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lavoro pubblicato lunedì 26 settembre 2011
ultima lettura domenica 12 maggio 2019

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AKAN-SAGGI AFORISMI-DI UN POPOLO DEL GHANA

di visconti69. Letto 1577 volte. Dallo scaffale Viaggi

COS’È un proverbio? Un dizionario lo definisce “breve detto, di origine popolare, che esprime una norma, un pensiero, una ammonizione desunta dall’esperienza”. (De Mauro) Gli yoruba della Nigeria ne danno una definizione .....

COS’È un proverbio? Un dizionario lo definisce “breve detto, di origine popolare, che esprime una norma, un pensiero, una ammonizione desunta dall’esperienza”. (De Mauro) Gli yoruba della Nigeria ne danno una definizione più pittoresca: “Un cavallo che può portare rapidamente a scoprire delle idee”.
L’importanza dei proverbi, o espressioni proverbiali, è racchiusa in questo proverbio, ben noto agli akan del Ghana: “A un saggio non si parla in prosa, ma con proverbi”. Il punto è che il saggio non ha sempre bisogno di un discorso per convincersi della cosa giusta da fare. Un proverbio appropriato induce a pensare, aiuta a capire e può spingere a fare ciò che è giusto.
Nel Ghana si fa largo uso di proverbi durante le cerimonie nuziali e i funerali, e sono il tema di canti folcloristici. Sono indispensabili anche negli incontri diplomatici. Un rappresentante o un inviato fa spesso abile uso dei proverbi.
Fra gli akan essere abili nell’uso di proverbi è segno di saggezza.
Il concetto di Dio
Nel Ghana spesso le espressioni proverbiali riconoscono l’esistenza di Dio, e questo si riflette in molti proverbi akan. Nella filosofia akan non trovano posto concetti ateistici. Per esempio, un proverbio dice: “Nessuno rivela Dio a un bambino”. L’esistenza di Dio è fin troppo ovvia anche per un bambino. Questo proverbio viene usato spesso a proposito di cose che un bambino imparerà automaticamente senza che gli vengano insegnate.
Un altro proverbio akan dice: “Anche se correte lontano da Dio, siete sempre sotto di lui”. Quindi, chi cerca di ignorare Dio, inganna se stesso.
Espressione di norme e valori sociali
I proverbi akan, come quelli di altre culture, sono una miniera di norme e valori sociali. Per esempio, il potere della parola è messo ben in risalto dal proverbio: “Uno scivolone con la lingua è peggio di uno scivolone con il piede”.
Tuttavia, quando è tenuta sotto controllo, la lingua può davvero contribuire alla pace, come è attestato dal detto: “In presenza della lingua, i denti non litigano”. Vale a dire che le questioni si possono risolvere amichevolmente fra i contendenti, ad esempio fra marito e moglie, parlandone con calma. E anche se questo non funziona, l’abile uso della lingua nel cercare una soluzione può placare un’accesa disputa.
La saggezza
Il valore del discernimento e della previdenza è espresso con vivacità in diverse espressioni proverbiali che pongono l’accento sulla saggezza. La persona impulsiva, avventata, che non tiene conto delle conseguenze delle sue azioni potrebbe imparare da questa massima: “Cerca una via di scampo prima di stuzzicare il cobra”.
Il genitore che nota qualche aspetto negativo in un figlio dovrebbe prestare ascolto a questo proverbio: “Se noti uno stelo abbastanza alto da ferirti un occhio, lo sradichi, non lo affili”. Sì, qualsiasi aspetto negativo va sradicato, o stroncato alla radice, prima che provochi guai seri.
Allusioni a costumi e usanze locali
A volte è necessario capire una cultura per afferrare il senso dei suoi proverbi. Per esempio, fra gli akan è maleducazione fare gesti con la sinistra in presenza di qualcuno, specie di persone più anziane. Il proverbio “non usare la sinistra per indicare il tuo paese nativo” allude a questa norma di buona educazione. In altre parole, bisognerebbe apprezzare quello che si ha, incluse le proprie origini.
Alludendo alla tradizione seguita all’ora dei pasti in una tipica casa akan, un proverbio dice: “Il bambino che impara a lavarsi le mani mangia con quelli più grandi di lui”. Quando si mangia i componenti della famiglia si raggruppano secondo l’età. Tuttavia il bambino che si comporta bene, specie in quanto a pulizia personale e buone maniere, potrebbe avere l’onore di stare a tavola con il padre e gli altri adulti. Il proverbio sottolinea che la rispettabilità è determinata più dal comportamento che dall’età.
State pensando di sposarvi? Allora riflettete su questo proverbio akan: “Il matrimonio non è vino di palma da assaggiare”. I venditori di vino di palma, una bevanda fermentata che si ricava dalla palma, generalmente offrono agli eventuali acquirenti un assaggio prima che decidano quanto comprarne o se non comprarne affatto. Il matrimonio, invece, non si può “assaggiare”. Questo proverbio dà risalto alla permanenza del vincolo coniugale ed esclude i matrimoni in prova.
Attenta osservazione
Molte espressioni proverbiali dimostrano che gli antenati degli akan osservavano attentamente persone e animali. Dall’attenta osservazione di una chioccia con i pulcini, per esempio, deriva questo proverbio: “Il pulcino che sta vicino a sua madre riceve la coscia della cavalletta”. Il significato? Se uno si isola, viene facilmente dimenticato quando si tratta di dividere cose buone.
Chiunque osservi una rana morta non potrà non capire la veracità del detto: “Alla sua morte si vede quanto è lunga la rana”. Questo proverbio viene citato spesso quando una persona non è apprezzata. In una situazione del genere chi non è apprezzato si consola, pensando che quando non ci sarà più gli altri potranno accorgersi pienamente delle sue buone qualità.
Proverbi “stenografati”
Anche se i proverbi akan sono stati tramandati oralmente di generazione in generazione, molti detti sono stati preservati nelle raffigurazioni presenti in sculture in legno, bastoni, pesi d’oro e stoffe tradizionali, come pure nei disegni di tessuti moderni. Visitando una galleria d’arte nel Ghana, forse vedrete rappresentato un uomo che si arrampica su un albero con l’aiuto di un altro uomo. Questo è l’equivalente visuale del proverbio: “Se ti arrampichi su un albero rigoglioso, potresti ricevere una spinta”. Il messaggio sottinteso è ovvio: se persegui obiettivi che meritano, potresti ricevere aiuto.
I funerali offrono in special modo l’occasione per quella che uno scrittore definisce “retorica tessile”. L’atmosfera triste induce effettivamente a riflettere sulla vita. Di conseguenza i disegni dei drappi funebri trasmettono messaggi dal significato profondo. Per esempio, un drappo su cui figura una scala ricorda il proverbio: “Non si sale da soli la scala della morte”. Tutti sono avvisati di avere un umile concetto di sé e di non vivere come se non si dovesse morire mai.
Presso gli akan, i rappresentanti o gli inviati dei capi tradizionali sono molto abili nell’uso dei proverbi, e inoltre portano un bastone di comando con raffigurazioni care al popolo. Per esempio, un uccello che afferra con gli artigli la testa di una serpe è “stenografia” per il detto: “Se afferri la testa del serpente, il resto è una semplice fune”. Il messaggio sottinteso? Affronta i problemi in modo deciso, frontalmente.
Uso appropriato dei proverbi
Come e quando andrebbe usato un proverbio, o qualsiasi esempio, dipende sia dall’argomento che dall’uditorio. Un argomento può perdere di efficacia se si fa un uso sbagliato dei proverbi. E dato che in alcune culture l’uso dei proverbi è una parte importante della conversazione, chi li usa a sproposito può dare agli altri una cattiva impressione di sé.
Nel Ghana gli anziani sono considerati autori e custodi dei proverbi. Infatti le espressioni proverbiali sono spesso precedute dalla frase: “I nostri vecchi dicono . . . ”. E se si sta parlando con persone molto più anziane, è segno di buona educazione far precedere al proverbio l’espressione: “Voi anziani dite . . . ”. Per rispetto, una persona giovane quando parla non vuole dare l’impressione di insegnare ai più anziani le parole di sapienza racchiuse nel proverbio.
Osservazioni degne di nota
I proverbi possono precedere un argomento o seguirlo. Inoltre si possono inserire così abilmente in un argomento che occorre perspicacia per afferrare l’allusione. Per esempio, parlando di una persona umile e amante della pace, un akan potrebbe dire: “Se dipendesse solo da quel tale, non ci sarebbero sparatorie nel villaggio”. Questa è un’allusione al proverbio: “Se dipendesse solo dalla lumaca e dalla tartaruga, non ci sarebbero sparatorie nella boscaglia”. Questi due animali sono considerati miti e innocui, non inclini a lottare. Le persone che possiedono queste qualità promuovono la pace.
Tuttavia, se invitate un akan a dirvi una sfilza di proverbi, potrebbe dirvene solo uno: “Non ci può essere sogno dove non c’è sonno”. In altre parole, non si possono usare i proverbi invano come non si può sognare da svegli. Le circostanze ne determinano l’uso.
dal mio amico Assadh Ngunumiki ESPERIENZER DI VIAGGI ....2011


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