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lavoro pubblicato domenica 14 agosto 2011
ultima lettura mercoledì 12 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mamma!

di Deimos. Letto 910 volte. Dallo scaffale Fantascienza

                                                                        ...

Il fine giustifica i mezzi

(Anonimo)

Visto da un planetoide ai confini del sistema l’oggetto sarebbe apparso a occhi umani solo per non più di qualche istante, prima come un improvviso bagliore bianco-azzurro e subito dopo, in direzione opposta, come un puntino rosso sbiadito che svanisce subito nel nulla. L’oggetto non era di origine naturale e non lo era nemmeno il modo in cui si muoveva attraverso lo spazio-tempo. Si trattava di un piccolo dispositivo che aveva viaggiato per decine di anni luce attraverso lo spazio interstellare, per giungere infine in quel sistema, diretto verso il suo baricentro, meta finale del suo viaggio.

Il dispositivo continuò la sua folle corsa a velocità superluminale finché la gravità della stella non fece collassare la bolla di distorsione spazio-temporale, dopodiché proseguì il suo viaggio a massima velocità sub-luce e protetto da uno straordinario sistema di scudi riuscì ad attraversare indenne la corona stellare e a raggiungere la fotosfera di Ikter-17, dove innescò un’inarrestabile reazione a catena, che raggiunse il nucleo in pochi secondi.

La stella gigante collassò con una violenza inaudita e subito dopo si produsse la più violenta esplosione di energia conosciuta: un lampo gamma.

Tutto questo ad appena 57 anni luce dalla Terra.

57 anni e la Terra avrebbe vissuto una nuova estinzione di massa.

L’evento fu rilevato quasi istantaneamente dai sensori interdimensionali terrestri, creando sconcerto nel governo dell’Alleanza Terrestre, che non divulgò la notizia per non creare il panico tra la popolazione. Il segreto durò però ben poco, perché non più di una settimana dopo tutti i media terrestri ricevettero una scarna comunicazione, in spanglish e cinese, nella quale il popolo di Ikter intimava alla Terra la resa immediata e incondizionata e tutto questo senza che fosse nemmeno stata prima dichiarata guerra.

Il giorno seguente il governo terrestre rifiutò la richiesta di resa incondizionata e promise che ogni singolo ikteriano sarebbe stato spazzato via dalla Galassia, una promessa questa, certamente molto ardua da mantenere.

Le Colonie Umane Esterne (C.U.E.) si trovavano quasi completamente a distanza di sicurezza da Ikter-17, fatto questo ben calcolato dagli ikteriani e decisero di rimanere neutrali nel conflitto.

Le C.U.E. erano costituite da un’insieme di ben 18 sistemi abitati, uniti in unica alleanza con un governo comune, dove a dispetto del nome si mischiavano una decina di specie diverse, anche se gli umani costituivano ancora un’ampia maggioranza con circa il 60% della popolazione.

Le C.U.E. erano un’alleanza pacifica, ma disponevano di uno dei più potenti apparati difensivi nel raggio di centinaia di anni luce. Purtroppo i rapporti con il pianeta d’origine erano pessimi già da molti anni. Quando il nucleo fondatore delle C.U.E. aveva dichiarato la propria indipendenza, l’Alleanza Terrestre aveva rifiutato all’unanimità di riconoscere il nuovo governo interstellare, creando così una situazione di grande tensione, che solo grazie a un lungo lavoro diplomatico non era sfociata in un conflitto civile.

Tutto questo avrebbe potuto segnare il destino della guerra, ma pur essendo Ikter tecnologicamente ben più evoluto della Terra, le capacità difensive terrestri furono ampiamente sottovalutate. Così, come spesso accade, quella che doveva essere una guerra lampo divenne invece un lungo ed estenuante conflitto, che si sarebbe protratto per anni e avrebbe mietuto milioni di vite.


- 9 anni dopo


Nella fascia temperata settentrionale di Rakter Salei si estendevano vastissime foreste di colossali alberi millenari, che grazie alla forza di gravità leggermente inferiore a quella terrestre superavano costantemente i 130 metri d’altezza, con fusti enormi.

Erano le Foreste dei Giganti, per i terrestri e non troppo sorprendentemente anche per gli ikteriani, anche se ovviamente in una lingua incredibilmente diversa.

Era l’alba di un giorno di primavera, quando ai confini di una di queste foreste millenarie i rami degli alberi furono scossi da violenti spostamenti d’aria, prodotti da qualcosa d'invisibile e incredibilmente veloce, ma più agile di un pipistrello ikteriano, tanto da schivare tutti i colossali tronchi alieni sul suo percorso.

