ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 2 luglio 2011
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ODISSEA NEL TEMPO

di mifi77. Letto 833 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.Mso...

Capitolo 13 - DUEMILASETTE

Mi svegliai col mal di testa, ritrovandomi sdraiato sul divano del salone di Atos con una coperta addosso. Allora ero tornato!

Oppure avevo dormito?

Mentre riprendevo lentamente coscienza, giunse Atos in punta di piedi. Mi guardava visibilmente preoccupato. Io lo vedevo come un estraneo.

- Finalmente ti sei svegliato! Bevi un po’ d’acqua, che adesso preparo un buon caffè.

Accettai l’acqua e attesi, incapace di riflettere.

Poco dopo, sorseggiando il caffè, gli chiesi:

- Che è successo?

- E’ colpa mia: poiché ti vedevo nervoso, ho messo un calmante nell’aranciata, ma devo aver esagerato. Ti sei addormentato prima di partire, così ti ho portato di peso sul lettino.

Mentiva spudoratamente, ma non volevo fargli capire che avevo scoperto l’inganno.

- Allora non sono partito?

- No, e… sai, nel frattempo ci ho ripensato: è troppo rischioso. Farò altri esperimenti con gli animali, poi cercherò un volontario estraneo.

- Eppure, ho fatto certi sogni…

- Davvero? Devi assolutamente raccontarmeli, prima che li dimentichi.

I suoi occhi luccicavano di una curiosità bramosa.

“Atos, non è colpa tua,” pensai “sei un pazzo: un grande genio, ma pazzo”.

- Ho bisogno di sciacquarmi il viso, prima. – risposi, e mi alzai.

Lo specchio del bagno rivelò un viso molto stanco, stravolto, ma molto curato.

“A chi la racconti, Atos? Dovrei essere ben riposato e senza l’impronta dell’estetista…”

Mi sciacquai il viso con l’acqua calda, decidendo di tenere a freno la mia rabbia; tornato di là, mi sedetti sul divano e gli raccontai tutto, omettendo i sentimenti e i miei rapporti con le due mogli, Lauren e Cef. Mi ascoltò in silenzio, profondamente assorto.

Poi mi feci accompagnare a casa, lasciandolo con la mente in ebollizione; appena entrato, abbracciai con forza Lory, dicendole che la trasferta era andata a monte.

Ci vollero un paio di giorni, per riprendermi, durante i quali mia moglie mi guardava perplessa; ma sapeva bene che Atos spesso mi coinvolgeva in esperimenti segreti.

Essendo ancora in ferie, convinsi Lory a fare insieme un bel viaggio in Spagna. Durante il soggiorno, in certi momenti pensavo a Lauren, e a volte a Cef: non avevo tradito mia moglie, perché in quella realtà futura lei era morta; ma la fragilità del destino umano m’indusse ad apprezzare di più il mio rapporto con Lory.

Nei mesi successivi Atos s’impegnò moltissimo a propugnare, in convegni e articoli scientifici, la difesa dell’ambiente e la rinuncia al nucleare; inoltre contrastava il ruolo delle istituzioni nell’educazione dei figli e soprattutto il deterioramento dei costumi nella società. Insomma lottava contro quelle scelte sbagliate che la società umana rischiava di compiere in futuro, confermando indirettamente che io le avevo realmente vissute e non sognate.

Qualche tempo dopo, avendo capito il motivo per cui io avevo praticamente troncato i rapporti con lui, Atos mi scrisse, affermando di aver smontato la Macchina, di aver diviso i componenti in dieci mucchi diversi e di averli buttati in dieci discariche diverse e in momenti diversi; inoltre mi mandava l’intero studio col progetto originale, affinché bruciassi tutto personalmente, affermando che non esistevano altre copie. In ultimo esprimeva la speranza che un giorno io potessi perdonarlo.

Era giunta l’estate e trascorrevo molto tempo in terrazza, all’ombra degli alberi che allungavano i loro rami verso la casa, seduto sul divanetto a dondolo; riflettevo a lungo sulle mie avventure, per liberarmi dal ricordo delle forti emozioni subite.

Uno splendido mattino Lory si affacciò, in pantaloncini e maglietta senza maniche, sorridendomi perché mi vedeva finalmente sereno. Le feci cenno di accomodarsi sulle mie gambe. Il mio braccio sinistro le faceva da cuscino.

- Che c’è? – mi chiese.

Scossi il capo e aggiunsi: - Voglio vivere bene il presente.

Capitolo 14 - LA NOVITA’ DI ATOS

Il lungo silenzio di Atos cominciava a preoccuparmi: sebbene certamente si dovesse ancora sentire in colpa per il brutto tiro che mi aveva giocato, non era nel suo carattere rimanere emotivamente troppo legato agli aspetti morali delle sue azioni o attento alla sensibilità del prossimo, fosse anche nei confronti di un vecchio amico.

Secondo me, ne stava studiando qualcuna delle sue, e io giurai a me stesso che non mi sarei più lasciato abbindolare dai suoi entusiasmi.

L’estate stava cedendo il passo a un autunno caldo e soleggiato, quando un giorno Lory a pranzo mi annunciò un’imminente visita di Atos: rimasi sorpreso, perché molto raramente veniva a trovarci e inoltre non preavvisava mai.

Lory lo vide arrivare dal terrazzo del primo piano e me lo comunicò un po’ sbalordita:

- Guida una strana auto, una specie di pulmino col tetto tappezzato di cellule fotoelettriche o qualcosa di simile, e accanto a lui c’è… una donna!

Ero sorpreso anch’io, ma volli ribattere:

- In fin dei conti è un uomo, anche se ama la scienza!

Andai ad aprire, accantonando temporaneamente i miei rancori: lo vidi avvicinarsi piuttosto raggiante, ma il mio sguardo era calamitato dalla giovane donna che lo seguiva, Atina!

Lei aveva quasi lo stesso abbigliamento del nostro primo incontro: la canotta scollata e, al posto dei calzoncini, una gonna corta.

Chiusi gli occhi e scossi la testa per scacciare quell’allucinazione: Atina doveva ancora nascere, da uno dei figli, che non c’erano, di Atos, che era ancora scapolo.

Quando li riaprii, mi accorsi che lo stratagemma era riuscito: tranne l’abbigliamento estivo, quella donna non era Atina, le somigliava soltanto, in maniera notevole.

Atos, da par suo, interpretò la mia sorpresa e il mio interesse come se fosse rivolto all’automobile:

- Stai ammirando la mia nuova invenzione? E’ un’auto a energia solare, anzi può assorbire tutte le radiazioni che vanno dall’infrarosso all’ultravioletto, quasi al cento per cento e immagazzinarne l’energia nelle batterie al litio: questo è un prototipo, ma la casa automobilistica ne costruirà diecimila esemplari, per quest’anno. Con la percentuale che mi spetta, sarò presto ricco e ho deciso di metter su famiglia.

- Atos, mi presenti a questa bella ragazza?

Finalmente il mio amico ridiscese sulla terra e, un po’ imbarazzato per la gaffe, ci presentò:

- Maurizio, Caterina e Lory, la moglie del mio carissimo amico.

Caterina era un po’ divertita dal comportamento di Atos:

- E’ un uomo unico, geniale e distratto, ma gentilissimo quando si accorge della mia presenza.

Mentre ci accomodavamo tutti nella terrazza interna e io notavo distrattamente che Lory si era cambiata e indossava una maglietta corta, che le lasciava scoperto l’ombelico, pensavo al futuro e mi chiedevo se veramente potevano esserci futuri paralleli, oppure questi futuri dovevano necessariamente convergere verso un’unica linea evolutiva della civiltà umana.

Atos era emozionato dal fatto che stava per sposarsi con Caterina e la sua mente era andata in fuori giri, così che parlava continuamente.

- … il risparmio energetico. Adesso regaleranno a ogni famiglia un set di lampadine al neon, e io ho convinto l’assessore comunale a cambiare l’illuminazione pubblica con quella al sodio, che consuma molto meno…

Bisbigliai a mia moglie di portare le granite, per farlo tacere un po’ e per rinfrescargli le meningi. Intanto guardavo Caterina, la possibile futura nonna di Atina, come testimoniava la somiglianza, e riflettevo.

Il problema energetico, il caldo prolungato, l’abbigliamento più disinvolto: molte cose andavano già nella direzione della realtà del 2073, come io l’avevo trovata.

Quando Atos ebbe in mano la sua coppa di granita, Caterina gli diede una pillola che lui ingoiò distrattamente, prima di concentrarsi sul gelato. La ragazza ne approfittò:

- Ci conoscevamo da un po’ di tempo, perché sono ingegnere elettronico, poi un giorno Atos mi disse che aveva deciso di metter su famiglia e aveva pensato a me. Mi sembrò una dichiarazione troppo “tecnica”, priva di entusiasmo, così gli dissi che prima doveva corteggiarmi. Lui cominciò a tempestarmi di fiori e di regali, sino a farmi temere per il suo conto in banca. Alla fine gli dissi che mi aveva convinta e che non volevo tutti quei regali: ci sposeremo a Novembre, e vi vorremmo come testimoni delle nostre nozze.

Mentre Atos annuiva in segno di conferma, mia moglie accettò di buon grado per entrambi.

-------

Col trascorrere dei giorni Lory strinse una vera amicizia con Caterina e io avevo la possibilità di osservare meglio quest’ultima. Era meno giovane di Atina e non le somigliava poi tanto: mi appariva molto più colta, più pudica e sinceramente innamorata di Atos:

- Atos è… unico. – diceva.

Così accadde che io mi riavvicinassi al mio amico, dimenticando i rischi che mi aveva fatto correre: in fin dei conti era finito tutto per il meglio.

Quasi ogni sabato sera andavamo a cena fuori in quattro. Credo che Atos arrivasse sempre imbottito di calmanti, perché si sforzava di parlare soltanto di argomenti di attualità.

Una sera gli chiesi a che punto fossero i preparativi per le nozze e mi rispose che era tutto pronto, anche perché ci sarebbero stati pochissimi invitati: una cerimonia sobria, seguita da un pranzo semplice.

Dopo la cena passeggiavamo sul lungomare: le donne andavano avanti chiacchierando allegramente di mille cose, noi seguivamo a ruota, un po’ meno loquaci. Una sera volli chiedergli:

- Atos, quel famoso viaggio dell’inverno scorso era reale, vero?

- Il tuo viaggio nel futuro? – era in un enorme imbarazzo – Sai, me ne pentii subito dopo la scomparsa della Macchina con te a bordo e tentai in tutti i modi di rimediare, ma non riuscii a fare molto. Ti chiedo perdono.

- Oh, ti ho perdonato da tempo. Hai preso appunti sul mio racconto?

- Non ce n’è stato bisogno, perché, a tua insaputa, ho registrato la narrazione. Dopo l’ho trascritta sul mio computer e l’ho anche stampata; ma non ne ho parlato con nessuno. Sarà trovato tutto dopo la mia morte.

- Atos, ti rendi conto che esistono attualmente almeno due futuri paralleli?

- Sì, ma forse non ha molta importanza, perché le tue incursioni nel futuro non hanno influito sui caratteri generali dell’evoluzione temporale umana: sei stato tu a tentare di adattarti a quelle realtà, peraltro senza riuscirci in pieno, neanche in quella seconda fermata durata quasi due anni. Non hai cambiato il futuro, nelle sue linee generali, Maurizio.

Mentre io riflettevo sulle implicazioni di quelle affermazioni, Atos sembrò leggermi nel pensiero e concluse:

- Più che di futuri paralleli, dovremmo parlare di futuri “convergenti” verso un unico percorso temporale, forse già scritto, o forse no.

Capitolo 15 - VERSO IL FUTURO

Terminata la bella stagione, Lory e io avevamo entrambi ripreso a lavorare, quando un mattino a colazione lei mi disse:

- Stanotte ho avuto un incubo: ho sognato che tu partivi per una trasferta di lavoro e non tornavi più, senza dare alcuna notizia.

Mi venne la pelle d’oca, ma le risposi:

- Dimentica quest’incubo, perché io non ti lascerò mai.

Dentro di me mi chiedevo se Lory non avesse in qualche modo avvertito la presenza di quell’altro futuro parallelo o convergente che avevamo vissuto lontani l’uno dall’altra.

