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lavoro pubblicato sabato 6 agosto 2011
ultima lettura mercoledì 11 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

CHIAVICHE GALATTICHE XIII

di frantizan. Letto 930 volte. Dallo scaffale Fantascienza

TES E' SMEMORATO AL QUADRATO E NON SA CHI E', VIC E' PAZZO FURIOSO, SI CREDE PANCHO VILLA, SI CREDE DIO, EVA E' PURA INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI GENERE FEMMINILE CON LA SINDROME DI PINOCCHIO...

La luce arancio entra dalla grande vetrata, imbeve lo studio dell'Ammiraglio. Tes è di nuovo commosso dallo spettacolo, stordito dalle dimensioni della stanza grande come una chiesa.
Vic, in acido, ride gonfio; si affanna per afferrare farfalle immaginarie, si contorce per spolverarsi le spalle da granelli di forfora che lui vede grandi come sassi.
Si alza spinto da pura esaltazione, saltella, canta, balla, fischia, esegue movimenti aerobici, capriola; poi torna alla scrivania, si siede tranquillo, con tono lento e monotono, a voce bassa, prende a parlare, rivolto non a Tes ma al vuoto della stanza.
- Siamo divinità addormentate. Abbiamo desideri illimitati, sogni cangianti che ci ammaliano. Vogliamo controllare il mondo, l'universo intero. Ma siamo incredibilmente pochi, con mezzi insufficienti. Quindi per riuscirci, che poi è il nostro destino, l'unico modo che abbiamo è intervenire suadenti sulla Mente Universale. Chirurgicamente precisi. Dobbiamo moltiplicare i Punti Spettacolo. Dobbiamo proiettare i nostri desideri sulla volta, affinché essi divengano ordini. Creare la realtà, come demiurghi.
Il viso di Vic è illuminato dagli occhi brillanti ed ebbri. Ha davvero una luce dentro. Qualcosa di estremamente vivo, che stona con l'immobilità lignea del volto.
- La realtà?! Che idiozia, non esiste, esiste solo la rappresentazione. La suggestione. E' solo fattore mentale. Dobbiamo moltiplicare i Punti Spettacolo.
- Certo, dobbiamo aumentare i Punti Spettacolo torcendo i Nodi di Pseudo Realtà fino a sovrapporli ai nostri desideri. Ad ogni Livello. - Vic batte il pugno sulla scrivania.
-Insistere, ossessivamente, fino a quando la realtà sarà solo quello che noi vogliamo.
Tes ascolta, cerca di comprendere. Ci prova almeno, è sobrio ma non conosce la materia. Così la sua mente prende a divagare, pericolosamente. Chi è Vic? Potrebbe essere lui il mandante dell'aggressione?
- Potrebbe eccome. Siete dei tali bastardi. Avete solo nemici, nessuno amico. Vi mangiate uno con l'altro. Aggiungo che forse voi due siete tra i peggiori, non a caso vi siete reciprocamente simpatici. Ma certo la simpatia non impedirebbe a uno di voi due di infilare un pugnale fra le scapole dell'altro.
Vic continua monotono e ronzante. - Non dobbiamo neanche fare fatica. Ci basta dire quello che vogliamo. Ripeterlo qualche volta altra e il gioco è fatto. Persino gli Esperti sono ormai inutili. Ovunque regna lo Spettacolo le uniche forze organizzate sono quelle che vogliono lo Spettacolo. Proprio come noi. Come vedi non abbiamo nemici ma solo amici.
Tes scuote il capo, quando per un istante lo sguardo dondolante dell'Ammiraglio cade su di lui annuisce, ma un secondo dopo di nuovo ciondola di no.
- Ma ti sei mai visto come riduci te stesso invece? Al confronto uno schifo. - sussurra Eva ad esclusivo beneficio di Tes.
-In quanto alla gente, sono solo spettatori, chi è interessato a conoscere il seguito non agirà mai. Fara sempre lo spettatore.
- Chi è Vic veramente? Da dove viene? Cosa faceva sulla terra prima di finire risucchiato qui? - sub vocalizza Tes.
