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lavoro pubblicato venerdì 9 settembre 2011
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mezzometro

di iTch. Letto 596 volte. Dallo scaffale Pensieri

Carlo ha un serpente attorno al collo. Un enorme, viscido boa, dalle squame verdi e luccicanti, attorcigliatosi a lui dal giorno in cui è rim...

Carlo ha un serpente attorno al collo. Un enorme, viscido boa, dalle squame verdi e luccicanti, attorcigliatosi a lui dal giorno in cui è rimasto solo, abbandonato dalla donna con cui aveva condiviso ogni cosa.

Striscia, la serpe, sfiorandogli il mento e le orecchie, accarezzandogli il petto, schiacciandogli le spalle, sopraffatte dal peso di quel rettile orrendo. Striscia e stringe, con tutta la sua forza, spezzandogli il respiro, arrossandogli il viso, spremendolo fino a fargli piangere lacrime acide, che gli gocciolano sulle labbra e le bruciano come se fossero succo di limone su una ferita ancora sanguinante.

Lascia la presa solo per pochi istanti. Solo per permettergli un sorriso di circostanza, rivolto a chi vede le sue lacrime ma non può distinguere la bestia che lo tormenta.

Carlo ha un serpente attorno al collo.

Ma nessuno può vederlo.

Eva ha un ratto tra le gambe. Un grosso topo di fogna, dalla pelliccia grigia come asfalto e umida, entrato in lei in un soleggiato pomeriggio d’estate di tanti anni fa trascorso con gli zii. Con lo zio.

Zampetta dentro e fuori ai suoi slip, senza paura, correndole tra l’inguine e la pancia, sulle gambe e sull’ombelico. A volte penetra in lei, fino a raggiungerle il cuore. Lo rosicchia un po’, ingoia. Rosicchia e scappa via, lasciandole come briciola ancora pulsante di nuovo la paura di amare.

La paura di amare puzza come un fiume di liquami che ti investe all’improvviso. Provoca il vomito.

Eva ha un ratto tra le gambe.

Ma nessuno può vederlo.

Mauro ha un avvoltoio sulle spalle. Un gigantesco rapace necrofago accovacciato sulle sue deboli spalle, atterratogli addosso da un giorno all’altro e mai più volato via.

Si erge fiero ora, oltre la testa della sua vittima, e scruta il mondo con i suoi occhi curiosi e indagatori, abbassando lo sguardo solo per chinarsi verso il suo pasto. Solo per beccare quel torace sfinito o quella schiena molle che attendono sotto le sue zampe. Per beccare, per scavare. Non c’è medicina che lo annulli.

Tra un mese non ci sarà che un corpo scheletrito, tra due solo un mucchietto d’ossa.

Mauro ha un avvoltoio sulle spalle.

Ma nessuno può vederlo.

Diana ha una iena attaccata alle caviglie, sotto la scrivania. Con i denti affondati nella carne, tra i tendini, le stacca brandelli di pelle, le spezza le piccole fragili ossa. La strazia, la paralizza, la blocca lì dove non vorrebbe più essere.

Ad ogni piccolo tentativo di rialzarsi e camminare e scappare via, i canini sporchi di sangue dell’animale penetrano più a fondo, la lacerano senza tregua.

La tengono incollata a un mondo che non le appartiene.

Diana ha una iena attaccata alle caviglie.

Ma nessuno può vederla.

Paolo ha una colonia di formiche negli occhi. Di quelle formiche dalla testa grande e dalle zampe forti oltre ogni possibile convinzione scientifica. Camminano a centinaia spostandosi da un’orbita all’altra, portando sulle spalle pezzi di retina da conservare per l’inverno, chicchi di pupilla, semi di cornea.

Lavorano alacremente per finire prima che faccia buio, per sfruttare al meglio ogni istante di sole concesso loro.

Ogni istante di sole rubato alla loro tana umana.

Paolo ha una colonia di formiche negli occhi.

Ma nessuno può vederla.

Laura ha una cavalletta in gola. Giulio ha uno squalo sulla testa.

ElisahaunpicchiosulletempieDavidehamigliaiadilumachesullaboccaEnzahaunostormodipipistrellilungolaschienaAndreaGioiaMatteoAnitaFausto.

Ognuno nel suo mezzo metro quadro di mondo, ognuno rinchiuso nel proprio mezzo metro quadro di mondo.

I sogni aprono la porta senza chiedere il permesso e fuggono via.

E ognuno resta imprigionato

nel proprio

mezzo metro

quadro

di mondo.



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