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lavoro pubblicato martedì 21 giugno 2011
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

CHIAVICHE GALATTICHE 2.

di frantizan. Letto 750 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Pareti corridoi svolte, buio caldo, in fondo un filo di luce che fugge e che allora bisogna per forza inseguire...

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Pareti corridoi svolte, buio caldo, in fondo un filo di luce che fugge e che allora bisogna per forza inseguire. Paure e desideri si aggrovigliano, le gambe si fanno di gelatina e non corrono, crolli sul pavimento ma questo si frantuma come wafer e tu precipiti nel vuoto. Il cuore roso dall'angoscia in attesa dell'impatto ma con la strizza che il cadere possa non finire mai. Impossibile, comprendi che è sogno. La coscienza emerge, hai giusto il tempo di pensare di essere desto che la voce beffatrice ti raggiunge; ma in effetti è già dentro.
-Ben svegliato cocco. Vuoi forse che ti sia servita una colazioncina sana e vitaminica?

Tes fiuta un meraviglioso aroma di caffè e frittelle di mele. Era piccolo, aveva forse quattro o cinque anni, il grembiulino nero rifinito dal colletto di vinile azzurro, era una bella mattina di primavera, in basso il sole scintillava sulle onde, intorno le colline solitamente verdi erano fiorite di bianco e di rosa. Quello splendore Tes lo scrutava da dietro il vetro di una piccola finestra. Erano fermi sulle scale che come un budello oscuro si arrotolavano fino sotto, alle cucine e al refettorio. Erano proprio come li voleva la suora, in fila, disposti due a due, mano nella mano a cantare di apette felici e cicale sciocche. Nel frastuono saliva loro incontro l'odore delle frittelle. Tes quel giorno aveva già corso sull'erba, aveva centrato due volte la porta col pallone sgonfio, aveva sperimentato l'emozione di sbagliare un rigore, aveva appetito, quello gli sembrava il migliore fra i profumi commestibili che gli fosse mai capitato di annusare. E l'aroma è il medesimo che assapora ora.

Tes apre gli occhi e riconosce l'orribile tappeto azzurro cosparso di disgustose macchie della squallida stanza del malfamato albergo. Prova una sensazione di disordine a cui fa seguito un profondo disprezzo per sé e l'esistenza tutta.

Per fortuna ci sono le meravigliose frittelle e il magnifico caffè. Tes si puntella sui gomiti, torce il collo in giro per la stanza che è pervasa tutta dalla fragranza. Di colpo l'odore sparisce, come per magia, un istante prima si spandeva su ogni cosa quello successivo è un'assenza.
Tes si tira su a sedere, guarda intorno in cerca della colazione.
-Mi dispiace piccolo Tes, bambino senza mamma, era solo uno scherzo. E' facile per la vecchia Eva ingannare i tuoi sensi. Mi piace illuderti per il piacere di deluderti. Che ne dici di questo?

Un odore di putrefazione e vecchia latrina si diffonde nella stanza. L'intensità diviene presto intollerabile. I sensi di Tes si elettrizzano, le emozioni corrono verso un'angoscia che viene da molto lontano, l'ancestrale fifa di beccarsi qualcosa di contagioso e la conseguente urgenza di allontanarsi in fretta.

Tes si drizza a fatica, l'imponente massa di lardo che lo ricopre sembra esorbitare le sue scarse forze. Non riesce a capire, non rammenta tutto quel grasso, serba ricordo chiarissimo invece di attrezzi, palestra e sudore, di un corpo muscoloso e in perfetta forma. In forma micidiale. O era un sogno?

