutto il giorno per dissotterrare quel corpo e ora i calli dei piedi le dolevano maledettamente........

La vecchia arrancò fino alla porta della capanna e, una volta entrata, trascinò il cadavere davanti al caminetto.

Era stanca, aveva scavato tutto il giorno per dissotterrare quel corpo e ora i calli dei piedi le dolevano maledettamente.

Le ci voleva un tonico, una bella pozione fatta con ali di pipistrello, bile di furetto, capelli di una banshee e occhio di un morto.

Gettò uno sguardo al cadavere. Dopotutto non ne avrebbe risentito, era morto da più di un mese. Si chinò sulla salma, cacciò due dita nell’orbita putrefatta e gli staccò quello che un tempo fu un perfetto bulbo oculare.

Si avvicinò al calderone di peltro e, dopo avervi buttato l’occhio e gli altri ingredienti, lo attaccò al gancio dello spiedo spingendolo sul fuoco.

«Ora concentriamoci sull’incantesimo. Pelocchio, dove sei?»

La vecchia megera si guardò attorno, per quel che era in grado di vedere: il suo occhio lattiginoso rimaneva ormai fisso senza dare segni di vita, e scorse una sagoma scura sopra la sedia a dondolo vicino alla finestra.

«Pelocchio, stupido gatto, scendi di lì subito e vieni ad aiutarmi»

Il gatto nero, vecchio quanto la strega, aprì gli occhi stiracchiandosi lentamente. Gli anni dell’agilità erano passati da un pezzo e Pelocchio, ormai spelacchiato, impiegò del bello e del buono per scendere dal giaciglio.

La megera sbuffò impaziente. «Animale inutile, ti farò fuori un giorno di questi» e così dicendo gli sferrò un calcio tanto forte da farlo atterrare dritto sul tavolo.

«Bene, cominciamo. Vieni qui stupida bestia e leggi per me il grimorio»

Pelocchio si sedette composto davanti al libro consunto, dimenando la coda storta e mozza.

Il gatto girò febbrilmente le pagine, fino ad arrivare all’incantesimo che avrebbe riportato in vita John Russel e, trovata la pagina, radunò gli ingredienti elencati.

«Mhm…gatto, fermati!» ordinò la strega «Sei sicuro che servano zanne di cinghiale?»

La vecchia avvicinò così tanto l’occhio buono al grimorio, che il naso adunco finì dritto tra le pagine.

«Mhm…mhm…non zanne di cinghiale! Zampe di maiale, stupido felino!» La voce gracchiante riempì la stanza e la strega, afferrato il gatto per la coda, lo lanciò tra le fiamme del camino.

«Ben ti sta, essere senza cervello! Che ti serva di lezione!»

Il povero gatto, abbrustolito e tossicchiante, uscì dalle fiamme inciampando qua e là.

Pelocchio non era un gatto normale, la fattucchiera gli aveva fatto un incantesimo per renderlo immortale, tuttavia gli anni passavano anche per lui e, nella sua anima pulciosa, Pelocchio non vedeva l’ora di liberarsi di quella gran seccatura che era la sua padrona.

Ma il cimitero degli animali era ancora lontano per Pelocchio che, sempre più malandato, doveva assolvere tutti i compiti che gli venivano dati, in cambio di qualche topo e un po’ di formaggio.

Il gatto gettò tutti gli ingredienti nel pentolone e rimase a osservare le varie sfumature assunte dalla brodaglia che la strega rimestava con tanta cura.

Per niente al mondo avrebbe voluto essere al posto del povero John Russel. Pelocchio era vecchio, è vero, e la sua memoria vacillava, ma ricordava John Russel come se l’avesse visto il giorno prima.

Mentre la pozione sobbolliva, ricordò mestamente il volto del mago e le circostanze della sua morte.

Era la notte di Halloween del milleseicentosettantaquattro e lui, giovane, ronfava acciambellato sulla sua sedia a dondolo preferita. La notte era calata sulla brughiera e la nebbia si alzava lenta dai campi.

Pelocchio udì un rumore, un colpo alla porta. Aprì un occhio e guardò il mondo da sotto in su. In casa era tutto tranquillo, il fuoco scoppiettava nel camino e la megera era impegnata nell’altra stanza.

Un altro colpo alla porta lo fece sobbalzare. Questa volta non c’erano equivoci, qualcuno voleva entrare in casa.

Pelocchio s’ingobbì sbadigliando e, agile, saltò sulla trave di legno del sottotetto per osservare la scena dall’alto.

«Apri, lo so che sei li dentro!» intimò la voce maschile dalla veranda.

