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lavoro pubblicato martedì 16 agosto 2011
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La cosa più difficile a questo mondo? Vivere! Molta gente esiste, ecco tutto.

di Simaigret. Letto 857 volte. Dallo scaffale Viaggi

'aereo tocca terra, ed io mi affaccio per vedere com'è fuori. cielo scuro, coperto da nuvole cariche di pioggia, e qualche raggio di sole arancio che fa uno sforzo trapassare quella barriere di nubi.aspetto che tutta la gente scenda, e li guardo...

'aereo tocca terra, ed io mi affaccio per vedere com'è fuori. cielo scuro, coperto da nuvole cariche di pioggia, e qualche raggio di sole arancio che fa uno sforzo trapassare quella barriere di nubi.

aspetto che tutta la gente scenda, e li guardo mentre cominciano ad impazzire per raggiungere il portello. qualche fila lontano da me, qualcuno sembra aver avuto la mia stessa idea, se non fosse che armeggia già sul suo portatile. rimangono ancora poche persone, tiro fuori il lettore e mando la solita playlist da viaggio, "drive my car" dei beatles padroneggia incontrastata. siamo rimasti in pochi, mi alzo prendo la mia borsa, la giacca in mano e le maniche della felpa tirate su. saluto gli assistenti di volo e mi avvio. una giornata ventosa, e con la mente viaggio a qualche anno prima, il giorno che sono partito c'era un tempo simile. mi affretto a raggiungere il ritiro bagagli, sono tra i primi a recuperare la valigia.

esco, nessuno mi aspetta. vado al bar, ordino un caffè lungo macchiato, e mi fermo a giocare con il cucchiaino.

quando ad un certo punto una mano poggiata sulla mia spalla attira la mia attenzione, "scusi poco fa al ritiro bagagli le è caduto questo!" è una ragazza, distrattamente ringrazio, chiedo se desidera qualcosa, ma mi dice che ha fretta e se ne va.

ancora distrattamente gioco con il cucchiaino e il bordo della tazza di caffè, lo mando giù pago e vado via anche io.

noleggio la prima auto utile, e mi inoltro nel traffico. guardo quello che ho intorno, anche dopo anni non è cambiato nulla.

un territorio che fa ancora i conti con una forte espansione industriale che però non è stata seguita e nel giro di pochi anni ha lasciato un cumulo di edifico sparsi un po' dappertutto.

prendo l'uscita per raggiungere il centro, e al primo semaforo accendo il cellulare. un messaggio, luca il mio capo, mi scrive dicendomi che qualora avessi bisogno di qualche giorno in più di prenderlo senza esitazioni.

tra me e me penso che effettivamente non ne ho bisogno,il funerale, poi sbrigo la parte burocratica e sono di nuovo al lavoro.

sono dovuto tornare a casa perchè mio padre è morto, ed essendo l'unico erede mi tocca sbrigare tutte le faccende.

eccomi arrivato, una vicina è seduta fuori nel portico, mi saluta quasi meccanicamente, vado nella stanza di mio padre per vedere come è la situazione. intorno a me vedo persone che fanno la veglia e tutto quello che una morte comporta.

non ho mai ben capito l'atteggiamento delle persone nei confronti della morte. tutti dicono, è passato a miglior vita ed intanto ci si dispera perchè questa persona non c'è più. strette di mano, condoglianze, rispondo a tutti con un sorriso di circostanza e cerco di raggiungere la mia stanza. appoggio il mio unico bagaglio sul letto, e comincio a disfarlo.

lascio fuori una felpa che mi porto dietro, prendo le chiavi della macchina a noleggio, vicino a casa c'è la stessa compagna dell'autonoleggio dell'aeroporto. parcheggio l'auto, restituisco le chiavi e decido di tornare a piedi. certo è un po' distante ma non mi spaventa di certo. il sole davanti a me sta per tramontare, e l'arancio dei suoi raggi, ancora più intenso rispetto a quello di stamattina e il contrasto creato dalle foglie d'autunno a terra mi accompagnano, mi scaldano.

mi fermo in un locale, stanno dando in diretta una partita. prendo una pepsi e mi siedo in uno dei tavoli in fondo.

poco tempo dopo, si avvicina una ragazza, in mano due bicchieri di pepsi e si siede di fianco a me...

"ciao non ti ricordi?"-"sinceramente no...", ma sto mentendo.

l'ho riconosciuta, fernanda. circa tre anni fa ci saremmo dovuti sposare, ma poi ho scoperto che andava con il mio migliore amico.

passato l'imbarazzo iniziale, cominciamo a parlare un po' più liberamente, mi dice che lavora al locale tutte le notti per arrotondare. difatti dopo che andrea è morto, il suo stipendio da insegnante non basta per poter mantenere la figlia.

mi fa vedere una foto, alice. lunghi capelli biondi riccioluti, deve averli presi dal padre.

la osservo ricordo ogni suo minimo movimento di quanto stavamo insieme, e ha ancora quell'intramontabile vizio di prendere una ciocca di cappelli e girarla intorno al dito. capelli non lunghissimi ma belli, un castano che ti attira.

un modo d'imporsi sempre confortante, rassicurante.

e ricordi miriadi di ricordi tornano alla mente.

era sera, avevamo un appuntamento, la macchina quel giorno prestata da mia madre, e cinema all'aperto vicino al lago.

davano "la carica dei centouno", ha sempre amato i cartoni animati.

alla fine del film ci siamo spostati vicino al lago, il cielo era completamente sgombro di nuvole la luce della luna forte e le stelle che brillavano... c'era silenzio, ma uno di quei silenzi belli, pieni e privi di qualsiasi timidezza.

ad un certo punto mi sono girato verso di lei dicendole:"cerca una stella quella che più ti piace caricala d'amore, caricale di speranze e chiedile di conservarti quello che hai di più caro. ed ogni volta che ne hai bisogno guardala,lei sarà sempre con te... ed anche io farò lo stesso".

il resto, be non mi va di entrarci in merito.

guardo l'ora, le chiedo se gentilmente può riaccompagnarmi a casa "volentieri, tanto ho finito il mio turno! prendo le mie cose e arrivo, intanto metti in moto la macchina, è quella blu dietro il deposito!".

mi da le chiavi e faccio come mi ha detto. durante il viaggio verso casa la nostra conversazione è diventata un po' più fluida. abbiamo parlato di quello che ci è capitato durante questi anni.

"hai avuto altre storie dopo di me?", "no, proprio non me la sono sentita. ho sempre provato una sensazione di vuoto come se mancasse qualcosa..." ho risposto.

dopo questo in auto regna il silenzio, ma per fortuna siamo a casa. scendo. anche lei e mi accompagna fino all'entrata di casa. saluto ancora alcune delle persone che sono venute per salutare mio padre.

"tuo padre è morto?!", "si non lo sapevi?". mi fa cenno di no con la testa. le chiedo se vuole entrare,l'accompagno su per le scale fino alla stanza. mezzo minuto e riusciamo. metto dell'acqua a bollire, ma lei non rimane.

riandiamo fuori, ci scambiamo due parole, poi lei quasi esitante si avvicina e mi da un bacio.

il mondo si è fermato li, tutto aveva un sapore diverso dalle sue labbra, nulla sembrava più muoversi. mi abbraccia.

e poi scioglie l'abbraccio e lascia finire il bacio. senza dire una parola si gira e si dirige alla macchina.

prima di salire in auto, mi dice:"sai non ho mai smesso di guardare quella stella... grazie!".

mette in moto e riparte. senza parole mi siedo sugli scalini del portico e guardo la stella... il fischio del bollitore mi riporta alla realtà.

prendo una tazza verso il the caldo e mi risiedo fuori. è così che passo tutta questa notte.

nei giorni seguenti non sono riuscito a rivederla, non è venuta neanche al funerale.

domani riparto, porto via la macchina di mio padre. vado in nave.

è l'alba e ci sono già macchine in coda, fortunatamente il tutto si fa in modo abbastanza celere.

sono dentro chiudo l'auto e salgo sul ponte. l'aria di mare mi mancava, da troppi anni non sentivo certi odori.

la nave si stacca dal molo partiamo. metto su la mia play list"ecco i cieli azzurri, ecco la primavera quando i fiumi sono in piena e le lacrime si fermano. quando tutto ciò che è morto tornerà in vita l'amore è più forte della morte"




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