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lavoro pubblicato venerdì 8 luglio 2011
ultima lettura domenica 12 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

CHIAVICHE STELLARI 9

di frantizan. Letto 985 volte. Dallo scaffale Fantascienza

LA VOLONTA' SI FA CARNE, PIETRA, MONDO. SIAMO DEMIURGHI INCONSAPEVOLI CHE MENDICANO TOZZI DI REALTA'.........

14

Riassuntino. Tes si sveglia nudo e grassissimo in una squallida stanza di un malfamato albergo, una ragazzina nuda e il suo ganzo sono sul punto di ucciderlo. Tes non ricorda nulla di sé ma presto apprende che: non è mai completamente solo, una irosa intelligenza artificiale è installata accanto al suo cervello e comanda sul suo corpo più di quanto possa fare lui. E' ricoperto da un corpo artificiale, che gli permette, insieme ad un'adeguata programmazione mentale, di interpretare il ruolo di un giornalista molto noto e cicciuto nel frattempo defunto.

Tes è braccato, l'inferno stesso sembra inseguirlo, si salverà solo grazie ad uno spiraglio, un organismo vivente che costituisce un passaggio verso mondi alternativi più immaginari che reali.

Dopo una serie di avvenimenti ritroviamo Tes dentro la divisa da colonnello su un pianeta lontano e bizzarro in visita a l'Eguale, il Supremo fra i Sovrani, ora incinto.

N.B., in questa storia non ci sono alieni, ne verdi né di altro colore. Ma forse mi sbaglio.

Il padiglione è sfarzoso, ripieno di una folla di dignitari e preti sontuosamente abbigliati. Una specie di chiesa portatile: stucchi, ori, immagini sacre, altari e tabernacoli di diverse dimensioni, ovunque turiboli spandono i fumi dell'incenso. Una combinazione di sacerdoti prelati padri fratelli cappellani missionari ecclesiastici papi frati reverendi pastori vescovi metropoliti monaci patriarchi apostoli e chierichetti, insomma l'intero gruppo di difensori promotori propugnatori della Fede a officiare celebrare salmodiare glorificare sacrificare simultaneamente nella confusione generale.

- Volenterosi. - commenta Eva - Sento olezzo di disfacimento in tutto questo.

L'Eguale, sprofondato nella più imperiale delle nursery, si limita ad esserci, col suo pancione, mentre intorno un plotone di cortigiani si muove irrequieto senza fare nulla. La lunga barba bianca, patriarcale, dal mento fluisce al petto, il labbro e le guance accuratamente depilati, e imbellettati, la testa calva, il viso affilato, il naso rapace, gli occhi piccini, lo sguardo svelto e ansioso, le orbite cave, le livide occhiaie flaccide. Una capoccia a oliva schiacciata.
Due lacchè dorati fanno acciambellare Tes sopra un cuscino di seta porpora posto ai piedi dell'Eguale.
- L'Incinto! Vogliamo essere ricordati così. Non c'è appellativo migliore. Sei d'accordo figliolo?
- Certo Sua Reverenza.
- Non fare il furbo Tes. Da queste parti ti potrebbero tagliare la testa per molto meno che sfottere l'Eguale. Qui i titoli appropriati sono tanti, tu limitati ad usare Sua Pregevolezza.- consiglia Eva.
- Sono giorni che Nostra Maestà non riesce a riposare. Il piccino si muove tutta notte. Ci da certi calci. Deve trattarsi di uno di quei spiritelli notturni che si dice vanno a disturbare il sonno dei giusti.
Ridono tutti. Lì intorno si sganasciano. Ma senza disturbare. Danno ad intendere di trattenersi a stento dallo scompisciarsi fino alla pazzia. Strabuzzano i tratti, fanno smorfie, si afferrano la pancia e si piegano in due, si toccano l'un l'altro smaniosi. In silenzio però. Proprio tutti, anche quelli troppo lontani per avere udito.
- Si è portata dietro tutta la claque. - dice Eva.
- Senza contare le preoccupazioni che ricavo dal governo di questo universo ricolmo di cialtroni infedeli.- continua l'Eguale mentre si drappeggia meglio la seta nera della veste.
-E il terribile puzzo di dromedario che infesta l'atmosfera.
L'assemblea sogghigna.
Al collo l' Incinto indossa un monile che ad un secondo sguardo si rivela essere un chiodo torto e arrugginito montato in oro.
- Guardi questo? L'hai riconosciuto vero!? E' uno dei chiodi benedetti che vennero conficcati nelle membra di Nostro Signore per congiungerlo alla Santissima Croce. L'unico a giungere fino ai nostri giorni.
Da una tasca interna l' Incinto estrae una scatolina d'oro tempestata di brillanti - Codesta invece racchiude un dente di San Pietro, Padre Spirituale di tutti noi.
- E' quello del giudizio. Universale.
L'intero congresso di prelati è in immobile rispetto, trattiene il fiato, non pare avere colto l'ironia.
- Invece codesta,- l'Eguale esibisce una scrigno di oro e madreperla intarsiata - racchiude un osso della scatola cranica di Maria Maddalena.
- Povera creatura. - Le guance dell'Eguale scivolano giù, gli zigomi s'appiattiscono, le borse violacee rotolano trascinandosi gli orli degli occhi e della bocca. Ma si rianima quando riprende - In una cappella della Nostra residenza devotamente conserviamo la trachea di Giuda; e il di lui pene.
- Mummificato.
L'Eguale abbassa lo sguardo lucido su Tes, che produce un lieve cenno del capo e un'espressione impressionata.
- Fu separato dal corpo dopo l'impiccamento. Prima del taglio della corda.
- In perfetta erezione.
- Un monito per l'umanità. - L'Eguale rimesta l'aria con l'indice ornato da una voluminosa pietra granata.
- Ci onoriamo inoltre di serbare nei Nostri personali appartamenti un'urna ove sono contenute, miscelate col miele, alcune gocce del suo gelido sperma.
- Pare ambra.
- E' proprio andato di cervello- ribadisce Eva - Si dice che sotto i paramenti sacri indossi sempre uno speciale corpetto di raso cosparso di decine di taschine. In ognuna sono conservati il cuore e l'ano rattrappiti di uno dei suoi favoriti defunti. L'Eguale non è sempre stato decrepito. Da giovane era un fusto focoso, col didietro sempre all'aria. Da fanciullo poi si è offerto ad ogni stalliere, meccanico, servitore, precettore, confessore della tenuta di famiglia. Maturando è diventato insuperabile nello sfondare, lancia in resta, gli ani più freschi e teneri. Si dice che li stuprasse a chili. Meglio a quintali. Lui e quel anormale di Bush, con il quale gareggiava. Erano abilissimi a valutare con esattezza il peso di un paio di chiappette. Dicono che per impratichirsi in questa arte e per realizzare divertenti scommesse abbiano fatto mozzare in gran quantità corpi di ogni età.
-Ah la Nostra Santa Pancia. Che peso. Che responsabilità. Lo Spirito Santo rendendoci Utero ci ha gravato oltre le Nostre meschine capacità.

Ciò detto Sua Pregevolezza spara uno scorreggione interminabile, straordinario non solo per la durata ma pure per il fragore e il terribile puzzo di carcassa putrefatta.Subito la pia assemblea si anima, si fende per fare spazio ad un corteo di lacchè che irrompe al centro della scena. L'avanguardia, vestita, meglio, mascherata, da luccicante boccetta, con code di campanelli che ciondolano dalle nuche e nasi d'oro prominenti che producono suoni gentili di flauto, strizza con entusiasmo dei marchingegni che spruzzolano l'aria di profumo. Paiono uccelli maligni. Dietro seguono correndo decine di portantini, e due elefanti rivestiti d'oro oberati da un enorme cocchio di legno scolpito e dorato, contenente la seggetta, che, se non l'aveste capito, è un cesso portatile, o meglio il sedile contenente il vaso da notte, certo d'oro. Ma tutto l'apparato riesce solo a smorzare gli effetti delle scoppiettanti e terrificanti loffe che finiscono per turbare Tes.

L'Eguale prende ad urlare, niente è fatto a modo o abbastanza in fretta. Il viso si contorce e acquista un po' di rossore. Due giganti lo sollevano con delicatezza e lo depongono sulla seggetta. Sua Pregevolezza è di cattivissimo umore, la solita colite, qualche scarica diarroica alternata a materiale duro, compresso, che non vuole uscire.

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