Il misterioso oggetto divenne visibile appena uscito dalla foresta, di fronte a un’altura rocciosa. Era un drone volante terrestre di medie dimensioni, un “falco mimetico tattico”, che appena divenuto visibile sparò un proiettile ipersonico contro una roccia dell’altura, cabrando contemporaneamente verso l’alto.

Il colpo andò a segno, ma l’ascesa del drone fu molto breve, una specie di lampo improvviso lo colpì subito in pieno, disintegrandolo in migliaia di pezzi.

La missione era comunque compiuta: il proiettile aveva prodotto una violenta esplosione, che aveva scavato e fuso in profondità la roccia, aprendo una breccia in una cavità sotterranea.

Una cavità non naturale.

Quasi in contemporanea con l’esplosione, comparve da dietro l’altura una navetta lanciata a tutta velocità in direzione della foresta. Ci fu un nuovo lampo, ma questa volta andò vuoto, mentre la navetta lanciò un missile, che colpendo il sito della cavità esplose in un’enorme nube di cristalli bianchi.

La nube svanì rapidamente, lasciando scoperta una profonda apertura nella roccia, completamente ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio.

La navetta rallentò bruscamente alcuni metri sopra la breccia, mentre si apriva un portello dal quale si lasciarono subito cadere cinque figure umanoidi, rivestite da una tuta integrale nera e lucida, che scivolarono sul ghiaccio fino a cadere sul pavimento della sottostante cavità artificiale.

Era l’unità dei corpi speciali d'elité terrestri Ares 10/17, sotto il comando del colonnello di lungo corso Ho Xiang, che grazie ai dati dell’intelligence e una spregiudicata, ma efficiente operazione militare della Flotta Terrestre, era riuscita a penetrare in un corridoio secondario di una base segreta sotterranea ikteriana.

Di fronte ai soldati c’era un lungo corridoio, nel quale erano visibili i resti di tre o quattro ikteriani. Era difficile valutarne il numero, perché ne rimanevano solo una miriade di brandelli di carne aliena congelata e schizzi e macchie blu sulle pareti. In mezzo ai resti degli ikteriani c’era anche un’arma, ricoperta da un sottile strato di ghiaccio e parzialmente danneggiata, ma ancora riconoscibile.

- É quello che penso sia?- chiese Ho al suo tenente.

- Fucile d’assalto ikteriano al plasma classe 9, i sistemi elettromagnetici delle nostre tute non sono assolutamente in grado di deviare i suoi colpi. Basta un colpo a segno e…

- Faremo in modo che non ci colpiscano- lo interruppe bruscamente il colonnello che ordinò a tutta la squadra:- Programmate i vostri fucili al massimo della potenza.

- Sissignore!- risposero all’unisono gli altri quattro ufficiali.

Lateralmente, a destra e a sinistra, si trovavano due identiche piccole lastre quadrate di metallo nero, uniforme, di circa mezzo metro di lato, appena distinguibili dal resto delle pareti. Il colonnello, dopo aver consultato la sua mappa mentale, indicò al sergente Resnick quella di sinistra.

Resnick attivò subito i sistemi quantistici della sua tuta e tentò di forzare a distanza il sistema di chiusura della lastra. Tentò invano per un paio di minuti, sollecitato più volte da Ho, poi quando stava per rinunciare e dare il via libera a Xavier per l’uso di una torcia al plasma, riuscì a inserirsi nel sistema di sicurezza dell’elaboratore della base e ordinò l’apertura della lastra nera.

Improvvisamente la lastra assunse un aspetto quasi liquido e al suo centro si aprì un’apertura circolare, che si dilatò in un istante fino a farla scomparire.

Resnick ebbe così accesso a un pannello di comando, costituito semplicemente da una lastra metallica con sei aperture di varie forme geometriche. Il sergente inserì senza alcuna esitazione un cristallo trasparente a sezione esagonale dentro la feritoia corrispondente, attivando così un'interfaccia olografica tridimensionale.

Il cristallo aveva appena avuto accesso a un sottosistema dell’elaboratore centrale e lo aveva contagiato con un potente virus artificiale, che svolse immediatamente il suo compito. L’elaboratore semisenziente della base tentò una reazione d’emergenza, ma fu sopraffatto in pochi istanti, permettendo lo scarico di una serie di codici di disattivazione nel cristallo. Il sergente lo estrasse subito, prima che il sistema di sicurezza facesse fondere il pannello di controllo.

- Obbiettivo alfa conseguito, capo!- disse quasi incredulo Resnick.

- Esegui una verifica- ordinò subito Ho.

- Abbiamo i codici, drago annientato- confermò sicuro Resnick, ma un istante dopo esclamò:- Cazzo!

- Che succede Resnick?- chiese preoccupato il colonnello.

