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lavoro pubblicato venerdì 11 luglio 2003
ultima lettura mercoledì 20 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

In una giornata d'estate

di dreamer of the blue. Letto 1214 volte. Dallo scaffale Pensieri

Quella appena trascorsa è stata una giornata di pensieri, incessanti, martellanti, un po’ sognanti. La mattina è passata come al solito, a tratti noio...

Quella appena trascorsa è stata una giornata di pensieri, incessanti, martellanti, un po’ sognanti. La mattina è passata come al solito, a tratti noiosa, ma è sempre la mia mattina ed ha qualcosa che la rende speciale. Quella luce che ispira speranza e fiducia nel giorno a venire, che in realtà e già venuto, ma posso io farci mai caso? La risposta più logica è: no. Ma la speranza, anche se il proverbio dice è l’ultima a morire, nella mia mattina si spegne presto. Forse perché la mia mattina dura poco. La sera non mi viene da dormire, fa troppo caldo, ma mi detesto quando non dormo, perché la noia, un malessere che forse tutti conoscono, ma di cui pochi possono dire di soffrirne, mi assale, non mi abbandona più, e con lei arrivano panico e angoscia, disperazione, insoddisfazione. Oggi sono andato dal dentista. Che dolore, certo, ma se fosse quella la cosa più brutta. Il dentista (come tutti i dentisti), è ricco. Ricchissimo oserei dire. Domani parte. Va a Rimini: ai figli non piace la Sardegna. Pronunciando queste parole io pensavo: poveri ricconi, non sanno godersi la vita. Per me la Sardegna è un paradiso, un luogo favoloso e le sue spiagge assumono a seconda del periodo che sto vivendo, tratti mitici, favolosi, quel “meraviglioso” fantastico che distingue le più belle opere Rinascimentali, come quelle del Boiardo o dell’Ariosto. E allora ecco che penso: “ah, bei tempi quelli. Gli uomini avevano qualcosa per cui lottare, credere, sperare, sognare…”. Io no. Ho solo qualcosa per cui sognare, lottare? No, non ho niente per cui lottare, anche se mi piacerebbe lottare per un ideale, un valore, un amore. Ah, non vi ho raccontato quello che ho fatto mentre aspettavo. Sul tavolino c’era il Venerdì di Repubblica. Inserto interessante, un po’ di parte, ma che importa. La posta era particolarmente coinvolgente. C’era la lettera di una madre, una donna sicuramente per bene, lo si capiva di come ha parlato dei suoi figli e da come scriveva. La madre in questione amava un’altra madre. Sì, era omosessuale. Viveva la sua storia con felicità. Ma la felicità non dura per sempre. Era una felicità che esisteva – e forse esiste ancora, non so, ma spero di si – finché non si trovava faccia a faccia con gli altri. Questa è una società cattiva, malata, ma non perché ci siano gli omosessuali, ma perché le persone non conosco il significato del rispetto, dell’amore. Ma soprattutto del rispetto che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto umano. Queste sono le mie conclusioni. Non capendo perché le persone non conoscano più il rispetto, la responsabilità che esiste nel comunicare e la riservatezza, continuerò a vivere in questa società, finché non ne potrò più, scapperò e allora renderò vero i miei sogni. Dedicato ad una persona da poco scomparsa. Era molto giovane, io non la ricordo, ero molto piccolo quando l'ho conosciuta, poi si è trasferita e quindi... Ma so di lei che voleva molto bene ai miei nonni materni, e questo per me è già molto.


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