ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 24 giugno 2003
ultima lettura sabato 8 febbraio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

l'inviata speciale 1

di debsav. Letto 4350 volte. Dallo scaffale Eros

Una coraggiosa inviata speciale finisce nelle mani di un plotone di soldati decisi a fargliela pagare...

L’INVIATA SPECIALE 1 La conobbi al cocktail dopo la consegna del Premio Pulitzer. L’aveva appena vinto per i suoi coraggiosi articoli sull’ultima guerra in Medio Oriente: era rimasta a Baghdad durante l’ultima battaglia ed aveva descritto fino all’ultimo tutto quello che era successo. Senza censure. Io non l’avevo mai vista dal vivo, solo in televisione. Altissima, capelli rossi e occhi azzurri. Mi ricordava un poco Nicole Kidman ma aveva il viso un po’ più duro. Trentasei anni portati meravigliosamente. Molti dicevano che, se non fosse stata così bella ed eccitante, i suoi reportages da Baghdad non avrebbero fatto questo effetto. Che perlopiù erano copiature. Ma io trovavo che non fosse giusto: dopotutto era stata proprio lei a scoprire le prove che le armi chimiche non c’erano mai state, non altri. Ed eccola lì, vestita da gran sera. Aveva i capelli sciolti all’indietro e una scollatura che lasciava quasi intravedere i suoi seni. Il vestito, nero e corto, aveva le spalline che si incrociavano dietro la schiena: aveva i tacchi bassi ma anche così era più alta di tutte le donne nella sala. Anche di molti uomini. Bevevo champagne e rideva con alcune colleghe le quali, ovviamente, erano verdi dall’invidia ma facevano finta di no. Mi riconobbe subito perché, al telefono, le avevo descritto il mio aspetto: alta bionda e coi capelli corti. Anche io m’ero vestita da gran sera per non sfigurare, ma il mio abito costava un decimo del suo a dir poco. “Ciao!” Mi disse con insospettata simpatia. L’avevo sempre creduta una stronza mica poco. Tutti ne erano convinti, dal tono delle sua corrispondenze. “…sei Brigitta vero?” Mi chiamava anche per nome. Spiegò alle sue colleghe, molte delle quali firme prestigiose, che io ero l’inviata di una rivista di moda e stavo facendo esperienza. “…tra poco sarà una di noi!!” Si vedeva che era su di giri. Le altre ci lasciarono subito, un po’ scocciate dall’intrusione di una ragazzina che al massimo aveva scritto articoli sulla moda mare. “Siediti qui. Vuoi una coppa di vino?” Insomma mi mise subito a mio agio e rispose a tutte le mie sciocche domande sulla moda come se si fosse trattato di cose molto serie. Come si vestiva, come si truccava. Tutte cose che molte donne avrebbero preso in assai maggiore considerazione che il rapporto sulle armi chimiche. “…posso farti una domanda un po’ diversa?” Le chiesi alla fine. “Certo!” Era proprio su di giri. Pensai che al massimo mi avrebbe risposto no. “Puoi dirmi in esclusiva come hai fatto a scoprire che le armi chimiche non esistevano?” E mi irrigidii aspettandomi una risposta secca e dura sul tipo di fatti i fatti tuoi. Invece no. Lei, semplicemente, mi prese il registratore e lo spense col pollice. Sorrise. “Certo. Te lo dico. Ma per ragioni che presto capirai è meglio che non mi registri…” E non aspettò nemmeno che io facessi qualche commento. Diventò un po’ rossa.” “…devi sapere che non ero molto popolare tra le forze di occupazione I nostri, voglio dire “Rise. Lei è americana.”…quando io parlavo alla tele tutti pensavano che stessi dalla parte di Saddam Hussein. E allora la mia rete TV, visto che le truppe stavano per conquistare la capitale, mi disse di sgombrare. Io pensavi di poter fare qualche bel colpo e invece rifiutai. Rimasi lì fino al giorno che arrivarono i carri armati…” Bevve un altro poco di champagne, intanto nessuno ci considerava perché stava parlando nonsoquale pezzo grosso. “…noi eravamo all’ultimo piano dell’albergo Rashid, c’eravamo solo o e una giornalista inglese carina, suppergiù della tua età. Lei stava dalla loro parte. E allora stavamo guardando i carri armati laggiù in basso quando qualcuno ci ha gridato mani in alto. Erano sei soldati con il viso dipinto di nero. Erano saliti dalle scale senza che noi ce ne accorgessimo e avevano le pistole puntate su di noi…” Si fermò un momento per farmi assaporare la suspence. “…Stampa! Dicemmo noi, non alzammo nemmeno le mani. Pensavamo che avrebbero detto okay tutto a posto. Ne avevo già viste di guerre. Invece mi riconobbero. Puttana, sei tu! Disse quello che sembrava il capo. Tu e la tua amichetta! Avevano scambiato la ragazza inglese per la mia cameraman, che invece era già a casa da parecchio tempo. Lei non capiva bene il pesante accento ispanico dell’uomo e non disse niente per smentire. Mani in alto! Stavolta le alzammo subito perché capirono che non c’era mica da ridere. I soldati, specie quelli giovani, in certe circostanze sparano anche senza motivo. La ragazza inglese disse qualcosa, ma i latinos non capivano il suo accento di Oxford. Le dissero zitta troia e lei tacque. Guarda un po’, disse un altro. E’ vestita come un soldato! Avevamo infatti la stessa divisa da deserto che avevano loro. Era comoda. Ti se divertita a fare la propaganda per il nemico eh zoccola?” Era un sergente, riconobbi i gradi. Sembrava anche un bel ragazzo, pur con la faccia dipinta di nero. Puttana! Capivo che le cose stavano mettendosi male. Non c’erano testimoni, potevano fare quello che volevano. Le capivo, le occhiate che ci stavano gettando. Cominciarono a confabulare tra loro in spagnolo parlavano troppo in fretta. Spogliatevi!!! Ordinò il capo. La ragazza inglese ripetè che era della stampa. Loro le dissero di spogliarsi che altrimenti la spogliavano loro. “Vi denuncerò ai vostri ufficiali!” Disse, balbettando. Un soldato nero alto due metri le infilò in bocca la canna del mitra. Se obbedite non vi faremo male, ripetè il sergente. Non c’era che da ubbidire no? Cominciò lei: per prima cosa si tolse le scarpe da ginnastica, poi le calze. Esitò un poco. Avanti! Tolse i calzoni militari, ma si copriva con la maglietta. Era fatta bene. Piccola ma carina. Quando vide che il nero stava per strapparle la maglietta se la tolse da sola e rimase in reggiseno e mutandine rosse. Girati! Sempre con le mani in alto lei lo fece. Le mutandine erano in realtà un tanga. Aveva un bel culo. I soldati non la toccarono, solo le ammanettarono le mani dietro la schiena. La ragazza inglese non piangeva, solo era rossa come un gambero per la vergogna. Uno dei capezzoli le spuntava del reggiseno per la foga con cui si era tolta la maglietta, e adesso con le mani ammanettate non poteva più rimetterselo a posto. Avrà avuto la seconda misura, mi stupii di non aver capito com’era carina prima di averla vista così. Immaginai di essere più rossa ancora. Adesso tu! Capii che mi conveniva obbedire con dignità, quelli altrimenti mi avrebbero spogliata nuda con violenza e mi avrebbero fatta piangere come una bambina, se avessero voluto. Mi tolsi scarpe e calze, e poi i pantaloni. Non cercai di coprirmi e in un secondo mi sfilai la maglietta, stando attenta a non scoprirmi come l’altra ragazza. Guarda qua!!! Ovviamente mi stavano esaminando: avevo reggiseno e tanga bianchi. Mi accorsi, con imbarazzo, che le mie tette stavano per scoppiare fuori del reggiseno perché uno dei bottoni s’era slacciato. Se ne accorsero anche loro. Girati! A mani in alto mi girai e mentre mi guardavano il culo pensai che magari avrei anche potuto pigliare la corsa e scappare. Ma per andare dove? Con gentilezza mi misero le mani dietro alla schiena e le ammanettarono che a me. Click! Ed eccoci impacchettate e mezze nude. Mi sentivo fremere per l’umiliazione ma non avevo davvero paura…” Mi accorsi che era arrossita ancora di più, mentre raccontava. Bevve un altro calice di champagne. “…beh sapevo che non ci avrebbero uccise. A quel punto l’avrebbero già fatto. Capii che volevano darci una lezione di quelle che non si dimenticano e nel frattempo divertirsi un po’. Giù, seguiteci! Ci indirizzarono verso le scale e ci spinsero con le canne dei mitra…


Commenti


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: