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lavoro pubblicato mercoledì 5 ottobre 2011
ultima lettura domenica 12 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LA TESTA RIPIENA D'ARIA FRITTA.

di frantizan. Letto 641 volte. Dallo scaffale Generico

Credo che tutto abbia avuto inizio una sera di tremila anni fa', mi rifiutavo di mangiare la minestra perché il mondo non soffrisse la caresti...

Credo che tutto abbia avuto inizio una sera di tremila anni fa', mi rifiutavo di mangiare la minestra perché il mondo non soffrisse la carestia a causa mia. Non volevo provocare una nuova guerra in Asia o in Africa, come la settimana precedente, quando avevo divorato due pacchi di biscotti al cioccolato. Mio padre era molto arrabbiato, urlava contro il cielo delle parole molto proibite, mi ha gettato in faccia il suo piatto ed è corso intorno alla tavola per sodomizzarmi.
Mia madre non è intervenuta per aiutarmi, mio fratello minore e mia sorella ridevano di me, dicevano che avevo la testa ripiena d'aria fritta. E' stata quella la notte in cui sono fuggito di casa.

Se non faccio errori nel mangiare il cibo non è un pericolo, non scompare, né si rimpicciolisce. Allora il malocchio non mi invade. Ma è una procedura complicata. E' impossibile non commettere un piccolo sbaglio di tanto in tanto.
Una volta invece di deglutire ho aperto la bocca, il cibo è scivolato fuori ed è scomparso. Avevo la sensazione che il bolo si fosse trasformato in un grumo di pietra, che non volesse andare né su né giù, questo a causa di certi pensieri velenosi che nuotavano in aria. Pensieri che cercavano di provocare un'altra crisi finanziaria a livello globale, pensieri che sussurravano di essere in grado, se solo lo avessero voluto, di fare scoppiare nel medesimo istante ogni centrale nucleare nel mondo.

Il fatto è che sono rimasto indietro rispetto agli altri. Loro hanno mangiato quello che gli serviva e si sono potuti sposare, hanno fatto tanti semini, ora sono forti e possono sopraffarmi. Ma mi sto mettendo alla pari, mangio parecchio riso con la carne per crescere in fretta. I poliziotti non vogliono, temono che io possa causare qualche altra sommossa. Per non farmi scoprire sono costretto a cibarmi da solo al buio. Ma loro hanno agenti dappertutto, e degli apparecchi speciali che pesano e analizzano le mie feci. Ho paura che presto faranno irruzione anche qui. E' per questo che mio padre non mi vuole più in casa. Lanciavano razzi e lacrimogeni, svegliavano mia sorella, le insegnavano le brutte parole e le bestemmie.

Dovrei digiunare, non mangiare tutto il cibo della terra, di modo che ce ne sia per tutti, ma se non mangio non potrò essere un uomo di peso superiore e tutti mi disprezzeranno. Solo se mangio le quantità giuste di cibo giusto nel modo giusto, posso aggirare il problema e tornarmene a casa quando voglio.

Certe volte ci provo a tornare indietro, con l'immaginazione. Mi esercito, so che quando nella mia mente tutto filerà liscio allora tornerò a casa anche nella realtà, anche se i dottori e i poliziotti cercano di impedirmelo. Se penso alle sequenze dei fatti in maniera precisa allora questi si avverano. Mi concentro, seguo con la mente le tracce del cibo che ho mangiato e di quello che ho lasciato cadere apposta, e piano mi avvicino, ma dopo un po' non funziona. Ci sono certi cibi che ho mangiato nel modo sbagliato che scompaiono, e allora io smarrisco la strada. Certi animali mostruosi se li portano via, per nutrirne i propri cuccioli o per rivenderli a mio padre.

E' brutto non trovare la strada di casa, non potere tornare al proprio nido. Come nei sogni, che le cose scompaiono e non riappaiono. C'è un sentiero che si arrampica sulla collina, poi sale la nebbia e quello svanisce. Poi svanisce la collina, poi svanisce anche la nebbia, poi svanisco pure io. Gli altri non possono vedermi e io non so chi sono. Non c'è il sentiero, non ci sono più le gambe, l'universo è scomparso. Allora provo ad immaginarmene un altro, insisto e insisto, fino a quando riesco.

Se separi la parola e l'immagine dall'oggetto, allora puoi maneggiarla; questa è magia. Se desideri una cosa davvero fortemente allora accade.

Una volta ho ritrovato la strada di casa, ma nessuno mi riconosceva e io non riconoscevo nessuno, neppure la casa. Sapevo che era il posto giusto, eppure non andava bene, come un piatto di minestra gelata o troppo calda. Stavo male, volevo andarmene di lì, ma non ne ero capace. Per fortuna è arrivato il vento che mi ha sollevato e portato via.