- Credevo di averlo ucciso invece è rimasto solo gravemente ferito. Tra poco più di mezz’ora le nanosonde ripareranno tutti i danni, l’elaboratore ritornerà perfettamente funzionante e in mancanza di alternative avvierà il protocollo d’autodistruzione.

Il colonnello sospirò, poi disse:- Bene, dobbiamo raggiungere la sala controllo centrale entro 30 minuti al massimo e troveremo una notevole resistenza. Muoviamoci!

I terrestri si mossero immediatamente e grazie ai loro esoscheletri biomeccanici e alla ridotta gravità percorsero in non più di 3 o 4 secondi il lungo corridoio che avevano di fronte, fino a posizionarsi ai lati di un portellone. Resnick lo forzò in pochi istanti, facendo assumere anche a questo un aspetto quasi liquido.

- Xavier, granata flash-bang ultrasonica e liberare- ordinò subito Ho.

- Sissignore- rispose subito Marie.

Marie utilizzò i sensori di prossimità per verificare che non ci fossero ikteriani, poi eseguì l’ordine. Gettò la granata attraverso la porta, che scomparve all’istante, ci fu un intenso flash silenzioso, poi Xavier si lanciò verso l’apertura con rapidità e decisione, ma non ebbe il tempo di sparare un solo colpo. Tutto avvenne in pochi istanti.

Un improvviso e silenzioso lampo, la mano destra che cade a terra ancora stretta sul fucile, un secondo lampo e il corpo che viene scagliato a terra.

Senza alcuna esitazione Franchi sparò una scarica prolungata di proiettili in xintanio rinforzato verso il corridoio, dove all’improvviso comparirono dal nulla due soldati ostili che caddero a terra, ridotti a colabrodo fumanti dalla scarica del tenente.

Il tenente quasi si gettò su Xavier, ne fermò l’emorragia al polso destro e gli iniettò una potente dose di analgesici.

- Andrà tutto bene Marie- gli disse Franchi, cercando di rassicurarla.

- Lo so…- rispose lei con un filo di fiato, ben consapevole però del proprio destino.

Il sergente si spense in pochi secondi tra le braccia del compagno, mentre il resto della squadra li osservava immobile. Dagli occhi di Franchi, nascosti dalla visiera dell’esoscheletro, scesero lacrime copiose, accompagnate da singhiozzi, tradendo emozioni ben più intense di quelle che si provano per la perdita di un semplice commilitone. Ho sapeva quale erano i sentimenti di Franchi nei confronti di Xavier, ma nonostante il regolamento e le loro implicazioni, le aveva sempre volutamente ignorate.

Franchi sollevò il corpo di Xavier con delicatezza, lo pose disteso in un angolo nascosto, estrasse il biochip identificativo dalla tuta e mentre lo stringeva con forza in una mano, si infuse di nascosto un terzo di dose di neorfina, nel tentativo di contenere la rabbia e il dolore che stava provando. La cosa non poteva però sfuggire al controllo del suo superiore che fissandolo aprì un canale radio riservato e gli chiese:- É importante che tu sia perfettamente lucido, direi vitale. Credi di potercela fare, Roberto?

- In un modo o nell’altro ce la farò, capo. Glielo giuro.

- OK, la tua parola mi è sempre bastata.

Nel frattempo il sergente Ross si allontanò con indifferenza dai propri compagni, raccolti in silenzio attorno al corpo di Marie, poi all’improvviso si rivolse verso di loro e lanciò ai loro piedi una mina radio-controllata.

- Ma che diavolo…- disse sorpreso Franchi.

- Ora gettate a terra tutte le armi e preparatevi al trasferimento- rispose freddo Ross.

- Ti sei venduto agli ikteriani, brutto stronzo!- urlò subito indignato Resnick.

- Non posso crederci- disse sconsolato Franchi, scuotendo la testa.

- Sai come si dice, se non puoi batterli…

- Hai tradito la Terra e i tuoi compagni, schifoso bastardo. Da quanti anni lavoriamo insieme, affidando la vita di uno all’altro?- chiese stupito e con rabbia Ho.

- Andiamo, sappiamo tutti che Ikter vincerà la guerra, per non parlare del lampo gamma. Mi hanno promesso una pensione d’oro su una luna ikteriana. Comunque non preoccupatevi, non mi sono dimenticato di voi, ho ottenuto dagli ikteriani che non veniate uccisi. Disattiveranno il campo d’interferenza e vi trasferiranno sulla nostra… vostra nave. Ora gettate a terra le armi! Non voglio farvi del male.

- Sei solo un povero ingenuo, verrai ricompensato solo con un colpo alla nuca- gli rispose il colonnello.

