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lavoro pubblicato venerdì 16 settembre 2011
ultima lettura giovedì 23 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 9)

di Ciaby92. Letto 856 volte. Dallo scaffale Pulp

La verità è che siamo tutti figli di molestie psicologiche e orge di unicorni. Anche se hai le dita splendide, sei figlio della tristezza. Solo che le seghe ti vengono meglio, visto che suonare il piano non porta più da nessuna parte.

è sera e l’aria si fa più fresca. Samuele, che è uscito, ci ha dato il via libera nell’appartamento di Erika per il nostro usuale incontro serale. C’è un profumo di lavanda nell’atmosfera, è un mazzo di fiori in cucina, che mi occhieggia con il suo viola smorto in un vaso bianco a forma di fallo. Erika ha le mani rovinate. Sono troppo magre, cerulee e hanno le unghie smaltate con svogliatezza. Il mignolo della mano sinistra è anche storto, forse in seguito ad una frattura.

Thomas ha le mani da pianista. Gliele vorrei leccare e succhiare, tutta la notte. Le mie non mi piacciono: le dita sono troppo irregolari, scheletriche sulla punta e più grosse sull’attaccatura.

La verità è che siamo tutti figli di molestie psicologiche e orge di unicorni. Anche se hai le dita splendide, sei figlio della tristezza. Solo che le seghe ti vengono meglio, visto che suonare il piano non porta più da nessuna parte. L’arte è morta, non perché non ci siano più idee, ma perché in questa società nessuno ha più il tempo e la voglia di riaprire il suo cuore, preferendo leccarsi le ferite per lasciarsi pressare da un mobbing frenetico.


Sorrisi da lifting facciale e complimenti cordiali, portatemi via.

Sorseggiamo cioccolata calda e mangiamo cookies morbidi, con grandi pezzetti di cioccolato, dopo che Erika ci ha fatto vedere i suoi ultimi lavori. Erano degli splendidi disegni pornografici che Scheile invidierebbe. E io adoro Schiele.


“Mi hanno presa all’accademia d’arte” sussurra Erika
“Te lo meriti” la incoraggia Thomas

“Solo che…” riprende “c’è l’obbligo di frequenza, dovrò lavorare solo di sera.”

“Quindi lavori al bar e lasci la prostituzione?” le chiedo, sperando che almeno uno di noi tre possa tornare a vivere una vita normale.

“No. Lascio il bar. Guadagno troppo poco e la retta è troppo alta. Posso farcela…in un incontro guadagno anche dieci volte di più”. un altro sorso che brucia la gola.

“Speravo…” riprendo “che almeno tu ti potessi salvare”.

Abbassa la tazzina sul piattino, con lo sguardo basso “Dobbiamo fare qualcosa per questa società.”
“Cosa?” chiede Thomas, stranamente incuriosito e con gli occhi sgranati.

“Dobbiamo solo salvare il salvabile.”

Ed è così che è iniziata.

Decidiamo di uccidere i nostri clienti il giorno di San Valentino, il 14 febbraio. Uccideremo solo coloro che ci hanno lasciato delle emozioni, anche positive. Perché lasciare emozioni forti durante un incontro sessuale è ipocrita e paraculo. Molto meglio quelli che ti scopano e basta, sono molto più sinceri.Li avremmo uccisi nel giorno dell’amore, per l’amore che proviamo ancora per questo giorno allo sfascio. Italia, non sputarci addosso. Partigiano, portaci via.
Thomas sorride. E il suo sorriso è una strage silenziosa.

Voglio vedere morta Cherry, voglio vedere morto il borghese con il suo stendardo. Vorrei uccidere tutti. Anche me stesso, forse. Sotto le note delle Cocorosie, “Gallows”, le vedrei. Le mie lacrime che si tramutano in fragili papaveri rossi.

Siamo nudi seduti ad un tavolo bevendo cioccolata. Mi accendo una sigaretta, mentre Erika si rialza per mettere nel lavabo le tazze svuotate. Il suo sedere è sodo e perfetto e le gambe non risentono di alcuna imperfezione. L’unico neo è che non si rasa il pube.

Glielo chiedo: “Non ti rasi i peli pubici?”

Lei risponde: “Me li accorcio. Ad alcuni eccitano, ad altri no. Quindi, tanto vale il giusto mezzo. A me interessano i soldi”.

Si avvicina a Thomas, completamente nuda e lo bacia a stampo. Poi infila la lingua. In religioso silenzio. Io li guardo, quasi divertito. Vedere Thomas che si limona una donna è poco credibile, ma tant’è. Poi Thomas si scioglie dal bacio e si avvinghia su di me, abbracciandomi e leccandomi le labbra. Mi stacco e bacio Erika, mentre thomas mi succhia il capezzolo turgidulo e inizio a gemere come un bambino. E gemo come un neonato. E gemo come un feto. E gemo come se non esistessi.

Ho l’etere che mi crolla addosso e mi sento rinascere. Sono baci, carezze ed effusioni con le due persone più importanti della mia vita. In tre, non ho esigenza di picchiare o di toccare le parti intime. Sono solo baci. Finiamo sul divano e, ridendo, ci facciamo il solletico a vicenda. Erika mi siede sul petto e il suo sedere è caldo. Thomas è semisdraiato e tiene le gambe sulle cosce della mistress. Il suo pene è in erezione, ma fingo di non farci caso.

C’è un grande quadro di Erika davanti a noi, sopra il televisore. È il primo piano di una bocca femminile, socchiusa, girata a novanta gradi, che sembra pericolosamente una vagina. Non ha il clitoride, solo denti.

E, improvvisamente, mi sento perdere.

“Hai il petto glabro.” Mi dice Erika ridendo e facendo scorrere il suo dito sul mio ventre. Poi il suo pollice diventa satellite dei miei capezzoli e poi su, sul corpo. Thomas le bacia la schiena.
“Possiamo esistere solo noi tre…” sussurra lei “Noi tre e nessun’altro. Sarei molto più felice se tutti gli altri scomparissero.”

Le lascio un bacio a stampo sulla punta delle labbra. Lei sorride, mi disintegra.

L’odore di lavanda è sempre più forte. Penso all’indomani.
Sarei dovuto vedermi con un pazzo il cui sogno erotico più ambito è passeggiare per la città con un vibratore nel culo, lasciando il telecomando ad uno sconosciuto di cui fidarsi ciecamente, che può farne ciò che vuole. Imbarazzante, ma fascinoso. Penso che con lui potrei divertirmi, poi mi risveglio: Non voglio più pensare a nulla.

Questo mio odio assoluto per tutti gli esseri umani, che si mischia all’attrazione e alla curiosità delle loro anime, è la base del sadomasochismo.



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