ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 4 ottobre 2011
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 12)

di Ciaby92. Letto 814 volte. Dallo scaffale Pulp

L'amore omosessuale è la conoscenza di se stessi in qualcun'altro, amore puro. L'amore eterosessuale è più coraggioso: è il salto nel vuoto in una persona totalmente diversa. Ma le differenze terminano qui. Amare vale per tutti, odiare pure. Spegniamoci i

Capitolo 12

“Eccoci qua.” Sussurra l’uomo incravattato dell’ultima ora, davanti ad Erika che, con le unghia laccate di rosso fuma l’ennesima sigaretta morente.

“Ciao…”

“Piacere di conoscerla, padrona… Mi chiamo Simone”.

“Non chimarmi padrona, non chiamarmi proprio. E tu? Tu non hai nome.”
“Certo…ha ragione.”

“Comunque, niente sesso. Io non ne faccio.”

“Non era nelle mie intenzioni…”

“Lo so. Lo so che vuoi solo farmi da schiavetto…ma non si sa mai. Voi uomini siete tutti uguali.”


I numeri verde dalla voce metallica forniscono istruzioni per abbracciarsi. Erika non ne ha mai chiamato uno.

“Quali sono i nostri programmi?”
“Non ho fatto colazione. Mi offrirai un caffè, poi mi porti a fare shopping in Corso Buenos Aires, devo rifarmi il guardaroba…”
“Non ho molti soldi.”
“Quanto puoi spendere”
“Ho trecento euro.”
“Bastano e avanzano. Tanto con il tuo lavoro di merda e le botte di culo che dai al tuo capo, li recupererai subito. Ho messo pure le scarpe che volevo che mettessi, cosa vuoi di più? Credi che un tacco così alto non mi faccia male ai piedi? Sono fin troppo gentile…”

“E poi cosa facciamo?”
“Poi andremo a Parco Sempione, mi dovrai leccare i piedi. Non importa se ci sarà gente. Prova solo ad intimorirti o a provare vergogna, e me ne ritorno a casa…non potrai più rivedere i piedi che tanto vuoi avere per te.”

L’uomo abbassa la testa “Sì…”

“Vado un attimo in bagno. Aspettami qui.”
“Devo accompagnarla?”
“TI HO DETTO DI ASPETTARMI QUI, CAZZO!”


Erika ha la testa che le scoppia, si allontana dall’uomo per qualche attimo e scivola giù come una libellula dalle scale per il bagno pubblico della Stazione Cadorna. Lascia cinquanta centesimi alla donna Pakistana che controlla l’andirivieni di clienti e si chiude dentro un gabinetto, iniziando ad ansimare.

“Non ce la faccio più” sussurra “Non ce la faccio più”. E batte una mano contro la parete che separa un bagno da quello adiacente. Si porta le mani ai capelli, il volto dilaniato dai lividi e dalle lacrime. Se unisci quelle macchie violacee, si può formare un fiore, come su quei giochini della Settimana Enigmistica. Poi si volta, non è sola. Quel gabinetto è già occupato da qualcuno. Pur essendo il bagno delle donne, è un uomo che ha la testa rivolta verso il muro e che sta piangendo. Erika lo riconosce e si atterrisce.

L’uomo si volta verso di lei, lentamente e incomincia a singhiozzare. Ride tra le lacrime. Ha il volto coperto di sangue. Ma lei lo riconosce: è suo padre. Erika si appiattisce alla porta chiusa e scivola su di essa, accasciandosi al suolo. Biascica appena: “Papà…”, tremante, come se avesse la gola chiusa.

L’uomo è lì, immobile, immerso in risate isteriche. Abissi assordanti. Vorticosi pianti di nulla. Silenzi distruttivi. Armi nucleari di massa di aperture orali. Strepitii di attimi angoscianti e scrosciare di pause. Volteggiare di inutilità circoncise e ansie pirotecniche. Giravolte di sguardi senza volto, di pupille dilatate senza iride. Terrore e panico al tramonto, uccidono il crepuscolo. Uccidono il crepuscolo. Uccidono il crepuscolo.

Suo padre si avvicina, ea anche le sue mani sono sporche di sangue color porpora. Cola dalle sue dita e macchia il pavimento bianco.

Orgasmi femminei e mascolini. Quelli femminili più puri, selvaggi, animaleschi ed estremi. Quelli maschili più freddi, meccanici, raffermi. Entrambi comunicano, entrambi gridano.

Le mani di suo padre le prendono il collo. Schiacciano. Lei si divincola. Guarda quell’uomo con gli occhi sbarrati, mentre singhiozza e si sente mancare l’aria. Ridendo, l’uomo la sta strangolando.

C’è Erika. È completamente nuda, in una stanza enorme e vuota. C’è il pavimento sporco e con pezzi di compensato sparsi ovunque. Lei è accasciata a terra, con i capelli neri che quasi le coprono il volto. Poi alza il capo e lo vedi, il suo viso. Con le sindromi di stendhal scatenate dai suoi sguardi. Regge tra le mani, la testa mozzata di suo padre. Lei sorride, lei sorride, lei sorride e vi guarda. Ha un incantesimo in quello sguardo virginio. Lei, perfetta, senza clitoride, ha ucciso suo padre. Lei che mai più proverà un orgasmo in vita sua, vi guarda. La suora tra le puttane. Sopra di loro, una grande bandiera della nostra nazione, sporca di sangue. Ci guarda. Ci guarda. Ci guarda.

L'amore omosessuale è la conoscenza di se stessi in qualcun'altro, amore puro. L'amore eterosessuale è più coraggioso: è il salto nel vuoto in una persona totalmente diversa. Ma le differenze terminano qui. Amare vale per tutti, odiare pure. Spegniamoci in silenzio. Torniamo ad amare con uno sguardo, finiamola con i discorsi retorici. Spegniamoci. Per sempre.

Le mani del padre svaniscono dal suo collo. Erika ha ancora il terrore addosso, ma finalmente è sola. Per fortuna, o putroppo, è dannatamente sola. Autoesorcismo nei silenzi. Autoesorcismo nelle fantasie. Immaginazione pura.Massacro di romanticismo. Battito di palpebra. Distruzione di massa di cantautori "sole, cuore, amoe". Battito di palpebra. Incendi di poesie. Battito di palpebre. Sangue che pulsa. Battito di palpebre. Graffiti di coppie scoppiate. Occhi chiusi.

Si dorme nelle nostre menti iperattive, si dorme nei nostri passi forzati, quando attraversiamo la strada per andare al lavoro. Si dorme quando si vende il culo ad uno sconosciuto. Svegliamoci, svegliamoci dal nostro letargo di ricordi e nefandezze, svegliamoci dalla tristezza che, come un cancro, ci taglia le viscere. Svegliamoci e facciamo saltare tutto.

Esplosione.

Esplosione.

KABOOM.

La purezza non ha anticorpi. Basta un microbo per distruggerla.

Senza clitoride, Erika è una bambina. Una piccola puttana.

Si rialza, esce dalla porta del bagno, ed è ancora scossa. Si guarda allo specchio e non si riconosce. Si lava il viso di fretta e vede solo uno spettro inquieto. Solo uno spettro inquieto. Erika raggiunge il suo nuovo fidanzato che durerà solo otto ore. Gli amori finiscono, ma saperne già il giorno della fine all’incipit del cammino, è l’ennesima pugnalata. Seppur pagata.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: