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lavoro pubblicato sabato 29 ottobre 2011
ultima lettura venerdì 6 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IX Legio -capitolo primo-

di dany94. Letto 774 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La razza umana, lontana dall'antica casa, combatte per la propria sopravvivenza. In tempi oscuri, gli eroi si ergono a difesa di chi non ne ha la forza. Loro sono i legionari della IX Legio, e queste sono le loro gesta....

Capitolo primo

Il lupo

Soundtrack: Ashes (Halo: Reach OST)

Pianeta Kryòs (prima K-7beta)

Confederazione di Solaria, settore Solaria VIII

C.Y. (Confederate Year) 16.706


Una sola fila di orme come quella che aveva appena trovato, non voleva dire niente. I canis lupus fenris si spostavano in colonna quando si doveva andare sulla neve; posavano con attenzione le zampe nelle orme già lasciate dal loro capobranco, che procedeva sempre in testa.

Facevano questo per ragioni che il giovane Mikael ignorava, non conoscendo l'argomento e non avendo mai studiato quelle creature oltre l'aspetto di un cacciatore, però era certo che loro si muovessero in quel modo: glielo aveva visto fare da lontano, in una delle tante volte in cui aveva lasciato il modulo abitativo dei genitori, situato giù nel profondo della gola, e si era avventurato all'esterno, risalendo le tortuose spire di quella formazione rocciosa fino alla vallata soprastante.

I fenris seguivano il loro capo-branco non solo per il fatto che lui o lei fosse il più forte tra loro, ma perché era un leader nato, e tutto del suo comportamento confermava tale sentenza. Il suo ruolo lo imponeva: era la spietata legge della sopravvivenza che chiedeva a certi animali di ergersi sopra ad altri, per guidarli e condurli verso la salute e la prosperità.

Se così non fosse stato, infatti, lo avrebbero cacciato via in quanto loro tiranno; la forza quando si è da soli non conta niente, diceva sempre suo padre, bisogna essere in gruppo per farla valere. I lupi isolati e senza branco infatti non vivevano a lungo, e presto soccombevano al terribile clima di quel pianeta.

Il quattordicenne Mikeal Wels si vide danzare davanti agli occhi un pugno di fiocchi di neve grigiastri. In quel periodo dell'anno le nevicate erano frequentissime, una al giorno era infatti la media e spesso duravano più di mezza giornata.

I più vecchi operai dicevano che quella era sempre stata la neve di Kryòs, grigia e sporca, ma Mikeal aveva visto, in un vecchio filmato a scuola, una neve bianca e candida.

La data del video risaliva a quando le navi colonizzatrici erano giunte fin lì dai mondi interni della Confederazione; cariche di persone, avevano intrapreso quel viaggio nella speranza di insediarsi in un nuovo mondo da poter chiamare casa.

Non sembrava la neve di quel video, ma la cenere di un fuoco.

Arrampicandosi sopra al muricciolo di granito, il giovane cacciatore si trovò in cima al promontorio che dominava quella valle. Aprendo la bocca inspirò profondamente, lasciando che l'aria gelida del tardo pomeriggio entrasse e scendendo la gola arrivasse ai suoi polmoni. Lo fece ad occhi chiusi, per sentirsi isolato da tutto e lontano dal mondo dal quale proveniva.


Il capo-branco volse il muso verso il cucciolo di umano appena arrivato. Era un ragazzo come tanti, con una zazzera confusa di capelli neri e un aspetto macilento e gracile. Ciononostante era arrivato sino alla loro temporanea tana.

Quando aprì gli occhi, il fenrir si trovò a fissare due finestre scure come le sue sue. Quegli occhi avevano un qualcosa di arcaico, tribale e feroce. Non erano gli occhi di un pilota o di un operaio, quelli erano diversi, e lui, anche come animale, poteva capirlo subito.

Quel cucciolo che, a dispetto del suo aspetto debole, si era trascinato fin da loro, aveva in sé una forza antica. Non era magia o sciamanismo, ma qualcosa di simile ad un energia, come se irradiasse luce dalla pelle anche se nella realtà dalla sua pelle non usciva nulla. Non stava fissando un piccolo umano, ma un lupo come lui che però doveva ancora crescere.

Ucciderlo sarebbe stata la cosa giusta per sfamare il suo branco, e dopotutto quell'umano era stato così avventato da seguirli sino alla loro tana.

Eppure sapeva che se lo avesse fatto sarebbe stato un errore.

Era istintivamente certo di doverlo lasciare in vita.


Mikeal aprì lentamente gli occhi. Intorno a lui la neve turbinava lentamente, mossa da un vento stanco che si sforzava di trasportare quel grigiore freddo nella vallata e sul promontorio. Il giovane ragazzino si trovò faccia a faccia con il capo-branco dei fenris, che lo guardava senza ringhiare.

Quell'espressione composta e carica di un orgoglio primordiale voleva forse dire che non lo reputava un degno avversario? Stava per mettere mano alla pistola del padre, quando il resto del branco volse i propri passi verso le orme segnate dal capo e lasciò senza un suono quella che sembrava stesse per diventare l'arena di uno scontro.

Era stato quel lupo che Mikael aveva davanti a mandarli via? Aveva dato loro un ordine?


Umano e lupo si fissarono, immobili, per un lungo istante.

La neve cadeva al suolo ammucchiandosi senza fretta, il cielo era livido e grigio come una lastra di metallo. Il terreno sul quale Mikael poggiava il ginocchio destro era freddo e duro, apparentemente inadatto a qualsiasi tipo di vita.

Il capo-branco dei fenris guardò ancora l'umano, che non aveva estratto la sua arma, e poi, fidandosi, si voltò e fece per andarsene. L'umano non lo fermò, e rimase ad osservarlo mentre si allontanava.

Perché ucciderlo, in fondo?



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