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lavoro pubblicato lunedì 8 agosto 2011
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

CHIAVICHE GALATTICHE XIV.

di frantizan. Letto 1081 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Tes certe volte e' uno & trino. Tes +' Eva (intelligenza artificiale installata nel cervello di Tes) +' GFM (cioe' l'uomo che Tes sostituisce grazie ad una copia fedele del corpo e della mente di GFM).

Ibiza, ore 24,49.
La musica tambureggia nelle orecchie pelose, un frastuono da cataclisma finale. Nella penombra lacerata dal balenio dei fari e dei flash i ballerini brulicano come un unico corpo, gli ricordano che l'esistenza è eros, un inseguimento tra amanti, magari con il fiatone ma instancabili. Obelischi di plexiglas a forma di fallo si ergono qua e là, dentro si contorcono sinuose cubiste porno nazi. Rune dipinte sui tondi glutei, succinti completini in pelle nera, frustini; corpi attraenti che pencolano su altissimi tacchi. Carne. In mostra.
L'uomo è basso, calvo e panciuto, in perfetta divisa ministeriale: abito grigio di seta, su misura, come le scarpe, lucide, come un tiro di coca. Tra i sessantacinque e i settanta. Sessantotto, mi corregge Eva, portati di merda.
Il viso largo, il naso porcino, gli occhi tondi e acquosi sono quelli di Gian Filippo Maria Grossi, sottosegretario, nonché portavoce di un notissimo leader politico italiano. Uno importante, insomma.
Inoltrandosi nel locale, in direzione del porto rappresentato dal bar, Gian Filippo Maria saltella baldanzoso. E' orgoglioso di sé e si vede. L'occhio lucente rimbalza sulle gambe, sui culi, sulle tette che balzano elastiche nelle scollature. Si lecca il labbro, si aggiusta la cravatta, si arresta a mezzo di un passo, una bellissima bionda rotea su se stessa come un derviscio. E' coperta soltanto da un corpetto di raso e da un minuscolo slip, nella foga i seni volteggiano liberi come i seggiolini di una giostra, lasciano dietro di sé la scia della loro immagine. Fasci di luci colorate imbevono l'aria, le aureolano il corpo snello.
I capelli della ragazza, scintillanti e morbidi che paiono schiuma, il sorriso candido, la pelle dorata dal sole, a Gian Filippo Maria fanno venire in mente una coppa di champagne, e allora gliene viene la voglia, si rimette in moto, non senza notare compiaciuto il principio di un'erezione neanche tanto modesta. Il nostro è uno che quando vede una cosa se la prende. Lo hanno abituato così fin da piccolo. Non può cambiare ora che la pelle è tutta una ruga, giusto? Bella ragazza, ma se ne allontana, neanche a malincuore, con un sorriso, ce ne sono tante, e lui mica è un caso che fra le altre ha la delega allo spettacolo, e che ha tutti quegli amici che lavorano al cinema e alla televisione di stato. Non per vantarsi ma può ben dire di avere scoperto un sacco di artiste della tivù. Non per vantarsi ma da quando è diventato nonno Gian Filippo Maria ha triplicata la propria sessualità. E con certe pollastre da prima serata che i giovani se le sognano. Quelli appendono i poster in camera e avviano la produzione di pugnette in serie, lui semmai se le fa fare. Scusate se è poco.

Accoccolato sullo sgabello, appeso al bancone che è una specie di piattaforma di luce galleggiante nel mare di tenebre, Gian Filippo Maria porta alla bocca una mollica di tartina molle, intanto guarda in giro. La coppia di avventori a lui più vicina è formata da un pancione con un'espressione ottusa, in camicia bianca e pantaloni di lana nera, stivaletti texani decorati, e un incredibile chiodo in pelle argentata, proprio come uno che, appena tornato da una missione spaziale, non abbia neppure avuto il tempo per una doccia. Lei, praticamente nuda, con le tette di fuori, un grosso anello al capezzolo, la pelle cosparsa di vernice d'oro che brilla che pare sudore, una faccia suina sormontata da un copricapo che deve al circo come alle maglie di ferro medioevali, certi stivaloni di gomma tenuti su da giarrettiere e mollette, le autoreggenti a rete dai quali buchi esce a mucchi la ciccia e a ciuffi il pelo che sembra di cane.
- Non male la maiala. - discorre tra sé Gian Filippo Maria mentre sorseggia lo champagne.
- Guarda la battona! Ma non si vergogna sto vecchio rudere?! Ad una certa età dovrebbero abbatterle, o almeno impedire che escano di casa. Una baldracca del genere offende il concetto stesso di copula. Non puoi copulare con una così. Ti si stacca. - naturalmente Tes.
- Smettila Tes, o mandi tutto a puttane.
- Cosa succede?- Gian Filippo Maria schizza giù dall'alto sgabello cromato ribaltando il bicchiere, quindi si guarda attorno con fare smarrito.
La donna si avvicina, gli chiede in spagnolo se ha bisogno di aiuto, Gian Filippo Maria scuote la testa, e con autentico fascino latino, con pronuncia perfetta, con l'inchino, a cui segue il baciamano, con un sorriso che ha reso ricco il suo dentista, spiega che no, assolutamente, gli era solo parso di intravedere un carissimo amico che non incontra da anni.
- Ma guarda questo?! Fa pure l'inchino. Alla bruttona.- ghigna Tes - Non ne capisci un cazzo, panzone sfigato, questa la tengono viva con l'ossigeno.
- Fanculo Tes. Devi smetterla!
- Voi chi siete? Come osate rivolgervi così a me!? - Gian Filippo Maria quasi urla, la donna fa un passo indietro.
- Ehi vecchia mutanda abbassa le orecchie, io piuttosto che farmi uno schifo simile divento frocio due volte.
- Chi sei bastardo, fatti vedere?!
- Forza ragazzi cerchiamo di andare d'accordo, bisogna necessariamente convivere.
- Fatti vedere! Forza! Fatti sotto, smidollato!- Gian Filippo Maria si mette in guardia, prende a rimbalzare come un pugile ballerino - Fatti sotto, cane!
Le ginocchia scricchiolano e fanno male? Gian Filippo Maria non sembra farci caso, sorride in giro, spavaldo - Se solo ti fai vedere ti distruggo. Sono ancora l'imbattuto campione universitario. Forza che assaggi i pugni duri di un camerata.
- Fatti vedere ha detto. Imbecille. Perché a me capitano sempre così. Uno magro no? Giovane con l'uccello grosso no? Per una volta.
Gian Filippo Maria si ferma, si porta le mani alla testa, comincia ad urlare che sta impazzendo, che sente le voci, che qualcuno l'aiuti, che il demonio è venuto a prenderselo.
Eva interviene, Gian Filippo Maria lascia ricadere le braccia lungo il corpo, inerti, assume una smorfia che potrebbe essere benissimo interpretata come un'espressione intelligente, si arrampica sullo sgabello. Ora è spento.
- Fallo ancora Tes e giuro che ti ammazzo.


Commenti

pubblicato il 08/08/2011 18.49.28
frantizan, ha scritto: Voglio formulare una domanda, anche se temo la risposta. C'è anche una sola persona che ha letto tutte le puntate di Chiaviche?

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