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lavoro pubblicato giovedì 13 ottobre 2011
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 14)

di Ciaby92. Letto 770 volte. Dallo scaffale Pulp

Siamo tutti alti grattacieli dalle inquietanti e molteplici finestre aperte sul vuoto. Aspettiamo tutti un aereo dirottato che ci trapassi. Un proiettile che distrugga la nostra monotonia rimbombante, sconvolgendoci l’esistenza. Estasi mistica e cosmogoni

Capitolo 14

Il ventilatore che rumoreggia nella stanza. Io che abbandono un bacio sulle labbra di Thomas quando devo andarmene. E vedo la mia ombra seguirmi come una presenza oscura, pronta ad uccidermi. L’uscio che mi scivola dietro e lo sguardo di Thomas sempre ancorato alla mia nuca. Sento odore di caffè, vorrei ubriacarmene, ma ho la pancia che mi fa un po’ male. Brontola parole inutili, sussurrate e mai comprese.

C’è la vicina di casa di Erika che, salendo le scale, mi saluta come se mi conoscesse da vent’anni. È una signora sulla settantina che fa un po’ di fatica a salire i gradini. L’aiuto con le borse del panettiere, poi mi dice “Grazie giovanotto” e mi allunga, con un sorriso, una banconota da cinque euro, per ripagarmi e per averle dato cinque minuti della mia presenza in una vita di totale solitudine.

Quel gesto carino dalla vecchina, però, mi ricorda di non essere altro che una fottuta puttana. Le dico “Non c’è bisogno, signora…l’ho fatto con piacere”.

Ma lei insiste: “Prendi! Prendi! Te li meriti tutti.”

“No, davvero, non ce n’è bisogno…”
“Almeno ti fai una bella colazione, sei così sciupato, caro…”

“E va bene”. Li prendo. Sto per fare tardi con il cliente. “Grazie mille, allora…”
“Se un giorno, ti va, passami a trovare. Non ho nessuno che mi faccia compagnia.” Sorride, ma sembra disperata sotto le righe, senza speranza, come noi. “Ti preparerò del the e dei biscotti. Chiedilo anche ad Erika…non la vedo molto spesso”
Annuisco.

“Sei il suo moroso?”

“No… un amico.”
“Ah, capito.”
“Il suo ragazzo, Samuele, l’ha lasciata…”

“Era il suo ragazzo? Non mi sono mai fidata di quel tipo…pensavo la sfruttasse. Sono felice per lei! Una così bella ragazza! Perché le ragazze più belle e dolci…” è evidente che non sa del suo lavoro “…finiscono sempre con uomini totalmente inutili.”
“Per sopravvivere” sussurro dentro me “E questo vale anche per i ragazzi.”


Saluto la nonnina e scorro come un fiume in piena, di corsa, facendo un gran rumore sul marciapiede, fino al luogo dell’incontro, quando mi suona il cellulare. Mi fermo. Prendo fiato. Rispondo. È Cherry, che annaspa come un tossico in astinenza da psicofarmaci: “Ho bisogno di te, adesso.”
“Cosa?”
“Dobbiamo scopare, Davide. Voglio essere scopata da te.” Non possiede più la concitata calma del nostro primo appuntamento: sembra improvvisamente impazzita, tra lacrime e urla improvvise.

“Veramente…” la voce tremante “…ora ho un appuntamento, mi spiace…”
“Disdicilo. Devo vederti”
“Ma questo non è possibile...”
“Ti pagherò il doppio”. Tutti la mettono sempre sui soldi.

“Cherry, io…”
“Ti prego. Ho bisogno di te”

“D’accordo”. Cedo. “Anche io ho voglia di vederti.”
“Grazie.”
“Ho bisogno di capire cosa farne di te.”

“Picchiami.”

E il telefono suona a vuoto, trascinato nell’oblio di una decadenza umana ormai mpossibile. Ma al peggio non c’è mai limite e cercare qualcosa di prefissato nelle relazioni umane è un suicidio metaforico. Botte, sono solo botte. Non sono nemmeno orgasmi. È un continuo malmenare la carne, il corpo, gli organi per dirti: “Esisti”. In questa metropoli immersa in fumi e sospiri, in camminate veloci per attraversare la strada e volti inespressivi, non si esiste più. Siamo tutti alti grattacieli dalle inquietanti e molteplici finestre aperte sul vuoto. Aspettiamo tutti un aereo dirottato che ci trapassi. Un proiettile che distrugga la nostra monotonia rimbombante, sconvolgendoci l’esistenza. Estasi mistica e cosmogonie distrutte. Il pianto equilibrato delle nostre palpebre che sbattono, di cristalli fragili e inutili sussurri. Abbiamo il viscerale bisogno di riformarci, con gioia e dolore, pur di cambiare, sempre. Evolversi. Compiere una cazzata talmente irrimediabile da non poter tornare gli stessi di prima o innamorarsi di una persona che diventi lo yang delle tue miserie. Aperture di chakra inaspettate e un po’ vili.

Erika si fa leccare i piedi davanti ai passanti: famigliole giapponesi allegre e unite, biondocriniti bambini tedeschi che indicano i due amanti precari con il dito e le loro mamme che li trascinano via senza dare spiegazioni, adolescenti che ridacchiano, giovani e palestrate donne che cercano la pace con lo yoga, ragazzi di colore che si spintonano divertiti, e non sente niente: né solletico, né eccitazione, né fastidio. È un manichino lussuoso, perché vivente, ma pur sempre creata per stare in vetrina. Forse ad Amsterdam, forse da nessuna parte, e questo è peggio.

Avviso il mio cliente che ho avuto un contrattempo. È deluso e cerca di redimermi: “ti pago il triplo, ti pago il quadruplo…voglio il tuo deretano”. Facciamo domani. “No, domani no…devo andare al saggio di danza di mia figlia.”

Mi immedesimo in quella ragazzina dotata di eleganza che si esibisce nel Lago Dei Cigni, o in qualunque altra pièce di balletto classico. Mi immedesimo nella sua innocenza e nel suo pensiero che il padre sia la persona più dolce del mondo, che mai farà del male a lei o alla mamma. Lei, nel crogiuolo della sua ignoranza. Lei che danza, senza alcun problema. Ecco, voglio essere lei: non voglio sapere nulla. Voglio solo ballare. Ad occhi chiusi, per non vedere nulla.

Thomas è stato pagato semplicemente per guardare una coppia etero che scopa. Gli hanno preparato una sedia davanti al letto, obbligandolo a non voltare mai lo sguardo e a dar loro ordini su come scopare. Si annoia davanti a quel groviglio di corpi. Si annoia di continuare a vivere così.

Tanto, si avvicina San Valentino. È la data X sul calendario. Sta arrivando.



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