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lavoro pubblicato mercoledì 13 luglio 2011
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

CHIAVICHE GALATTICHE ELEVEN.

di frantizan. Letto 797 volte. Dallo scaffale Fantascienza

(16) In Tes c'è un sacco di confusione. Ora, per esempio, è al tavolo degli ufficiali alle prese con un aragosta che gli sta dando tan...

(16)


In Tes c'è un sacco di confusione. Ora, per esempio, è al tavolo degli ufficiali alle prese con un aragosta che gli sta dando tanto da fare. Gli altri otto uomini discorrono con famigliarità fra loro e lo ignorano. Di tanto in tanto qualcuno capita che lo guardi e allora lui per cortesia gli rivolge la parola. Tes d'altronde non sa cosa dire. Gli otto uomini sono dei perfetti sconosciuti. Certo, sapendo della sua afflizione si sono brevemente presentati, e del resto pensa a Eva a ricordargli di continuo i nomi e le funzioni di ognuno. Il problema è che tutti sono colleghi, amici, persone con le quali Tes ha vissuto avventure delle quali ora non ricorda. Il problema è che non basta sapere che quello è il migliore fra i tuoi amici. Lo sai e non succede niente, non è che provi amicizia.

Il salone è sontuoso, le superfici incrostate di opere d'arte e mobili preziosi, l'illuminazione è il fumigante prodotto di migliaia di candele. Versailles o roba del genere. Stucchi e specchi. Le sedie sono troni imbottiti, le posate sono posatone, pesantissime perché d'oro massiccio. Ovunque sono sparse vivande d'ogni sorta e un folto servitorame muto e compunto in livrea lucente, che si mesce a vinaie nude, che strepitano allegramente sguaiate. Hanno il petto macchiato dal vino, il trucco sciolto, i capelli scarmigliati, il rossetto sbavato. C'è sempre almeno un esemplare disteso in qualche punto dell'immensa mensa, che supina gambe larghe spalanca il sesso rosso, con il sugo dell'arrosto che gli cola fra le cosce, o bocconi, i seni che mescolano l'insalata di rognone, un limone in bocca e un cetriolo in culo. Ma è un gioco già vecchio, non stuzzica, non interessa, non ottiene attenzione. E' noia. Nessuno invece rinuncia alla propria ragazza sotto il tavolo. Un svago che accompagna la cena. Di tanto intanto un commensale ripete lo stracco scherzo di gettare loro un boccone, vogliono vederle azzuffare, magari ci scommettono sopra, ma giusto un momento, non lasciano certo raffreddare il loro prezioso organo.

Uno piccolo, cucito in una vezzosa divisa spattaccata di nastri e medaglie, ride con la bocca piena, il corpo gli vibra.
- Non è un caso se prima ho affondato la lama e solo dopo l'uccello. Sono venuto mentre lei se ne andava. Una piccola morte nello sguardo della morte. Niente di meglio al mattino per sentirsi vivi che l'odore dell'agonia.
E giù un'altra grassa risata, con le briciole umide di saliva che rotolano oltre le labbra, precipitano nel piatto.
- Ma sentite questa.- L'uomo molla le posate, scosta un poco la sedia dal tavolo. - Ve lo giuro! Con l'ultimo filo di voce, mentre affondavo nelle sue cosce, mi ha detto... ti perdono. Ti perdono. A me! All'inizio quasi mi offendevo.
- Non mi era mai capitato un agnello tanto consenziente. - l'uomo afferra un grosso spiedo, lo conficca con forza nell'arrosto, un cerbiatto morto, cotto e freddo, mentre strabuzzando i tratti del volto proclama - Invero cortesi signori e ufficiali ho avuto infine la mia vittima perfetta. Mi dichiaro pertanto soddisfatto e in debito con l'esistenza. Quindi non romperò più i coglioni a lor signori con richieste di prestiti di denaro, né cercherò di rubare punti al bigliardo o alle carte. E' una promessa. Sono pago infine.
L'intero tavolo sogghigna, gli occhi lucidi per il vino, i volti nei piatti, le ganasce impegnate a macinare bocconi, a frantumare vittime. Tes trova la ciancia affatto divertente ma comprende che un tempo ne avrebbe riso. Che un tempo era come loro. Ma ora cos'è? Un niente al quadrato, uno zero moltiplicato.
Gli unici che sembrano dalla sua parte sono questi qua, sono disgustosi è vero, ma gli altri, i sottufficiali e i soldati, sembrano schivarlo; per timore forse, ma a parere di Tes anche per autentica repellenza.