La cerimonia che unì Caterina e Atos fu veramente intima e piacevole, in quella chiesetta di montagna lontana dal caos cittadino. Noi ricevemmo l’incarico di andare a prendere i genitori di Atos, che era figlio unico, e li trovammo entrambi emozionati e commossi.

La madre disse:

- Pensavo che non si sarebbe mai sposato, invece…

Dopo il pranzo e i saluti finali, Atos mi chiese di accompagnarli all’aeroporto, così incaricai Lory di riportare a casa i genitori di lui.

L’auto a energia solare di Atos era molto silenziosa e comoda, se non bellissima. Andammo a casa loro a prendere i bagagli.

Insistettero perché scendessi a vedere il nuovo arredo, che trovai migliore del precedente, ma egualmente sobrio e pratico.

Atos sorrideva sotto i baffi mentre ci avviavamo verso il salone, che in quella casa antica si trovava in fondo. Caterina disse:

- C’è una sorpresa.

Atos aprì la porta e io vidi… la Macchina!

Era più grande, più bella e forse più attrezzata della precedente, ma la sua funzione era certamente la stessa.

Mi ricordai della mia disperazione di allora, mi venne in mente l’incubo di Lory e istintivamente fuggii verso l’uscita della casa. Atos mi correva dietro. Mentre aprivo il pesante portoncino, udii Atos dire:

- Non è per te!

Mi voltai un attimo e notai che Caterina annuiva. Allora compresi. Atos stava dicendo:

- Tu non hai potuto modificare il futuro perché eri triste, disperato, arrabbiato, confuso e inoltre hai un carattere mite e introverso. Voglio provare io, con l’aiuto di Caterina. Vorremmo almeno evitare la guerra nucleare e il conseguente terribile inverno durato centomila anni.

Io guardai Caterina e nella penombra dell’ingresso mi sembrò di veder luccicare nello sguardo di lei una scintilla della lucida follia di Atos.

Non avrei mai compreso del tutto certe scelte, però mi girai e li accompagnai verso il salone.

Quando fu tutto pronto, le tute indossate, le fotografie scattate e stampate, due procure generali di entrambi nelle mie mani, ci fu l’ultimo commovente abbraccio.

- Amministra i nostri beni come ti pare, ma non vendere questa casa: è la nostra stazione di arrivo!

- State tranquilli: tra un po’ di tempo coinvolgerò Lory e poi i nostri figli oppure altre persone fidatissime. Incaricherò qualcuno di attendervi qui nel 2073.

Infatti pensavo che, a causa della loro partenza, Atina non sarebbe mai nata. E mi veniva anche un po’ da ridere a immaginarli entrambi in perizoma sulla spiaggia del 2073; ma probabilmente non sarebbero andati al mare, non in quell’abbigliamento!

Il futuro aveva bisogno di uno scienziato della portata di Atos: lì sarebbe stato certamente più utile che qui. Atos in sostanza stava tentando di far “divergere” i futuri paralleli o convergenti che fossero: che fantasia, che audacia! Nonostante tutto, era da ammirare.

Si sedettero comodamente e avviarono la Macchina, poi salutarono con la mano: li vidi sbiadire e pian piano scomparire.

Dopo un tempo indeterminato, necessario per rendermi pienamente conto di ciò che era accaduto, mi alzai lentamente con le procure in mano e attraversai senza fretta il salone deserto: guardavo sbigottito la postazione della Macchina, dove si sarebbe fermata dopo sessantasei anni e otto mesi.

Seduto sul divano ci sarebbe stato forse un mio nipote. Chiusi bene le alte porte-finestre, poi la porta di casa, poi il cancello del piccolo giardino, quindi salii sul prototipo di Atos, pensando che avrei anche dovuto amministrare i suoi diritti d’inventore, e infine tornai a casa, pensieroso.

- Sono partiti? – mi chiese Lory. Annuii.

Vedendomi triste, aggiunse: - Mancheranno molto?

- Moltissimo.

Guardando la terrazza interna, notai che si era alzato un vento di scirocco che avvolgeva in svariati mulinelli le foglie secche strappate ai rami degli alberi. Pensai:

Ognuno di noi è come una di quelle foglie, preda inconsapevole di un futuro che non conosce, prossimo o remoto che sia.

F I N E

Copyright Michele Fiorenza

Opera registrata



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: