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lavoro pubblicato venerdì 21 ottobre 2011
ultima lettura sabato 25 gennaio 2020

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La Ditta

di annibale. Letto 909 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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LA DITTA

La grande Ditta si era sempre presa cura di me. Mio padre aveva lavorato per quarant'anni al Project, e prima di lui mio nonno era stato una delle colonne del reparto Production. Giorno dopo giorno avevo visto la Ditta crescere di dimensioni. Le figliali sembravano moltiplicarsi come delle amebe. Avevo visto nascere il Work-over, il reparto Safety, la Security, la Corrosion, il Magazzino. Erano bei tempi quelli di mio nonno; ancora I dipendenti dei vari reparti parlavano tra di loro e persino con quelli dell'ufficio personale. La lingua ufficiale era l'inglese standard tecnico. Si usavano termini come " Screwdriver, hammer, speedometer, spanner, tank, I love you, e quant'altro. Con questa lingua ci si poteva capire con persone di tutte le nazionalita': tedeschi, francesi, spagnoli, croati, polacchi. Tranne con gli inglesi e gli americani,era possibile comunicare con tutti. Gli inglesi naturalmente pronunciavano un'altra lingua. All'epoca della mia assunzione I reparti erano oramai chiusi a tenuta stagna da anni. Ogni reparto cercava di tenere per se' I suoi segreti ed era divenuto quasi impossibile capire quale compito avessero, non solo I singoli dipendenti, ma anche I vari reparti stessi. Tutti gli operatori erano dei veri professionisti, gente preparata che lavorava bene, ma quasi nessuno conosceva precisamente quale fosse il proprio lavoro. Generalmente ogni compito era una piccola parte di un progetto piu' grande il cui scopo finale poteva difficilmente essere intuito. Si trattava spesso di raccogliere dati che dovevano essere inviati al settore di ricerca, negli Stati Uniti, dati che dovevano essere elaborati ed I risultati utilizzati per altri progetti od ulteriori ricerche. C'erano si' le varie mansioni, ma non erano interpretabili : " Analisi numerale dei rapporti periodici. Ottimizzazione informatica dei progetti comunicativi interaziendali. Formazione dei quadri e presa in carico dei settori non verbalizzanti del personale addetto alle revisioni", e cosi' via.

