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lavoro pubblicato domenica 30 ottobre 2011
ultima lettura venerdì 6 settembre 2019

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Tra realtà e Sogno

di Nat75. Letto 454 volte. Dallo scaffale Fantasia

Luis Ramirez aveva 30’anni, era nato a Pamplona, era alto all’incirca sul metro e ottanta adorava la corsa campestre  il calcio, e non disdegnava ne la buona musica, ne il buon cibo, da lì quel s...



Luis Ramirez aveva 30’anni, era nato a Pamplona, era alto all’incirca sul metro e ottanta adorava la corsa campestre il calcio, e non disdegnava ne la buona musica, ne il buon cibo, da lì quel suo fisico atletico.

Per anni aveva frecuantato senza grande successo l’accademia delle belle arti, dopo aver provato un po’ tutte le varie materie disponibili, alla ricerca (diceva lui) di quella che realmente lo stimolasse, ma da anni tanto lui come i sui genitori avevano capito che ciò non sarebbe mai accaduto. Così, non volendo neanche entrar a far parte della ditta edile di famiglia, prese la sua moto e si incamminò alla ricerca di quella che sarebbe stata la sua sua strada.

Da pochi mesi si era trasferito a Madrid, ed era entrato a lavorare negli uffici centrali della “DHL”, ma in lui era ancora vivo lo spirito inquieto dell’esploratore, non era adatto a stare seduto dietro una scrivania a vedere la propria pancia aumentare di giorno in giorno, perciò finì ben presto col lavorare da esterno facendo da fattorino per le filiali sparse un po’ per tutta la città.

Si era sempre ritenuto uno spirito libero, amava la natura e vivere dei prodotti che gli offriva. Una volta era andato a vivere in una comune, di quelle che vivono isolate da tutto ciò che ha che fare con il progresso, vivendo in piena armonia con la natura, ma poi deluso se ne andò, quando scoprì che dietro la comune si nascondeva una immensa piantagione di marijuana, per un uso non strettamente personale, ma bensì a fini di lucro.

Per motivi di percorso era solito passare davanti all’aereoporto, e ogni volta che gli passava davanti non poteva fare a meno di sognare ad occhi aperti; si immaginava su di un aereo diretto verso qualche località ancora vergine e incontaminata, ma il suo sogno durava giusto il tempo di passargli davanti, perché per adesso era impensabile riuscire ad ottenere una vacanza anticipata.

Un giorno, mentre in sella alla sua moto si recava alla centrale, nel momento in cui passava davanti all’aereoporto, venne investito da un camion che non aveva rispettato uno stop, e all’improvviso il suo mondo pieno di luci, suoni, e colori si spense.

Si ritrovò all’improvviso nuovamente alla guida della sua motocicletta, stava attraversando una galleria che sembrava non finisse mai, quando in lontananza finalmente intravide un bagliore.

Uscito dalla galleria fu accecato dai raggi del sole, che sembravano scaldare più che mai. Il luogo in cui si trovava era splendido, era un susseguirsi di vigneti, orti, uliveti, animali al pascolo, tutti lietamente accuditi da persone che non sembravano affato dispuaciute dal loro lavoro. Continuò guidando lungo quel posto paradisiaco, finchè giunse nei pressi di una fattoria, si fermò e cominciò a conversare con gli abitanti del luogo, dimenticandosi del tutto le strane circostanze che lo avevano condotto fino a lì.

Girovagando per il posto conobbe una ragazza di nome Isabel, che gli fece da guida spiegandogli come funzionasse il posto, e dicendogli che tutti dovevano stare lì fino a quando sarebbero stati accolti nella grande prateria, lo condusse nel vigneto del quale lei era responsabile, e gli spiegò l’antico metodo di lavorazione che facevano all’uva per trasformarla in vino, esattamente come veniva fatto da secoli, estasiato dall’aroma emanato dai vitegni colse un chicco d’uva, ma preso dalle parole di Isabel, lo posò nel taschino della sua giacca.

Proseguì l’intero pomeriggio percorrendo quel luogo in largo e lungo, explorando di quel posto ogni suo dettaglio, ma c’era qualcosa che li sfuggiva anche se non sapeva dire cosa fosse.

