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lavoro pubblicato lunedì 31 ottobre 2011
ultima lettura martedì 25 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo terzo-

di dany94. Letto 595 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L'umanità. Ha vissuto in pace, tra le stelle, accettando di non disturbare per non essere disturbata. I confini infuocati dalle schermaglie non preoccupavano seriamente più nessuno da decenni. Si diceva “Siamo al sicuro”. E si sbagliava. Pe..

Capitolo terzo

The day comes part I Soundtrack:

Battlestar Galactica opening USA

L'umanità.

Ha vissuto in pace, tra le stelle, accettando di non disturbare per non essere disturbata.

I confini infuocati dalle schermaglie non preoccupavano seriamente più nessuno da decenni.

Si diceva “Siamo al sicuro”.

E si sbagliava.

Perché alla fine, inevitabilmente, arriva il giorno.


Pianeta Areth

Confederazione di Solaria, settore Solaria

C.Y. (Confederate Year) 16.708


«Signor Presidente...posso chiederle per l'ultima volta se è davvero sicura?».

Nel grande ufficio, arredato con lusso e con non poco gusto estetico, la voce del vice-presidente Ender Alui'il risuonò simile alla domanda di un qualunque giornalista.

Veleria finì di firmare un plico di fogli interattivi con la stilo-penna, li raccolse prendendoli dai bordi e impilandoli per bene fece per riporli nella cassetta di forma ottagonale, la stessa dei fogli, della posta firmata, senza rispondere al suo vice-presidente.

«Sign...».

«La risposta è sì.», tagliò corto lei mettendo il cappuccio alla penna che ripose poi nel barattolo quadrato con gli angoli tagliati, «Capisco i tuoi dubbi, ma salverà la nostra confederazione.».

«Ma moriranno milioni di persone...», mormorò Ender, incredulo, ora come la prima volta, davanti alla fredda decisione della donna più potente della galassia. Veleria aveva deciso di mandare a morte tutte quelle persone per salvare l'unità del paese? Non era troppo drastica una decisione simile?

«Milioni?», ripeté lei con aria pensierosa, alzando gli occhi all'alto soffitto della stanza per staccarli dalla marea di burocrazia ancora da sbrigare.

Ender annui: «Pensi solo alla prima ondata di attacchi!».

«Non ne moriranno milioni, Ender.».

«Cos...?»

La donna abbassò lo sguardo e nei suoi occhi lampeggiò qualcosa, forse un riflesso gelido come doveva essere il suo cuore, e con uno sguardo inspirato disse: «Ne moriranno miliardi.».

Pianeta Vama

Confederazione di Solaria, settore Solaria XII

C.Y. (Confederate Year) 16.708


Solaria XII era un sistema stellare ricco e prosperoso, nonostante fosse sul confine. Le miniere sugli asteroidi e il commercio di materie prime, compreso l'ossigeno puro per i forge worlds, avevano garantito al pianeta Vama, capitale del sistema, un costante flusso di liquidi.

Vama, colonizzato da quasi mille anni e tre secoli, era ancora una gemma lapislazzuli blu come quando i coloni lo avevano raggiunto.

Baciata da un sole giallo-bianco situato alla giusta distanza per fare germogliare la vita, Vama rappresentava un mondo completamente diverso dal freddo Kryòs o dalla iper-urbanizzata Areth.

L'acqua, che copriva il 78% del pianeta, dava al pianeta il suo sano colorito azzurro-blu oceano, ed era stata lasciata il più possibile incontaminata dagli scarichi industriali e dall'inquinamento. Severe leggi erano state stilate su Vama per preservare l'ecosistema naturale, a scapito della produzione industriale che era per questo molto più ridotta.

I coloni non volevano, infatti, finire come un forge world.


Shipyards di Seto.

Alta orbita di Vama

8:00 della mattina


Lo shipyards di Seto, fermo nell'oscurità senza fine dello spazio, riposava tranquillamente.

La struttura aveva la forma di una gigantesca “E” disposta orizzontalmente sulla quale s'intersecavano due strutture, una inferiore e una superiore, a foggia di una ipsilon, che facevano da banchine e punti di attracco per le navi spaziali in transito nella regione. Diversi altri posti erano collegati, attraverso una rete di treni a levitazione magnetica che venivano sparati da un capo del binario all'altro, alla struttura principale.

Quello spazioporto ospitava decine di vascelli militari e civili, ed era il porto natale della III flotta di Solaria XII, in quel giorno era affollato da migliaia di marinai, piloti, soldati e civili scesi dalle navi per festeggiare il week-end.