Ogni reparto cercava di mantenere segrete le proprie mansioni e di fermare le pratiche quanto piu' possibile. Questo per varie ragioni: la prima era di dare importanza al reparto. Quanto piu' uno si faceva pregare tanto piu' il suo compito diveniva importante. Un reparto che poteva fermare addirittura I lavori di tutti, raggiungeva il massimo del riconoscimento di importanza. Un altro buon motivo per ritardare era quello di pararsi il culo: piu' si aspettava e meno errori si potevano fare nell'espletamento delle varie pratiche. Il terzo e piu' importante motivo per dilazionare, era quello di dimostrare una perenne mancanza di organico e poter chiedere l'assunzione di altro personale. Quanto meno scoraggiare ogni tentativo di riduzione dello staff. Se si fossero sbrigati, gli altri si sarebbero abituati male, avrebbero preteso dei tempi sempre piu' brevi e questo era sicuramente da evitare. Calma e gesso dunque, per giocare a bigliardo. A volte capitava addirittura che I vari reparti combattessero una guerra intestina, l'uno contro l'altro, senza esclusione di colpi. Era avvenuto ad esempio con la Safety contro il Laboratorio di chimica.I pompieri della Safety giravano continuamente, sempre in guardia, in attesa di scorgere anche la piu' piccola fiammella per potervi dirigere contro I loro megaidranti e causare tutti I danni possibili nel reparto del presunto incendio. L'occasione capito' finalmente all'ex vigile urbano Scasassa Ubaldino, di padre albanese. Era da alcuni giorni che Ubaldino aveva ricevuto la soffiata che qualcuno fumava all'interno del laboratorio di chimica ed il suo reparto aveva istituito dei turni di appostamento presso il laboratorio stesso avendo cura di non dare nell'occhio. Stavano ormai per scoraggiarsi, quando verso le sei di un venerdi' pomeriggio il fatto accadde. Il perito chimico Faustino Iacobellis, ignaro di quanto stava per accadere, si accese tranquillamente una sigaretta. Con un segnale segreto, Scasassa diede l'allarme ed in quattro e quattr'otto arrivarono quattro colleghi pompieri. Con le loro autopompe spensero subito la piccola fiammella e spaccarono migliaia di boccette, alambicchi, provette e cristalleria varia, allagarono il laboratorio con acqua e schiume d' ogni genere. I danni alle strutture ammontarono a qualche miliardo, ma Scasassa fu decorato e tutto il reparto safety fu orgoglioso del valoroso collega che tanto tempestivamente era entrato in azione. Era da trentacinque anni che quelli del safety non entravano piu' in azione, dai tempi del fulmine sul magazzino. Da allora stavano combattendo la loro "Guerra del deserto dei tartari" ed era sempre piu' difficile trattenerli dall'intervenire. Molti di essi temevano di andare in pensione con al loro attivo solamente inutili esercitazioni ed avrebbero volentieri puntato I loro idranti su qualsiasi cosa, anche su di un ombrello bagnato, ma dovevano giustificare il loro intervento, almeno provando l'esistenza di una piccola fiammella. Cosi', quando I detectives aziendali, confermarono la presenza delle tracce del cerino usato da Iacobellis per accendersi la fatidica sigaretta, la festa fu doppia. Non solo erano entrati in azione dopo tanti anni, ma lo avevano fatto anche per giusta causa. Lo Scasassa, come ho detto, fu decorato, ma non fu il solo. Durante l'operazione vi furono, solamente tra I pompieri, 16 feriti: chi si era slogato un piede facendo le scale, chi svegliandosi di soprassalto e non capendo immediatamente dove si trovava, aveva cominciato a gridare ed era andato a sbattere la testa contro il muro di fronte alla branda, chi era stato colto da attacco di panico e cosi' via. Quando il manager di area li raduno' tutti nella piazzetta antistante gli uffici del safety, con la banda musicale aziendale, per premiarli e far loro un discorso di ringraziamento, piu' che degli impiegati di una Ditta, sembravano I degenti di un reparto di traumatologia , o I reduci da una missione in Vietnam. Da allora tra Laboratorio e Safety non corre buon sangue.

Mio padre, Il geometra Amleto Pancaldo era sempre vissuto in questo ambiente aziendale; all'interno si sentiva potente ed invincibile come un cobra nel suo rifugio. Fuori della Ditta non era nessuno, non sapeva difendersi e nemmeno da chi difendersi. Aveva sempre lavorato in una filiale estera, solo poche volte era stato in sede centrale a Milano ed immancabilmente, in quelle occasioni, era rimasto ammirato da tanta magnificenza e funzionalita'.

C'erano allora soltanto alcuni palazzoni intercomunicanti, pieni zeppi di uffici colmi di impiegati in giacca e cravatta, che si aggiravano tra le scrivanie con delle cartellette sottobraccio zeppe di fogli e di documenti. Le segretarie continuavano a battere a macchina con le loro facce serie e professionali dalle quali era facile dedurre che non capivano cosa stavano scrivendo e soprattutto perche' e a cosa dovesse servire cio' che scrivevano. Non lo capivano, ma non lo dovevano proprio capire. I geometri ed I ragionieri andavano avanti con il loro baillame di saluti ed inchini ad ogni scrivania. Per sportarsi dal proprio posto, ognuno doveva portare con se la cartellina coi documenti regolamentari. Ogni tanto tra la folla dei ragionieri dei periti e dei geometri si stagliava un giovane ingegnere, magro, ben curato, pulito, con I capelli tagliati corti ed ordinati e le penne stilografiche d'ordinanza in bell'evidenza sul taschino della giacca; sembrava un comandante in mezzo alla soldataglia. Eppure non tutti gli ingegneri avevano il neccessario carisma per far carriera. Il carisma non aveva nulla a che fare con la preparazione scolastica, e pochissimo con la preparazione tecnica. Era basato su doti personali di sicurezza ontologica e di capacita' di trattare con I dipendenti. Sentirsi naturalmente superiore e trattare alla pari: ecco quale era il segreto del carisma aziendale. Aiutare e prediligere I propri sottoposti era una delle cose piu' apprezzate e che davano piu' prestigio al dirigente. Ahime' se si scavava qualche millimentro sotto la superficie, ci si rendeva conto che questo atteggiamento era basato molto spesso, piu' sulla presunzione di una smisurata superiorita' che non su di una vera spinta altruistica. Nell'azienda tuttavia questi approfondimenti non erano neccessari e non avvevivano mai. Cosi', una delle qualita' che si richiedevano al manager era proprio questa sicurezza personale che dipendeva dalla certezza di essere assolutamente superiore ai propri dipendenti. Sicurezza che dava la possibilita' di poter delegare sempre di piu' I compiti, sino ad arrivare a non tenerne per se' nemmeno uno, e di riprendere la situazione in mano, assumendosi naturalmente tutti I meriti al momento opportuno. Se il manager era di razza, tale operazione poteva avvenire con grande naturalezza e con l'ammirazione da parte di tutti.

Questa descrizione della sede centrale e' quella che usava farmi mio padre e ,secondo me, risale ancora ai tempi antichi ed epici dell'azienda, ormai passati da un pezzo. Se mio padre vedesse ora la sua Ditta, stenterebbe a riconoscerla, tanto le cose sono cambiate, modernizzate sul piano strutturale, ma soprattutto sulla filosofia di base dell'organizzazione aziendale.

Uno dei momenti chiave della trasformazione della vita e del costume nella nostra Ditta avvenne nei primi anni del 2010. Mio padre ebbe l'onore di conoscere personalente l'esecutore di questa trasformazione: L'ingegnere Erminio Mitridiate. Una volta ebbe pure l'occasione di raccomandarmi a lui direttamete, senza seguire la via gerarchica.

L'ingegner Mitridiate era un manager di razza, si era fatto da solo lavorando per venti anni in quasi tutte le nostre filiali estere, fisicamente era alto, magro distinto, parlava con autorita' senza accalorarsi mai, aveva una voce da basso che gli usciva dal profondo: bu-bu-bu...Era naturalmente dotato di quel carisma da manager che lo obbligava a prendersi cura in prima persona dei suoi dipendenti. Quella mattina era seduto alla sua scrivania della sede centrale nel suo ufficio e nel reparto che lui stesso dirigeva: Progetti a lunghissimo termine.

L'idea che stava seguendo gia' da tempo era veramente avveniristica:

fondare un reparto di riproduzione aziendale dei quadri. Ci sarebbero voluti gli adeguati fondi, ma con l'andare del tempo, ci sarebbe stato un ritorno economico eccezionale. Si sarebbero evitati gli sprechi di tempo, lo stress per I dipendenti, le preoccupazioni per il futuro e per Il posto di lavoro ed inoltre, cosa piu' importante, I dipendenti sarebbero stati abituati da sempre alla vita aziendale.