Il problema vero è che c'è qualcosa nella mia pancia che non funziona come dovrebbe. Ma non sono nato così. E' stata tutta colpa di mio padre e di mio fratello, quando ero piccolo, se indaffaravo la mamma con i miei capricci, loro mi distendevano sul tappeto e mi saltavano sullo stomaco.
Così adesso ho dentro tanti piccoli insetti, che cercano di mangiare tutto quello che io mangio e defecano dentro di me. Loro mettono i loro denti dentro i miei denti, e fanno perdere peso al cibo. Così ho pensieri strani, faccio sogni bagnati come se mi masturbassi, e al gabinetto la faccio o troppo dura o troppo molle. A me piacerebbe una via di mezzo, ma mi sfugge sempre. Così da tremila anni non ho una casa e giro per l'universo come una nuvola.

Se l'insetto Regina me lo permette vorrei rinascere pietra. Non muovermi mai. C'è anche un'altra magia che fanno le rocce che mi piace: non cambiano mai forma. Gli uomini e gli animali cambiano sempre d'aspetto, e non sai mai cosa sei veramente o a cosa stai pensando. E allora perdi le parole e hai paura.

Se cammino all'indietro senza cadere non mi perdo. Certe volte riesco a tornare al centro di mia madre senza che mio padre possa vedermi. Ma non devo volare, se no sbaglio direzione.
Una volta ho provato ad andare alla Fine del Mondo volando, ma sono caduto dentro un cimitero. E' lì che ho mangiato la mela acerba. Non avrei dovuto, non era mio l'albero. Mangiare mele va bene, ma non puoi se non sono le tue. Allora diventi Adamo, basta che mangi anche solo metà frutto e l'insetto Regina lo viene subito a sapere e ti punisce. Poi quella non era una mela normale come puoi trovare al mercato. Andava mangiata molto lentamente, ed io avevo troppa fretta, come quando ti masturbi in bagno e tua madre chiama per sapere se hai finito, che è pronto in tavola.

Avete presente il problema di quando prima di mangiare inciampate in tutti i mobili? Provate a sedervi ma vi spuntano ali in ogni direzioni e le caviglie si attorcigliano? E quando le cose sembrano altre cose? E il cucchiaio si scioglie e si mischia alla minestra? O il pane si sposta sulla tovaglia e rimpicciolisce fino a sparire? E non capite se qualche insetto invisibile ve lo sta rubando o se è il pane che si mangia da solo? E quando pensate ma non sapete chi sta pensando dentro di voi? Se Dio o l'insetto Regina?

Una volta a pranzo ho defecato delle monete d'oro e cioccolata, ero così orgoglioso. Mio padre le ha assaggiate, ma poi le ha gettate via disgustato dicendo che sapevano di cacca. Da allora il tempo non è stato più lo stesso. E' cambiato, prima fluiva sempre alla stessa velocità, nella medesima direzione, ora che mio padre lo ha ucciso, che gli ha tagliato la testa, va' a scatti, si riavvolge, stagna e si riempie di grumi.

Una notte ho fatto quel sogno in cui ci si perde nel bosco e non si trova la strada di casa. Ma io mi ero davvero perso nel bosco e sognavo ad occhi aperti. Il tramonto frustava il cielo, gli angeli ballavano con dei piccoli demonietti neri che mi facevano le boccacce. Si erano messi d'accordo con mio padre per farmi del male. Lui non voleva che scoprissi che stava sposandosi con mia sorella per fare nascere un gemello identico a me. In chiesa le ha fatto una magia, le ha mostrato il pisello e la sua voglia, allora anche lei lo ha desiderato e al prete ha detto sì. Invece mia madre una volta voleva sposare me, ma solo per scherzo, le non è come mia sorella, non è come le altre donne, non ha la patatina graziosa, ma la vagina spessa, per questo ha sposato prima mio padre e poi mio fratello più piccolo.

Non statemi addosso, io non potrei mai tagliare una fetta di voi per mangiarla, ma non siate impertinenti con me, a meno che non vogliate perdere il vostro nome nel tempo che mangio i pasticcini con il tè. Poi sarebbe inutile supplicarmi per riaverlo indietro, la Regina degli insetti e il Cappellaio Matto non lo permetterebbero mai. Ora vado via, non provate a seguire le mie orme di calore, tanto non vi dico più niente, tanto smarrireste il sentiero nella nebbia.

http://festacontinua.blogspot.com/



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