Finalmente giunse sera, e così l’ora di cena, tutti si riunirono ad un grande tavolo stracolmo di ogni ben di Dio, fù sorpreso al costatare che fra tanta gente lì presente non vi fossero bambini, eppure quello era l’habitat ideale per crescere dei figli, lontano dal progresso e da tutti i suoi eccessi. Preso dalle sue domande senza risposta, vide in lontananza uno strano ometto stempiato che gli faceva dei gesti strani, ma ben attento a non farsi vedere dagli altri, finchè lo riconobbe, era Carlos. Era un vecchio e caro amico dei tempi di scuola, fu felice di vederlo e sorpreso allo stesso tempo, chi avrebbe mai pensato di ritrovarlo in un posto come quello, lui che amava tanto la città con tutti i suoi rumori e la sua confusione. All’improvviso mentre entrambi si incamminavano l’uno verso l’altro, la sua felicità venne interrotta da un altro ricordo molto più inquietante: Carlos era morto da più di dieci anni, e perciò tutto questo non aveva alcun senso.

Lo portò in disparte e lo bombardò di domande di ogni tipo ma le parole gli vennero meno soltanto quando Carlos li disse che se anche lui si trovava lì, era perché era morto pure lui, Luis Ramirez esterrefatto gli chiese il perché di tutti cuei gesti misteriosi che prima gli aveva rivolto, e Carlos gli rispose che non doveva mangiare niente di tutto ciò che la comune produceva, perché aveva scoperto che l’unico modo per poter avere una possibilità di tornare in dietro era quello di non mangiare niente di tutto ciò che proveniva da quel posto, e di non trascorere neanche una sola notte in quel luogo.

Luis gli chiese perché sapendo tutto ciò non aveva provato ad andarsene, ma Carlos gli disse che lui tutto questo lo aveva scoperto soltanto dopo due settimane che stava lì.

Detto questo Luis si allontanò dal gruppo prese la sua moto e guidò a gran fretta, il tempo a sua disposizione si stava esaurendo, finalmente arrivò alla galleria da cui era sbucato in mattinata e quando finalmente l’attraversò e stava arrivando all’inizio, sentì un gran mal di testa e si ritrovò circondato dalle luci delle ambulanze arrivate a prestargli soccorso. Riuscì ad alzarsi, prese nota della assicurazione del camion che lo aveva investito e contro il parere dei medici mise la moto ad un angolo della strada chiamò un taxi e si fece accompagnare a casa sua, il tutto mentre allontanandosi dall’aereoporto si domandava se era stato tutto un sogno durato giusto pochi minuti, o se realmente aveva vissuto quella esperienza straordinaria, e così tra realtà e sogno preferiì accettare la seconda delle ipotesi.

Preso dalle sue solite domande senza risposta quando arrivò a casa, mise una mano in tasca per cercare i soldi per pagare il taxi, ma in una delle tasche trovò un chicco d’uva, uguale a quello raccolto nel suo sogno mentre visitava la comune, ma ricordò anche che quella mattina era andato al mercato a comprare della frutta, così davanti a quella coincidenza lo rimise dentro la sua tasca, e pagò in tutta fretta.

Entrato in casa la prima cosa che fece fu quella di andare ad aprire l’acqua calda per farsi una doccia, poi andò in cucina e si servì un bicchiere di quel’ottimo vino rosso acquistato giorni prima in un’enoteca vicino plaza Mayor, poi andò in camera da letto e cominciò a spogliarsi, mentre si toglieva i vestiti si ritrovò nuovamenteo il chicco d’uva in mano e lo mandò giù accompagnandolo con un sorso di vino, e si recò verso doccia, rimase all’incirca venti minuti sotto l’acqua calda ripensando al suo amico Carlos al quale non pensava da svariati anni ormai, dopodichè stanco per la giornata singolare che aveva avuto finalmente si recò a dormire.

Il giorno dopo non andò a lavorare, e la stessa cosa fu anche nei tre giorni successivi, fino a quando un suo amico sotto richiesta dei genitori preoccupati per le loro ripetute telefonate non risposte, andò a casa sua per accertarsi delle sue condizioni, suonò al campanello a più non posso poi stanco di suonare chiamò il responsabile dell’appartamento che gli aprì la porta.

Quando entrarono lo trovarono coricato nel suo letto, sembrava dormisse avvolto da un piacevole sogno, ma poco dopo scorpirono che la realtà era ben diversa.



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