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lavoro pubblicato giovedì 28 luglio 2011
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Hell-Hill

di Tolkien. Letto 826 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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Il Signor Reo era ormai spacciato: il corpo del reato fu trovato dietro un cassonetto, tanto zeppo delle sue impronte digitatali da poterne ricavare una mostra d’arte moderna. Da quelle il robot non fece fatica a risalire direttamente al suo dna; un dna vecchio di 42 anni, appartenente a qualcuno che fece l’Università nel Degenerate per poi trasferirsi e stabilirsi ad Hell-Hill finché la morte non l’avrebbe colto.

Nel suo tragitto, il robot poteva vedere registrato il passato affatto memorabile del colpevole: egli era un ragazzino che commetteva un piccolo furto in una ludoteca virtuale a luci rosse, poi uno studente tutto in tiro che si vantava delle sue conquiste, dunque un neolaureato che scattava foto all’uscita dell’università con due ragazze per parte, una che il robot decodificò come ex prima dell’altra, più triste e gelosa. Appena entrò ad Hell-Hill, la sua memoria fu automaticamente aggiornata con i filmati riconducibili al dna di Reo Render, che fu sposato, divorziato, in lite con dei vicini, in disputa con uno di loro, a letto con la moglie di quest’ultimo e innamorato della figlia quindicenne, la quale non perdeva mai occasione d’iniziare un lavoro che avrebbe poi lasciato concludere alla madre, meno esperta e più coinvolta. I filmati spediti dalle multi-banche a destra e a sinistra della strada lo ritraevano puntuale nei versamenti e nei pagamenti, sempre elegante e impeccabile. Il robot fu aggiornato da altri filmati ancora, ma questi erano di tipo privato e domestico, e prima di poterli vedere dovette scrivere sotto di loro, in piccolo, vitato ai minori di anni-…-. I genitori dovevano impostare tale divieto, e siccome la media impostata ad Hell-Hill era di circa dodici anni, subito le due cifre si fermarono su un uno e un due, lampeggiando. I due si tesero la mano, se la strinsero, entrarono in camera da letto e chiusero la porta con il comando vocale CHIUDI. Il secondo comando fu ‘apri’, e la porta s’aprì senza che Render o la ragazza lo volessero… Chiarito il disguido, i due si dedicarono ad attenzioni che la telecamera della stanza filmò con occhio crudo e legato al dettaglio così come l’impostazione richiedeva. Mentre il miniclip scorreva rapido davanti all’occhio meccanico del robot, esso scrutava Hell-Hill per la prima volta, ma grazie al satellite ne conosceva già ogni singolo dettaglio: si trattava di una città con edifici cubici di 50x50x50, le strade misuravano dodici metri e non un centimetro di più, così come neanche uno di meno. Gli alberi lungo i marciapiedi erano impiantati ogni sei metri, erano alti due e sfoltiti in modo da creare sfere verdi non più larghe di uno. Gli edifici erano divisi in bancari e di polizia. Quelli commerciali comprendevano tutto ed erano cari. Le donne che non avevano soldi potevano prestare favori sessuali accettando il dazio di essere riprese e riviste dai clienti più facoltosi, i quali per questo pagavano il debito che esse accumulavano nell’arco della settimana. Hell-Hill profumava di crisantemi e gelsomini, poi di gelsomini e crisantemi, poi di nuovo di crisantemi e gelsomini, ed ogni quartiere era scandito dal profumo di una pianta che gli dava anche il nome: crisantemo-15, gelsomino-47, giglio-27 e così via. La polizia, neanche dirlo, era efficientissima. I robot avevano memorizzate le impronte digitali e i dna di tutti i cittadini. Sfuggire al loro occhio bionico era difficilissimo. Impossibile… Raggiunto crisantemo-32, il robot deviò le due ruote motrici verso un uomo che s’intratteneva sorridente con due ragazze all’uscita d’una ludo-discoteca. Quando vide il robot si fece serio e aspettò che lo raggiungesse. “Lei è il Signor Reo Render?”. Lo era e lo sapeva, ma se avesse negato le pene sarebbero drasticamente aumentate. “Sì” assentì l’uomo corrucciando le folte ciglia latine. “E’ stato trovato il corpo del reato: pacchetto di Struky Laikk da 50 crediti, morbide, fumato nel 2072”. “Ero universitario…”. “La multa da saldare ha una mora di 742.345 crediti, da versare entro e non oltre la settimana al comune di Hell-Hill”. La mora alla sua destra non riuscì a trattenersi e nascose il sorriso sul cavo della spalla, mentre la bionda s’accostò per lasciare una bellissima impronta rossa sulla cocuzza del robot. “Grazie…” sussurrò Reo raccogliendo lo scontrino che usciva dalla macchina; che poi, voltatasi, stracciò in mille pezzi prima d’entrare sorridente nella ludo-discoteca, le ragazze sottobraccio. Non seppe, dunque, che in quel momento lo stesso robot raccoglieva minuziosamente ogni singolo pezzettino di carta caduto, in modo da decifrare l’entità della multa e l’identità del colpevole: il Signor Reo era ormai spacciato…



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