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lavoro pubblicato martedì 25 ottobre 2011
ultima lettura mercoledì 14 agosto 2019

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Il vuoto dentro

di Poetto. Letto 813 volte. Dallo scaffale Amore

Mi ero ripromesso di non immischiarmi nella vita degli altri, è vero... solo che quello che ho visto quella mattina di ottobre cambiò tutto, fece venir meno la mia promessa.Ero combattuto sul da farsi, non potevo lasciar correre.Di cosa s...

Mi ero ripromesso di non immischiarmi nella vita degli altri, è vero... solo che quello che ho visto quella mattina di ottobre cambiò tutto, fece venir meno la mia promessa.
Ero combattuto sul da farsi, non potevo lasciar correre.
Di cosa sto parlando?
Partiamo da quella mattina di domenica, la prima del mese di ottobre.
Ero in macchina, non avevo una meta particolare, passeggiavo, quando un'auto attira la mia attenzione.
Una vecchia Bmw blu, tale quale a quella di mio padre era parcheggiata davanti all'ingresso di una scuola.
Vinto dalla curiosità, mi avvicino per vedere se il mio sospetto, ossia che sia quella di mio padre, sia giusto.
Sto facendo manovra quando vedo, dallo specchietto retrovisore, l'inconfondibile sagoma di mio padre, parcheggio cercando di non farmi notare.
La mia domanda sul cosa ci facesse lì, in quella zona, davanti a una scuola chiusa, trova subito una risposta: una signora bionda, sulla cinquantina compare dopo di lui, entrano in auto e scompaiono lentamente alla mia vista.
La visione mi lascia di stucco.
Stento a credere a quello che vedo, non riesco a dare una risposta.
Dopo alcuni attimi, anzi molti attimi, di smarrimento mi convinco che la signora in questione è qualche collega di mio padre, trovo che sia la spiegazione più logica, più adatta sia alla situazione e, soprattutto, al carattere di mio padre, che, nella mia mente è un uomo dedito alla famiglia e innamoratissimo della propria moglie.
Forte di questa convinzione, più una difesa, direi, mi avvio verso l'edicola a pochi isolati più avanti.
Il destino, si sa, a volte è crudele, anziché lasciarmi nella mia comoda convinzione mi sbatte in faccia una realtà che solo il mio inconscio aveva elaborato e temuto.
Vedo mio padre con la sconosciuta tenuti per mano che si dirigono verso i tavolini di un bar a pochi passi dall'edicola.
La realtà dei fatti diventa palese, lampante.
Mio padre mi vede, lascia la mano della sconosciuta, rimane fermo, sicuramente non si aspettava di trovare suo figlio in quella circostanza.
Dice qualcosa alla signora, si dirige verso di me, che nel frattempo ero sceso dall'auto per compare un quotidiano.
. Ciao Marco - mi dice con un tono imbarazzato.
. Ciao! Vedo che sei in compagnia - gli rispondo. Lo guardo e, sinceramente, non so cosa dirgli. Questa situazione mi spiazza nel modo più assoluto.
. Senti... avrei voluto farti questo discorso in altre circostanze, e non so se sia giusto farlo adesso...comunque...quello che voglio dirti è questo...
. Sai, questa mattina mi sono detto: che giornata piatta... quello è andato a vedere la partita, l'altro è casa della zia... insomma, si profilava una vera e propria giornata noiosa... Chi è la signora? ...ma sai che non trovo neanche le parole da dirti, è una situazione così assurda... non mi sembra neanche vero di essere...
. Lo so! È difficile anche per me dire certe cose... allora Marco, la situazione è questa: la signora che vedi è più di un'amica... anche se stiamo cercando in tutti i modi.. bhé, con tua madre non funziona più.
. Come?
. Vedi, questo incontro mi ha fatto capire che non posso fingere per sempre...
. Ma cosa stai dicendo? Fingere cosa?
. Per favore, lasciami finire. In questi ultimi tempi ho finto per... non so neanch'io per cosa... basta! È arrivato il momento di chiarire le cose.
. Perché non me ne hai parlato prima? Ti sembra giusto che io, un ragazzino di vent'anni, senta certi discorsi, importanti per il proprio futuro, in mezzo a una strada?
. Perché sono un vigliacco... questa è la verità... lo so è brutto sentirlo dire ma è proprio... - mio padre non riesce a guardarmi in faccia. Delle gocce di sudore appaiono sulla sua fronte.
. La mamma lo sa di questa signora?
. No! Senti con...
. Basta! Ho sentito e, soprattutto, visto anche troppo - gli giro le spalle e salgo in auto, lui mi guarda. Suppongo che mi segua, che continui il discorso, invece mi lascia andare via.
Resto diversi minuti in macchina come ipnotizzato, mi sento vuoto.
Dopo pochi minuti l'auto di mio padre attraversa la strada per poi scomparire in una stradina laterale.
Torno a casa, mia madre è seduta sul divano guardando la televisione.
La guardo, lei non sa della signora.
Realizzo che non devo essere io a dirle dell'esistenza di quella donna e, soprattutto, non voglio essere presente quando mio padre lo dirà.
Una famiglia distrutta, a questo penso.
Il mio silenzio non passa inosservato.
. Che hai Marco? - mi domanda, capendo che qualcosa "bolle in pentola".
. Nulla! - rispondo io. Per lei sono come un libro aperto, è difficile nascondere ... e poi non sono mai stato bravo a farlo.
. Marco, sai che ti cresce il naso - scherza lei, non immaginando cosa ci sia dietro quel: nulla!
Ero indeciso se dirlo o meno.
Non spettava a me dire determinate cose, anche se ero coinvolto in prima persona.
Non sapevo che fare.
A volte il destino è beffardo, altre volte ti butta un'ancora di salvezza, nel mio caso, l'ancora, erano i miei nonni.
Il telefono squilla, mia nonna ha fatto una torta a limone e, conoscendo il mio debole per quel tipo di torte, ha subito pensato a me.
Non mi faccio pregare.
Prima di uscire, mia madre continua a domandarmi del mio comportamento strano, insolito: sembra che ti sia morto il gatto, mi dice.
. Papà deve dirti delle cose molto importanti - non riesco a trattenermi, le parole mi escono quasi da sole, lei mi guarda, il sorriso che aveva prima scompare.
. Cosa significa, Marco? Cosa vuoi dire?
. Vado dai nonni...penso di rimanere li a cena.
. Signorino, aspetta un attimo...cosa vuol dire - nel mentre che lei parla io esco. Lei mi segue - aspetta, ho detto! Non puoi tirare la pietra e nascondere la mano.
Continuo a scande le scale, senza fermarmi.

Sono passate tre settimane da quel giorno.
Anche oggi è domenica.
Mi madre ha capito, dandomi poi anche ragione, il mio comportamento di quella domenica.
Mio padre, dopo ventitré anni di matrimonio, se ne andato.
La signora che il destino aveva fatto sì che incontrassi era argentina, una oriunda, si dice così, mi pare.
L'altro giorno, verso le otto del mattino, con un semplice, striminzito sms, mio padre mi informava che stava partendo per Buenos Aires.
Che delusione! Non ha avuto neanche il coraggio di chiamare.
Un vuoto, enorme, triste, sempre più grande si sta impossessando di me.
Le mie certezze, i miei punti di riferimento, le mie... tutto spazzato via...puff! Un attimo e la vita prende una piega imprevista, imprevedibile, drammatica.



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