- Chi è l'Ammiraglio? - ridacchia Eva - Uno che assomiglia in tutto e per tutto a Pancho Villa. Anche perché lui è Pancho Villa. Ventisei figli. Ventisette mogli. Ribelle a sedici anni per difendere l'onore della sorella. Non è che è uno che si allatta alle mammelle di una pecora. Se mai di una lupa. Se la mangia direttamente, ancora viva, a mozzichi, a partire proprio dalle tette. Con quella bella chiosa di denti bianchi. Un assassino nato.
- Come fa ad essere Pancho villa? Non dovrebbe essere morto?
-Deve morire il 1923 a Parral, Chihuahua. Lui sta cercando di modificare l'evento, vuole sopravvivere alla propria morte.
- Non fare della filosofia con me. Non lo sopporto.
- Non credi all'immortalità? Mi sa che hai ragione. Magari non proprio alla lettera ma Vic otterrà con tutta probalità la sua immortalità. Forse piuttosto una sensazione d'immortalità. D'accordo, non te la faccio difficile, non ti irritare. In pratica sta cercando di costruire una copia del suo mondo di allora, per ribaltare la situazione e non morire mai. Intanto rifinisce un davvero sorprendente simulacro di se stesso, da offrire alla morte in vece sua. Vic pensa di poter ingannare il suo occhio gelido e attento.
Un bussare discreto, l'alto portone si socchiude, appare una testolina graziosissima, chiede garbata il permesso, quindi entra seguita da un corpo vezzoso di curve pneumatiche, da far pensare che dio sia un compromesso tra un compasso e un gommista. Fra le braccia leggiadre, come un quadro rinascimentale, reca un fascio di stupende rose nere. Una specie di Primavera con una cornucopia di sfiga.
L'Ammiraglio ammutolisce, porta un dito alle labbra per intendere di non parlare, Tes si cuce la bocca. Intanto l'opera d'arte di carne e vezzi ne compone una di petali e spine nell'elaborato vaso di cristallo.
Prima di andarsene la giovane esegue un perfetto inchino, nell'atto mostra due perfetti meloncini bianchi piroettare nella scollatura.
- Servitù bocchinara, meglio non fidarsi. - Commenta Vic alzandosi e proiettandosi ingordo sul vaso.
- Ma siamo in regola? Voglio dire è legale quello che facciamo? - Tes si asciuga i palmi delle mani strofinandoli sui braccioli di velluto rosso.
- Per il Comando è legale. - Vic sogghigna.
- Poi non facciamo niente di male. Aggiustiamo solo le cose qua e là. Assecondiamo la corrente.
- Non lo facciamo neanche apposta ...- continua Vic, ma uno starnuto lo interrompe, il movimento fa guizzare le medaglie che balenano luce.
- Vedi le cose stanno così. Solo i coglioni non lo vogliono vedere. Chi pensi comandi sulla terra? O qui del resto? Mai chi pare. Prendi la politica; un nulla assoluto. Dei babbioni corrotti che tramandano l'esercizio del potere di padre in figlio, che ne spartiscono i benefici con parenti, amici, e amici degli amici. Purché ci si ricordi della loro fetta. Ma non sono loro che contano. I Romani, che di queste cose se ne intendevano di certo, parlavano di governare a pane e circo. La politica è circo. Distrae, fa passare il tempo. Si vota la propria squadra sperando di vincere. Si tifa agli exit poll come ad uno scontro finito ai rigori. Perdendo si va all'opposizione, si acquista un governo sempre malevolo, causa di ogni male. Quando capita di vincere si rimane comunque delusi, non cambia niente, sono tutti uguali. Magari si è giusto al punto che non ci si crede più, ci si guarda intorno per vedere se si può fare qualcosa per davvero. Allora salta fuori quello nuovo, uno che non ha ancora avuto il tempo di sputtanarsi, con quattro idee stantie in testa acconciate come fragranti novità. O magari tirano fuori dall'armadio uno vecchio, tenuto in naftalina fermo al buio per un numero sufficiente di anni da farne scordare le malefatte.
Così parlando l'Ammiraglio getta a terra alcune rose e con grande stupore di Tes prende a calpestale con furia crescente.
- E' semplice, se lo Spettacolo all'improvviso si interrompesse molti impazzirebbero.
Vic getta a terra altre rose senza smettere di pestare con i piedi. Tes avverte il profumo dolcee intenso misto all'aroma acidulo degli steli frantumati.
- Bhe, ma poi tutto questo non conta. Le catene non le abbiamo mica inventate noi. Giusto? Noi ce ne serviamo soltanto. E in definitiva non sarà una democrazia compiuta ma almeno si può scegliere, giusto!?
- Certo, di quale colore vuoi ti sia dipinta la merda?- Eva.
- E' vero trattiamo con i criminali. Siamo soci in affari. Ma che male c'è? Tutti lo fanno. I governi per primi. La Mafia e lo Stato non sono in rivalità. Mai. E la Mafia nella società non è affatto un corpo estraneo. Ne è un organo, una parte con specifiche funzioni. Insomma serve. Così come la prostituzione, il consumo di droga, la violenza, le disuguaglianze, la fame, le guerre. No, questi non sono difetti di un processo sociale, non sono anomalie destinate a scomparire dopo una buona messa a punto. Ci sono sempre state, rappresentano economie enormi. A qualcuno non piace. Tutte balle. La prostituzione non scomparirà, del resto chi dovrebbe combatterla non ne ha affatto voglia, e comunque non lo fa. Eh già, tu non ricordi. Non è che mi pigli per il culo? Queste crisi in genere sono passeggere... C'è Eva, no!? Ti avrà spiegato.
- Non ti preoccupare. Eva è una troia molto professionale, mi ha spiegato tutto. Solo che io non ricordo niente.
- Ricorderai. Entrerai anche tu in questo inferno, anche troppo presto. Inferno divino. Perché ricorda: siamo dei. Né più né meno. Né un pochissimo più, né un pochissimo meno. Divini al cento per cento. Il meglio che la natura abbia prodotto finora. Parlo per me, per te e per pochi altri di noi. Il fatto di essere stati prescelti dai buchi di fica ci rende speciali. Ma noi due siamo più speciali. Siamo angeli. Siamo uguali eppure siamo divisi. Quando invece dovremmo essere uniti per la missione per cui siamo stati creati.
- Quale missione?
- Non mi provocare... l'immortalità per esempio. E il resto del pacchetto viaggio, di solo andata verso l'essere dio.
Vic si raschia la tempia destra, poi l'occhio, la guancia, le braccia, e trema, infine urla, gli occhi di cristallo. - Dio ci aspetta!
Entra una segretaria, una coniglietta da paginone centrale in tacchi alti e gonna corta. Per nulla sorpresa, discreta, professionale anche nello sculettare, si dirige in direzione della scrivania.
Vic quando si accorge della sua presenza abbassa le braccia, calmo, con un gesto le fa segno di andarsene.
- Vai pure cara. - con voce morbida - Quando riterrò che è giunto il momento di infilarlo nel tuo buco di culo ti chiamerò io.
La donna si limita a ruotare su se stessa e a dirigersi verso l'uscita. Non scompone né un tratto del viso né un ricciolo. Neppure quando Vic commenta a beneficio di Tes. - Un culo perfetto, a cuore. E in mezzo ha un buco che pare il bocciolo di una rosa.
Quindi Vic si sfila i pantaloni, li ripone con cura sullo schienale della poltrona. Poi passa alle mutande, un ridicolo paio di boxer rosa con delle enormi labbra rosse disegnate sulla patta.
Quando Tes vede il pene di Vic ballare nell'aria prova pudore ed imbarazzo.
- Io ho grandi progetti su di te. Non te li puoi neppure immaginare. E ricorda bene: io mi occuperò sempre di te.
All'inizio Tes non afferra. Non capisce le intenzioni dell'Ammiraglio, non intuisce cosa significa quella posizione accovacciata. Ma poi vede uno stronzo spuntare dalle chiappe di Vic e ricadere sui resti vegetali delle splendide rose nere.
E' decisamente l'ora di andarsene. Tes si alza e si avvia ignorato da Vic, ma proprio quando sta per richiudere la porta quello gli urla dietro.
- Ho grandi progetti su di te. Ricordalo. Quando sarà il momento saprai tutto.
- Speriamo usi le spine per pulirsi il culo merdoso.- chiosa Eva.

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