Facevano affidamento sulla rete di satelliti spia “occhi di Hermes” per sorvegliare i confini e avvistare eventuali navi ostili in avvicinamento. Diverse pattuglie di vascelli di media e bassa classe facevano la spoletta fra un satellite e l'altro, pronti ad intervenire in caso di emergenza.


Pianeta Vama

Confederazione di Solaria, settore Solaria XII

C.Y. (Confederate Year) 16.708

Ore 8.00


Nello spazio, laddove niente poteva vivere, una crepa elettrostatica apparve dal nulla, sferzando lo stesso con le sue saettanti spire di energia. Quella crepa tinta di viola scuro s'allargò in un istante, formando il profilo di un immenso mostro di carne e di metallo che, da lì a pochi secondi, apparve.

Il suo viaggio nelle profondità dello spazio era durato pochi attimi grazie alle precise coordinate per lo spostamento iper-luce.

La struttura centrale era quella di un arco o di un semicerchio posto in verticale, un po' come una lettera “C” ruotata, che si curvava, non senza sprezzo delle leggi della fisica, verso l'interno, allungando quelle che parevano due lame ricurve verso una struttura piatta e più bassa che si allargava ai fianchi dell'arco.

Tale struttura assumeva la forma di una grande mezzaluna affilata come un rasoio. Nasceva dall'arco e si allungava ai suoi due lati con un diametro gigantesco, superiore agli ottocento metri per singolo fronte. Dal retro si queste lame si potevano scorgere una serie di tentacoli bio-luminscenti che si agitavano lentamente nello spazio senza gravità.

Quella nave non era sola.

In un secondo, quarantanove crepe elettriche squarciarono l'alta orbita di Vama, facendo apparire una intera flotta di quelle navi da guerra. La stessa scena stava avvenendo attorno alle colonie spaziali, alle lune e alle basi militari dislocate nel settore.

Gli alieni conoscevano il come, il quando e il dove.


Il sole illuminava con ignara generosità le immense forme delle navi da guerra aliene ora esposte alla sua luce, sopra la parte ovest del pianeta.

Quei vascelli apparsi nell'alta orbita di Vama inizialmente erano stati disorientati dall'arrivo disordinato e non in formazione, ma adesso si stavano schierando per sferrare il loro attacco, prendendo lentamente l'assetto necessario per poter sferrare l'attacco preventivo.

In ognuna di quelle navi vi era molta attività, ma in particolare, nella sala di comando dell'ammiraglia, stava avendo luogo una discussione il cui esisto, già scontato, aveva avuto, per un momento, il potere di decidere il fato di Vama.


«Sono pronto ad ubbidire al suo comando.», disse Wan'ari Yelis Jargareeina. L'alieno di razza clay guardò torvo il sommo alieno di razza zandar che, seduto sul suo trono, guardava attraverso uno schermo olografico l'immacolata sfera di Vama.

Lo zandar, Otari, fece schioccare nervosamente i piccoli tentacoli bio-luminescenti alla base del collo prima di volgere il proprio sguardo verso l'enorme clay. Wan'ari si mise sull'attenti, imponente nei suoi due metri e cinquantanove centimetri, e sostenne lo sguardo privo di occhi di Otari.

«Io sento che tu hai dubbi, ammiraglio.».

«Siamo stati in relativa pace con gli umani. Mettendo da parte qualche scaramuccia sui confini sono decenni che non ci facciamo vivi.».

«E quindi?», la voce tranquilla di Otari, proiettata nella sua mente, era come un calmante contro il quale Wan'ari faticava a combattere. Il clay fece un passo in avanti, ticchettando con gli artigli ricurvi delle gambe sul pavimento gelido della plancia, e rispose: «Ci siamo ignorati dopo l'ultima guerra, e questo ha fatto bene ad entrambi. Perché ora sferriamo un attacco che porterà ad una nuova guerra?».

Lo zandar fece fluttuare il suo trono sino alla vasta console principale della sala, formata da una specie di lunga ringhiera piena di cavi nei quali scorreva sangue; dentro la ringhiera vi era dell'acqua nella quale correvano numeri e lettere -i pensieri della nave-, senza soluzione di continuità.

«Tu sei un guerriero, non capisci che la minaccia delle armi a te prossima. Se potessi piangerei per la morte che stiamo per arrecare agli umani, ma...o loro o noi. Ci avrebbero attaccato e spazzato via se ne avessero avuto l'occasione, io conosco la loro specie. Questo...».

