ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 5 settembre 2011
ultima lettura martedì 14 luglio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Open story (La centrale)

di Sanzi. Letto 1127 volte. Dallo scaffale Fantascienza

(I) Nell'osservatorio del cervello centrale un operatore al computer spalanco' gli occhi e prese un microfono. Avviso ai guardiani nord, codice ip... si è persa la traccia digitale di Enneasigma, nella fabbrica ..............................................

(I)

Nell'osservatorio del cervello centrale un operatore al computer spalanco' gli occhi e prese un microfono.

Avviso ai guardiani nord, codice ip.. si è persa la traccia digitale di Enneasigma, nella fabbrica dei positroni. Recatevi immediatamente al cancello e diteci se da fuori notate qualcosa. Codice AZ613.

Poi, fuori dal microfono, a un collega E' stato uno sbaglio mandarla da sola con Alfadue... cosa sarà successo... la fabbrica è l'unico posto dove non arriva alcun segnale...

La squadra rispose utilizzando la traccia che gli avevano aperto dalla centrale.

-Siamo arrivati. Che silenzio strano... questo posto dà i brividi. Da fuori non si vede nulla. Alfadue stava parlando con il comando e non ha visto. Il cancello è socchiuso, però non ci sono tracce sulla sabbia. Questo è un mistero...

- ECCO, SONO DENTRO. IO QUI CI SONO GIà PASSATA... SONO SOPRAVVISSUTA A TUTTO QUESTO.

MA PRIMA ERA PER USCIRE... PER SALVARTI.

-Gia... MA E' STRANA QUESTA SALVEZZA. SOMIGLIA UN PO' A UNA MORTE. NON MI POSSO LAMENTARE, NON POSSO, LO SO.

Tanti anni prima l'avevano trovata a terra fuori dall'edificio abbandonato della centrale. Lei ricordava poco e niente, la città era immensa.. immaginarono che non avesse nessuno, anche se la cosa dava da pensare.

Poi col tempo era entrata nel corpo dei guardiani nord.

Aveva delle doti come poliziotta.. sapeva combattere abbastanza bene e poi aveva una sorta di fatalismo o di freddezza, quando c'era pericolo. Non si lamentava quasi mai, era laconica con loro.. questo l'aveva fatta accettare da quell'ambiente maschile.

In generale non diceva a nessuno certe cose. A volte sognava parole, pronunciate da una voce invisibile, o scritte su un foglietto. Ultimamente era accaduto di nuovo qualcosa.

E aveva capito che per tornare indietro non bastava la ragione. Quella poteva salvarla da alcune cose, poteva darle delle idee, ma non era lei che l'avrebbe riportata indietro.

Perché vuoi ritornare indietro..? Avrebbe detto chiunque.

VOGLIO TORNARE A CASA, pensava.

Non era un luogo, la sua casa, ma ne sentiva la mancanza, uno stato d'animo che ancora non conosceva, quello di sentirsi a casa.

Qualcuno aveva agito... lei... in mezzo.. era accaduto qualcosa.

Era come scivolata, non si ricordava più, ma nonostante fosse tanto debole c'era qualcosa che lei non... non era morta, anche se aveva in sé dei segni; era scappata, vero, mentre altre cose restavano indietro.

Molto di sé era rimasto indietro, mentre lei era solo una forma digitale, una piega del destino.

LO HANNO TUTTI QUESTO DESTINO PERO', pensava, SI CHIAMA PENSIERO.

Qualcosa di utile, lucente, "vuoto".

Ma una traccia le era rimasta, dentro... e ci pensava, alla sua libertà.

In sogno le era arrivata la sensazione di qualcuno come chiuso in uno specchio, dall'altra parte, che avrebbe potuto avere i palmi e il viso attaccati al vetro, per cercare di uscire o di gridare, ma dalla sua parte non si sentivano suoni, serviva per non morire, anche. Era come una fanciulla chiusa, una bambina, forse bianca, chiusa dietro lo specchio, nella nebbia.

Avrebbe potuto ma non aveva visto nulla del genere.

E si era risvegliata nel corridoio verde, nella fabbrica; una luce pulsante, densa, dello stesso colore.

L'avevano scossa dal sonno dei tonfi, dei passi pesanti come di un animale e si era nascosta in una rientranza del muro. Lì aveva sentito uno sguardo di morte passare nel corridoio e poi voltare da un'altra parte.

Allora aveva preso a correre verso l'uscita senza voltarsi indietro, tenendo alto l'orologio che le faceva da specchio.