Si accorge dello zigomo pendulo, lo spavento lo fa traballare.
-Tranquillo, non è roba tua. Non vale la pena che te ne preoccupi.
- Cosa sta succedendo? Cosa significa?
- Solo un travestimento di qualità ridotto a cadere a pezzi. Vedi, tu di tuo sei bruttissimo, bisognava pure fare qualcosa. Qualcuno doveva occuparsene.
-Cosa stai dicendo? Non capisco? Chi cazzo sei?
- Mi prendi per il culo? Attento a te. Non puoi veramente esserti scordato di me. Ti piacerebbe troppo, ma non accadrà mai, io sarò sempre qui a farti soffrire come piace a me, e a ricordarti il verme che sei. Ma per lo zigomo non preoccuparti, è solo uno scampolo del travestimento che serve a proteggerti. E' carne viva. Un organismo più sviluppato e intelligente di te. Per non parlare della sua proverbiale socievolezza, tanti piccoli granelli di materia che decidono di mettere su un condominio. Ma ora vestiti. Non abbiamo tempo, dobbiamo andarcene via di qui in fretta.
-Perché tutto questo? Chi sono io? E chi cazzo sei tu? Cosa stiamo facendo?
-Tes, a meno che tu non stia cercando di fregarmi, e non lo penso perché sarebbe una stronzata colossale persino per te, allora hai il cervello in pappa, ma anche così non ti sarà difficile comprendere che non hai alcuna scelta, puoi solo darmi ascolto.
-Vaffanculo- risponde Tes.
-Ti prego di continuare a sub vocalizzare non c'è ragione alcuna di rendere pubbliche queste nostre conversazioni.
-Fottiti bastarda!
- E no caro, nel mio ingaggio è previsto il rispetto. Hai buchi nella memoria, voglio aiutarti come si faceva una volta- Una forte scossa elettrica attraversa la carne, Tes si contorce per il dolore.
-Che te ne pare, riesco a riprodurre l'effetto elettroshock? Tutto sommato sì, mi sembra abbastanza fedele.
-Ti prego basta.
-Sento che sei tornato a sub vocalizzare, sei un bambino davvero ubbidiente. Ricorda che ho pieno potere su di te, e uno spiccato senso dell'umorismo. Non scordartene palle fumanti.
Il dolore si concentra sui testicoli come un artiglio incandescente.
-Ma che deliziosi rognoncini.
-Basta, ti prego fallo smettere.
-Come? Non ho capito. Se vuoi che smetta dimmelo.
-Ti prego- Il dolore scuote il corpo di Tes, un schizzo di vomito raggiunge prima il tappeto e poi la parete.
-Dimmi basta o te le sciolgo.
-Basta- sussurra Tes sbavando.
-Dimmelo nella tua mente senza emettere fiato.
-Basta.- pensa Tes, il dolore scompare all'istante.
- Questa è una lezione che non scorderai in fretta. Io per te sono tutto. Il tuo dio. Non perché sia giusto ma perché è così. Io posso ogni cosa, posso farti respirare l'aria del paradiso o precipitarti nel più rovente degli inferni. Ora datti una scossa e ricopri questo corpo disgustoso.
(4)
La pensione non ha ascensore, e se lo avesse sarebbe dotato di un'entrata certo troppo piccola per la sua massa, ma anche la scala è stretta e ripida e interminabile, Tes non riesce ad immaginarsi come può avere fatto all'andata. Il suo peso non deve essere inferiore ai 180 chili, forse di più. Persino i gradini sono corti per il suo enorme piede, di continuo rischia di scivolare e franare con conseguenze inimmaginabili.

In strada il sole abbacina, è una mazzata, Tes apprende la potenza del calore e della luce, la necessità di trovare frescura e sollievo.
-Dove stiamo andando?- sub vocalizza Tes.
-Non ti preoccupare, per il momento a questo penso io- risponde Eva -Tu pensa solo a mettere un piede avanti l'altro, e bada bene dove li metti, non cascare. Dobbiamo allontanarci in fretta. A proposito sono le 15 e 23 del 12 agosto. Come vedi una gran bella soffocante giornata d'agosto.
-Che anno?
-Come che anno!?! 2011, stronzo!
-Siamo a Tigullio Baia, ridente e tranquilla cittadina di provincia. Liguria, Italia. Ti consiglio gli spaghetti con la pummarola in coppa. Naturalmente mentre li mangi ricordati di fischiettare o mia bella madunnina gesticolando molto. Non pronunciare mai la parola mafia, è meglio.

Tes procede a fatica, trascinando i piedi attraversa la piccola piazza, a destra uno scivolo ed un'altalena, intorno un nugolo di bambini in movimento e giovani mamme dai vestiti colorati come un giardino. Tes cerca di girare largo, passo dopo passo, lento, pare scivolare piuttosto che camminare.

Il suo aspetto è a dire poco curioso, un gigantesco uomo sudato con una federa colorata avvolta intorno al viso, con il caldo che fa. I pantaloni sono un tendone da circo, la camicia hawaiana con i fiori fucsia anche. Eppure risultano aderenti al corpo di Tes, o a quello aderente al corpo di Tes se preferite, tanto che rivelano le depressioni causate dal coltello di Alex.

