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lavoro pubblicato mercoledì 17 agosto 2011
ultima lettura domenica 2 giugno 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Masters - Fist Fucking Per Violino Solo (Capitolo 3)

di Ciaby92. Letto 740 volte. Dallo scaffale Pulp

La solita leggiadra sinfonia di latex ridotta ad un carnevale orribile. Grottesca, magnetica e acida poesia di cianuro, sia Fatta la tua volontà. Che sia un anno, un giorno, un mese soltanto, chiudimi gli occhi e cullami. C’è troppo.....

La solita leggiadra sinfonia di latex ridotta ad un carnevale orribile. Grottesca, magnetica e acida poesia di cianuro, sia Fatta la tua volontà. Che sia un anno, un giorno, un mese soltanto, chiudimi gli occhi e cullami. C’è troppo rumore. C’è troppo rumore. Non vedo più nemmeno il cielo blu metilene che mi si scagliava davanti poco fa. è tutto disordine, fa un male cane.

Ho le mani troppo fredde e il mio viso, quasi, si fa tristemente impalpabile. Spettrale.

Suono alla porta dei miei nuovi clienti. Una coppia sposata di slave che vive sui navigli. Una bell’appartamento borghese sopra un centro massaggi thailandese.

Mi aprono quasi subito. Lei è una donna sulla quarantina, che tuttavia si porta bene i suoi anni e ne dimostra almeno dieci in meno. Ha i capelli sciolti, che cadono sulle spalle di un nero corvino quasi irreale. In reggiseno e mutandine, tiene il suo maritino cinquantenne borghese legato ad un guinzaglio di pelle. Nudo e con il culo all’aria.

Ho il cuore della bestia in mano.

“Pensavo foste due slave…” sussurro sull’uscio.

“Mi piace fare entrambe le cose, oggi però sono piuttosto cattiva. Entra, dai.”
Un mezzo inchino e entro, mentre il verme mi si appiccica alle caviglie, gridando “Padrone…”, poi si rivolge alla moglie: “Padroncina, grazie per aver scelto un padrone così bello…”.

Lei risponde con un calcio dritto sulla colonna vertebrale. Rantola. “Padrona! Chiamami padrona, schifoso bastardo”
“Sì, padrona…la chiamo padrona” finge di essere dispiaciuto, fa quasi pena, ma gli sputo sui capelli.

La donna guarda divertita: “Sapevo che di te ci si poteva fidare…Io sono Cherry e lui è Cane bastardo”

“Piacere…Davide” dico, sputandogli ancora addosso, ma questa volta sulla schiena nuda, dilaniata da lividi violacei grandi quasi quanto pugni.


Mi slaccio la camicia, mentre il verme grasso mi chiede se mi può leccare il petto nudo. Altro caccio dritto sulla schiena. Cherry è davvero malvagia, e mi piace. Se non avessi iniziato a scoparmi gli uomini per soldi, mi sarei già avvinghiato alle sue tette e le avrei ficcato dentro la mia verga. Ora come ora lo desidero ancora, ma sarebbe solo una sfida personale, sarebbe esigenza professionale. Nessuna fottuta tensione erotica. Nessun fremito. Nessun ormone impazzito per la carne flebile.


“Hai fame?” sussurra Cherry, tirando forte il guinzaglio. E il cane bastardo torna ad emettere i suoi insopportabili lamenti.

Annuisco. In effetti mi sono dimenticato di pranzare.
“Allora” riprende Cherry, accarezzando la linea del culo di Cane Bastardo con l’alluce destro “Mentre noi due ci conosciamo meglio, questo pezzo di merda ci preparerà da mangiare.”

Requiem per la dignità umana.

Cherry si è seduta da parte a me, sul divano bianco di pelle e si sta infilando un paio di scarpe laccate rosse, in contrasto con la biancheria intima di pizzo nero, dal tacco vertiginoso.
“Hai mai lavorato con un altro master?”
“No…”

“Devi abituartici” mi palpa il membro, cerco di non farci caso e provo a guardarla dritto negli occhi, ma lo sguardo finisce sul cavallo dei miei pantaloni neri. Sono a torso nudo e nonostante sia agosto, sento una strana sensazione di freddo. “Devi capire che ora non puoi comandare solo tu… devi entrare in simbiosi con me. Dobbiamo decidere gli ordini insieme. Sembra poco divertente, ma in verità è una cosa irresistibile. Quando si è coalizzati, si infligge ancora più dolore. Funziona nel sesso, come nella vita…”

“Ho capito…”
“Sai che io spesso sono sadomasochista non perché mi piaccia, ma perché accetto la funzione del dolore nella vita quotidiana? Anche quando pensiamo di fare una cosa giusta, quella cosa può ferire una persona, farle del male. Se c’è una cosa che odio è la sofferenza, la tortura sia fisica che psicologica. Detesto tutto questo. So che possa sembrar strano, ma odiando il dolore, non c’è niente di più bello del provocarlo su qualcuno a cui piace riceverlo. La vedo come una forma di amore.”

“E perché vuoi essere anche una slave?”
“Perché, a volte, voglio punirmi, voglio punirmi per ciò che non posso perdonarmi. Un essere umano va punito con la cosa che più lo terrorizza.”

“Non trovi sia una cosa esagerata?”
“La vita è esagerata. Tu, invece, immagino faccia il master per soldi e basta.”
“Da cosa lo intuisci?”
“Dal fatto che io sono sadomasochista nella vita privata. A te, invece, si legge in faccia l’avidità.”
“Ed è una cosa brutta?”
“Lo capisco. Ti stai autopunendo, non è vero?”

“No…”
“Sì, invece. Vuoi rovinarti la vita perché c’è qualcosa che non puoi perdonarti. Guarda mio marito, si sta appassionando al sadomasochismo perché ha portato allo sfascio la nostra vita coniugale. È stata la perversione a salvarci. Io non sono più gelosa e lui non mi picchia più, se non nella sfera erotica, e solo a volte. Prima ci odiavamo, ora ci amiamo alla follia. E trattarlo male qui, con te, è un’altra forma d’amore.”

“Dovete ferirvi per amarvi?”
“No, dobbiamo essere cani.”
“E io cosa sono? Un vostro oggetto sessuale?”
“No. Tu sei un master, non puoi essere l’oggetto. Tu sei il catalizzatore di tutto il male. Sei il Dio che viene venerato. Quando fai sesso da master, ti senti onnipotente e vorresti esercitare tutta la tua rabbia su uno sconosciuto. È quando tutto finisce che torni te stesso e scoppi irrimediabilmente a piangere. Vogliamo essere cani, ma l’umanità, purtroppo, torna sempre”.
La bacio sulla guancia, mentre una lacrima le corre sul viso. È una donna.

Una donna con il suo cane. A passeggio.



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