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lavoro pubblicato giovedì 8 settembre 2011
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 7)

di Ciaby92. Letto 810 volte. Dallo scaffale Pulp

Capitolo 7Questa sera, dopo l’usuale incontro con Erika al Bloody Mary, io e Thomas abbiamo scopato e sento ancora ora, per quanto possa essere ormai impossibile, l’odore della sua carne. È un profumo forte, quasi floreale che trasci...

Capitolo 7

Questa sera, dopo l’usuale incontro con Erika al Bloody Mary, io e Thomas abbiamo scopato e sento ancora ora, per quanto possa essere ormai impossibile, l’odore della sua carne. È un profumo forte, quasi floreale che trascina con sé il più avvolgente degli inverni. Le mie natiche che danzavano sopra le sue, come mostri mansueti. E il suo corpo che, lentamente, si tingeva di sudore. Triste rugiada umana, fugge in una crisalide morente. Gli toccavo i glutei sodi. Infilavo la lingua in quella linea che appariva appena disegnata. E leccavo in profondità, allungando le mie mani lungo i suoi fianchi. E lui che alzava e abbassava il culo, sconfiggendo l’aria. “Emilia Paranoica” dei CCCP che suonava istancabile, nei suoi quasi otto minuti, nello stereo in camera, mentre noi due esploravamo i rispettivi corpi con curiosità. La sua lingua sul mio capezzolo, la mia mano sul suo membro eretto. Sentivo il suo cuore pulsarmi dentro come un latrato invisibile, lanciato, dopo l’ultimo respiro, da un essere in rigor mortis.
Poi.
Accadde l’impossibile.
Una forza dentro, mi ha spinto ad agire.
Piccchiando forte quel viso così bello, con un pugno diretto sull’occhio destro di Thomas.
E Thomas che cadde sul cuscino, rintronato dal colpo.
“Oddio! Scusa! Ti ho fatto male? Giuro che non l’ho fatto apposta”. Era vero. Era come se qualcuno si fosse impossessato del mio corpo. Decuplicazione della non-conoscenza dell’io, mode on .
Cercammo di riprendere con Thomas seduto sopra di me, abbracciato, aprendo le sue gambe, con il fallo eretto contro il mio ombelico. E ci baciammo per minuti interi, con le due lingue che si rincorrevano freneticamente, battendosi per una carcassa come animali feroci. La carcassa era l’amplesso impossibile e la posizione dominante combattuta. Poi Thomas puntò un colpo diretto di pugno sotto la mia mascella, immobilizzandomi per un paio di secondi.
Anche a lui stava succedendo, quella cosa che spinge un master ad odiare chiunque lo stia toccando, anche come simbolo d’affetto. Una fitta improvvisa mi colpì, come una scarica di migliaia di volt. Freddo imperturbabile, immobile. Le scuse di Thomas.

Gli era partito il colpo, inconsciamente. Non era colpa sua.

E poi ci azzuffammo, picchiandoci con violenza l’uno con l’altro, come quegli animali dei documentari che non capisci se si stanno massacrando o se stanno facendo l’amore.

Erika è tornata a casa e Samuele era seduto sul divano a leggere un libro, indossando un abito nero stretto, una maglietta chiara con la stampa del volto, in bianco e nero, di un Pete Doherty assonnato e scarpe di cuoio nero lucide. Leggeva un libro di Yukio Mishima, fumando una sigaretta.
“Ciao” esordì Erika, un po’ scazzata, “è stata una giornata pessima.”
“Assì?” risponde Samuele, con aria un po’ disinteressata “Come mai?”
“Ho dovuto legare due donne, una contro l’altra, mettendo loro un cetriolo tra le bocche, costringendole a mangiarlo, per avere la bocca libera, e ho dovuto urinare sul viso di un uomo che si maturbava con i miei collant.”
“Interessante…” e Samuele voltava una pagina.
“La mia giornata si è conclusa, poi, con il solito turno al bar, dove sono diventata il solito oggetto dei commentini filoerotici di alcuni clienti.”
“Dovrebbe farti piacere…”
“Samuele, ho bisogno che mi picchi. E devi farlo con forza, non come l’ultima volta! Voglio che mi strappi anche i capelli”
“Non ne posso più…”
“Che hai detto?”
“Ho deciso di non picchiarti più.”
“Perché?”
“Oggi sono uscito con il pittore. Sai, no? Quello con cui ho le storie da settimane. Mi ha mollato questo pomeriggio. Trovava disturbante il fatto che convivessi con una lesbica e che, con lei, avessi un rapporto sadomasochistico.”
“Io continuo a non capire perché lo dici a tutti…”
“Perché altrimenti sarebbe tradimento, e poi, dovrebbe eccitarti di più il fatto che racconto a tutti che sei una viscida puttana.”
“Io non lo faccio per eccitarmi, lo sai benissimo!”

Samuele ha abbandonato il libro sul divano, aperto sulla pagina che era intento a leggere. “Sì, sì, come no…”.
Si è diretto in camera, accendendo lo stereo. Erika, rimasta ammutolita in soggiorno, ha abbandonato la borsa sul pavimento e si è tolta le scarpe.
“Parlami D’Amore, Mariù” di Tino Rossi partiva gracchiante, ma riempiva il silenzio della casa. Erika ha raggiunto Samuele in camera, cercando il suo sguardo, ma lui non se ne accorgeva. Teneva un vibratore acceso in mano, usato come microfono. E cantava, lasciando volteggiare l’elettrico fallo rosso, stretto tra le sue dita.

“Come sei bella, più bella, stasera, Mariù!
Splende un sorriso di stella, negli occhi tuoi blu!”


Samuele accennava qualche passo di danza, continuando a cantare e, di tanto in tanto, a leccare la cappella dell’oggetto erotico sgargiante e di indubbio gusto estetico. Erika si è lasciata andare a terra, con la schiena appoggiata alla parete e lo sguardo assente. Samuele cantava allegro, sempre più convinto.

“Anche se avverso il destino, domani sarà,
oggi ti sono vicino perchè sospirar, non pensar”


Erika, sempre più assente, si è data il primo colpo. Un pugno stretto e forte contro la guancia. Poi, un altro nell’occhio. E gridava, gridava forte, mentre le lacrime le stracciavano il viso. Si lanciava schiaffi forti, che facevano in modo che la carne facesse eco. Echi di dolore disperati e sinfonie d’inferno. Il suo volto lacerato ed informe. Sangue da naso.
Samuele si è sdraiato sul letto, con lo sguardo allegro e si è infilato in bocca il fallo scarlatto. Ha chiuso gli occhi e si è lasciato andare.

Erika, invece, è crollata, caduta a terra sul pavimento, guardava le luci e le ombre che si proiettavano sul parquet. Esangue. Ed una lacrima che, istancabile, danzava sul suo corpo. La controparte femminile di Samuele in un tango sfrenato.

“Qui sul tuo cuor non soffro più

Parlami d'amore,Mariù”



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