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lavoro pubblicato martedì 5 luglio 2011
ultima lettura domenica 15 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL TITOLO E' BELLISSIMO.

di frantizan. Letto 976 volte. Dallo scaffale Amore

Non avrei mai potuto credere che sarebbe finita cosi', quando sei solo fra i marosi nell'occhio lucido della tempesta senza forze ormai per nuotare, ancora a galla perche' avvinghiato al tuo cuore dolente, come luce il balenio dei lampi......

Con i piedi sul tavolo e la testa sotto il cielo piatto.

Non avrei mai potuto credere che sarebbe finita così, quando sei solo fra i marosi nell'occhio lucido della tempesta senza forze ormai per nuotare, ancora a galla perché avvinghiato al tuo cuore dolente, come luce il balenio dei lampi, nelle orecchie lo sbraitare del mare e del cielo, non pensi che potrai tornare mai ad un mondo asciutto, al sole e alla polvere, che l'esistenza potrà essere ancora senza affanni, addirittura felice. Sono qui sotto la pensilina della fermata 83 per difendermi dal sole a picco, già sudato e tormentato dagli insetti, stanco e lacero, i piedi nudi nei sandali impastati nella polvere di periferia e nel tremendo umidore, eppure il mio cuore va intonando canzoni perché in nessun luogo c'è un universo migliore di questo. Be here and now behere andnow behereandnow behereandnow behereandnow. La vita è bella comunque, da per tutto si può gioire e crescere, crescere e gioire in perfetta armonia, perché Dio ci ama tutti. Sorrido in giro, una vecchia sgobbata con la faccia rincagnata segnata da una smorfia perenne come cicatrice, gli occhiali calcati storti sul naso camuso, stringe la borsa all'anca, serra le bocca e impugna salda il trolley, bofonchia qualcosa contro i neigri e i droughei, vorrei dirle di non avere paura della paura, di aprirsi all'amore e alla luce. Behereandnow behereandnow. A destra un giovinetto brufoloso fissa davanti a sé l'impiantito come per verificare che non si muova e scappi, lo vorrei esortare ad avere fiducia in sé e nell'aiuto di Dio. Behereandnow behereandnow behereandnow. Due bambine hanno interrotto i loro giochi di bambole per osservare i miei bracciali di legno e rame sbalzato, la collana con l'immagine del Nume Sole Sorgente Ad Oriente e la mia lunga veste di cotone azzurro, sorrido e in silenzio gli auguro tutti i doni che certo l'esistenza ha in serbo per loro già dalla notte dei tempi. Sorrido ma una coppia di mamme in minigonna e sigaretta mi puntano cattive, vorrei dire loro che non sono pedofilo, che non sono negro, non sono drogato, sono un mistico sulla via dell'illuminazione ma pazienza. Behereandnow behereandnow behereandnow behereandnow.

Io scruto intorno d'abitudine, fino a che non colgo curiosità e simpatia, allora mi avvicino e offro il Nume Sole Sorgente Ad Oriente attraverso lo Spirito Guida e lo Spirito Guida attraverso me, umilissimo discepolo. Rivelo loro i pensieri divini più segreti, insegno nuove ritualità, offro spille sacre smiracolanti, incensi risananti, libriccini d'orazione e meditazione, chiedo offerte. Entrare in comunione con le genti è un'arte, bisogna svuotarsi e fare penetrare il mondo, in autobus in piedi appeso al mio stesso braccio chiudo gli occhi e lascio che la mia coscienza flutti sopra le teste degli altri passeggeri, ancora più in alto, fuori dal veicolo, sopra la strada, sopra i palazzi, allora con il sacro Terzo Occhio la vedo finalmente questa umanità dolente intorno a me, stretta e spaventata, sballottata dalle curve dell'esistenza, sobbalzare alle buche lungo la via, temendo dietro il velo dei pensieri che di continuo tesse intorno al vuoto la buca finale, la morte. Da là su li osservo uno per uno, li abbraccio, li amo, la mia benevole energia come un ombrello ricade su di loro. Schiudo gli occhi, una farfalla vola fra le teste dei passeggeri, vola vola senza requie, senza trovare dove posarsi fino a quando accomoda le ali sul mio capo, per me è un segno, è una benedizione, immagino una bianca luce benefica scendere su di me, irrorare il corpo e spandersi fluttuando nell'intero autobus. Rimaniamo così, fermi per un lunghissimo istante, uno che sostiene l'altra, poi la farfalla distende le ali, esce sicura dal finestrino aperto e dopo un breve volo si spiaccica sul parabrezza dell'autobus che giunge in senso contrario. Non voglio averlo visto, non l'ho visto. Non voglio essere triste per questo, non sarò triste per questo. Behereandnow behereandnow behereandnow behereandnow.

