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lavoro pubblicato giovedì 22 settembre 2011
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 10)

di Ciaby92. Letto 740 volte. Dallo scaffale Pulp

Siamo sull’orlo del crepuscolo e il freddo inizia già a lucidare i suoi canini sul collo dei passanti. Piovono gocce leggere e danzanti. Erika cammina a passo veloce, con addosso un cappotto lungo nero e un paio di stivali scuri, depista l...

Siamo sull’orlo del crepuscolo e il freddo inizia già a lucidare i suoi canini sul collo dei passanti. Piovono gocce leggere e danzanti. Erika cammina a passo veloce, con addosso un cappotto lungo nero e un paio di stivali scuri, depista le pozzanghere e cerca di raggiungere un luogo imprecisato. Nella testa ha un pianoforte lugubre che ripete la stessa medesima sequenza musicale: sembra racchiudere un intero scenario apocalittico tra una nota e l’altra. Un suono, un momento, una spirale di emozioni. Ma il pianoforte non esiste, è puramente mentale. Intrappolato tra le quattro pareti di una mente contorta, suona comunque, indisturbato.


E Erika avanza, sempre di più nella stradina dove abitava da bambina, con le villette a schiera e i giardini curati. Nani da giardino di dubbio gusto che sbucavano con aria stupita, altalene infantili gialle con una corda rotta, gatti randagi con gli occhi luminescenti. E passo dopo passo, passo dopo passo, il crescendo di tuoni ed archi. Il canto lirico di una sirena lontana.


Erika si ferma. Per un attimo si vede. Una bambina immobile, la guarda.

Io sto picchiando Thomas, in ralenti. Lui picchia me, in ralenti. E volano i pugni. E volano denti.

Quella bambina è lei, prima che tutta la sua vita andasse a rotoli. Si avvicina. La bambina è bionda, l’adulta è mora. Erika si inginocchia davanti ai suoi occhi carichi di speranza, l’abbraccia. Vorrebbe dirle che tutto andrà bene, che non dovrà preoccuparsi di niente.

Il sangue di Thomas mi schizza in faccia. Ho un livido enorme sulla coscia. Violaceo, tendente al nero. Ho il membro eretto. Il membro eretto. Il membro eretto.

Erika piange, tenendo la testa sulla spalla della bambina e la stringe forte. Espiazione. Furente espiazione. Erika stringe la fanciulla e si sente lei la bambina, la bambina dolente ed indifesa, la bambina da curare quando si sbuccia un ginocchio. È lei, pura, innocente, senza clitoride. È lei l’incarnazione primordiale di ogni purezza umana, di ogni gioioso atto di semplice gioia, di amore indefinibile. L’amore è una favola della buonanotte, ma non importa: sognare serve a sopravvivere.

E la bambina le scompare tra le braccia.

Immediatamente, in un battito d’ali.

Sull’asfalto c’è solo una cerbiatta morta, con il ventre squarciato. Erika si rialza, guarda la povera bestia sacrificata e scoppia in lacrime. La sua innocenza fatta a pezzi.

Io e Thomas ci addormentiamo abbracciati, insanguinati dalla testa ai piedi, con le lenzuola tinte di porpora che fanno più interior design.


Ed è ora che Erika si sveglia di soprassalto. Apnea sotterranea. Si sveglia tra i corpi nudi e incrociati di me e Thomas, ancora perfettamente addormentati.

Sto sognando di essere dietro il sipario di un piccolo teatro scolastico. Sono nudo e ho freddo. Un bambino dalla voce squillante, un po’ grassottello e con i capelli neri portati a caschetto dà l’inizio allo spettacolo della mia vergogna.

“Benvenuti” con il sorriso a seicentosessantasei denti. Il panico ha un sorriso a seicentosessantasei denti “Al nostro spettacolo: alla ricerca della felicità”.

Gli spettatori dello spettacolo, tutti bambini applaudono felici, credendo di scoprire il mistero per la ricerca della felicità eterna.

Poi il piccolo presentatore si avvicina al sipario con un taglierino in mano. Un rumore di vesti strappate mi sconvolge le tempie. Sembrano muscoli e ossa che vanno in frantumi sotto dei colpi fortissimi. Il sipario si strappa in un piccolo punto e mostra a tutti una parte del mio corpo nudo. Il mio membro si intravede attraverso quella dolorosa ferita che, pur non essendo sul mio cadavere, fa un male cane.

I bambini stanno guardando solo il mio membro e gridano felici, agitano le braccia al cielo per aver visto qualcosa di proibito, applaudono allegri. Ridono, ridono sguaiatamente come se fosse il cartone animato più bello della loro vita, un cartone da grandi.

Poi il sipario crolla sul pavimento e ci sono io, immobile, con la testa bassa, che tendo di coprire la mia vergogna, completamente nudo. Ho il corpo devastato da ferite e cicatrici. Senza che possa reagire, cala il silenzio. Un silenzio tombale che mi straccia l’anima.

È un silenzio che urla, orrendo, straziante e, come un bambino, scoppio a piangere. Piango per l’innocenza che ho smarrito per strada, per tutte le cose che mi sono successe e che ho fatto succedere. Piango per questo mio corpo che muore, nonostante gli organi vitali funzionino perfettamente. Ora, in questo preciso momento, sono solo carne, sangue, muscoli, ossa. Nient’altro. Non sono più il cuore assente di Cristo, né il suo sguardo. Sono la carogna per gli avvoltoi. Avvoltoi neri, grandissimi e minacciosi che mi occhieggiano mentre tento di proteggermi, angeli neri dal volto sfigurato che mi strappano la pelle. Piango per tutto questo. Per questa nazione che muore, per questo agghiacciante silenzio.

I bambini scattano in piedi, visibilmente arrabbiati, come davanti ad un capriccio impossibile da realizzare. Mi lanciano insulti impossibili per un bambino di quella età e mi sputano addosso mentre,stremato dalle lacrime, mi accascio a terra e guardo il suolo inondarsi di cascate amare.

Cosa starà sognando, invece, Thomas? Thomas sta sognando di trovarsi in un campo di grano e, nonostante sia seduto, nudo, l’erba e le spighe non lo pungono, né gli irritano la pelle. Si guarda attorno e non vede nulla. È solo, solo in mezzo a tanta bellezza. Bellezza invisibile, impossibile da captare se non si trova il coraggio. È un’estate che muore, un’estate alla sua prematura vecchiaia, e i suoi occhi sono sempre più grandi ed espressivi. Persino in sogno, la sua è un’essenza vitale e impossibile da non invidiare. Ha quegli occhi azzurri che sembrano senz’anima, ma che poi te la riempiono: inghiotte il cielo ad ogni sbattito di palpebre. Esorcismo per l’universo, espiazione per le stelle. Davanti a lui c’è un uomo e scopre essere se stesso. Il suo doppelganger, con il viso coperto da un sacchetto nero della spazzatura.

Thomas lo guarda ammaliato, quasi stranito. Sa perfettamente di trovarsi in un sogno, ma non riesce a non meravigliarsi. Quella sua copia si sta per togliere il sacco dalla testa, lentamente. E gli si intravede un occhio, vitreo, puramente vitreo. Il suo corpo nudo è devastato da profonde ferite. Prima che il sacco, però, mostri il suo volto intero, quella sua copia sadomasochista comincia a disintegrarsi in tanti piccoli pezzi di porcellana, per poi cadere al suolo. E il cielo si trasforma in un enorme caleidoscopio che proietta immagini inquietanti e lisergiche. Non c’è redenzione per chi soffre, nessuna redenzione.



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