- Gettate a terra le armi, non ve lo ripeterò ancora!- urlò di nuovo Ross, ma il suo corpo fu scosso all’improvviso da un sussulto, il suo sguardo al di là della visiera si fece vitreo, con le pupille completamente dilatate e cadde a terra come una bambola di pezza.

Dopo alcuni istanti di sconcerto, Resnick chiese:- Che diavolo è successo?

- É morto- commentò laconicamente Ho.

- E come? Sono stati gli ikteriani?

- No, dentro a ogni esoscheletro c’è un piccolo dispositivo in grado di rilasciare una dose letale di una potente neurotossina. Lo posso attivare con la mia interfaccia neurale- rispose Ho.

- E che cazzo! Vuoi dire che puoi ucciderci all’istante con la sola forza del pensiero?- disse infuriato Franchi.

Resnick intanto scosse la testa e imprecò a bassa voce.

- Non la metterei su questo piano, però… sì, sostanzialmente è così. Sentite, quando me ne hanno parlato ero contrario anch’io, ma alla prova dei fatti si è dimostrato non solo utile, ma vitale. Senza di esso ora la missione sarebbe già fallita e la Terra perduta- spiegò con calma il colonnello.

- Adesso non è che ci fai secchi all’istante, se ti facciamo incazzare, vero?- chiese preoccupato Resnick.

- Non vi preoccupate, mi sono addestrato a lungo, ne ho il pieno controllo- rispose sicuro Ho per tranquillizzarli, senza riuscirci molto in verità, poi ordinò:- Ora basta. Torniamo alla missione, in un modo o nell’altro dobbiamo raggiungere la sala controllo.

Gli altri due ufficiali superstiti annuirono e risposero immediatamente all’unisono:- Sissignore.

- Che facciamo ora?- chiese il tenente Franchi.

- Resnick, la situazione- ordinò Ho.

- Qualche sottosistema secondario di difesa è ancora attivo. Dietro la porta in fondo al corridoio c’è una torretta automatica con proiettili ad alta penetrazione. Mi dispiace ma non posso disattivarla a distanza.

- Allora useremo metodi più sbrigativi. Sergente, può aprire la porta?

- Sì.

- Allora lo faccia. Tenente stia pronto.

- Sissignore.

Nel momento in cui la porta si aprì, Franchi gettò in aria una granata a guida semi-intelligente, una sfera del diametro di circa cinque centimetri, che sparì dietro l’angolo e colpì la torretta con incredibile rapidità e precisione, schivando la pioggia di proiettili in lega di liktanio.

Dopo il boato dell’esplosione seguirono alcuni secondi di silenzio, mentre i tre umani rimanevano in posizione protetta, attendendo che la temperatura in fondo al corridoio calasse quel tanto che bastava per poterci passare attraverso.

Quando la temperatura si fu sufficientemente abbassata, il primo a muoversi verso il corridoio fu Resnick.

All’improvviso un’ondata di frammenti appiccicosi di carne ikteriana lo investirono e lui ebbe giusto il tempo d’imprecare. Un istante, un lieve e acuto sibilo e fu sbalzato violentemente all’indietro: un microdrone, non più grande di una mosca, lo aveva investito in pieno.

Il corpo di Resnick era stato dilaniato dall’esplosione del dispositivo ikteriano, incredibilmente piccolo ma sorprendentemente potente, che gli aveva aperto una voragine nell’addome e devastato le gambe. Sopravviveva solo grazie ai sistemi di supporto vitale dell’esoscheletro, che comunque non potevano garantirgli niente di più di qualche minuto di agonia.

La dose automatica di neorfina non era stata sufficiente a calmare l’inconcepibile dolore causato dalle terribili ferite ancora in espansione. Ho guardò per un attimo il suo amico agonizzante e tentò di attivare il dispositivo con la neurotossina, che però era guasto, anzi era letteralmente evaporato, come buona parte dell’intestino dell’ufficiale. Si rivolse allora a Franchi e gli chiese 3 dosi di neorfina.

Franchi annuì sconsolato e gli porse un erogatore medico con la neorfina, che Ho iniettò subito nel corpo di Resnick. Ebbe giusto il tempo di dire sottovoce:- Grazie, amico…- poi il suo viso si distese in un’espressione serena, mentre la vita lo lasciava.

Ho trascinò ciò che rimaneva del corpo dell’amico in un angolo, poi estrasse dalla tasca rinforzata posta sul dorso della sua tuta il cristallo con i codici di disattivazione e lo porse a Franchi:- Difendilo a costo della tua vita.

- A costo della mia vita- scandì sicuro Franchi e poi, mentre raccoglieva il biochip del sergente, chiese:- Che intende fare adesso capo?