Il progetto era grandioso: si trattava di scegliere degli stalloni per I vari dipartimenti e per I vari ruoli da ricoprire nell'organico aziendale da fare accoppiare, per I primi tempi con delle segretarie e poi in futuro con madri geneticamente predisposte a fornire I migliori ragionieri, I migliori geometri, I migliori tecnici e cosi' via , fino ad arrivare persino agli ingegneri ed ai manager. Non ci sarebbero piu' state fastidiose rivalita', giacche' uno nasceva gia' ragioniere o geometra o tecnico e si sarebbe sentito pienamente realizzato all'interno della sua azienda, nella posizione per lui piu' appropiata. L'interessamento ai problemi sessuali riproduttivi, in Ditta, era cominciato all'inizio degli anni 2000, quando in Giappone si constato' che durante l'orario lavorativo, molti dipendenti erano colti da raptus erotici e, dedicandosi a questi pensieri sottraevano tempo prezioso e soprattutto concentrazione all'attivita' lavorativa. Il primo rimedio posto in essere dall'ingegner Matzuo Shiray di Okawa, fu molto primitivo e risulto' peggiore del male stesso. Egli appronto' nella sua Ditta una stanza speciale divisa in due da una paratia bucherellata. Da una parte sarebbero dovuti entrare I maschi colti da raptus erotico, dall'altra le femmine. I maschi avrebbero dovuto introdurre I loro membri, muniti di preservativo, negli appositi buchi posti ad altezza anatomica, e le femmine sempre distratte dallo stesso problema, avrebbero potutto utilizzare quelli organi nel modo piu' adeguato. Il tempo massimo fu posto ad otto minuti. Era, come si puo' facilmente intuire, un rimedio rudimentale, grossolano e barbaro. Innanzi tutto molti dipendenti maschi, soprattutto quelli meno dotati, rimanevano per otto minuti con il loro piccolo pene esposto, senza che nulla accadesse. Potevano solo ascoltare le risatine che arrivavano dalla parte opposta della paratia. Questo li rendeva insicuri ed insoddisfatti e si riperquoteva negativamente sull'andamento del lavoro. Poi si vide che questo sistema per scaricare le energie non era affatto appagante, molti giovani impiegati e tecnici vi ricorrevano piu' e piu' volte e, durante la giornata lavorativa, pensavano al sesso molto piu' di prima. In questo modo il rendimento lavorativo non saliva ma scendeva. Fu per questo motivo, che I primi psicologi e psichiatri aziendali, proposero delle tecniche psicologiche e delle vere psicoterapie che facilitassero non lo scarico delle pulsioni sessuali, ma la loro sublimazione e deviazione sulle attivita' lavorative aziendali. Questa operazione si dimostro' piu' difficile del previsto. Innanzittutto, le persone che avevano precedentemente usato la paratia, non riuscivano piu' a sublimare ma cercavano uno scarico immediato delle loro pulsioni, tendendo ad usare sempre lo stesso modo che avevano precedentemente appreso. Poi si commise il secondo storico errore: si cerco' di deviare la pulsione sessuale verso la meta della carriera aziendale. Tutti cercavano di diventare tecnici specializzati, poi supervisor poi superintendent, poi district manager, poi area manager e cosi' via. Naturalmente non c'era posto per tutti. Tutti si misero a sgomitare, a non voler piu' fare lavori banali che non avrebbero potuto metterli in luce coi superiori. La competitivita' aumento' a dismisura , iniziarono le delazioni tra colleghi di lavoro. Vecchi amici non si guardavano piu' in faccia sopraffatti dall'invidia, ed il clima divenne sempre piu' irrespirabile, finche' oltre ad un cero limite, la produttivita' incomincio' a diminuire. Chi, dopo anni di sforzi non riusciva a salire alcun gradino gerarchico si sentiva un fallito e cadeva in una sorta di depressione cronica che lo accompagnava non di rado fino al pensionamento.

Allora si capi' che non era sulla carriera individuale che le energie pulsionali dovevano essere deviate, ma sulla stessa Ditta. Era la Ditta che avrebbe dato sicurezza, identita' e vita al proprio dipendente, lo avrebbe accompagnato dalla nascita alla morte, senza abbandonarlo mai, lo avrebbe seguito nei suoi hobbies, nelle sue aspirazioni e questo indipendentemente dal posto che avrebbe occupato nella gerarchia interna. In cambio erano richieste soltanto fedelta', dedizione assoluta e cieca obbedienza alle regole aziendali. Non piu' preoccupazioni, non piu' spese per lo studio, non piu' rivalita' distruttive : tutto sarebbe stato risolto all'interno dell'azienda e per merito dell'azienda per I fini stessi interni all'azienda. "Il benessere, la concordia, l'ordine e la civilta' all'interno dell'azienda, la barbarie al di fuori di essa", disse il presidente generale in un famoso discorso che passo' alla storia e segno' l'inizio di una nuova era. Da allora la Ditta non limito' piu' la sua produzione a pochi prodotti ma estese le sue attivita' fino a produrre tutto il necessario per la vita, quantomeno la vita dei propri dipendenti, in breve tempo diventammo autosufficienti, o quasi. Non fu difficile, basto' assorbire I consulenti esterni che fornivano I vari servizi ed inglobarli. La maggioranza dei dipendenti reagi' molto bene a queste innovazioni in fondo tutti avevano da guadagnare: non piu' ansieta', non piu' fastidiosi pensieri sul futuro. Tutto era gia' stato risolto, bastava sostenere la propria azienda e tutto sarebbe andato per il meglio. E' vero che qualche testa calda protesto' adducendo strani motivi , parlando di insoddisfazione e di alienazione. Fortunatamente, prima che guastassero anche altri dipendenti, questi individui furono lautamente liquidati e spediti nel mondo esterno. Ma torniamo al progetto di riproduzione aziendale, un progetto importantissimo che avrebbe consentito alla Ditta di essere sempre piu' indipendente dall'esterno e di non aver piu' bisogno di assumere e di formare nuovo personale. In quel tempo ero molto giovane avevo 16 anni, ero stato l'ultimo dipendente ad essere assunto dall'esterno e, forte della presunta raccomandazione che mio padre aveva cercato di ottenere per me , avevo presentato domanda al dipartimento dell'ingegner Mitridiate, per poter diventare stallone riproduttore. La cosa mi sembrava interessante, e poi avevo intravisto due o tre segretarie veramente niente male. La riproduzione avveniva sempre alla vecchia maniera e, per quanto ne sapevo io, sarebbe stato un lavoro molto piacevole. Il reparto era uno dei migliori di tutta la Ditta, vi erano grandi saloni pieni di specchi, rinfreschi e musica a tutte le ore. Parte del lavoro consisteva nel socializzare con le varie signorine, piu' tardi si sarebbe passati alla pratica, ed io ero ansioso di ben figurare. Naturalmente la mia meta principale era comunque aiutare la Ditta: " Non lo fo' per piacer mio ma per dare un dipendente alla Ditta" dicevamo tutti noi aspiranti nei colloqui preliminari. Riuscii a superare facilmente le selezioni medico fisiche ma fui fermato da tutti quei test psicologici. Un test psicologico non era altro che uno stimolo standardizzato al quale avremo dovuto dare una risposta scritta. Le risposte sarebbero poi state statisticamente valutate, cosi' gli esperti avrebbero capito se eravamo normali, nel senso che le risposte rientravano nel range della maggioranza o meno e potevano fornire indicazioni sul nostro futuro utilizzo. In altre parole serviva capire se dovevamo essere usati nel settore della contabilita', nel settore tecnico, nel settore sportivo, od addirittura addetti alla riproduzione dei manager. Intere giornate passate a rispondere a tavole di domande, test logico matematici e test proiettivi diedero come risultato che avevo scarsa resistenza alla noia per essere ammesso alle selezioni successive. Inoltre I test proiettivi evidenziarono un atteggiamento narcisistico che contrastava con le esigenze aziendali ed una fantasia che mi avrebbe potuto portare ad interpretare a modo mio, gli ordini dei superiori. Cosa decisiva, il mio narcisismo, mi avrebbe portato a riferire a me stesso, eventuali attenzioni che la partner avrebbe potuto rivolgermi. Avrei potuto innamorarmi di una sola partner, avrei potuto tentare di rivederla , magari anche al di fuori dell'orario di lavoro, e questo non era assolutamente tollerabile. Fui scartato, ma mi ripresi subito quando mi dissero che avrei potuto corteggiare ugualmente le segretarie, usando naturalmente le dovute cautele per non avere figli. La convivenza non era proibita, anzi a volte era perfino incoraggiata.



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