Era a piedi nudi e a terra c'era come una sabbia incolore, aveva paura che fosse radioattiva... forse si stava ammalando... ma la terrorizzava di più ciò che aveva alle spalle e quando sentiva qualcosa muoversi si nascondeva nuovamente in qualche rientranza del muro, che era gelato.

Il corridoio sembrava una galleria stradale.

Poi doveva in qualche modo essere uscita, perché lì l'avevano trovata.

Non erano ricordi, erano pezzi di immagini che aveva sognato, però avevano dovuto curarla dai problemi che avevano tutti quelli che erano stati troppo tempo nella fabbrica dei positroni, questo era un fatto.

A volte nel sonno vedeva all'improvviso, di notte, dall'alto, la centrale, l'incrocio dei quattro corridoi principali e al centro qualcosa di grosso, a controllare le quattro direzioni.

Perché sognava sempre lo schema di quel posto?

Si svegliava ogni volta sudata, persa.

Forse c'era un'altra interazione di tre strade lungo il corridoio sud, c'era nebbia laggiù. Erano frammenti, impressioni.

La foschia, il bianco, lo specchio... qualcosa di nascosto, era molto pericoloso, ma il sogno si interrompeva quasi subito.

Quella cosa si spostava? C'era un baratro, dov'era... Oppure era la centrale a mutare.. Perché lo pensava..? Qualcuno lo aveva detto.. ?

Forse la domanda da porsi era un'altra... e comunque le venne in mente una strana frase.

Non c'è chi vince e chi perde, ma insieme tutti, o vincono, o perdono.

-STO DI NUOVO SOGNANDO, NON DEVO SOGNARE. E' QUELLA LUCE, INGANNA. MI SERVONO RISPOSTE.

Quando in un'indagine non sai cosa fare.. si comincia dalla cosa più semplice, le avevano insegnato alla scuola di polizia. Da un luogo, in genere.

PER QUESTO SONO QUI. E' DA QUESTA PARTE CHE DEVO ANDARE? SARA' QUESTA LA STRADA...?

la strada... era meglio tacere, perché quella non era la fabbrica, era solo l'entrata.

Un mondo grigio, che aveva le sue insidie e dove vivere non era facile, i guardiani non ci restavano volentieri, non più di mezz'ora al massimo.

Dicevano che lì si dimenticava tutto, che era meglio allontanarsi, ma per lei le cose erano diverse. Tutto sembrava al contrario, da sempre.

Si appoggiò esausta a un muro, dopo avere cacciato via uno scorpione da un mattone.

La sua esistenza era desolata... . però c' era ancora come un germe di vita non spento, anche se intrappolato nel labirinto della sua situazione.

Vita... stille, gocce; incanto residuo...

'Further on, in the wood down there, they've got no names. I suppose you don't want to lose your name..' 'No, indeed,' Alice said, a little anxiously.'And yet I don't know, only think how convenient it would be if you could manage to go home without it!(1)

Alice - Alice - I won't forget it again. And now, which of these finger-posts ought I to follow, I wonder?' It was not a very difficult question to answer, as there was only one road through the wood, and the two finger-posts both pointed along it. (2)

'It's dreadfully confusing!' 'That's the effect of living backwards,' the Queen said kindly: 'it always makes one a little giddy at first -' 'Living backwards!' Alice repeated in great astonishment. 'I never heard of such a thing!' (3)

'Cheshire Puss,' she began 'What sort of people live about here?'

Visit either you like: they're both mad.'

'But I don't want to go among mad people,' Alice remarked.

'Oh, you can't help that,' said the Cat: 'we're all mad here. I'm mad. You're mad.'

'How do you know I'm mad?' said Alice.

'You must be,' said the Cat, 'or you wouldn't have come here.'

Alice didn't think that proved it at all; however, she went on 'And how do you know that you're mad?'

'To begin with,' said the Cat, 'a dog's not mad. You grant that?'

'I suppose so,' said Alice.

'Well, then,' the Cat went on, 'you see, a dog growls when it's angry, and wags its tail when it's pleased. Now I growl when I'm pleased, and wag my tail when I'm angry. Therefore I'm mad.'

'I call it purring, not growling,' said Alice.

'Call it what you like,' said the Cat.

'Do you play croquet with the Queen to-day?'

'I should like it very much,' said Alice, 'but I haven't been invited yet.'