- Per quanto possiamo rilevare con i nostri sensori, tra noi e la sala controllo ci sono almeno 13 soldati con esoscheletri mimetici molto più avanzati dei nostri. Per come la vedo io abbiamo una sola possibilità. Roberto, hai ancora la granata C-9?- chiese Ho al suo tenente.

Franchi non aveva mai discusso un ordine diretto del proprio capo e non lo avrebbe fatto nemmeno questa volta. Si limitò a osservare:

- L’esplosione ucciderà tutti quei bastardi a tre zampe, ma verosimilmente farà anche crollare la galleria, anzi per essere precisi la fonderà per il calore sprigionato e poi tutto crollerà. Inoltre non so se siamo abbastanza lontani da sopravvivere a tutto questo, anche con gli esoscheletri.

- Legherò insieme le 4 capsule esplosive criogeniche che ci rimangono e le lancerò subito dopo la granata.

Il tenente rimase in silenzio per qualche secondo, poi si fece scappare:

- Potrebbe funzionare… e poi magari i maiali voleranno.

- Quelli ikteriani lo fanno…- lo riprese Ho.

Franchi scosse la testa:- Sono pronto a lanciare al suo ordine, signore.

- Programmala perché rimbalzi in fondo al corridoio.

- OK

- Fuoco!

Tutto accadde in pochi secondi, la granata rimbalzò in fondo al corridoio, sparì dietro l’angolo e terminò la sua corsa all’entrata della sala controllo, dove esplose con incredibile potenza. Gli ikteriani non ebbero nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che stava accadendo, rimasero tutti uccisi, o quasi.

Mentre la possente onda di calore lo investiva, facendo fondere lo strato superficiale della tuta e provocandogli le prime ustioni, il tenente intravide qualcosa con il suo visore proprio di fronte a sé. Si trattava di un anomalo fenomeno di rifrazione. Nonostante lo shock per l’esplosione, Franchi non ebbe esitazioni e sparò con il suo fucile, ancora incredibilmente funzionante. Vide comparire di fronte a sé un soldato ikteriano dilaniato e sbalzato dal suo colpo di fucile verso l’inferno di fiamme alle sue spalle, mentre urlava disperato di dolore, ma a una frequenza che l’orecchio umano non poteva udire. I sistemi degli esoscheletri umani permettevano di udire le voci ikteriane, ma in quel momento quelli della tuta di Franchi erano completamente fuori uso e il tenente ne fu sinceramente felice.

Ho lasciò passare qualche secondo, mentre intorno a lui tutto tremava e iniziava a fondere, poi lanciò con forza le capsule verso l’entrata della camera di controllo.

- Ora!- urlò il colonnello.

Incredibilmente il piano di Ho ebbe successo, l’esplosione delle capsule criogeniche solidificò la breccia che si era aperta nella porta della sala controllo quel tanto che bastava per farci passare i due umani superstiti, anche se gravemente ustionati, nonostante gli esoscheletri.

- Il quadro comandi è funzionante. Inserisci il cristallo con i codici di disattivazione. Ora!- ordinò Ho a Franchi.

Il cristallo era miracolosamente rimasto intatto e i codici furono subito trasmessi via interdimensionale alle testate in viaggio verso la Terra.

- I maiali hanno volato, capo- annunciò quasi incredulo il tenente, mentre una crescente dose di neorfina mitigava gli atroci dolori dovuti alle gravi ustioni, ma cominciava anche ad annebbiargli la mente.

Le prospettive non erano rosee per i due. L’aria esterna era tossica e i supporti vitali degli esoscheletri fuori uso. L’entrata della camera era crollata e presto sarebbe stata seguita anche dal resto della struttura sotterranea.

Il respiro si faceva sempre più lento e faticoso, la gola, i bronchi e i polmoni sembravano come bruciati dall'acido. Il dolore era insopportabile, non erano nemmeno più in grado di reggersi in piedi.

Franchi cercò di estrarre la neorfina dalla tasca sigillata, ma le capsule si erano sciolte al suo interno, raccolse allora da terra la propria pistola a impulsi e se la puntò alla testa, premendo subito con forza il grilletto prima che Ho potesse intervenire.

Dalla pistola non partì però alcun colpo, era guasta anche questa.

Ho colpì con un pugno al volto il suo amico:- Non ora, cazzo, non ora Roberto!- poi aggiunse:- Il campo d’interferenza dovrebbe essere inattivo dopo tutto questo casino. Giusto?

- Che diavolo, sì è possibile. Certo non abbiamo nulla da perdere- rispose il tenente a fatica, prima di perdere i sensi.

- Nave appoggio, se mi sentite, codice d’emergenza 417- disse Ho con tutto il fiato che gli rimaneva.

Il tutto avvenne in pochi istanti, intorno ai corpi dei due ufficiali superstiti si crearono due bolle, che collassarono in meno di un secondo, lasciandoli cadere sul pavimento dell’infermeria della nave appoggio.

Un'improvvisa folata di polveri incandescenti accompagnò però il loro passaggio, investendo e ferendo gravemente l’ufficiale medico capo, subito soccorso dal suo secondo.

Ho e Franchi furono subito estratti dai loro esoscheletri e soccorsi.

Franchi era in gravi condizioni, fu subito posto in una capsula di stasi e gli fu infusa un’abbondante dose di nanosonde mediche. Ho era in condizioni migliori e nonostante le ustioni si riprese in pochi secondi e quasi scappò dall’infermeria, dirigendosi dolorante, ma rapido, verso la plancia di comando.


- Ho, che ci fa qui, dovrebbe essere in una capsula di stasi- disse il capitano, quando vide il colonnello entrare in plancia con vistose e profonde ustioni.

Ho non si curò delle parole del capitano e chiese:- Qual è la situazione?

Il capitano trasse un profondo respiro e facendo un gesto con la mano verso il suo secondo disse:- Gli illustri la situazione, comandante.

- Beh... direi che sta andando tutto a puttane. Abbiamo appena saputo dall’intelligence che c’è una seconda camera bunker di controllo, ma non sappiamo dove. Se non distruggiamo il trasmettitore interdimensionale sotterraneo prima che gli agenti ikteriani raggiungano questa seconda camera, i missili verranno riattivati.

- Non vedo il problema, se ne conosciamo la posizione possiamo distruggerlo con un missile talpa a testata nucleare tattica- disse sicuro il colonnello.

- Mi dispiace, ma li abbiamo dovuti usare tutti nell’attacco iniziale, possiamo assemblare una sola arma in grado di distruggere quel bunker- rispose il capitano.

- Avanti, qual è il problema?

- É un missile a perforazione, armato con testata strategica da 60 megaton. Ovviamente il bunker verrebbe sicuramente distrutto, ma l’intera metropoli di Akter è veramente troppo vicina, verrebbe investita da una violentissima onda d’urto e di calore. Dobbiamo poi considerare anche il fallout radioattivo che colpirebbe l’intera regione circostante, abbiamo analizzato l’andamento dei venti.

- Qual è la stima?

- Oltre 21 milioni subito, più svariati altri milioni dopo qualche giorno.

- 21 milioni… questo precluderebbe qualsiasi possibilità di tregua- commentò sconsolato il colonnello.

- Tregua!- esclamò esterefatto il capitano- Ma in che mondo vive, si è forse bevuto il cervello?

Il colonello rimase in silenzio fissando il capitano che dopo qualche secondo commentò:- Beh, in ogni caso non è che gli ikteriani si siano fatti tanti scrupoli. Le ricordo colonnello che ci sono sei missili a testata genetica mirata multipla, non intercettabili, diretti a velocità superluminale verso la Terra. Per non parlare del lampo gamma… Sa bene quanto me che non potremo mai evacuare 9 miliardi di persone, neanche in quarant'anni- sbottò il capitano.

- Mi scusi capitano, ma lei non ha il quadro completo della situazione- rispose Ho.

- Me lo illustri allora!- urlò ormai adirato il capitano.

Ho non prestò attenzione al capitano, riflettendo in silenzio, poi all’improvviso le parole del capitano attirarono nuovamente la sua attenzione.

- Colonnello, sembra che un bombardiere orbitale B-X13 delle Colonie Esterne sia diretto qui a massima velocità sub-luce- annunciò dubbioso il capitano.

-Che diavolo stanno facendo qui?- chiese il colonnello.

-Non ho ancora una visione chiara della situazione, ma sembra che le Colonie Esterne siano entrate in guerra al nostro fianco!- rispose ora eccitato il capitano, guardando il display olografico personale di comunicazione.

- Il bombardiere orbitale può colpire il bersaglio con un proiettile meteoritico SG-1 in xintanio pesante- commentò con insolita calma il colonnello Ho.

- Non ci sarebbe fallout radioattivo e l’onda d’urto provocherebbe un numero molto limitato di vittime- disse il capitano, continuando a guardare il proprio diplay.

- Quanto limitato?

- 80 o 100 mila- rispose il capitano.

- Cazzo! Alla faccia del limitato- commentò Ho.

- In ogni caso c’è un altro problema. Non so cosa sia successo, ma il bombardiere ha il preciso ordine di lanciare un proiettile sul centro della città.

Il colonnello rimase in silenzio per qualche secondo, poi si rivolse al capitano:- Mi metta in contatto diretto con il bombardiere dal suo ufficio, forse posso fare qualcosa.