Tes si sente terribilmente solo. Vero, ma non vale la pena di piangerci sopra. Porta alla bocca un brano di agnello ripieno, non ricordava fosse così buono. Sorride, vuole tatuarselo sulla fronte, Tes quello che ama l'agnello ripieno. Per non scordarselo mai più. Per avere sempre a portata di mano un brandello di identità. Qualcosa da dire, qualcosa da ordinare, qualcosa da desiderare, qualcosa a cui pensare in attesa venga sera e l'ora di cena. Si vive anche per questo, giusto?

- Ieri mi ha chiamato Sergio per le ultime novità sul caso di cui si è occupato Tes. Non è chiaro ancora chi abbia provocato quel macello ma almeno ora sappiamo perché. Perché sono degli imbecilli.- butta lì Vic in una pausa silenziosa.
- Bravo! Così mi piace, questo significa essere informativi. - risponde all'istante Gruber, cioè il nano di prima, quello grondante medaglie, a bocca piena naturalmente, e se è vero che sulle a, specie quelle contenute nelle parole significa e informativa, dalla bocca faceva capolino qualcosa che poteva essere benissimo una coscia di pollo, intera, col suo osso e la sua pelle, che sembrava sul punto di schizzare via per la tensione masticatoria e insieme fabulatoria, mentre labbra e lingua spruzzavano tutto intorno sugo e peperoni, è vero anche che con l'ausilio della destra è pur riuscito a trattenere il malloppo. La coscia non è potuta scappar via, vittoria celebrata con un rutto solenne un secondo dopo avere pronunciato l'ultima sillaba, in pratica un segno di interpunzione.
- Che porco! - commenta Eva e persino Tes è d'accordo.
- Proprio laido.
- Il caro Gruber, - continua Eva - inetto e pavido. Un criminale impunito. E' arrogante ma se lo può permettere, è qua perché ce lo ha messo il Sovrano Lorenzo. E' il suo mastino, il suo cane da guardia. Gruber si è guadagnato la cuccia d'oro non per il coraggio o la lealtà, e certo non per l'intelligenza, ma per la ferocia pura, cruda e assoluta. Il delitto da queste parti paga. Ma ci pensi che un tempo per divenire ufficiali occorreva essere integri? Tu non lo ricordi ma il Comando è stato fondato per perseguire i più nobili intenti. Doveva forgiare angeli custodi per la salvezza del mondo. Dei poliziotti gentili per un'umanità sempre troppo ignorante e avida.

Senza quasi traballare si alza uno alto, porta gli occhiali, è calvo, con la testa a pera, uno che tutti chiamano Bob, che è Generale, ricorda Eva, numero uno del reparto marketing, protetto del Sovrano Onif e nemico personale di Vic. In quanto a te, non ti vede mica volentieri. Bob si schiarisce la voce, e con tono tanto serio quanto ebbro proclama la sua verità.
- Bisogna organizzarli meglio i colpi di stato. Non possiamo permetterci dilettanti.
- Non essere sciocco - sorride Vic- Il fatto è che proprio non possiamo permetterci colpi di stato. Dobbiamo volare molto bassi da qui in poi. Anzi dobbiamo scavare gallerie. Colpi di stato. Proprio tu che dirigi il Marketing, non hai altre idee!?
Tes non riesce a seguire il senso della conversazione, il cibo e le abbondanti libagioni stanno facendo effetto, proprio non ne può più, neppure di ascoltare le voci. Odia l'allegrezza ebbra e gonfia, onnipresente, isterica, più o meno simulata, che si mesce al sangue e all'orrore. Come si può essere insensibili a tal punto? Come si fa' a diventare così? Cosa deve succedere ad un uomo per divenire un tale cumulo di merda?
Tes si chiede come abbia fatto a costruirsi e abitare un esistenza tanto ingrata. Una fogna di mondo, un cesso di vita, ed è capitata a lui fra tante che il mondo riserva. Ed è solo. Solo. E' completamente solo.
Eva lo canzona dolce, rilassa i muscoli e pompa endorfine. Eva odia Tes, ma le piace quando come ora lo sente debole e indifeso, non prova certo tenerezza, la mette giusto di buon umore. Quando gli provoca dolore lo odia invece, sì, si diletta, ma odia se stessa, e allora odia lui con ogni frazione del suo essere digitale.
Tes riconsidera la faccenda, ogni cosa gli appare in una nuova luce, un riverbero crudo e agghiacciante: potrebbe essere, diciamo solo potrebbe, giusto come mera ipotesi, che tutti, proprio tutti, tutti quanti, lo stiano truffando sostenendo che lui è Tes, quel tipo di Tes, e che c'è il Comando e che le cose al Comando vanno in un certo modo e non in un altro.
- Per metà sei pazzo, per l'altra metà anche. Eri pazzo, pazzo rimani. Dovresti usare meno droga.
Tes neppure sente Eva, preso com'è a tagliuzzarsi lo spirito, si valuta un manichino di carne e sangue, senz'anima. Un mostro, una marionetta, un androide, un nulla. Come Eva.
- Grazie tante.

Gruber si materializza in piedi davanti a Tes ormai disciolto nella poltrona. Saltella, sogghigna, rutta e canta, stringe fra le mani il ventre gonfio, sogghigna e rutta, rutta e scoreggia. Finisce che si fa' serio serio, fermo, e riempie i bicchieri.
Tes pare gelato fuso. Gruber fa le smorfie, spalanca la bocca con le mani, rovescia gli occhi e caccia la lingua, dice anche qualcosa di intellegibile, certo una battuttaccia greve, ma Tes non sbatte neppure le ciglia.
Gruber si siede, rievoca quella volta che sono andati a caccia insieme e Tes gli ha salvato la vita, lo fa per ingraziarselo, ma Tes è più paraculo di lui e non ci casca, anzi in fondo neppure lo ascolta. Quindi Gruber fa politica, nell'interesse di Gruber e del Sovrano Lorenzo, dice che sono tempi difficili, si addensano nubi di tempesta, e che questa arriverà presto, che le cose non vanno, dice l'Eguale, e fa' un paio di prudenti sospiri. Tutti sanno infatti che Tes, pur trescando per conto Vic e il Sovrano Bush, è una spia dell'Eguale, e del resto un bischero per sé stesso, come tutti. Tes produce in risposta un cenno vago. Lo fa' dal luogo remoto ove si trova, assediato dai suoi pensieri paranoici, non ha tempo per niente altro. Potremmo intenderci, insiste quello, tu ed io, solo tu ed io, possiamo essere l'uno l'assicurazione dell'altro. Se non ci aiutiamo fra noi. Aspetta che ci rifletto, risponde Tes e scivola sul pavimento travolgendo la sua Ragazza Sotto il Tavolo.
Nessuno si preoccupa di tirarlo su, e hanno ragione, ricadrebbe.
- Il mondo mi odia. Mi odia. Complotta per sopprimermi.
- Non essere paranoico. - sussurra Eva con il suo tono +' dolce.
- Io non sono paranoico, io ragiono. Tiro le somme.
- Inutile spiegarti quanto sei stupido. Per cominciare ultimamente hai fatto troppi impianti di personalità, sei un po' schizzato. Più che comprensibile. Hai solo bisogno di riposare. Per il resto ti garantisco che sei proprio tu. Pacifico. Nessuno ti sta a pigliare per il culo. Che ti chiami Marco o roba così.
- Zitta! D'ora in poi muta. Non mi interessa quello che hai da dire. Intanto non ti credo. Tu fai parte del complotto universale. Sei contro di me. Sei falsa, infida per natura, e bugiarda, una puttana elettronica. Una fottutissima stronza digitale.

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