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lavoro pubblicato mercoledì 26 ottobre 2011
ultima lettura martedì 12 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

IL CASO KENT (capitolo 3)

di mattiacozzolino. Letto 818 volte. Dallo scaffale Gialli

CAPITOLO 3 ...

CAPITOLO 3 IL RICEVIMENTO.

"Mi spiace molto averti offeso ma è così!" Disse il maggiore Low. Era un tipo alto, magro e di una bellezza devastante. I suoi occhi, dotati di un raro verde chiaro, scintillavano quando aveva ragione. La sua naturalezza era evidente ma la sua eleganza non si discuteva.

Stava conversando con un tipo molto robusto di corporatura. Arthur Armstrong. Quest'ultimo, invece, era molto vecchio. I pochi capelli che aveva erano grigi e i suo baffoni lo rendevano inconfondibile. Arthur era un noto scrittore di romanzi d'avventura. "Ti dico che nella foresta Amazzonica, gli indigeni, possiedono dei veleni che non lasciano tracce!"

Il maggiore Low, invece, si ostinava a ripetere che quei veleni erano solo il prototipo di moderni infusi capaci di donare la morte in un batter d'occhio.

"Le tribù indigene usano spesso il succo di Upas!"

"Noi quì usiamo il cianuro!"

"Ma il succo di upas è molto più efficace di questo cianuro, come lo chiamate voi!" La parola cianuro la disse in un modo alquanto offensivo.

Il maggiore Low non lo stava neanche più ascoltando.

I due stavano discutendo da minuti su quei veleni letali. In qulla vasta sala da ballo della signora Helena. La sala, invece, era piena di persone che stuzzicavano biscotti e bevevano bibite.

"Mia cara Lucy!" Esclamò improvvisamente il maggiore. "Eccovi. Non sapevo che foste amica di Helena Kent!"

"Ma scherzi? Siamo cresciute insieme!"

Lucy era una donna sulla cinquantina, non era molto attraente ma la sua classe e la sua simpatia la distinguevano da molti. Era sempre in cerca di qualche vicenda avventurosa e di solito non si vedeva quasi mai in giro anche per lavoro. Faceva l'attrice all'estero.

"Io, certo, sono molto più grande d'età ma la conosco da quando era piccola come un gomitolo di lana. Io avevo solo diciotto anni quando nacque." Poi rise ricordando quei tempi ormai andati.

La festa aveva avuto luogo nella residenza di Helena. Una donna molto ricca, che aveva sposato un buon partito. Un uomo molto attraente di nome Francis Ford che in quel momento girava per la sala in cerca dei suoi amici. Tutti lo definivano uno spirito libero.

Quando vide i tre che conversavano si unì a loro. "Oh. Eccovi. I nostri ospiti preferiti. Oh mio Dio. Lucy. Sei splendida." Disse. La donna fece un rapido inchino e sorrise. "Tu... Francis. Che nobile bugia mi hai appena detto!" I due scoppiarono in una risata. Il maggiore Low e lo scrittore furono costretti ad interrompere la loro conversazione che si stava trasformando in un litigio e cominciarono a parlare di lavoro e soprattutto ricordare i vecchi tempi.

Nella sala c'erano tutti uomini e donne di un certo rango, la maggior parte attori e politici. Mangiavano, chiacchieravano e ridevano.

La porta si spalancò ed entrarono Anderson e James vestiti in modo elegante. James era il tipo con il cilindro e il bastone mentre Anderson indossava una semplice bombetta e un cappotto nero.

I due vennero accolti dal gruppo formato dal maggiore, lo scrittore, l'attrice e il marito di Helena. "Ma lei è il famoso investigatore?" Domandarono. Anderson, con un sorriso, rispose di si. Era un tipo molto vanitoso ma non lo lasciava vedere. James, invece, era sempre lasciato per ultimo ma certi complimenti andavano anche a lui. "E lei è il compagno d'avventure, vero?" Domandavano. Arthur li salutò con una stretta di mano. "Devo dire che voi due sembrate Sherlock e Watson. I due compagni detective che lottano il crimine e non si fanno imbrogliare dalle luride conclusioni di Scotland Yard!" Tutti scoppiarono in una risata. Anderson sorrise e disse: "La differenza tra me e Sherlock Holmes è che io sono reale, mentre lui è un personaggio inventato ma devo riconoscere che alcuni suoi casi mi hanno lasciato di stucco per la loro facilità!" Tutti tacquero, non andarono avanti per non offendere nessuno. Nell'aria c'era una certa tensione.

Dopo un po' li raggiunse il dottor Robin. Sorrise. "Incredibile. Lei è quell'investigatore?"

"Si. Scott Anderson."

"Davvero onorato. Ha visto il caso di quel killer che si aggira per la città? Davvero vergognoso, uccidere così delle povere persone. Un pazzo!"

"Nella pazzia c'e sempre metodo... per questo mi definisco pazzo!" Disse. Quelle sue frasi così improvvise avevano la capacità di mettere a dura prova chi le ascoltasse. Il dottor Robin, però, rise e disse: "Lei ha proprio ragione."

La festa continuò in questo modo. Molti lasciarono la casa mentre altri rimanevano per salutare la signora Helena che non era ancora comparsa.

Improvvisamente la servitù cominciò a "cacciare" letteralmente gli ospiti in modo garbato. Solo il gruppo di Anderson rimase. "Voi!" Disse il maggiordomo. "Siete attesi da Helena nella sua stanza!" Disse in tono garbato. Il gruppo, sentendosi a disagio, si precipitò nella stanza della padrona di casa. Persino il marito ignorava la ragione di quella scena improvvisa.

Entrarono in una stanza illuminata solo dalla luce del camino, una piccola finestra era spalancata ed entrava un fresco vento che portava l'odore dei fiori. Il fuoco proiettava sulle pareti l'ombra della signora Helena. Era pallida, con le occhiaie incise e le labbra bianche. Sembrava un cadavere. Il marito le si precipitò accanto. "Helena. Che succede? Sembri star male!"

"No Francis. Non puoi capire...!" Disse. Lo sgaurdo di quella giovane donna passò sugli invitati ma si fermò su uno di loro.

Anderson.

"Lei è il famoso investigatore. Non è vero?"

"Si signora. Sono molti che mi rivolgono questa domanda." Disse sorridendo. Helena sospirò. "Non c'è niente da ridere." Gli porse un pezzo di carta. Anderson lo lesse ad alta voce.

Lei è già cadavere. Non chiami la polizia, non faccia mosseinutili. Lei è già cadavere.

"Una minaccia. Una lettera anonima. Ho paura!" Disse e scoppiò in lacrime sulle spalle del marito. L'investigatore esaminò il foglio e disse: "Qualcuno ha mai tentato di ucciderla? Si è mai trovata in pericolo?"

La donna annuì. "Si. Io sono stata attaccate molte volte e mi stupisce che sia riuscita a scamparla."

"Sa come mai? Sa chi potrebbe desiderare la sua morte?"

"No. Lo ignoro. Non ho mai fatto male a nessuno." Disse. Prese un calice di vetro e bevve lo Champagne e lo avvicinò alle labbra.

Fu in quel momento che Anderson scattò in avanti urlando: "No! Non lo faccia!"

Troppo tardi.

La donna si alzò da una sedia. Lasciò cadere il calice che si ruppe in mille pezzi. La donna cadde con un tonfo. Era morta.



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