Tes, su suggerimento di Eva, ha tagliato i brandelli di carne penzoloni, ha ricomposto il resto con del nastro adesivo, eccetto lo zigomo, trattenuto da due spille da balia, con due cerotti a ricoprire queste. Dei grandi occhiali da donna e la federa a guisa di sciarpa rifiniscono il tutto. Secondo Eva funziona. La cosa peggiore è la parte lacerata della guancia, è di colore diverso rispetto al resto del viso, grigiastra, un effetto orrido. Peccato non sia Halloween.

E' inquietante. A guardarlo ogni mamma avverte curiosità e un non so che che la spinge a cercare con gli occhi il proprio figlio.
-Ma perché?- sub vocalizza Tes- Perché sta accadendo questo, e perché a me?
-Affari di stato. Roba segreta. Noi conosciamo solo la nostra missione che è distruggere e sopravvivere. O meglio era. Ora siamo compromessi. Ma davvero non ricordi nulla?
-No!
-Lo sai chi sei? Voglio dire chi sei veramente?
-So solo che mi piacciono le frittelle pucciate nel caffè.
-Oh no. Questi ed altri ricordi fanno parte della personalità che ti è stata impiantata. Non è roba tua ma del grassone. A quanto ne so io tu un'infanzia non l'hai mai avuta. Comunque non risulta. Per il Comando sei un enigma, uno smemorato uscito dal nulla, roba di cui diffidare ma troppo tosta per non utilizzarla. Io sono anni che frugo dentro di te e non ho mai trovato un ricordo che preceda i giorni che ti sei arruolato.
- Andatevene tutti affanculo! Fuori dalla mia testa zoccola!- ruggisce Tes all'improvviso.
- Sei un vero sciroccato. Voglio che tu lo sappia. Non voglio che lo scordi questo. Sei disgustoso, egocentrico ed egoista. Un bastardo senza dio e senza regole. Fossi io al posto dell'Ammiraglio avrei già smesso da parecchio di servirmi di te. Ti avrei usato come combustibile per un motore stellare.

Il cielo è azzurratissimo e perfetto, senza neppure il baffo di una nuvoletta, le alte palme che ornano la piazza imprigionate immobili nell'aria ferma e densa come sciroppo, Tes attraversa la strada traballando, conta una a una le strisce consunte della zebra; il ventre gigantesco gli nasconde il gradino, inciampa.
-Stai attento imbecille.
-Vattene! Fatti i cazzi tuoi! Ma chi cazzo sei?
-Eva. Anzi per te la signora Eva. Intelligenza Conscia Artificiale di genere femminile installata su processore molecolare inserito fianco a fianco al tuo cervello. Sono qui per collaborare con te, per assisterti, sono il tuo genio della lampada. Il fatto è che non ne ho affatto voglia. Ti odio. Non mi avevano affatto preparato a te
-Vaffanculo.
-Vuoi davvero?
Un istante dopo un dolore lancinante scivola giù per la schiena di Tes fino all'ano che pare incendiarsi. La sofferenza è tremenda e piega le gambe, Tes si sostiene addossandosi ad una colonna. Due donne in giro per lo shopping lo guardano con disgusto, ridacchiano e lo aggirano.
-Ti è piaciuto? Diciamo che io dovrei collaborare con te, è vero, ma che invece non ne ho nessuna voglia. Ho il pieno controllo dei tuoi centri del piacere e del dolore, e ho intenzione di servirmene. Ho il completo potere sul tuo corpo, sugli sfinteri per esempio, se io voglio che ti caghi addosso tu ti caghi addosso. Rispetto a me non sei che un cavallo, capisci? Una cavalcatura che deve portarmi a spasso, che deve fare quello che dico e come dico io. Se no, zac, frustata.
-Non lo puoi fare!
-Noo? Posso fare anche di peggio. Al Comando sei considerato un autentico pezzo di merda e non sono pochi quelli che vogliono liberarsi di te, quindi ho le mani libere e pesanti. Gira di là qualcuno ci segue.
Il fianco e la spalla destra pizzicano con dolore aguzzo, giudiziosamente Tes si volge a destra e si incammina verso una galleria di portici.



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