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lavoro pubblicato sabato 23 luglio 2011
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FAIRY DOCTOR

di fiordiloto. Letto 839 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 1: DOTTORESSA DELLE FATE Colpita dai primi raggi del mattino, Lidya guardava in silenzio la creatura fatata, morta, stesa ai suoi piedi. Indo...

Capitolo 1: DOTTORESSA DELLE FATE

Colpita dai primi raggi del mattino, Lidya guardava in silenzio la creatura fatata, morta, stesa ai suoi piedi. Indossava un paio di jeans sdruciti e un top rosso che copriva a malapena il seno. Gli occhi sbarrati erano tricolori: miele vicino alla pupilla, blu zaffiro nel mezzo e oro chiaro ai bordi. La sua pelle bianca era cadaverica, ma sotto quel niveo pallore s'indovinava ancora un lieve bagliore bronzeo, appena accennato. I lunghi riccioli color grano erano sparsi sul marciapiede sudicio.

"Una creatura della Luce". Lydia si chinò per scostarle una ciocca di quella morbidezza dal viso. "Una Seelie. La regina Aurora non ne sarà felice"

"Lord e Lady! Certo che no!", concordò l'ispettore di polizia che l'aveva chiamata, e che era rimasto in silenzio fino a quel momento. "Ha idea di cosa l'abbia uccisa?"
Non lo sapeva. La cosa che la sconvolgeva di più è che le fate erano invulnerabili a Faerie. Solo lì, solo nel mondo umano, perdevano il diritto all'immortalità. E adesso una di loro era morta, e la vita di un essere fatato era stata stroncata.

"Cos'è che li rende vulnerabili?", chiese ancora l'ispettore. "Cos'è che priva una fata della sua magia immortale?"

"Il metallo", rispose Lidya, a bassa voce. "Le strade d'asfalto, i muri di cemento. Funzionano come uno scudo contro la magia naturale. Impediscono alle fate di rigenerarsi con il potere della loro Madre. Così esse appassiscono e, a volte, muoiono"

Studiò ancora il piccolo corpo con occhi attenti, e qualcosa attirò la sua attenzione. Un'inezia. Una macchia scura sotto un'unghia smaltata della vittima. Sconvolta, lei prese quella mano gelida fra le sue e grattò via lo smalto. Quindi spalancò la bocca, folgorata. Sotto l'unghia, minuscolo ma ben visibile, c'era un segno nero. Un simbolo cinese che raffigurava l'ideogramma della morte.

"Una maledizione", mormorò, sollevando quella mano per mostrarla all'agente.

"Può toglierla?", chiese questi, basito.

Lidya scosse il capo. "E' troppo tardi. Inoltre, non ho idea di chi possa averla lanciata. Ne di che tipo di incantesimo si tratti. Dovrò consultare il mio assistente"

"Grazie, Miss Summers. Le siamo riconoscenti per il contributo che ci dà nelle indagini soprannaturali"

"E' un dovere. Sono un dottore delle fate, dopotutto"

Lidya si rialzò sospirando. Quella era la parte meno piacevole del suo lavoro. Era sempre stato affascinante curare gli esseri magici. Suo padre le aveva insegnato tutto ciò che c'era da sapere su Faerie e sui suoi abitanti. Tuttavia, veder morire una fata era qualcosa a cui non si sarebbe mai abituata. Dalla parete alle sue spalle emersero tre spiriti della luce, avvolti in un alone lunare che sembrava emanare dalla loro pelle.

"Spiriti guida", mormorò Lydia.

Si avvicinarono silenziosi alla vittima e la portarono all'interno. Attraverso la porta, Lidya vide che erano stati coperti tutti gli specchi. Onde evitare che attraverso il vetro un lembo d'oscurità trovasse il modo di strisciare verso la vittima e insinuarsi in quelle vuote spoglie, per farle rinascere come Spettro Oscuro.

"Non apparterrà alle tenebre", sussurro una voce alle sue spalle. "Gli Spiriti Guida sanno svolgere bene il proprio lavoro. Condurranno la sua anima al cospetto della Dea e del Consorte, dov'è il suo posto"

Lydia si girò stupita. Il muretto in ombra sembrava deserto ma, in quell'oscurità, si distingueva una tenebra diversa dalle altre. Una figura felina con occhi da gatto vispi e sornioni.

"Sogen. Dov'eri finito?"

"Non avevi bisogno del mio aiuto. Così sono andato a caccia di topi"

Il micio saltò giù dal muretto e andò a strusciarsi contro le sue gambe. "Andiamo a casa?"

"Certo"

Si avviò a passi distratti, con Sogen che trotterellava al suo fianco. La Corte della Luce non era un luogo familiare. Anche quando viveva a Faerie, non l'aveva mai considerata come propria. Se avesse dovuto scegliere, sarebbe rimasta con Meredith alla Corte Oscura. Il fatto che ora la Regina dell'Aria e delle Tenebre avesse abdicato in favore del figlio non avrebbe cambiato questa convinzione. Alla fine però aveva deciso di andarsene. Era umana, perciò voleva vivere nel mondo degli umani. Quando si era trasferita il fantasma di suo padre le aveva fatto mille raccomandazioni, compresa quella di portare con sè un pezzo di Faerie. Lei aveva scelto Sogen, il gatto mannaro, e qualcun altro, che ora era il suo coinquilino. Cioè...non che fosse proprio una sua scelta, ma in fondo non poteva lamentarsi. Kain era affidabile e forte. A differenza delle altre fate non pativa la presenza del metallo. Se si fosse trattato solo di lui, non avrebbe avuto problemi. Purtroppo però c'era un piccolo problema; Kain era multipolare. E se pensate che vivere con un vampiro dalle tante personalità sia una cosa facile, beh...vi sbagliate di grosso.

***

Era mezzogiorno quando rientrò a casa. Dalla cucina proveniva un buon odore di stufato e spezie. Lidya lo assaporò lasciando scivolare via l'impermeabile nero. Lo posò sull'appendiabiti e trasalì, quando due braccia possenti la strinsero da dietro.

"Sorellina! Bentornata!"

Quella voce allegra la mise a suo agio. Si voltò verso il suo coinquilino e sorrise. Kain era in casa, ma in un certo senso non c'era...in casa.

"Stu?"

"Indovinato!"

"Ci risiamo!", sbuffò Sogen, andando a raggomitolarsi sulla poltrona in sala da pranzo. "E' tornata la massaia!"

Lidya lo fulminò con un'occhiataccia e si rivolse nuovamente al vampiro.

"Come mai sei uscito tu?"

"Kain non era di buon umore, oggi", sorrise lui. Si allontanò da lei per studiarla con sguardo clinico ed inarcò un sopracciglio. "Cielo! Ma che mi significa questo abito nero, tesoro? Non siamo più alla Corte Oscura. Potresti indossare cose più colorate!"

"Credevo che ti piacesse il nero",obiettò lei. " A Kain piace"

"Kain è troppo serio", osservò lui. "Adesso ci sono io, e non voglio vederti indossare nulla di nero. Non giova all'umore!"

Lidya trattenne una risata. Quando c'era Stu era sempre una pacchia. Tra le tante personalità del vampiro era la più divertente. Una specie di fratellone amorevole. Kain al contrario era cupo e taciturno. Ovviamente, una ragazza non ha sempre bisogno di ridere.

"Hai preparato il pranzo?"

"Ti leccherai i baffi, sorellina. Ho fatto uno stufato che è una vera delizia!"

Mangiarono in sala da pranzo, tende chiuse e lume di candela. Non che il vampiro soffrisse la luce del giorno, ma dopo tanti anni di oscurità quella luce ovattata gli era più congeniale.

"Allora, che è successo oggi?", chiese, premuroso.

"Sono stata sulla scena di un crimine"

"Come quelli nei film? Deve essere stato interessante, però che c'entri tu? Sei un dottore delle fate, non una detective"

"E morta una creatura di Faerie"

A quelle parole l'espressione del vampiro cambiò completamente. "Chi hanno ucciso?"

"Una fata urbana. Una della Corte di Aurora"

Stu le rivolse uno sguardo sconvolto.

"Stu...", mormorò lei. "Mi ha fatto davvero piacere che ci fossi tu ad accogliermi in casa. Mi hai ridato un po' di buon umore, e lo stufato era ottimo! Però...ho davvero bisogno di parlare con Kain. Puoi chiedergli di uscire, per favore?"