Altri colpi alla porta e altre grida.

Pelocchio sapeva che quella vecchia asse di legno che sprangava la porta era tenuta lì per magia; di certo non avrebbe retto a tanta forza se così non fosse stato.

Una donna bellissima scese le scale che portavano al piano di sopra. Era la padrona di Pelocchio, ma era bella, bella da togliere il fiato. Aveva lunghi capelli color nocciola e grandi occhi neri che la facevano assomigliare a un cucciolo sperduto. Ma era anche cattiva, la strega più cattiva che avesse messo piede sulla faccia della terra.

Cornelia, questo era il suo nome, corse alla porta stringendosi nella vestaglia.

«Strega! Mi stavi tradendo!» urlò l’uomo.

«Cosa ci fai qui?» chiese Cornelia guardando lo stregone con rancore.

«Sento l’odore di un umano, lo so che è qui. Dimmi dov’è!»

John entrò in casa lanciandosi il mantello dietro le spalle.

«Come ti permetti di presentarti non annunciato!» gridò Cornelia.

«Sgualdrina! Non ho bisogno di farmi annunciare, ho tutti i diritti di andare a trovare la mia amante! E ora dimmi dov’è l’umano!»

John corse su per la scala di legno e trovò effettivamente un uomo nel letto di Cornelia.

Quello che accadde dopo fu molto confuso e Pelocchio era ancora così giovane che si perse alcuni passaggi magici molto importanti.

Tutto quello che capì fu che John uccise l’umano e poi maledisse Cornelia. Questa, convinta di spezzare la maledizione una volta morto lo stregone, cercò vendetta.

Si recò dal governatore e dichiarò di essere stata soggiogata da un adoratore del demonio, da uno stregone.

Le guardie corsero subito a casa di John Russel, lo prelevarono e lo portarono nelle galere della città. John fu torturato tutta la notte e impiccato all’alba del giorno dopo.

Tuttavia la maledizione non si spezzò e Cornelia ne subì le conseguenze per secoli.

Ora, distrutta dalla vecchiaia e dall’odio, voleva riportare in vita John Russel quel tanto che bastava per farsi togliere il maleficio.

«Vieni Pelocchio, aiutami a travasare la pozione»

La megera si trascinò fino alla credenza e ne estrasse un’ampolla, poi tornò al tavolo e, aiutata dal gatto nero, versò il contenuto del calderone dentro la fiala di vetro.

«E ora, Pelocchio, al cimitero! Finalmente torneremo giovani!» l’occhio buono brillò alla luce del fuoco.

Il gatto si domandò perché la strega fosse così sicura delle sue parole; come avrebbe convinto John Russel a spezzare la maledizione?

La vecchia zoppicò fuori di casa, seguita dal povero Pelocchio che faticava a stare al passo; oltrepassarono la staccionata di legno, girarono attorno alla catapecchia e si arrampicarono su per la collina nel fitto del bosco.

Impiegarono circa un’ora per arrivare al cimitero e Pelocchio ringraziò di essere immortale perché un paio di volte cadde a terra stecchito per la fatica.

Arrivati alla tomba di John Russel, Cornelia e il suo gatto si sedettero. Mancavano pochi minuti alla mezzanotte e la strega aveva atteso quel momento per trecentotrentasette anni.

«Bene…bene. Vediamo…Pelocchio, prendi il libro» ordinò.

Pelocchio fu colpito da un infarto e cadde a terra di nuovo. Si era dimenticato il grimorio nella capanna.

Cornelia lo guardò con odio disumano. Alzò la mano verso il gatto e facendolo lievitare lo scaraventò contro un albero.

«Mi arrangerò da sola! Mhm…mhm…dovrei ricordarmi qualcosa…mhm…»

La strega prese a cantilenare parole incomprensibili, ma che evidentemente erano un vecchio incantesimo molto potente.

«Picchi-licchi-micchi-tricchi…»

Nel frattempo Pelocchio si riebbe e raggiunse la padrona proprio mentre questa stava versando la pozione sulla terra che ricopriva la tomba.

Svuotata l’ampolla, Cornelia rimase in attesa di qualche segno con il fiato sospeso e dopo pochi minuti…l'arto di un cadavere fendette la terra.

La mano putrefatta e piena di larve di mosche si fece strada, seguita da un corpo marcio e puzzolente.

Al momento John Russel non era quello che si poteva definire un uomo tutto d’un pezzo, perché di pezzi ne aveva persi tanti: le orbite incavate erano ormai tane per topi; la bocca storta ricadeva di lato sulla guancia, rivelando una serie incompleta di denti marci dalle radici esposte. Da ogni lembo dell’abito sudicio, ricadevano vermi, lombrichi e millepiedi.