- Possiamo invece minacciare la distruzione della metropoli se gli ikteriani riattivano le testate dei missili- propose il capitano.

- Capitano, più volte in passato, durante le mie tante missioni, per quanto doloroso ho dovuto far fronte a quelli che eufemisticamente vengono definiti come danni collaterali. Uno o più civili innocenti uccisi a causa di un mio errore o di un imprevisto, ma tutt’altra cosa è l’uccisione premeditata di massa di oltre 21 milioni di civili inermi- disse accorato Ho.

- Complimenti Ho. Il suo discorso è stato emozionante, lucido, retorico ma non troppo, ma ciò non toglie che loro non si siano fatti alcuno scrupolo- ricordò di nuovo sarcastico il capitano.

- Senta capitano, non voglio scavalcarla, non ho alcun diritto di impartirle ordini, ma come le ho già detto ci sono cose di fondamentale importanza delle quali non posso metterla al corrente- Ho indugiò per alcuni istanti, poi prima che il capitano potesse controbattere, continuò:- Come sa, ultimamente ho lavorato a stretto contatto con l’intelligence terrestre. Sa che darei la mia vita per la Terra. La verità è che se Akter verrà distrutta, la Terra perderà la guerra- concluse sibillino Ho.

- Ah! I servizi segreti… che cazzo, se avessero fatto il loro dovere ora non ci sarebbe nemmeno un lampo gamma in direzione della Terra- disse infuriato il capitano.

- Abbia fiducia in me, capitano, la prego.

- Ora penso veramente che la neorfina le abbia annebbiato la mente, colonnello- insinuò il capitano.

- Sono perfettamente lucido- rispose risentito Ho e poi, scandendo con voce decisa:- Abbiamo pochi minuti, ora tutto potrebbe dipendere solo da quel che deciderà nei prossimi istanti.

Il capitano scosse la testa e commentò ormai rassegnato:- Lo sa Ho, lei è un ottimo oratore e riesce a raccontare con naturalezza una quantità impressionante di balle. Dovrebbe entrare in politica- e cedendo infine alle richieste di Ho, fece un gesto d’assenso col capo al suo ufficiale alle comunicazioni, dando accesso al proprio ufficio al colonnello.

- Spero non faccia cazzate Ho o la ucciderò con le mie stesse mani- disse senza ombra d’ironia il capitano.

Il colonnello si precipitò nell’ufficio del capitano, senza prestare attenzione alle sue parole.

47 minuti più tardi il bombardiere delle Colonie Esterne, giunto in orbita intorno al pianeta ikteriano, aprì il portellone centrale e lanciò un proiettile con il cannone elettromagnetico. L’impatto con la superficie fu violentissimo e avvenne a 28 Km/s. Fu scavato un profondo cratere ed il bunker fu distrutto prima che i nuovi codici fossero trasmessi. L’onda d’urto che investì la città fu violenta e causò all’incirca il numero di morti previsto. Presto un’immensa nube di polvere avrebbe completamente oscurato il cielo di Akter per settimane, ma nessun altro proiettile sarebbe stato sparato dal bombardiere.


11 anni dopo


L’ambasciatore Ho entrò nel suo alloggio, si versò una tazza di effek ghiacciato e dopo essersi seduto e aver sigillato le porte, si soffermò a osservare il paesaggio ikteriano al di là della finestra. Una distesa di piante da frutto rosso vermiglio copriva la pianura a perdita d’occhio, sotto uno splendido cielo color verde smeraldo.

Ho aveva da poco concluso un discorso in oloconferenza, in occasione del decimo anniversario terrestre della firma del trattato di pace tra umani e ikteriani. Aveva parlato di pace, rispetto delle diversità e uguaglianza.

I rapporti con gli ikteriani non erano mai stati così buoni ed entro pochi mesi sarebbero iniziati i colloqui diplomatici ai massimi livelli, con l’obbiettivo di raggiungere un traguardo storico: un’alleanza interspecie, ma cosa ancor più importante, grazie al massiccio supporto scientifico e tecnologico ikteriano e delle C.U.E., nell’arco di una ventina di anni sarebbe stato messo a punto uno straordinario sistema planetario di scudi, in grado di mitigare notevolmente gli effetti del futuro e inarrestabile lampo gamma di Ikter-17, lasciando la Terra un pianeta ancora abitabile dalla razza umana.

Un'estinzione di massa era comunque inevitabile, ma avrebbe coinvolto non più del 47% delle specie viventi, umana esclusa, paradossalmente un’estinzione meno disastrosa di quella causata dall’uomo stesso nel corso del XXI secolo.

Dopotutto questo era solo uno dei tanti catastrofici eventi che la vita sulla Terra aveva già affrontato e superato con successo nel corso degli ultimi 3 miliardi di anni.

