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lavoro pubblicato domenica 16 ottobre 2011
ultima lettura mercoledì 19 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Faith McKnight - Oltre il velo - Part IX

di SarahJenniferRobin. Letto 599 volte. Dallo scaffale Fantasia

- Lasciami! - - Stai ferma! Non... ma che diavolo ti prende?!- - Molla! Devo andare... Lui...- - Piccola selvaggia... tu ora fili subito in camera tua e non ti muovi da lì, mi hai capito?- urlò la signora Temperance.

- Strega!-

Il suono della carne che percuote la carne risuonò nell'angusto corridoio. Lo schiaffo era stato così violento da far cadere la bambina. La madre, col braccio ancora per aria, ansimava e guardava la figlia distesa a terra. Si destò un momento e poi la sollevò con forza da terra, facendole perdere nuovamente l'equilibrio, poi la trascinò su per le scale, verso la sua polverosa cameretta stipata di libri.

- Non sognarti né di forzare la serratura come al tuo solito né di chiedere del cibo. Fino a domani, resterai chiusa qui dentro senza mangiare. Rosicchia quei tuoi stupidi libri, se vuoi- disse con un ghigno soddisfatto. Voltò le spalle alla stanza e si richiuse dietro di se la porta con due scatti.

Faith tirò un ultimo, indigntissimo urlo, dopodichè, andò a sedersi sul suo letto marmoreo. Era furente, disperata e incredula. Si stava ancora tastando la guancia dolorante. Le faceva veramente male, ma non avrebbe ceduto alle lacrime che le pizzicavano malevole gli occhi. Cosa ne sapeva quella donnaccia? Cosa poteva anche solo intuire? Non ne sapeva un bel niente di lei e Jeff e di quanto era successo. Era fondamentale andare a salvarlo, e avrebbe dovuto farlo da sola, senza l'aiuto di nessuno. Incrociò le braccia, anche se aveva una gran voglia di prendere a pugni qualcosa, tanto era l'odio che provava verso quella donna che era sua madre. Aveva una missione da compiere e ce l'avrebbe fatta. Si sentiva molto più risoluta di quanto non fosse in realtà, ma continuava a ripetersi che tutto sarebbe andato per il meglio solo per non perdere il coraggio. Ora comunque, era troppo arrabbiata per pensare a come fuggire, quindi diede qulche colpo al cuscino e si distese, cercando di calmarsi. Pensò anche a suo padre, quell'uomo silenzioso che se ne stava sopra quella sua dannata poltrona a fissare il vuoto. Ma a lei andava bene così: se mai sarebbe dovuta scappare, c'erno due occhi in meno che la controllavano.

- Sai bene che non se ne starà lì buona, vero? Sai bene che troverà un modo per scappare e per...-

Con un gemito soffocato, la signora Temperance si voltò verso la finestra. La luna si specchiava pallida nei suoi occhi. Il signor McKnight se ne stava seduto nella sua poltrona sfondata davanti al fuoco scoppiettante del caminetto. La fiamma viva e calda, col suo tepore, era in totale contrasto con le faccie pallide e tirate dei due.

-Oh...Arold...-, singhiozzò la donna mentre si tormentava la treccia con le dita sottili. - Ti prego...dobbiamo farlo...-

- No, non ora. Non è ancora arrivato il momento.-

- Ma ci dev'essere qualcosa che possiamo fare! Potremmo...-

- No, Temperance. Non possiamo-.

Ora la donna singhiozzava in silenzio, e fissava il viso sciupato del marito.

- Accidenti!-, esclamò Faith nel buio della camera. Saltò giù dal letto e accese la piccola lampada sul cumolo dei libri sul comodino. Era eccitata, ogni suo movimento era febbrile: sapeva cosa fare. Cominciò a rovistare nel suo armadio, in cerca dei suoi vestiti più pesanti. Tirò fuori maglioni e una pesante gonna di velluto; gli stivali e qualcosa per Jeff, nel caso si fosse preso qualche malanno e sarebbe dovuto stare al caldo. Accumulò un sacco di roba, così decise di mettere tutto dentro ad un vecchio zaino tutto tarmato ma spazioso. Puzzava di muffa, ma non le importava. Quand'ebbe finito con i vestiti, pensò alle provviste. Sua madre non era mai riuscita a capire come facesse una bambina così esile a resistere per giorni e giorni in punizione senza cibo. Il fatto era, che da quando era stata messa in punizione la prima volta, aveva capito che non sarebbe stata l'ultima. Così, ogni volta che scendeva in cucina, si metteva in tasca qualcosa da mangiare. Tornata in camera, alzava due assi del pavimento sotto la finestra e poi ci infilava dentro tutto quanto. Era un buon nascondiglio, dove la roba stava al fresco. Quando quella sera alzò per l'ennesima volta le due assi, rimase piacevolmente sorpresa: aveva ancora una buona scorta di frollini, fagioli in scatola, succhi di frutta e caramelle. L'unica cosa che non si sarebbe potuta portare dietro, era un barattolo di pesche sciroppate, ormai scadute da diverse settimane. Finiti i preparativi, lo zaino era un ammasso informe di scatolette e morbidi vestiti che pesava parecchio. Tuttavia, questo non la spaventò. Più di un volta lei e Jeff avevano trasportato cose pesanti in giro per la contea, dove erano disseminati i loro nascondigli. Jeff... a quel pensiero le ginocchia le cedettero, e credette di non potercela fare: quel'ombra... il corpo dell'amico che giaceva immobile a terra... ma poi pensò a tutto quelloche ancora dovevano fare, alle mille avventure che ancora li attendevano, e tutto questo le diede la forza di rialzarsi, col suo pesante zaino in spalla.

Per scappare, decise di prendere la via più breve: la finestra. Camera sua, infatti, si affacciava sulla porzione di tetto del soggiorno, dove le lastre di ardesia erano ancora tutte al loro posto e dove di rado le foglie scivolose si depositavano, diventando molto pericolose. L'aria era gelida e si rese conto di aver fatto bene e mettersi quanti più maglioni poteva: la notte autunnale del Galles era terribile. Fece un gran respiro e scavalcò. Ogni suo mivimento era lieve e silenzioso, fortunatamente. Si rese conto che i nsalotto c'era qualcuno perché le finestre proiettavano una morbida luce sull'erba incolta del giardino. Con molta attenzione, scivolò giù lungo la grondaia e atterrò con un piccolo tonfo. Andò sul retro della casa, dove non c'era uno spiraglio di luce, ma c'era la sua fedele torcia elettrica. La cercò a tentoni, ma per sbaglio urtò un grosso vaso di argilla pesante come niente. Cadde con un fragore terribile, che la tradì all'istante. Alcune finestre delle case vicine si illuminarono, e brontolii indignati cominciarono a diffondersi. Anche sua madre l'aveva sentita, e non ci sarebbe voluto molto prima che la scoprisse. Così sfrecciò verso il vialetto, ma arrivata al cancello la porta d'ingresso si aprì: sua madre, il corpo magro avvolto in una vestaglia scolorita, la fissava con occhi sbarrati. Faith rimase immobile, mortificata e spaventata per essere stata scoperta. Tremava nei suoi mglioni, e a sua volta, fissava la madre come se fosse stata un fantasma.

- Bambina...-

Dietro alla figura della donna coi capelli neri, ne arrivò un'altra, quella di un uomo che poche volte, a quanto ricordava, aveva varcato la soglia di quella porta. Suo padre era lì. Nei suoi occhi chiari e acquosi scorse un'espressione così carica di tristezza e sgomento, che le salì un groppo alla gola.

Non appena sua madre fece un passo, però, Faith si voltò e corse verso le colline, dove le strade dei pastori l'avrebbero guidata fino alla Foresta di North.



Commenti

pubblicato il 16/10/2011 21.10.28
Tatylop, ha scritto: Spero scriverài subito il seguito :) bravissima

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