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lavoro pubblicato martedì 21 giugno 2011
ultima lettura venerdì 2 agosto 2019

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cultura cimbra celtica. 1^ Guerra Mondiale

di bertos. Letto 707 volte. Dallo scaffale Viaggi

Altre quriosita', il calice di San Giovanni, era una prassi sentita in Germania, che stava nel bere, un vino santificato, nel giorno del 27 Dicembre, ...

Altre quriosita', il calice di San Giovanni, era una prassi sentita in Germania, che stava nel bere, un vino santificato, nel giorno del 27 Dicembre, festa appunto di San Giovanni Evangelista. Su questa storia, tale vino, allontanava i pericoli, le calamita' e l' avvelenamento. Di fatti nelle stampe, San Giovanni, era raffigurato con un calice, dove usciva per incanto un serpentello. Tale vino benedetto, sparso tra i campi difendeva la fecondita'. Senza dubbio faceva parte di una pratica, che interagiva a storie pagane, di cui la chiesa fece di tutto per controbatterle dopo il concilio di Trento. Il vino in questione si credeva che avesse forze magiche e/o omeopatiche, collegate a San Giovanni, che era un proselito di Gesu'. Il suo vangelo in Germania, possedeva una forza misteriosa, per combattere malattie dovute a spiriti maligni. Si diceva inoltre, che San Agostino, era testimone della prassi, che consisteva, accostare il capo sopra il vangelo di San Giovanni per curare vari malori. Infatti, il simbolo di alcune farmacie, c'e' l'effige del serpentello. Prima di arrivare ad Asiago, dopo il decimo ed ultimo tornante, in localita' Campiello, a sinistra c'e' l'indicazione per il Monte Cengio, dove sono sempre visibili gallerie naturali e/o perforate da genieri alpini per controllare due fronti, in prossimita' della 1^ Guerra Mondiale, da questo sito si puo' vedere uno scorcio di Forte Corbin, anch'esso di primaria importanza per la difesa, proseguendo secondo la cartina offerta, si puo' arrivare ad il punto di osservazione, dove si domina tutta la vallata, con panoramiche uniche.
Lungo la strada che' ci portera' ad Asiago, incontriamo Tresche' Conca, appena fuori dal centro, a sinistra si trova il museo dei cuchi, che' sono dei simpatici e coloratissimi strumenti musicali in terra cotta, provenienti da tutto il mondo, la scelta per eventuale visita, e vendita', si raccolgono in circa 10.000 varieta'. Arrivati ad Asiago, vale d'obbligo la visita, in localita' Pennar, il piu' antico caseificio, ristruttorato come in origine, risalente al 1928, dove produce e vende, i propri prodotti, fatti tutti con latte di montagna. Altra quriosita', la comunita' montana, e la guardia forestale, hanno stimato in 15 milioni di di abeti, in circa 500 km quadrati, che' e' composto il territorio dell'Altipiano. Giunti ad Asiago, da non perdere il duomo di San Matteo Apostolo, dedicato al patrono, risale circa al 1393, fu' distrutto e ricostruito negli anni successivi. L'ultimo della serie, risale al 1916, che' fu' distrutto a seguito di ripetuti bombardamenti sulla stessa Asiago. L'opera che' era stata ricostruita, da Luigi De Boni dal 1842 al 1870, fu' poi consacrata dal vescovo Callegari Giuseppe da Padova, il 12 settembre 1888. fu' poi rifatta subito dopo la 1^ Guerra Mondiale, aperta al pubblico nel 1922, e inaugrata e benedetta nel 1926.All'interno, che' e' molto ricco, dove l'occhio si perde, fra sfarzi, e vari ornamenti dell'epoca, e' in risalto l'organo con 3600 canne, grazie alla donazione della famiglia Ruffatti di Padova. Sul corso principale, e' eretta la statua della Santa Beata Giovanna Maria Bonomo, di famiglia nobile, ma orfana fin da piccola. e' rimasta intatta, nonostante, le due grandi guerre.
Nel 1631, pure sull'altopiano, giunse la peste, ( quella che' racconta pure il Manzoni), il comune di Roana, perse quasi la' meta' dei suoi abitanti, circa 1500 perdite. Dopo di che' si prese l'usanza della rogazione, che' ancora oggi viene mantenuta per ringraziare, Nostro Signore, della cessata, e la sconfitta del morbo stesso.


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