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lavoro pubblicato sabato 15 ottobre 2011
ultima lettura mercoledì 16 settembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Alvaro e la morte d’ Anselmo.

di vennyrouge. Letto 1002 volte. Dallo scaffale Pulp

Alvaro stava puntando la pistola alla tempia, di colui che lo aveva assunto, per un delicato lavoro, solo due giorni prima. La guardia del corpo guardava perplessa il suo Boss, cercando di capire cosa fosse meglio fare. La situazione era delicata e ce.....

Alvaro stava puntando la pistola alla tempia, di colui che lo aveva assunto, per un delicato lavoro, solo due giorni prima.

La guardia del corpo guardava perplessa il suo Boss, cercando di capire cosa fosse meglio fare. La situazione era delicata e certamente imbarazzante. Non aveva pensato che quell’uomo appena assunto e che aveva fama d’essere un vero duro, sarebbe piombato dentro la stanza e avrebbe estratto l’arma con tanta rapidità.

Stava facendo, letteralmente, la figura dello stupido e in più, la pistola, gli era rimasta nel pantalone.

- Se tiri fori, er fero, prima ammazzo a te e poi sparo a lui: disse Alvaro senza neanche guardarlo negli occhi. Quindi aggiunse - Vedi ‘n po’, che voi fa’: vive o morì!

Il capo, un uomo sui sessant’anni, magro sul volto, attendeva lo sparo da un momento all’altro. Intanto sudava copiosamente. Non aveva capito neanche lui , bene il perché della contestazione d’Alvaro. Rivolto alla guardia esclamo:

< Mauro, lassa sta’. Stamo solo a discute, semo amici co’Alvaro. ‘n tocca’ a bajiaffa: che questo ce spara da vero.

La guardia, nel tentativo di darsi un contegno domandò al suo capo: Posso armeno abbassa’ ‘e mani?

Alvaro, anticipò la risposta: ‘n ce penza. Tielle su, che a chiarisse cor capo tuo: ce mettemo poco. Du’ minuti!

< Arva, ma che t’ho fatto? Chiese l’uomo, seduto dietro la scrivania, mentre Alvaro gli si era posto di lato.

- T’avevo detto, de raccontamme tutto. No de dimme, solo quello che t’annava. C’hai avuta ‘n’occasione bona e te ‘a sei magnata! Sei stato fesso, e a me,’n me freghi.

< Ma s'i t’ho detto tutto Arva’. T’ho fatto vede, pure ‘a firma sui sordi che ji'ho prestati...

- Se, è vero Anse’, ma ‘n era tutto. - Anse’, forze te, ‘n hai capito. Io me movo sempre seconno e regole mia. No co’ ‘e tua, o co' quelle de l’artri - Se te, me dichi che uno c’ha ‘n debbito co' te, è capace che te do ‘na mano. Ma si vado là, e nun è vero, me dici te che devo fa? Co’ chi è, che m’a devo pijia'? Co’ quello?

< Arva’, m’ha restituita solo ‘na parte de quello che me doveva. Solo ‘na parte!

- A sì? E dimme: quanto j’hai dato?

< Trentamijioni!

-Trentamijioni? Va be’, ce vojio crede, ma me risurta ch’ereno de meno. E quanto t’ha ridato?

< A cifra che t’ho detto!

- E cioè?

< ‘n me ricordo! Dovrebbi, rivede' e carte..

- Anse’ e ‘n far fesso, che ‘n camperesti a lungo, manco co’ me. E sai che so’ bono. Sì, nun me fai arabbia’ però. - Quanto t’ha ridato, forza!

La guardia del corpo , intervenne nuovamente, comprendendo che la situazione diventava più seria. Il capo non voleva dirgli quanto aveva ripreso dal prestito e chiese:

> Capo che faccio?

- Te, sta fermo, già t’ho detto. Si c’hai 'na famijia, te convie' penzacce. Prima che te movi, ho già sparato a te, e ar capo tuo. C’ho er silenziatore e nessuno sa, che io sto qua. Si, no, domani quanno me svejio, me leggerò tranquillamente er giornale, pe’ vede’ che scriveno de sto ommicidio. - Allora Anse’, me voi risponne o devo fa’ parla’ 'sto fero?

< Fino a mo, m’ha ridati centoventi!

La guardia strabuzzo gli occhi, evidentemente pensava anche lui che il capo aveva esagerato con la vittima.

- Te ‘na ridati centotrenta, ho visto l’adebbiti. Sei pure cretino! E si c’era ‘a polizzia, me facevi beve. E’ per questo che me so’ incacchiato. - Ma ‘n potevi mollalo prima ? No! Dovevi insiste, mannajie sotto ‘n duro. E’ pe’ questo, che me sei venuto in cerca, Anse?

< Be', si. Me serviva uno tosto, pe’ avenne artri, quello ‘n me voleva più paga’!

- Ao’ , Anse’ , ‘n ce prova’. T’ho detto. -Te, ‘o volevi mette a tace’. L’avevi sfruttato troppo e te voleva denuncia’. Ma co’ chi ‘o potevi fa’ sta cosa? Co’ quello? E Alvaro alzò il braccio sinistro per indicare la guardia del corpo che continuava a rimanere con le braccia in alto.

-Ma ‘nvedi quanto è ridicolo? Si te potessi vede Maure’: co’ e mani arzate e co’ a panza: ah,ah,ah! Ma ‘n do’ 'o manni, a fa' danni?

> Capo: io ‘no ’o sopporto più! Me dia er permesso che ‘o faccio fori...

- Me dia er permesso? Anvedi! Ma ‘ndo’ stamo: ar parlamento che l’inserviente so’ educati?

– E continua a sta’ fermo, panzo': che stavo a scherza’!

< Va be’, Arva’, mo che t’ho spiegato, a potemo fa fini’ sta questione?

- Anse’, carma, mo ‘a chiudemo, e te panzo', mettete seduto sur divano: che ‘n te posso più vede, co’ e mani arzate. Tielle ben distese e sur poggiatesta, però, e ‘n fa scherzi!

Alvaro, riprese il filo con Anselmo: Vedi Anse’, te speravi che quello, stanco com’era, jie partisse ‘a brocca, e che io, pe’ reazzione, l’ammazzassi. -Speravi pure, che poi venivo qua da te , magara a piagne e te chiedessi aiuto, eh? E risponni Anse’ : ‘n t'ho ancora ammazzato, sei vivo e poi parla’.

Anselmo sembrava aspettare. Il colpo partì all’improvviso, Alvaro aveva mirato al grande vaso etrusco, che il boss esibiva agli ospiti, disposto in una teca vicino a dove si trova adesso la guardia del corpo.

-Tanto, si vie’ ‘a polizzia a fa i rilievi, dopo che t’ho ammazzato: t’o sequestra ‘o stesso. Tanto vale fatte ‘n favore, prima de ammazzatte e avvantaggiamme.

Anselmo, impreco dentro di se. Furente per il vaso che gl’era costato duecento milioni.

-Anse’, io me sto a scoccia’. Te voi prenne 'sto confetto? E te stai ’ sempre attento a quello che fai : disse, rivolgendosi alla guardia. Anselmo mollò, cominciava ad essere stanco:

< Si, Arva’, er piano era questo. Si! Lo dovevi ammazza' e portatte dietro a polizzia : e io m’ero sarvato! Se me diceva male, che te pagava: be’, ‘n quer caso me pijavo ‘n’ artro po’ de sordi , ma quello ‘n c’ha più gniente. Me so’ informato.

- Bravo. Invece, si te, m’avessi chiamato pe’ ammazzallo direttamente: io te chiedevo solo ‘n cinquantino. T’a saresti cavata mejio, avresti risparmiato er vaso, e poi, ‘o sai che lavoro pulito. Te, invece, hai voluto fa er dritto e volevi specula’ su ‘n assassinio. Anse’: hai fatto ‘n casino e m’hai fatto arabia’!

La guardia, si era rasserenata. Il capo avrebbe sicuramente ritenuto meglio, pagare Alvaro che questionare ancora. Se ne stava immobile seduto sul divano. Pensò che forse poteva schiacciare un pisolino? I due litiganti si sarebbero calmati da soli? Aveva mangiato troppo anche oggi, e cominciava a non ragionare

- Che c’hai, pure i tic all’occhi? Chiese Alvaro che evidentemente continuava ad osservarlo. Poi riprese:

- Anse’, chi troppo vole, nulla strigne. Damme ‘sti sordi che me ne vado. Me paghi l’omicidio de st’omo, come si fosse avvenuto rearmente. Dimo come incomodo. Io , a quello ,‘o lascio vive finché fa er bravo, ma rimango er tuo garante e stamo a posto così. ‘n so’ esoso. Ok?

< Va be’, Arva', te faccio‚ n’assegno

- Ma quale assegno. Liquidi, brevi mano. Come se dice? - Cash!

< Va be’, ma mo ‘n ce l’ho , torna domani co’ comodo tuo.

La guardia , si risveglio dalla sonnolenza. Mancava poco alla conclusione, ma il vecchio mostrava gli artigli. La cosa poteva degenerare adesso ch’era in dirittura d’arrivo. Si mosse sulle natiche per avvertire il duro contatto della pistola e sincerarsi così d’averla ancora.

- Ma te, sei pure frocio, disse Alvaro che notò la mossa. Te la fai cor fero? Ma quello te fa male se solo provi a' estrallo...

La guardia, non rispose. Concluse che la fama d’Alvaro fosse meritata. Aveva gli occhi anche ai lati della testa.

Va be', 'i prenno in cassaforte: tagliò corto Anselmo

Sì, ma famo, piano, piano: disse Alvaro.

Il Boss si alzò e si avvicinò alla cassaforte, disposta dietro al quadro, sistemato alla parete, proprio sopra a dove di norma stava seduto. Girò la combinazione e quando l’aprì, fu chiaro per tutti che di soldi all’interno, dovevano essercene molti di più.

Alvaro disse: Io vojio solo i mia: Anse’, gniente mosse strane.

Anselmo prese le mazzette. Si trattava in fine di pochi pezzi. Alvaro le raccolse dalla scrivania e le mise all’interno del suo cappottino nero di lana

Anse’, disse Alvaro, mo vado via; Pe’ ‘n po’ scordamose ‘sta storia e ‘n dimo gniente all’amici comuni de ‘sta brutta cosa che c’e’ capitata : ‘n ce faresti ‘na bona figura e forse manco io. Va be?

Va be’ - rispose Anselmo.

Alvaro girò le spalle e si avvio alla porta. Anselmo si chinò a prendere la pistola che aveva nascosta sotto la scrivania.

Alvaro vide il riflesso della mossa, negl’occhi della guardia. Sparò due colpi in rapida successione, mentre si girava velocemente su stesso. Il primo raggiunse al piede la guardia, che imprecò sonoramente, il secondo raggiunse in piena fronte Anselmo che ancora stendeva il braccio e stava per sparargli alle spalle con un ghigno sadico.

La punta della pistola era ancora calda e Alvaro, non poteva riporla nel vestito. Guardò la guardia che adesso aveva gl’occhi terrorizzati: sarebbe toccata anche a lui quella fine?

- Te m’hai visto uscì, che Ansermo era ancora vivo. Inventate quello che te pare, ma poi scordate de me. Li dentro è pieno de sordi. Me ne pijio ‘nartro po’. Solo pe’ te, so troppi!

La guardia annui, se l’avesse lasciato senza, non avrebbe detto niente in ogni caso. Invece Alvaro gli stava lasciando almeno un centocinquanta, duecento milioni.

- Te convie' nasconnene ‘na parte, magara dentro ar divano, poi ‘a ripassi a prenne. Lasciace quarcosa dentro, se ,no s’a piano co’ te! Capito? Fra quarche mese te ne vai ‘n America e te apri ‘n ristorante. Si, no, li spenni come voi, a me ‘n me riguarda. Ma cambia mestiere, damme retta: ‘n te vedo portato!

Grazie Alva', grazie. ‘o sapevo ch’eri bravo, disse la guardia che si stava alzando per sistemare la scena, come gl’aveva detto Alvaro.

- Aò e mettete a dieta: o vedi che fai fatica a movete?

Quando Alvaro, usci dalla casa del capo, in città s’era messo a piovere. Ebbe un brivido di freddo, pensando a quel disgraziato che di trentamilioni ricevuti in prestito per poco tempo ne aveva restituiti cosi tanti. Con quelle mazzette in più e di grosso taglio, sarebbe tornato ad avere di nuovo la sua vita. Non era tutto quello che l’usuraio gli aveva tolto, ma era un ottimo risarcimento e del resto aveva dovuto pensare anche al futuro della guardia del corpo. Si tirò sopra la testa, il cappuccio nero della felpa. La sua Mercedes grigia, lo stava aspettando. Più tardi sarebbe passato a trovare i suoi amici in ospedale. Solo da pochi giorni, avevano ripresa conoscenza. Per quando fosse arrivato da loro, il corpo del marito della ragazza, sarebbe stato freddo. - Ex marito! E i due, non avrebbero avuto più nulla da temere.

By Veniero Rossi



Commenti

pubblicato il 15/10/2011 15.16.30
MAXSTEEL45, ha scritto: Io avrei fatto fuori pure la guardia...Avvincente...
pubblicato il 21/10/2011 0.00.47
vennyrouge, ha scritto: ma tu sei + cattivo! Eh,eh,eh, Un saluto e grazie. Ciao -Veniero

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