Tuttavia John Russel stava ritto sulle sue gambe scricchiolanti e poté di nuovo respirare l’aria della notte con il liquame che aveva preso il posto dei suoi polmoni.

«Buonasera John…» lo salutò Cornelia sfregandosi le mani ossute.

John guardò il proprio corpo marcio e poi fissò la donna. Sarebbe parsa irriconoscibile persino alla propria madre – se questa fosse stata viva – non fosse stato per il medaglione appeso al collo: quello raffigurante un corvo dalle ali spiegate.

«Cornelia…?» domandò.

«Si, si, John. Proprio io» biascicò la vecchia.

John scrutò le proprie mani e scacciò via un paio di ragni che avevano tessuto una ragnatela dei palmi consumati.

«In che anno siamo, di grazia?» chiese.

«Siamo nel duemilaundici, mio caro»

Pelocchio pensò che la donna volesse sedurre John per convincerlo a togliere la maledizione, ma seduto composto dal suo cumulo di erba, considerò che tra i due, il più affascinante, nonostante tutto, fosse il cadavere del povero stregone.

«Sono passati trecentotrentasette anni. Perché mi hai risvegliato?» domandò brusco.

«Mhm…mhm…vedi John, sono passati trecentotrentasette anni e la tua maledizione ancora mi perseguita. Guardami, sono vecchia, John! E non dovrei esserlo, tu sei morto!»

«Certo che sono morto, brutta strega! Tu mi hai fatto uccidere, tu mi hai consegnato al governatore!»

«John caro, quella notte tu mi hai maledetta, non avevo scelta!»

«Ti ho maledetta perché sei una sgualdrina!» poi guardò la donna da sotto un su «O almeno lo eri, non credo che nessun uomo ti abbia toccata ultimamente» aggiunse ghignando.

Cornelia fece per scagliargli un incantesimo, ma John la fermò.

«Ah-ah…attenta cara, se mi uccidi di nuovo, dovrai attendere altri trecentotrentasette anni prima di risvegliarmi. Non credo ti convenga…»

«Maledetto…»

«Vedo che conservi ancora il tuo bel caratterino…e anche quel gatto rognoso»

Pelocchio si sentì un po’ indignato. Era vecchio è vero, aveva pure qualche pulce, ma non era rognoso e rimpianse di aver provato compassione per lo stregone.

«Povera bestia, sopportarti per tutto questo tempo. Merita di finire i suoi anni in un posto migliore»

Le pupille di Pelocchio si strinsero e un po’ della compassione tornò nel cuore del gatto.

«Cosa vuoi da me Cornelia?» domandò John infine.

La strega tentò di ergersi in tutta la sua statura, per quanto glielo permetteva la gobba.

«Voglio che tu mi faccia ritornare giovane. Togli la maledizione John e io troverò un corpo per te. Ti farò ritornare, saremo insieme di nuovo, come ai vecchi tempi»

John parve riflettere per qualche istante poi riprese a parlare.

«Cornelia, mia cara. La notte che tu mi facesti arrestare dal governatore, le guardie mi portarono nelle galere e lì, Cornelia, mi torturarono. Con uncini incandescenti mi lacerarono il ventre e puntarono dei chiodi sotto la mia testa per obbligarmi a stare seduto e osservare come mi sventravano. Vidi ogni centimetro del mio intestino venire estratto, poi tagliato e riannodato in qualche modo, rificcato nella mia pancia. Mi buttarono qualcosa di acido sui testicoli e con delle pinze me li strapparono. Non ancora soddisfatti, perché non avevo fatto nomi di altri maghi e streghe, martellarono le mie ossa fino a sbriciolarle; mi infilzarono gli occhi e li strapparono. Svenni per il dolore e mi risvegliai sulla forca, poco prima che il boia aprisse la botola. Comprenderai quindi che non mi basta tornare, voglio di più Cornelia…»

«Farò tutto quello che vuoi, John!» disse la vecchia prostrandosi ai suoi piedi.

«Tutto?» chiese lui.

«Tutto» rispose lei.

«Prendi il tuo gatto e scendi in città. Mi servono dei cadaveri, ma freschi. Preferibilmente giovani»

«Quanti mio signore?»

«Cinque. Poi portami cinque corpi ormai in decomposizione. Cinque foglie di quercia, cinque topi, cinque penne di corvo. Un litro di sangue di salamandra, cinque occhi blu e cinque occhi neri. Fai in fretta, perché la pozione funzioni è necessario che tu la beva nell’ora esatta in cui morii»

«Farò più in fretta che posso, mio signore» e prendendo a calci Pelocchio ruzzolò giù per la collina.