-Posso farti diventare ricco! Dico davvero ti piacerebbe raddoppiare il tuo denaro a partire da oggi?
E' coperto da un completo nero spiegazzato e dalla camicia biancastra, la cravatta sottile è anch'essa nera, gli occhiali hanno una montatura scura anni cinquanta, calza scarpe stringate dalla lunga punta smangiata, mi fissa in attesa di una risposta, scruto il cartellino identificativo agganciato al taschino della giacca, non riesco a decifrare il nome dell'organizzazione.
-Non desideri forse guadagnare più soldi? Essere più felice? Non pensi di avere anche tu il diritto di possedere il cuore di una famosa modella? Di avere una villa con piscina? Di fare viaggi meravigliosi?
Ha la mia stessa età, venti o giù di lì, più magro e alto, i capelli biondi tagliati a spazzola, pare straniero, uno studente americano forse. Continuo ad indagare il tesserino cercando almeno di decrittare il nome.
-Mi chiamo Adam, puoi considerarmi il tuo biglietto vincente della lotteria. Per te sono un opportunità, ora sta a te decidere se vuoi essere tu un opportunità per Gesù. Se lo vuoi rendere più ricco, e Lui guarda è già ricchissimo di suo, essendo più ricco tu.
Un collega, trascendo il mio io nel sorriso che esprimo con tutto il corpo, freno il respiro e cambio mantra, oooooooooooooom, la folla sull'autobus si ritira fino a scomparire, ora siamo solo lui ed io, lui è la preda ed io il cacciatore, mentre la mia volontà lo assale da dietro affilo lo splendore del mio sorriso e sussurro dolce e vibrante come canna al vento -Ogni cosa nell'universo condiziona ogni altra cosa, io e te siamo un unico essere vivente, parte di Dio, siamo Dio stesso. Ascolta, si fa sera, il crepuscolo corteggia lo spirito ora che la materia si dissolve nella luce, in quest'ora la comunione è più facile, lascia che ti abbracci e santifichi il tuo corpo, io che ho giurato fedeltà all'azzurro del cielo come tu stesso puoi constatare dal colore della mia tunica. Io ho promesso fedeltà al Nume di tutti noi, al Sommo Sole Sorgente Ad Oriente.
Come previsto Adam è sbigottito, rintronato proprio, quando lo circondo con le braccia lui mi lascia fare, quando lo bacio sulle labbra lui mi lascia fare, quando però gli infilo la lingua in bocca e gli afferro il pene attacca ad urlare.

Non è cominciata così, tutto è iniziato in un altra città, lungo la costa, una notte di troppi anni fa, faceva freddo e c'era nebbia, le strade lustre la neve sporca ai bordi, facevo autostop sotto la pioggia, stretto in un cappotto militare tarmato, lo zaino sulle spalle, sotto la pioggia e piangevo cercando di raggiungere ancora un'altra città, cercavo di raggiungere il mio cuore. O forse cercavo di sfuggirgli? L'espressione solo come un cane vi dice qualcosa? E solo come un cane bagnato? Tra una macchina e l'altra camminavo, indifferente agli schizzi allorché le ruote sguazzavano nelle pozze fonde, avanzavo demente certo di essere seguito, di essere sorvegliato.

Non è cominciata neppure così, ma prima della mia nascita e dell'utero di mia madre, là nel centro dell'universo, prima che qualsiasi cosa avesse luogo e prima che qualsiasi luogo avesse esistenza. Dicono che mia madre fosse bellissima, era una modella sapete, quasi famosa in Argentina e in Nord America. Non ricordo nulla di lei, un odore forse e i lunghi capelli biondi e lisci. Ma Patrick, il mio patrigno, dice che era una parrucca, che mamma soffriva di alopecia, e che al massimo sarebbe stata una volgarissima rossa. Comunque lei è morta che avevo quattro anni, indigestione di funghi, fatta fuori da un piatto di fettuccine all'Alfredo. All'epoca si era già convertita alla Sacra Arca del divino Ron Ron e vivevamo nella comunità sotto il monte. Del mio vero padre non ho mai saputo nulla, Patrick dice che era la controfigura di una star del porno, che la mamma è rimasta in cinta proprio durante la lavorazione del suo ultimo film in California. Patrick dice anche che sono stato io ad uccidere la mamma, che lei non mi sopportava, che sono figlio di tutti e di nessuno, un maledetto figlio di Satana, cane figlio di cagna, che la mamma quel giorno era grondante dello sperma dell'intera la troupe e di tutti i maschi del vicino paese, così è riuscita a battere il record e a diventare quasi famosa nell'ambiente del porno.
Patrick non mi vuole bene. E' l'unico della comunità che non abbia fatto sesso con me, non mi ha mai neppure sfiorato. Sapete quando ero piccolo c'era la fila alla mia porta, ero carino, assomigliavo proprio ad una femminuccia, gli altri bambini erano invidiosi perché ero al centro dell'interesse dei grandi, solo Rosalba riusciva a tenermi testa ma lei aveva gli occhi azzurri e il culetto all'insù. Nonostante ciò non è stato facile crescere alla Sacra Arca, e non solo per l'invidia e la competitività esasperata, mi è mancato l'affetto sincero, il sentirmi a casa. Ma non importa, presto mi sono dato una meta e così sono diventato il migliore predicatore butta dentro dell'intera organizzazione, ovvero uno che di giorno esce dalla comunità e va in giro a predicare e a fare proseliti. E' così che è successo, così l'ho incontrata.

Me ne andavo assorto lungo il mare, sgranavo lento il rosario, con gli occhi cercavo i ghiri fra i rami, solo nell'incerta ombra del muro rovente, la distesa d'acqua gemeva di luce, l'alto cielo azzurro ingoiava le case, verso il porto a raccogliere gente, a predicare fra i moli e gli scogli parole stanche ormai senza filo, lì l'ho incontrata, il sorriso largo gli occhi freschi il vestito fiorito le delicate infradito le ginocchia sottili l'umore solare, un pesce è guizzato nel mio cuore ed io ho smarrito ogni favella. Non ho fiatato per cinque giorni, non potevo, non riuscivo, una emozione nuova aveva frantumata la soglia della mia anima, qualcosa di ineffabile celestiale divino, qualcosa di ardente brutale assoluto, quello che i gentili chiamano amore. E non sanno di quello che parlano.

Oltre il grave portone d'astri istoriato gli specchi policromi giocavano nella luce, ogni mio passo era nell'oro puro, i marmi preziosi lucidi erano terra fattasi pietra e poi ancora pietra trasformatasi in gemma. Al centro della vasta sala, fermo e solo come nuvolaglia trafitta dal sole in un quieto pomeriggio d'agosto, ritto a braccia distese come il dimentico albero che nel pago dopopranzo va covando castagne io attendevo il sorgere della stella di tutte più lucente: Ron Ron, il mio Redentore, il Mio Signore, il mio Nume.
Il trascorrere delle liete ore rigide mi modellava le carni, il tempo scorreva senza pietà, le mie ossa producevano gemiti d'oca, mi sentivo come triglia moribonda che dopo il cantare nel sole immerso nella spuma trasparente del mare assaggi le gialle e riarse praterie, una smania mi colse ma non vinse, sempre immobile e silente attendevo. Una figura da tergo mi passò ritmica accanto, lieve ninfa saltellante in short luccicanti, dolce fiorir di chiappette e tremolare di giovani acerbi seni.
-Che ci fai qui, deforme fessacchione? Perché non ti togli dai coglioni? Perché non te ne vai un briciolo affanculo? Ron Ron è troppo occupato, non ha certo tempo per un sotto tappeto come te. Aria aria che la tua puzza guasta gli incensi.
-Sua Grazia ha letto la mia supplica e ha graziosamente concesso di vedermi.
-E per quando era il rendez vous?
-Tre ore fa.
-Ron Ron si è certo dimenticato. Lascia stare ora non ha certo voglia, è occupato con noi Messaggere Alate. Ha faccende più importanti. Vattene, smaterializzati, porta via con te la tua puzza di merda.
-Mi scuso umilmente se insisto, ma Sua Santità nella sua perfezione non può essersi scordato di me, Lui astro distante non perde mai di vista nessuno di noi meschini.
-Sì bravo, tu resta qua e non muovere un muscolo, neppure uno solo, e non dire una parola, che altrimenti per te brutto verme sono guai, ora vado di là e sento un po.
E si è allontanava la fanciullina bionda e vezzosa, messo angelico tra il mondo divino e terrestre.
Due ore dopo, solo 120 identici minuti, il Maestro mi riceveva nel Sancta Sanctorum, nell'Arca incastonata entro la grotta scavata nel tufo, sprofondato nel trono irto di figure divine dai membri tesi e dalle gibbosità costituite da seni grandi come cieli. Intorno a lui ninfe discinte belle come angeli pallidi si muovevano alacri, due massaggiavano e imbevevano le di Lui membra di oli profumati, altre suggevano i sacri lobi e dimenavano l'altrettanto sacro inguine.
Il Maestro si ricopriva di una lunga tonaca bianca stretta in vita da una fusciacca fermata da un fermaglio d'oro e rubini, adorna sulle spalle e sul petto di alamari e mostrine d'ammiraglio, il capo lo cingeva col cappello d'ordinanza da commodoro. Un cucciolo di iena s'allungava presso l'angolo in melanconica sazietà.
