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lavoro pubblicato martedì 24 giugno 2003
ultima lettura sabato 8 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La strada di casa

di Oneiros. Letto 1339 volte. Dallo scaffale Amore

L’indifferenza diviene consapevole scelta di vita nel tragitto del ritorno. Calura, corporeità estranee e franca ostilità a farti affrontare i...

L’indifferenza diviene consapevole scelta di vita nel tragitto del ritorno. Calura, corporeità estranee e franca ostilità a farti affrontare il percorso tranviario come un pellegrinaggio espiativo; espiare poi cosa se tutti viviamo in piccole bolle di personale realtà a malapena capienti per un breve sorriso (seppur raramente) che colori il grigio di anonimi volti. Eppure quella coppia, senz’altro straniera e non del tipo che dicono aiuti l’economia nostrana, strappò involontariamente dalla voluta apatia gli ignari passeggeri. Era chiaro che stavano discutendo perché il rimmel di lei colava sulle pallide guance ed era altresì di facile intuizione che dovevano essere (forse “essere stati”) innamorati. Lui provava a tenere la mano di lei fra le sue, ad abbracciare quella ragazza troppo magra mentre le parlava con un timbro agitato eppure caldo, sincero come la disperazione può rendere veritiera la voce di un uomo. Lei, inerte, guardava fuori dal finestrino mormorando frasi dal timbro sprezzante e Lui reagiva ora alzando la voce ora cercando di essere suadente quanto possibile. Voi tutti, sbalorditi, assistevate per nulla imbarazzati al unico atto di un piccolo dramma intimista. Qualcuno ridacchiava, i vostri occhi sezionavano la coppia in cerca di risposte alla causalità degli eventi. La melodica ma ignota lingua era per voi un ancor maggiore stimolo ad esacerbare la vostra avidità visiva in cerca di motivazioni per un adulterio morale da voi supposto. Quando il tram giunse alla fermata Lei guardò il suo amore con disarmante malinconia, pose la mano destra sulla sua guancia e ne accarezzò la pelle glabra; per quelli che parevano gli attimi che separano il lampo dal tuono divennero statiche figure di un dipinto dai freddi colori. Il passo affrettato ma leggiadro la condusse rapidamente aldilà della banchina, distante sempre più dagli occhi (e dalla vita) del ragazzo rimasto con la testa china ed immobile, sordo alla strada come al suo cuore, accecato da ricordi e da frasi non dette, perso al pensiero di un futuro da quel momento privo del suo conforto, del amoroso sguardo che soffiava le nubi di una fredda giornata lontani dal proprio paese e dai sorrisi di coloro grazie a cui il vivere non è peso inesprimibile. Nessuno di voi rise quando le porte si chiusero ed il mezzo riprese il suo tragitto. Sapevate, ed alcuni per passata esperienza, che disarmati dell’idea di essere amati l’esistenza è gelida; costringere se stessi od altri a proiettare il proprio cammino distanti da coloro a cui si fece promessa di donarsi è ardua lezione del saper vivere. Non è dato per gli spettatori decidere lo svolgersi della trama. Silenziosi sguardi furono distolti dal ragazzo e rivolti alla figura ormai distante della ragazza troppo magra. Videro, come Lui d’altronde, che la sua fuga era cessata col allontanarsi del piccolo tram in cui aveva lasciato quella parte di sé così a lungo motivo di sopita rabbia ma anche di semplice e deliziosa gioia. Nessuno potrebbe dire di avere realmente visto le sue lacrime, ma voi tutti sapevate che Lei come Lui stava piangendo per l’affrettato sipario tessuto di rimpianti ed incomprensioni. Al calare delle tenebre come di fronte alle umane miserie se ne ha consapevolezza a fatti ormai accaduti. Tra i passeggeri l’ansia soffocava i pensieri; alcuni si erano alzati perché avevano deciso di scendere alla prima fermata possibile e si accalcavano alla porta più lontana da quella vicino al ragazzo. Quando iniziò a singhiozzare si guardarono i piedi o fuori dai finestrini cercando di ignorare quel composto e straziato lamento. Questa sospensione di esistenza collettiva diviene un ricordo. Un solo piccolo uomo vale meno di quanto rapidamente scorrano i pensieri della vostra vita ed il riservato distacco allevia il fastidio della situazione. Scesi dal tram vi concentrerete su ciò che dovete ancora fare ed avrete un po’ più fretta di tornare dai vostri cari, da coloro che sono il vostro vero sorriso. Una bimba stringendole forte la mano candidamente chiede alla madre del perché di quelle lacrime; la madre risponde che la vita a volte rende tristi le persone, anche quelle giuste. Il cammino parallelo delle rotaie non incontra ostacoli eppure d’improvviso il tram frena il suo incedere e le porte, senza che vi sia nei pressi una fermata od un motivo apparente, si spalancano ed un soffio di vento solleva i capelli del giovane che osserva il vuoto asciugandosi gli occhi col palmo della mano. Lentamente volta la testa verso il conducente, sguardi si incrociano nel riflesso dello specchio grazie a cui viene controllata la discesa dei passeggeri (ma anche il grado di civile convivenza). Per un breve attimo due estranei diventano fratelli. Finalmente desti, il torpore viene cacciato dalle menti e le vostre parole sono pura reazione alla statica indifferenza che ora non ricordate di aver in passato abbracciato: “Raggiungila!” “Datti una mossa..” “Dai muoviti!!!” “Và disgraziato!” incita ad alta voce un vecchietto accompagnando l’esortazione con un eloquente gesto della mano. Le parole, credo sconosciute alle orecchie ma limpide al suo animo sembrano amplificate da quella rinfrescante brezza mentre Lui corre, corre disperatamente come non ricorda di aver mai fatto da quando, nella loro precedente esistenza, si rincorrevano nelle loro terre per poi baciarsi ed abbracciati sognare ciò che avrebbero fatto nel paese che speravano sorridesse alle loro lecite, ma col senno di poi fanciullesche, speranze di vita futura. Noi passeggeri dai finestrini osserviamo il ragazzo divorare la distanza e silenziosamente speriamo che Lei sia rimasta dietro quell’ultimo incrocio ad attenderlo. Le porte si chiudono ed il tram riprende la marcia. Presto saremo a casa.


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