La sua vista mentale contemplò l'incredibile panorama del pianeta sottostante la nave ammiraglia.

«...è un attacco preventivo.», concluse Otari nella mente del guerriero, che chinando il lungo capo oblungo parve annuire. Il possente guerriero odiava in cuor suo essere comandato da uno zandar, e disprezzava ancora di più la decisione di muovere guerra agli umani.

Un secolo prima li aveva affrontati sul campo, scontrandosi anche contro un jarichans. Non voleva vedere di nuovo una guerra contro l'umanità: quella razza aveva la straordinaria caratteristica di adattarsi alle minaccie e di rinforzarsi sotto pressione.

La coda biforcuta e dotata di una sua speciale colonna vertebrale frustò l'aria, emettendo una debole scarica elettrica che si disperse nell'aria. Le lame ossee che crescevano sul lato superiore e inferiore delle ossa erano infatti attraversate da una debole corrente elettrostatica.

«E così diamo inizio a questo genocidio...»

Nota dell'autore (o Dottor D, se lo preferite)

Ho diviso il capitolo in due parti per non avere un pezzo troppo lungo da dover scrivere. Il prossimo pezzo sarà abbastanza drammatico, quindi volevo dargli il giusto climax

Ah, sì...metterò sempre una piccola nota dell'autore, sempre se non vi crea fastidio. Ancora una volta, il pezzo ha in sé delle citazioni ad altre opere, (non solo il soundtrack preso da Battlestar Galactica) e se lo desiderate, posso mettere al termine di ogni capitolo una rubrica che contiene le citazioni, i riferimenti e gli omaggi alle opere a cui mi ispiro per scrivere.

Al prossimo capitolo: "The day comes part II". grazie per l'attenzione :)



Commenti

pubblicato il 03/11/2011 11.14.35
mistero, ha scritto: per quanto riguarda le citazioni, passo, tanto non ne becco una :) cosi, trai ispirazione da altre opere... :)
pubblicato il 03/11/2011 14.28.19
dany94, ha scritto: La trama la invento io, anche i personaggi, ma non nego che ci sono influenze da altre opere, inevitabili quando scrivi di fantascienza :) Le citazioni sono un gioco diciamo :) citazioni, incastri e riferimenti sono un gioco che faccio anche per divertirmi quando scrivo :)
pubblicato il 15/11/2011 21.24.45
ENIGMA95, ha scritto: Correggimi se sbaglio ma vorrei un po' a chiarirmi le idee su qualche dubbio che mi ha suscitato questo capitolo: cominciamo dal nome del settore in cui e situato il pianeta Vama, il fatto che si chiami SolariaXII(probabilmente derivato da sole o dal sistema solare) non credo sia un caso, almeno venendo da te, :) il fatto che Vama sia un pianeta azzurro mi fa inevitabilmente pensare ad un altro pianeta azzurro vicino ad un sole giallo-bianco che in teoria dovresti conoscere... :) conoscendoti potrei pensare che la descrizione del pianeta Vama richiami, almeno parzialmente, il pianeta Terra...e il sapere che non metti niente a caso conferma la mia ipotesi...ci ho preso? Comunque gran bel capitolo Tenente! ;)
pubblicato il 15/11/2011 21.33.17
dany94, ha scritto: la denominazione Solaria sapevo che avrebbe suscitato qualche curiosità, spieghiamola con calma :) Dunque, ogni anello spaziale, o settore, è chiamato Solaria seguito da un altro termine, in genere un numero. Areth, il mondo capitale per eccellenza, è in Solaria senza altri termini, che vuol dire il primo sistema solare di questa confederazione. Vama è quindi undici sistemi Solaria dopo, per un braccio di anni luce molto lungo e lontano. ogni sistema è quindi identificato in tal modo, dalla sua distanza da Areth Aiuraon (lo vedremo più avanti) essendo molto indipendente e orgoglioso si fa chiamare Solaria Aiura, ed è leggermente staccato dal resto degli anelli, ma è solo un caso :) Vama è un pianeta che sì, ricorda la nostra bella Terra; azzurro-verdino fa venire in mente un mondo ancora sano e non devastato come i mondi formicaio o i forge world che abbiamo visto (Kryòs) e che vedremo assieme più avanti :) Il nome Solaria comunque deriva da Solare/sole: alla stella che ha promosso la nostra evoluzione ho voluto dedicare il nome con cui questi mondi identificano i loro confini. sono molto contento di questo intervento, ENIGMA95, hai chiesto bene senza costringermi a fare spoiler rischiosi! Ottimo lavoro, Capitano! :)

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