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lavoro pubblicato lunedì 10 ottobre 2011
ultima lettura lunedì 23 marzo 2020

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l'ARTE DELLA DEGUSTAZIONE DEI GHIACCIOLI

di annibale. Letto 1068 volte. Dallo scaffale Umoristici

                          L'arte della degustazione dei ghiaccioli    La specialità in cui io ed il mio amico Gilbe...

L'arte della degustazione dei ghiaccioli

La specialità in cui io ed il mio amico Gilbert eccellevamo da ragazzi, era quella del mangiare grandi serie di ghiaccioli durante le lunghe estati della nostra giovinezza al patronato di Tombolo. L'arte della degustazione dei ghiaccioli e' attualmente, a torto, poco considerata ma a quei tempi aveva raggiunto il suo culmine proprio al patronato di Tombolo. Durante l'Estate degustavamo per delle ore, io partivo sempre dal ghiacciolo arancio tanto per scaldarmi le papille gustative, dopo alcuni ghiaccioli passavo al giallo ( gusto limone) e solo molto avanti negli anni , a fine carriera, ho azzardato il verde ( la menta). Gilbert essendo meno ortodosso di me variava piu' spesso I gusti. Io usavo preferenzialmente l'impugnatura continental: indice e medio dietro lo stecchino pollice davanti. Usavo questa impugnatura perche' permetteva la facile rotazione antero posteriore del ghiacciolo e consentiva una notevole precisione nei movimenti. Gilbert invece usava la eastern: Indice e pollice con in mezzo lo stecchino. Penso di detenere ancora il record del patronato di Tombolo che significa anche il record italiano : 19 ghiaccioli in mezz'ora. Una domenica pomeriggio di Luglio cominciai quella serie vincente con l'arancio, passai al limone e terminai tra gli applausi di tutti con il 19vesimo ghiacciolo verde menta. Oggi siamo rimasti in pochi a capire il ghiacciolo: io, Gilbert, Gennaro Esposito a Napoli, i sardi Puddu e Ruio e pochi altri. Sembra che la scuola sia ancora fiorente in Sud America: Dicono che un certo Gomez, Paraguaiano, detenga il record mondiale con 43 ghiaccioli. Avrebbe cominciato una serie di gusti tropicali ed avrebbe terminato trionfante dopo 43 ghiaccioli col maracuja. Mah, per me siamo due scuole diverse; Innanzi tutto loro impugnano Western, poi usano gusti tropicali: insomma loro sono loro e noi siamo noi, come diceva Gilbert I marziani sono I marziani e gli abitanti della terra sono gli abitanti della terra e mai e poi mai le due fazioni potranno capirsi profondamente. I giovani di oggi non sanno piu' mangiare ghiaccioli come si faceva una volta , cominciano le serie direttamente dal verde senza passare per I gusti propedeutici, usano gusti strani come ad esempio anice e Coca cola. A proposito del gusto Coca cola e' giusto spendere due parole per dire che esso e' una vera americanata e non e' mai stato omologato in un patronato serio. Se uno volesse proprio passare al colore marron perche' non scegliere il piu' classico tamarindo o chinotto?

I giovani non capiscono queste fondamentali differenze, non capiscono che la degustazione dei ghiaccioli non e' una gara ,per lo meno non e' solo una gara, ma una disciplina, quasi una disciplina zen. Non distinguono un Orsetto da un Motta, impugnano male il ghiacciolo, degustano a temperature bassissime tanto che si anestetizzano le papille gustative e le rendono inservibili ad un uso corretto. Ai miei tempi riconoscevamo la marca di un ghiacciolo da lontano, dal rumore che faceva frangendosi contro I denti di un compagno. Oggi io e Gilbert non gareggiamo piu, siamo semplici collezionisti ed amatori. Io posseggo in frigo un rarissimo pezzo, si tratta di un Orsetto di annata 63 gusto chinotto, introvabile, serie limitata e sperimentale che la ditta non produsse piu' per scarsita' di domanda. E' un pezzo che non ha valore, ma data l'ignoranza di oggi in materia, rischia di non avere proprio alcun valore. Non importa, tanto ci sono legato per motivi sentimentali ed affetivi e non lo cederei mai per nessuna cifra, come Gilbert non cederebbe il suo cedromenta del 68. Per noi sono oggetti simbolo che ci riportano alla nostra adolescenza nell' assolato cortile del Patronato di Tombolo dove vigevano regole leggi e gerarchie interne molto dure e che sebbene non fossero scritte, erano comunque sempre rispettate da tutti come fossero state cose talmente evidenti da non avere bisogno di ulteriori spiegazioni od interpretazioni. I preti del patronato finivano per fungere da arbitri ed assecondare tutte queste regole.



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