Il Maestro mi scrutava da dietro gli occhi chiari velati appena come certi giorni d'aprile, la bocca scolpita nel vasto silenzio si fece Verbo, per me, solo per me, e la soave voce era un indicibile evento di luce che faceva fremere l'aria e dissolveva la nebbia che mi copriva, rendendomi ancora libero.
-Ci hanno riferito che hai preso una cotta per una certa ragazza, e che a questo punto vorresti sgroppartela. Facciamola breve, siamo d'accordo, è la natura che segue il suo corso, è bello innamorarsi. Siamo tutti con te. La cosa ci piace, anzi ci piace moltissimo, tu ci potrai essere utile. Non scodinzolare, falla finita, sei una misera cacca indegna dell'infinito che ti circonda, ma nonostante ciò in questa specialissima occasione potrai esserci davvero utile. Mi dicono che è molto bella, è vero?
Intanto che producevo un leggerissimo cenno d'assenso una fanciullina incipriando il naso di Sua Santità gli provocava il solletico, Lui seccato la scacciava -Vattene a fanculo.
Ma quella niente, indispettita premeva il gigantesco tampone sulla faccia del Maestro che quasi lo soffocava, Lui sputando cipria, bestemmie inaudite e irriferibili ancora con il braccio la allontanava ma le altre fattesi intorno strette lo solleticavano, lo pizzicavano. Lui tentava di opporsi, tossiva, sacramentava, agitava il suo possente corpo sul Sacro Scranno ma invano, non poteva sottrarsi a quelle deliziose Erinni, solo quando è straripato in una tellurica risata le ragazze si sono acquietate e sono mutate in vezzose smancerose. Anche i Numi hanno i grattacapi loro, che non aveva forse Giove una moglie bisbetica e gelosa?
-Tu schifezza terrena devi arrivare a quella ragazza. Tranquillo, sappiamo chi è e dove abita. Non è una semplice gentile, peggio, appartiene ad una pericolosissima e blasfema settucola di merdosi stronzi che copulano con pecore e oche, e se non fosse che la cosa infine ci torna utile per questa tua fregola ti avremmo incenerito con lo sguardo già da tempo. Devi presentarti in quella comunità e chiedere di essere battezzato in nome del loro ridicolissimo dio. Questo è ciò che farai, detto fatto avvicinerai e conquisterai la fichetta sorcosetta, insieme scapperete qui dove potrete vivere felici per sempre. Augh, ho parlato. Che magnanimo che sono eh?! Ora vai e che Manitù sia con te. Ah, giusto per renderti più saggio e santo, prima di partire vai al pollaio a purificarti, raccogli ogni singolo escremento, riempi una tinozza e facci il bagno, diciamo per due ore. Raccatta tutto con un cucchiaino, non importa quanti giorni ci vorranno, esegui la penitenza, mondati e poi vai. Per intanto ego te assolvo, dai vai che mi hai già rotto i coglioni.

Superato il cancello mi sono inoltrato in uno scrocchiante viale, incantevoli i profumi, carezzevoli i colori, latrati lontani rotolavano giù dalle colline, gorgheggiavano vicino le giovani foglie, il trillo dell'uccello turchino rispondeva fra i pini, frusciava la serpe fra l'erba, si cullavano i fiori nel sole africano, ronzavano festose le pietre polite, e la mia anima lieta lenta saliva. Poi il gracchiare di corvo e improvvisa si erigeva l'ombra, si allungava l'ombra, s'alzava gelido il vento maligno, tutti gli uccelli partivano in volo come compatte legioni strane. Ho affrettato il passo, il cuore morso da brutti presentimenti.
Dietro la svolta improvvisa mi è apparsa, al centro del villaggio dai tetti di paglia, sul bordo del pozzo di pietra dove attingeva l'acqua, lieve fiamma di giglio fra mazzi di giovani rose. Bea prendimi la mano, non farmi aspettare. Mi sono avvicinato, l'ho chiamata per nome, l'ho fissata, ho bevuto in lei, le altre giovani vedendomi cosi fermo ridevano fra loro. Bea io non faccio cenni, dagli occhi solamente capisci il mio amore.
-E tu chi cazzo saresti?

FINE DELLA PRIMA DI DUE PARTI.

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