'You'll see me there,' said the Cat, and vanished. (4)

‘Would you tell me', said Alice, a little timidly, ‘why you are painting those roses? Five and Seven said nothing, but looked at Two. ‘Why the fact is, you see, Miss, this have bought to have been a red rose-tree, and we put a white one in by mistake; and if the Queen was to find it out, we should all have our heads cut off, you know.' (5)

‘Who are these?' said the Queen, pointing to the three gendarmes who were lying round the rose tree; ‘What have you been doing here?' ‘we were trying...' 'I see!' said the Queen, who had meanwhile been examining the roses. 'Off with their heads!' (6)

'Hold your tongue!' said the Queen, turning purple. 'I won't!' said Alice. -Off with her head!' At this the whole pack rose up into the air, and came flying down upon her... (7)

.. gigantesche carte alte come edifici che rotolavano verso di lei, febbre, 39 di febbre...

________________

1."Poco più avanti, in quel bosco laggiù , tutto è senza nome. Immagino che tu non voglia perdere il tuo nome..." "No davvero" rispose Alice, un po' preoccupata. "Eppure, non sarebbe male" riprese la zanzara con noncuranza, "pensa come sarebbe comodo per te tornare a casa senza avere pi ù il nome!"

2."Alice, Alice - non me lo dimenticherò mai più . E adesso, quale di questi cartelli dovrò seguire?" Non era una domanda troppo difficile alla quale rispondere, dal momento che c'era soltanto una strada in mezzo al bosco e i due cartelli indicavano entrambi la stessa direzione.

3."Non capisco, sono terribilmente confusa!" "E' l'effetto del vivere alla rovescia", le spiegò la regina gentilmente; "all'inizio dà sempre un leggero senso di vertigine". "Vivere alla rovescia!" ripetè Alice con grande meraviglia. "Non ho mai sentito una cosa simile!".

4."Bel micio del Cheshire", cominciò con un certo timore Alice, "che gente vive da queste parti?"

"In quella direzione ci abita un cappellaio; e in quell'altra ci abita la lepre marzolina. Vai da chi ti pare: sono matti tutti e due."

"Ma io non voglio andare in mezzo ai matti" obiettò Alice.

"Beh, è inevitabile" le rispose il Gatto. "Sono tutti matti qui. Io sono matto. Tu sei matta."

"Come fai a sapere che sono matta?"chiese Alice.

"Devi esserlo," fece il Gatto, "altrimenti non saresti venuta qui".

Alice non riteneva che fosse una prova sufficiente; comunque soggiunse: "E come fai a sapere che tu sei matto?"

"Per cominciare", disse il Gatto, "un cane non è matto. Sei d'accordo su questo?"

"Penso di sì" rispose Alice.

"Bene", proseguì il Gatto, "allora tu sai che un cane ringhia quando è arrabbiato e dimena la coda quando è contento. Io, invece, ringhio quando sono contento e dimeno la coda quando sono arrabbiato. Perciò sono matto."

"Io lo chiamo fare le fusa, non ringhiare" osservò Alice.

"Chiamalo come ti pare", disse il Gatto. "Vieni a giocare a croquet con la Regina, oggi?"

"Mi piacerebbe moltissimo" rispose Alice, "ma finora non sono stata invitata".

"Mi troverai là " disse il Gatto, e svanì.

5."Vi dispiace dirmi, per favore" chiese Alice, con un fare timido, "perché state colorando di rosso quelle rose?" Cinque e Sette non dissero una parola, ma guardarono Due. "Beh il fatto è che, vede, signorina, qui avrebbe dovuto esserci un rosaio ad alberello di rose rosse e noi, per sbaglio, ne abbiamo messo uno a rose bianche: se la Regina lo viene a sapere, ci farà tagliare la testa a tutti quanti, capisce."

6."E questi chi sono?" domandò la Regina, indicando i tre giardinieri accanto al rosaio ad albero. "Che cosa stavate facendo qui?" ".. stavamo cercando.." "Vedo!" disse la Regina, che nel frattempo aveva esaminato le rose. "Tagliategli la testa!"

7."E tu, sta' zitta!" disse la Regina, facendosi paonazza. "Nient'affatto!" ribattè Alice. Allora la Regina urlò con tutta la sua forza "Tagliatele la testa!" (...) e l'intero mazzo si levò in aria e ridiscese in picchiata su di lei...

Agosto 2011

(Carroll, Dietro lo specchio, nota 1,2,3; Alice nel paese delle meraviglie, note 4-7.)



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: