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lavoro pubblicato mercoledì 28 settembre 2011
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VITTORIA SI RACCONTA AI MURI.

di frantizan. Letto 673 volte. Dallo scaffale Generico

Monologo: Vittoria Marchesini, moglie di Clay (Pietro). Quando ero piccina mio padre era solito raccontarmi del giorno in cui sono nata. Mi diceva che...


Monologo: Vittoria Marchesini, moglie di Clay (Pietro).

Quando ero piccina mio padre era solito raccontarmi del giorno in cui sono nata. Mi diceva che in quelle ore infuriava una tempesta come non se ne era mai viste, che alle due del pomeriggio era già buio e il gelo s'era impossessato di tutto. L'acqua veniva giù compatta che pareva un solido muro, l'aria poteva essere nuotata, gli ombrelli e gli impermeabili erano inutili, le strade erano torrenti gonfi.
Ed era agosto.
Alle quattro sono arrivata io, e, continuava mio padre, il cielo si è squarciato all'improvviso, il sole è apparso in tutta il suo fulgore e la sua vampa, dovunque sono fioriti arcobaleni, dall'asfalto sono balzate fuori pentole ricolme d'oro. In un attimo l'aria si è asciugata. Si poteva vedere il vapore ascendere e dileguare.
Secondo mio padre, un simile fenomeno avviene solo quando nasce una Regina delle Fate dai grandi poteri magici. Una volta ogni secolo, o giù di lì.
Ma non dovevo essere io quella fata.
Da piccola ci credevo davvero e mi sentivo speciale. Quando tentavo magie, e non succedeva proprio nulla, mio padre mi consolava dicendo che dovevo avere pazienza, che avrei ottenuto i poteri, che mi spettavano per diritto di nascita, solo una volta diventata grande. Ho atteso e ho atteso, ma quel momento non è arrivato. Nonostante tutto, per certi versi, sto ancora aspettando.

Ero bella. Ovunque mi trovassi ero di gran lunga la ragazza più attraente. Questo mi imbarazzava. Spesso mi trovavo a desiderare che non fosse così, avrei voluto una vacanza dalla mia bellezza, per un po' non calamitare gli sguardi di tutti.
Avevo delle aspettative a causa di questo mio status estetico, forse dopotutto era questa la mia magia. L'avvenenza mi dava diritto ad un'esistenza superiore, al successo e alla felicità. Non mi sono mai interessate la carriera e cose del genere, mi sono sempre vista come la Signora della Casa, la castellana che sorveglia la servitù affinché tutto risplenda e le pietanze siano perfette, che scrive di suo pugno gli inviti per le cene brillanti e stabilisce i posti degli invitati.
Eppoi i figli. Ero indecisa se averne 2 o 3. Immagino che questo dettaglio vi faccia sorridere, ma allora per me meritava frequenti ragionamenti. Giungevo a baloccarmi con i nomi che avrei scelto, la qualità e l'ampiezza dei corredini che avrei predisposto. Peccato non averne poi avuti.
Naturalmente avrei coccolato mio marito come un principe, anche perché lui sarebbe stato un principe vero, azzurro come il cielo. O un grande industriale, un futuro premio nobel, un re del rock. Lo avrei accudito, gli sarei sempre stata vicino, lo avrei sostenuto nel suo lavoro.
Sarei invecchiata così, regina di una casa perfetta, felice come una lumaca nel suo guscio. Circondata da amiche sincere con cui scambiare confidenze e fare shopping. Avrei viaggiato in prima classe e sarei scesa nei migliori alberghi. Mi avrebbero invitata nei talk show televisivi, ma non sarei andata, troppo volgari. Avrei invece concesso interviste a prestigiosi periodici, interessati solo di scoprire cosa si prova ad essere una donna che vive accanto ad un grande uomo.
Lo so, molte donne cosiddette in carriera mi criticano, magari sembro loro persino ridicola, ma a me è sempre andata bene così, vivere nel cono d'ombra del consorte è per me appagante.

Non all'ombra di Pietro, certo. Lui è proprio inadeguato al ruolo di principe. E' una bravissima persona, è onesto e sincero, a suo modo è tenero, ma è sciatto, senza spina dorsale, senza ambizione alcuna. Eppure un tempo anche per queste cose l'ho molto amato. Non che Pietro sia cambiato, è sempre stato così. Forse volevo azzoppare i miei stessi sogni, non credendomi all'altezza non volevo mettermi alla prova temendo di fallire. E' psicologia spicciola, lo so bene, ma non so cosa altro dire. Un demone in me? Perversione pura?
Comunque non mi resta nulla, non l'amore per e da mio marito, non la bellezza e la gioventù, né i sogni.
Sono un frutto lasciato sul tavolo perché ancora acerbo e poi dimenticato. Sono volati i giorni, ora sono sfatta.
No, non lascerei mai Pietro, anche se non lo sa, lui ha bisogno di me. Sono la diga che lo protegge, che lo separa dall'oceano del nulla.
E' così indifeso...
Ecco, vedete(?), volevo parlare di me, e invece mi dilungo su Pietro, la mia esistenza, nonostante tutto, è solo in relazione a lui.

Di una cosa ho sempre avuto paura, di essere lasciata. Ma oggi sono capace di pensare, che se davvero accadesse per me potrebbe essere una cosa positiva, una liberazione. Certo all'inizio sarebbe un trauma, il cielo mi cadrebbe addosso, per non parlare della delusione, ma sono certa che sopravviverei sotto ai calcinacci, che mi risolleverei, e forse...

Bhe, vi ho ho già dato anche troppo fastidio. Siete stati molto gentili con me, a prestarmi ascolto, la cosa mi ha fatto un gran piacere. Tornate quando volete, vi prometto fin d'ora che vi farò trovare un po' dei miei mitici dolcetti al cocco; non per vantarmi ma sono davvero buoni. Nella vita sono in assoluto la cosa che mi riesce meglio. Arrivederci, allora.

http://festacontinua.blogspot.com/



Commenti

pubblicato il 29/09/2011 8.20.32
Blanka, ha scritto: davvero bravo... questa è poesia.
pubblicato il 29/09/2011 8.46.25
cri52, ha scritto: ... godibilissima lettura!
pubblicato il 29/09/2011 23.26.13
frantizan, ha scritto: Vi ringrazio. Felice che il pezzo vi sia piaciuto.

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