Cornelia arrivò in città. Sulle finestre di ogni casa erano appese lanterne a forma di zucca, scheletri di cartone, ragnatele di zucchero a velo. Nei giardini dei più facoltosi vi erano anche enormi zucche intagliate con volti diabolici.

Entrò in diverse case, uccise, squartò, fece a pezzi. Pelocchio, raccapricciato, si rifiutò di assistere allo scempio e rimase di guardia fuori dalle porte.

Infine, dopo aver dissotterrato cinque cadaveri putrefatti, tornò sulla tomba di John Russel.

Lo stregone aspettava la megera accanto a un calderone bollente.

«Hai tutto?» chiese l’uomo.

«Oh si, si!» rispose estasiata la donna, intenta a ripulirsi dal sangue.

«Pelocchio, passarmi gli ingredienti» ordinò il mago.

Il povero gatto trascorse l’ora seguente a gettare pezzi di cadaveri nel paiolo, finendo lui stesso dentro la pozione un paio di volte.

Quando fu pronta, la vecchia si gettò ai piedi di John. «Grazie, grazie mio signore. Finalmente sarò di nuovo giovane e bella, sarò libera! Dammela, dammela mio signore. Dammi la pozione» l’occhio bramoso e la bocca bavosa della strega cercavano avidamente il calice della pozione.

«Cornelia…Cornelia, sempre impaziente, vero? La vecchiaia non ti ha insegnato nulla, dunque? Ecco, prendi il calice e goditi la pozione»

John passò il calice tra le mani tremanti e avvizzite della strega che trasfigurata dalla gioia prese a gridare.

«SI! SI! FINALMENTE, LA GIOVINEZZA, L’IMMORTALITA»

Cornelia bevve a grandi sorsate, sotto gli occhi di Pelocchio ormai rassegnato a mummificarsi vicino a quella vecchia svitata e sotto quelli di John che osservava la scena con uno sguardo pieno di trionfo e allo stesso tempo di commiserazione.

«John, John…quanto tempo impiegherà la pozione a fare effetto?» domandò la voce rauca.

«Oh, poco mia cara. Vedi, già funziona»

Cornelia si guardò le mani e poi i piedi. Si stavano sciogliendo. La strega cominciò a contorcersi e a gridare. Il dolore lancinante della carne divorata da vermi voraci era troppo. Era ancora viva, ma si stava decomponendo.

«Maledetto, mi hai ingannata! Mi hai ingannata!»

«Mia cara, hai detto tu che avresti fatto tutto quello che volevo!» rispose il cadavere, trionfante.

«Io volevo solo tornare giovane…giovane…» e in un gorgoglio rauco quel che restava del cranio della donna, si sciolse.

Pelocchio rimase a guardare la scena impassibile. Si era levato di torno la megera, ma non si era liberato dall’incantesimo.

Quasi John gli leggesse nel pensiero, lo chiamò a sé.

«Gatto, vieni qui»

Pelocchio si trascinò sciancato fino alla tomba, dove John lo toccò con la mano.

«Libero te ab aeternitate quoniam immodice tulisti. Vai Pelocchio, ora sei libero»

Gli occhi di Pelocchio si dilatarono e John fu quasi certo di vedervi spuntare una lacrima, prima che il piccolo corpo fosse ridotto a un cumulo di cenere.

«Bene, bene. E ora non mi resta che tornare a dormire»

John bevve una sorsata di pozione e facendosi strada fino alla sua bara concluse soddisfatto «Buona notte!»

www.ladeeflake.com

BUON HALLOWEEN A TUTTI!



Commenti

pubblicato il 31/10/2011 20.47.42
SarahJenniferRobin, ha scritto: Molto bello! Mi piace il tuo stile, davvero. Riesco a figurarmi in ogni particolare... Complimenti!
pubblicato il 31/10/2011 20.47.47
SarahJenniferRobin, ha scritto: Molto bello! Mi piace il tuo stile, davvero. Riesco a figurarmi in ogni particolare... Complimenti!
pubblicato il 01/11/2011 0.53.21
Ladeeflake, ha scritto: Ti ringrazio molto! E' bello sapere di riuscire a coinvolgere il lettore :) torna presto a leggermi!
pubblicato il 01/11/2011 2.32.01
Tatylop, ha scritto: Bello questo racconto di Halloween
pubblicato il 02/11/2011 1.18.54
Ladeeflake, ha scritto: :)) grazie!

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