Solo undici anni prima tutto questo sarebbe apparso nemmeno come fantascienza, ma solo come pura fantasia.

Questi incredibili risultati erano stati in gran parte merito suo, lui ne era perfettamente consapevole, eppure il suo animo era tormentato da un dolore intenso e insopportabile.

Finì la sua tazza di effek, poi fece una cosa che meditava di fare da diversi anni e che sentì di non poter più rinviare.

Si rivolse al suo elaboratore quantistico e aprì un file riservato.

All’inizio ebbe qualche incertezza, stava per chiudere la registrazione, come aveva fatto innumerevoli volte in passato, ma dopo qualche attimo di silenzio ruppe gli indugi e cominciò:- Come sapete sono stato decorato con l’anello di platino dell’Assemblea Generale e successivamente con l’onorificenza più prestigiosa di tutte: il Difensor Pacis, ma non li ho mai meritati.

La mia non è solo una dichiarazione di modestia, ma la consapevolezza di essere un criminale di guerra. Nessun tribunale mi ha mai giudicato, se non quello della mia coscienza, ma tant’è.

Non c’è giustizia senza verità e verità senza giustizia, ma i tempi non sono ancora maturi.

Athena, cripta la seguente registrazione e divulgala nella Rete solo a partire da 200 anni esatti da adesso.

Dovranno cambiare nome a molte strade, istituti, navi…- disse l’ambasciatore, con lo sguardo basso e accennando un sorriso, poi si fece di nuovo serio e continuò:- Niente di tutto ciò che ho recentemente dichiarato è vero, o quasi.

In quel periodo, 11 anni fa, contrariamente a ciò che la propaganda terrestre voleva far credere, l’Alleanza Terrestre era sul punto di essere sopraffatta dagli ikteriani, il destino della vita sulla Terra sembrava irrimediabilmente segnato ed erano in corso segreti preparativi per una colossale, quanto difficilmente realizzabile e disperata evacuazione del pianeta.

Poi ci fu una svolta, mentre organizzavo un’incursione dei corpi speciali nella parte di Marte in mano agli ikteriani, fui contattato dal direttore generale dei servizi segreti terrestri. Mi comunicò una notizia riservata ed eccezionale. Fino ad allora e ufficialmente tuttora, i fucili d’assalto ikteriani erano risultati inviolabili, ciascun arma era utilizzabile solo da un ben determinato ikteriano, tramite un sistema d’identificazione della configurazione cerebrale.

I servizi segreti erano però riusciti non so come a violare il sistema di sicurezza di ben 8 fucili. Non so dire chi tra me e il direttore ebbe per primo l’idea, ma fummo subito entrambi concordi e determinati nel portarla a termine.

Formammo un’unità irregolare di 8 agenti dei corpi speciali, me compreso, sotto il comando diretto del direttore dei servizi segreti. Scegliemmo la Colonia Umana Esterna più isolata e meno difesa…- Ho indugiò un istante chiudendo gli occhi e sospirando, poi terminò il suo racconto- Entrammo subito in azione nella segretezza più assoluta, l’operazione ebbe successo e due settimane dopo le Colonie Umane Esterne entrarono in guerra al fianco della Terra, ribaltando l’esito del conflitto.

Io sono l’unico depositario di questa verità, il direttore dei servizi segreti di allora e due agenti si suicidarono poco dopo la fine della guerra, gli altri cinque persero la vita in seguito all'incidente di una navetta da trasporto, un incidente indispensabile per tutelare la segretezza della missione...

All’epoca ero pronto a riservare lo stesso trattamento anche a me stesso, ma ritenni che questa sarebbe stata una pena troppo lieve, mi condannai a ricordare. Da allora dentro di me è solo dolore. Per lungo tempo ho creduto che dopo la morte ci sia solo il liberatorio dissolversi nel nulla, ma con l’avanzare dell’età ho cominciato ad avere sempre più dubbi, in ogni caso nulla può essere peggio di tutto questo.

Anche adesso se chiudo gli occhi vedo chiaramente il viso impaurito, carico di lacrime, di quella povera bambina accanto al corpo senza vita della madre e ne sento le grida:- Mamma! Ti prego aiutami- poi premo il grilletto, vengo investito da schizzi di sangue bollente e…

Ho s’interruppe scuotendo la testa, poi chiuse la registrazione, si asciugò le lacrime e continuò a osservare il paesaggio ikteriano attraverso la finestra.


Commenti

pubblicato il 22/08/2011 21.41.27
blackghost, ha scritto: Mi è piaciuto, il ritmo è serrato ma non troppo e non c'è quel senso di deja-vu che si sente in certi racconti troppo banali.

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