Lui abbassò il capo, e i lunghi capelli neri come ali di corvo gli caddero sul viso. Sotto quell'oscurità, Stu aveva un'espressione triste. "Ma...non hai ancora assaggiato il dolce. Ho fatto la crema catalana. E' la tua preferita"

"Mi spiace. Sono sicura che ti sarà venuta una favola, ma la morte di una fata Seelie è una cosa grave. Devo chiedere subito consiglio a Kain"

Lui sospirò. Chiuse gli occhi e rimase perfettamente immobile per qualche istante, come se avesse smesso di respirare. L'atmosfera della stanza cambiò all'improvviso. Un alone di oscurità circondò il corpo del vampiro, una seconda pelle di tenebra che Stu non possedeva. Quando riaprì gli occhi, in quello sguardo c'era Kain.

"Lydia...", disse con voce profonda, esitante.

"Ciao, Kain"

"Sono...sparito di nuovo, non è vero?"

Lei annuì.

"Chi è uscito, stavolta?"

"Tutto a posto", lo rassicurò. "Era Stu"

Il vampiro si guardò intorno, prendendosi il tempo per riprendere contatto col suo corpo. "Immagino sia stato il mio alter ego a cucinare"

"Esatto", confermò lei. "Stu mi piace, è tranquillo. Ma avevo assoluto bisogno di parlare con te"

"Riguardo all'incarico che avevi stamattina?"

"Precisamente"

Mentre Lidya gli esponeva i fatti, Sogen scivolò giù dalla poltrona e le saltò in braccio, per ascoltare meglio.

"Così... si tratta di una maledizione", riflettè Kain, con aria cupa.

"E molto potente, anche", rincarò lei. "Quello che aveva sotto l'unghia era l'ideogramma della morte"

Prese un foglio dal taccuino che portava sempre con sé e vi disegnò il simbolo. Kain, portandosi al suo fianco, spalancò gli occhi.

"La maledizione Clamor Mortis!"

"Sai di che si tratta?"

Il vampiro annuì. "E' magia Unseelie. E della più terribile. E' un incanto oscuro che conduce alla morte fra indicibili sofferenze"

"Questo significa", mormorò Sogen, lugubre. "Che è stata una fata oscura a uccidere quella povera ragazza"

"Non ne sono convinto", dissentì Kain.

Lidya e Sogen gli lanciarono un'occhiata interrogativa.

"Conosco le fate oscure che vivono da queste parti. Nessuna di loro è così potente"

"Allora cosa suggerisci?", domandò Lidya.

"Può essere un complotto. La regina Meredith ha appena abdicato in favore di Irial, suo figlio ed erede. Non è da escludere che qualcuno stia approfittando della situazione per scatenare una nuova guerra fra le corti"

"Questo significa...che la Corte Oscura potrebbe essere in pericolo!"

Il vampiro aveva un'aria meditabonda. "Non è da escludere. Dovemmo parlarne con qualcuno a Faerie. Magari le orecchie della Corte arrivano più in là delle mie"

"Li chiamo subito!"

Lidya si alzò e andò in camera sua, seguita a ruota dai due compagni.

Lì c'era lo specchio più grande della casa. Arrivata dinnanzi alla superficie di vetro vi alitò sopra, quindi scrisse col dito il numero magico per chiamare Lizzie, l'assistente personale del re.

Il vetro tintinnò un paio di volte, poi si accese come lo schermo di una tv. Dall'altra parte apparve una stanza stracolma di libri, una scrivania d'ossidiana sul fondo e una poltrona in pelle. Le finestre ad arco e la luce dei candelabri davano all'ambiente un aspetto molto gotico. Alla scrivania era seduta una ragazza dall'aspetto emaciato. Uno spettro con scintillanti specchi di luce negli occhi.

"Buonasera, Lizzie", la salutò Lidya, portando le mani avanti in segno di saluto.

L'incantevole annunciatrice di morte lanciò un'occhiata a lei, al gatto e al vampiro che le stava accanto. Non perché fosse spaventata, ma soltanto per vedere con chi avrebbe avuto a che fare. Quei tre non rappresentavano una minaccia: nessuno può sfuggire alla morte, se la morte ha deciso di ghermirti.

"Lidya". La sua voce aleggiò nell'aria, rinfrescante come un suono di Luna, pastosa come una manciata di terra sepolcrale. "A cosa devo il piacere di questa chiamata?"

"Ho delle domande da farti, riguardo alle creature della Corte Oscura"

"Attenta", disse Lizzie, con voce tagliente come una falce di Luna. "Le tombe sono mute, Lidya. Noi creature della morte non siamo ciarliere come le fate dell'estate. Né tanto meno volubili o smemorate"

Lidya si irrigidì un istante, osservandola attraverso la cupa lucentezza del vetro. L'arcobaleno di colori del bancone di ossidiana, i riflessi violacei della pietra e la luce dei candelabri le conferivano un aspetto spettrale, degno della Corte del buio, e quell'allusione sulle sue labbra di ghiaccio le trasmise un brivido: come se grosse spire gli serpeggiassero sulla pelle.

"Non sono qui per rubare i segreti della Corte", sussurrò Lidya, cercando di liberarsi da quell'orrenda sensazione. "Ma per offrire aiuto. Hanno ucciso una creatura di Aurora. Una Seelie. E a quanto pare, è stato qualcuno della vostra corte"

A quelle parole, prese il foglietto che Kain le porgeva e le mostrò il simbolo che aveva disegnato.

Quella creatura spettrale affilò lo sguardo. "Clamor Mortis"

Lidya annuì. Finalmente aveva attirato la sua attenzione. "E' la maledizione che ha ucciso la vittima. Kain conosce tutte le creature fatate che vivono in questa zona, e sostiene che nessuno sarebbe in grado di utilizzare una maledizione tanto potente. Tuttavia, il nuovo re ha ereditato il trono da poco tempo..."

"...e il tuo vampiro sostiene che qualcuno potrebbe approfittare dell'occasione per organizzare un complotto e scatenare una guerra fra le due corti", concluse Lizzie.

"Non sarebbe la prima volta"

"Irial è giovane, ma non è uno sprovveduto. Sa come trattare con le sue creature"

"Anche con te?"

Era pericoloso provocare una creatura foriera di morte. Cercare di carpire i suoi segreti poteva costare la vita anche ad una creatura fatata. Ma Lizzie rispose alla domanda con un sorriso conturbante: "Sono qui per mia scelta. Nessuno può costringerci a fare nulla, nemmeno un re. Ma Irial è...divertente"

Lidya rispose con un inchino. "Perdonami, sono stata scortese. Dimenticavo che fra le fate è scortesia porre domande troppo personali"

"Nessuna offesa. Ti ringrazio per averci avvertiti del pericolo. Ne parlerò ad Irial il più presto possibile. Se qualcuno della Corte ha infranto le regole ed ucciso una fata Seelie lo troveremo, e gli daremo la dovuta punizione. Ora ti saluto, dottoressa delle fate"

Allungò davanti a sé un braccio esile, avvolto da quello che sembrava il brandello di un sudario, e chiuse la comunicazione.

"Che creatura agghiacciante", osservò Kain, dopo un po'.

"Puoi dirlo forte"

Liyda era ancora scossa. Lizzie non era sgradevole, ma era immune al potere che Irial esercitava all'interno della sua Corte. La sua presenza incuteva timore. La sua agghiacciante bellezza era qualcosa che tutti temevano e, più raramente, bramavano.

"Bellezza ed orrore", mormorò Sogen. "Le creature della morte dimorano alla corte Unseelie per loro libera scelta, eppure sono la sua incarnazione più vera"

La ragazza non potè che dargli ragione. Al tempo in cui abitava a Faerie, aveva considerato la Corte Oscura casa sua. E proprio come allora casa era affascinante, sensuale, e molto pericolosa.



Commenti

pubblicato il 24/07/2011 10.06.29
susanparrish, ha scritto: fiordiloto! eccoti! era da un po' che non ti si leggeva! attendo gli altri capitoli! ;-)
pubblicato il 31/05/2012 19.15.51
Luna87, ha scritto: Ma che bello!!!! i personaggi sono davvero intensi, mi piacciono da morire! Ho visto che oggi hai pubblicato un nuovo capitolo, io sono tornata qui da poco dopo una lunghissima assenza quindi lo inizio oggi ma sarà un piacere continuare a leggere questo racconto un capitolo dopo l'altro! ^^ A presto!

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